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martedì 8 luglio 2008

Husserl, Edmund, I problemi fondamentali della fenomenologia. Lezioni sul concetto naturale di mondo, a cura di Vincenzo Costa.

Macerata, Quodlibet, 2008, pp. 90+IL, € 20,00, ISBN 9788874621828.
[Ed. or.: Aus den Vorlesungen Grundprobleme der Phänomenologie. Wintersemester 1910-11, Nijhoff, Den Haag 1973]

Recensione di Paolo Calabrò – 08/07/2008

Filosofia teoretica (fenomenologia)

Il volume raccoglie le lezioni tenute da Husserl all’Università di Gottinga nel semestre invernale 1910-11. Subito dopo le “martellate” inflitte da Nietzsche alla pretesa di oggettività da parte della filosofia, la neonata fenomenologia si pone l’affascinante e ambizioso obiettivo di stabilire i termini nei quali è possibile conoscere “le cose stesse”, le cose così come esse sono, al di là della percezione del singolo soggetto coinvolto nell’atto del conoscere. Si tratta di costruire una “ontologia del reale” (o “dei reali”, come Husserl aveva scritto in un primo tempo), un’ontologia nella quale il soggetto possa venir messo «fuori circuito» (p. 31) al fine di accedere alle cose in sé, liberate dai veli che l’intelletto umano, nell’atto nel pensare, finisce inevitabilmente per aggiungere. Alla cosa stessa si accede tramite la cosiddetta “riduzione fenomenologica”, idea tanto originale quanto complessa, ricca di implicazioni e di rischi di fraintendimento (Husserl spese parecchio del suo tempo a difendere la sua teoria dalle accuse di psicologismo e di solipsismo).
Si approda dunque al “concetto naturale di mondo”, ciò che ognuno di noi non può fare a meno di esperire (anche soltanto nel riconoscimento di trovarsi immerso in ciò che è altro da sé), indipendentemente dalle forme dell’esperire stesso, dalle interpretazioni, dai ricordi, dalle impalcature intellettuali (per quanto legittime e valide) costruite a posteriori. È una dimensione prescientifica e preteoretica quella che Husserl cerca di recuperare, nella convinzione che il sapere dell’uomo non sia in tutto e per tutto un prodotto della storia e della cultura contingente, ma che si fondi al contrario su un nocciolo di oggettività che rivendica il suo “essere prima” nei confronti del soggetto.
Il testo è breve, appena 90 pagine, eppure Husserl riesce a trattarvi tutti gli argomenti accennati e tanti altri, come ad esempio quello della trascendenza e dell’immanenza delle cose; esso contiene in nuce i pilastri della teoria fenomenologica, trattata poi esaustivamente nei testi più noti. Oltre all’importanza del testo, esso risulta inoltre gradevole da leggere, anche per la forma della dissertazione: non solo la brevità dei paragrafi facilita la comprensione e la concatenazione delle idee, ma è soprattutto il tono dell’autore, familiare e dimesso, sovente in prima persona, a far sì che il lettore si senta quasi anch’egli “a lezione” da Husserl.
Si ascolti il seguente capoverso: «Ora, mi chiedo: non possiamo ottenere un atteggiamento tale che l’elemento empirico, ciò che è peculiare alla datità dell’atteggiamento naturale, resti interamente fuori circuito, e cioè in modo tale che anche la sua essenza, in quanto essenza della natura, resti posta fuori circuito, mentre, dall’altra parte, restino tuttavia conservate componenti che entrano in individuo nell’essenza della natura e, correlativamente, nella natura stessa? Una domanda, sulle prime, incomprensibile. Riflettiamo più nel dettaglio!» (p. 31). Certamente lo stile si giova dell’oralità dell’originale, così come la scelta della prima persona è anche un espediente metodologico volto a facilitare la già difficile impresa di spiegare come sia possibile, per il singolo soggetto, accedere a qualcosa mettendo “fuori circuito” se stesso. Ma è pur vero che è più unico che raro il caso di un filosofo che riconosce di essere stato poco chiaro; un uomo che, da vero sapiente, premette le parole «se non erro» (p. 27) alla propria interpretazione di un altro pensatore (Avenarius, nel caso specifico), anche quando sta per sferrare la sua critica più profonda e decisiva. Al di là di ogni sentimentalismo, uno dei motivi per cui vale certamente la pena di leggere questo libro è la possibilità di scoprire quanto la vera filosofia sia fatta passo dopo passo, tramite il confronto con gli altri e lontano da ogni presunzione di autosufficienza.
L’introduzione è chiarissima e l’edizione è molto ben rifinita: entrambi meriti di Vincenzo Costa, curatore del volume. Va da sé che chi si aspettasse, con la lettura di questo libro, di “comprendere la fenomenologia”, resterebbe certamente deluso: esso è troppo breve per dar conto in maniera esauriente della vastità del problema (soprattutto se si pensa alla mole delle critiche che sono state rivolte alla teoria: in un ambito come quello della fenomenologia husserliana, che coinvolge a tutto campo la psicologia e le scienza naturali, per non parlare della logica, dell’aritmetica, della geometria, ecc., i chiarimenti e i “distinguo” non sono mai troppi). Il testo va letto piuttosto come una introduzione, scritta dal padre della fenomenologia e del motto che la ha animata fin dall’inizio: “Verso l’essenza delle cose”.

