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giovedì 8 giugno 2017

D’Alessandro, Ruggero, Giacomantonio, Francesco, Post-strutturalismo e politica. Foucault, Deleuze, Derrida

Perugia, Morlacchi Editore University Press, 2015, pp. 113, euro 14, ISBN: 9788860746986

Recensione di Gabriele Vissio - 01/07/2016

Il volume di D’Alessandro e Giacomantonio presenta una sintesi del pensiero dei tre grandi classici della stagione post-strutturalista francese – Michel Foucault, Gilles Deleuze, Jacques Derrida – alla luce dei rapporti che essi intrattengono con la questione politica. Diciamo la “questione politica” perché l’intento del volume non è tanto quello di esporre la filosofia politica di Foucault, Deleuze e Derrida – posto che si possa parlare, per ciascuno di questi autori, di una filosofia politica in senso classico – quanto quello di rintracciare all’interno del loro pensiero il “segno” della politica.

martedì 19 aprile 2016

De Simone, Antonio, L’arte del conflitto. Politica e potere da Machiavelli a Canetti - Una storia filosofica

Milano, Mimesis, 2014, pp. 634, euro 29, ISBN 978-88-5752-706-2.

Recensione di Francesco Giacomantonio - 11/05/2015

La riflessione filosofico politica e la ricostruzione della storia del pensiero politico hanno da sempre costituito degli ambiti di ricerca ricchi di spunti e contributi e le recenti evoluzioni socio-economiche dell’età globale hanno probabilmente rinfocolato ulteriormente questi settori di studi. In tale contesto va, quindi, a collocarsi questo volume di De Simone, dedicato alle questioni della politica e del potere dalla modernità ai giorni nostri, che si configura, come afferma programmaticamente il suo stesso autore, come una storia

lunedì 26 gennaio 2015

Giacomantonio, Francesco, D’Alessandro, Ruggero, Nostalgie francofortesi. Ripensando Horkheimer, Adorno, Marcuse e Habermas

Milano-Udine, Mimesis, 2013, pp. 99, euro 12, ISBN 978-88-5751-916-6

Recensione di Denise Celentano - 04/03/2014

A dispetto del titolo, gli autori non intendono limitarsi a un omaggio sentimentale ai pensatori della Scuola di Francoforte; queste “nostalgie” sono piuttosto legate “all’idea che i contributi della teoria critica possano ancora avere qualcosa da dire, anche concretamente” (p. 9). Più che arricchire il dibattito di nuovi spunti