Indice

Introduzione: Il concetto naturale di mondo e la fenomenologia, di V. Costa
Profilo della vita e delle opere
Nota alla traduzione
I - L’atteggiamento naturale e il «concetto naturale di mondo»
II - La considerazione fondamentale: la riduzione fenomenologica come acquisizione dell’atteggiamento diretto sul puro vissuto
III - Discussione preliminare di alcune obiezioni contro il progetto della riduzione fenomenologica
IV - La trasgressione fenomenologica del dominio del dato assoluto
V - L’acquisizione fenomenologica dell’intera corrente di coscienza nella sua connessione unitaria
VI - L’acquisizione della molteplicità fenomenologica delle monadi
VII - Considerazioni conclusive sulla portata della conoscenza fenomenologica
Nota terminologica
Indice dei nomi


L'autore

Edmund Husserl (Prostějov, 8 aprile 1859 – Friburgo, 26 aprile 1938), filosofo tedesco, padre della fenomenologia. Ha insegnato all’università di Gottinga e successivamente all’università di Friburgo, come successore di H. Rickert: tra i suoi allievi, R. Carnap e M. Heidegger. Opere principali: Ricerche logiche 1 e 2, Idee per una fenomenologia pura e per un filosofia fenomenologica 1 e 2, Filosofia dell’aritmetica, Fenomenologia e teoria della conoscenza, Meditazioni cartesiane. I suoi manoscritti sono conservati presso l’«Archivio Husserl» di Lovanio.

Il curatore

Vincenzo Costa (San Cono, Catania, 1964) insegna filosofia teoretica presso l’Università del Molise. Ha pubblicato: Il cerchio e l’ellisse. Husserl e il darsi delle cose, Rubbettino, 2007; Esperire e parlare. Interpretazione di Heidegger, Jaca Book, 2006; La verità del mondo. Giudizio e teoria del significato in Heidegger, Vita e pensiero, 2003; (con E. Franzini e P. Spinicci), La fenomenologia, Einaudi, 2002; L’estetica trascendentale fenomenologica. Sensibilità e razionalità nella filosofia di Edmund Husserl, Vita e pensiero, 1999; La generazione della forma. La fenomenologia e il problema della genesi in Husserl e Derrida, Jaca Book, 1996; Lezioni sulla sintesi passiva, Milano 1992.

sabato 10 giugno 2006

Husserl, Edmund, Fichte e l’ideale di umanità. Tre lezioni, a cura di Francesca Rocci.

Pisa, Ets, 2006, pp. 89, € 12,00, ISBN 88-467-1200-5.

Recensione di Gianfranco Cordì – 10/06/2006

Storia della filosofia (idealismo)

Edmund Husserl ricoprì la cattedra di filosofia presso l’Università di Frieburg dal 1916 al 1929. In occasione del suo insediamento tenne una serie di tre lezioni su Fichte, le quali vengono ora pubblicate in volume. Dall’Introduzione della curatrice apprendiamo che Husserl «tenne […] le sue lezioni su Fichte alla facoltà di scienze politiche nell’ambito dei corsi per i partecipanti alla guerra» (p. 9). E che queste lezioni avvennero fra «l’8 e il 17 novembre 1917, per ripeterle […] due mesi dopo, dal 14 al 16 gennaio dell’anno seguente» (p. 11). Husserl, infine, le ripeté nei giorni «6, 7 e 9 novembre del 1918» (p. 12). Per mezzo della filosofia di Fichte, Husserl si pone un determinato obiettivo: portare all’attenzione del popolo tedesco due importanti caratteristiche dell’idealismo fichtiano. Ovvero «il misticismo religioso […] e quel fervore politico in chiave nazionalista che rende agli occhi di Husserl così attuale per quegli anni di conflitto il pensiero di Fichte» (p. 42). Siamo dunque nel cuore della Prima guerra mondiale. Da filosofo, Husserl sente di dover fare qualcosa per il suo popolo. E, da filosofo, utilizza le aule dell’Università di Friburgo per indicare nell’opera appunto di Fichte il modello da seguire (in quella particolare congiuntura storica) per il popolo tedesco. Dunque l’obiettivo che si pone è, come egli stesso afferma, quello di risvegliare nel popolo tedesco «la fede nel fatto che, nel caso in cui esso adempia liberamente alla sua destinazione più alta, con ciò debba avviare la liberazione anche per l’umanità intera» (p. 88). Per raggiungere questo scopo di Fichte, Husserl studia i «soli scritti popolari di carattere etico-politico e religioso senza leggere mai nessuna stesura della dottrina della scienza eccetto le due introduzioni del 1917» (p. 33). Ed inoltre: dell’idealismo di Fichte Husserl sceglie soltanto alcune particolari determinazioni. La prima è quella che afferma che «essere soggetto è assolutamente nient’altro che essere agente» (p. 60). La seconda, che «l’essenza dell’agire implica essere orientati a un fine» (p. 61). La terza, quella che dichiara che «ogni fine è un telos, ma tutti i fini devono legarsi nell’unità del telos, dunque in un’unità teleologica» (ibid.).

Secondo Fichte dunque esiste «un’ ordinamento morale del mondo», la cui «idea normativa» è Dio; «un altro Dio non ci può essere» (p. 64). Husserl dice perciò che, agendo in questo modo, Fichte crea una «produzione teleologica del mondo» (ibid.). Ovvero, crea un mondo «in cui l’agire morale possa avere il suo posto» (ibid.). Cioè crea «un mondo umano […] un mondo di spiriti liberi, che siano gli uni con gli altri in relazioni morali e che, guidati dal sublime imperativo del dovere, realizzano un ordinamento morale del mondo» (ibid.). Husserl ha intenzione di portare all’attenzione dei suoi compatrioti proprio questo Fichte. Cioè quel Fichte che «negli anni della più profonda umiliazione della Germania […] mise davanti agli occhi al popolo tedesco in forma nobile la sublime idea nazionale [… e] la congiunse all’ideale di un popolo vero e autentico» (p. 81). Quel Fichte, infine, che «mostra la via, l’unica via, alla liberazione nell’innalzarsi all’ideale autentico di umanità rappresentato dalla moralità vera» (p. 69). 

Le tre lezioni su Fichte, viste nel quadro della produzione globale di Husserl, vanno a collocarsi nel periodo in cui lo stesso Husserl stava attendendo a una profonda messa a punto della sua filosofia. Messa a punto che l’avrebbe portato alla pubblicazione della Logica formale e trascendentale (1929), delle Meditazioni cartesiane (1931) e infine della Crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale (1936).  Afferma Rocci che «in questo periodo si trovano tracce di un interesse del tutto nuovo per l’idealismo tedesco, che la critica nota coincidere in modo particolare con gli anni della guerra» (p. 31). Fu in questo arco di tempo che Husserl «vide negli idealisti i precursori, per quanto in forma non rigorosa e non scientifica, dell’idealismo scientifico fenomenologico, di cui essi intuirono gli scopi quasi in un “presentimento”» (p. 32). Perciò anche in questo suo accostarsi alla filosofia fichtiana è presente il riconoscimento del «merito di aver saputo individuare […] l’ambito e i fini della ricerca filosofica» (p. 33). Ma (visto che, come detto, Husserl non riconosce la scientificità dell’idealismo) in questo suo accostarsi è del resto contenuto un uso della filosofia di Fichte solo in relazione alla «sfera etico-religiosa» (p. 33). Così ci rendiamo conto che, nello studio delle dottrine di Fichte e nella composizione di queste lezioni, l’obiettivo che Husserl si propone è certamente di tipo morale. Ed ovviamente, solo se letto in un’ottica del genere, questo Fichte e l’ideale di umanità ci restituirà il valore esatto della seguente dichiarazione di Husserl su Fichte: «La passione che muove il suo pensiero teoretico non è mera sete di sapere, non è passione per un puro interesse teoretico. Fichte fu piuttosto una natura orientata in maniera assolutamente pratica. Per inclinazione e volontà dominante fu un riformatore etico-religioso, educatore dell’umanità, profeta, veggente, si, posso azzardare tutti questi appellativi, ed egli stesso se ne sarebbe compiaciuto» (p. 51).     

Indice

Introduzione. Fichte e l’ideale di umanità
Avvertenza
Parte prima. L’io assoluto degli atti
Parte seconda. L’ordinamento morale del mondo come principio creatore
Parte terza. L’autorivelazione di Dio nei livelli di umanità

L'autore

Edmund Husserl nacque a Prossnitz l’8 aprile del 1859. Studiò matematica con Weierstrass e fu scolaro di Brentano. Fu professore di filosofia a Gottinga e poi a Freiburg sino al 1929. Morì a Freiburg il 26 aprile 1938.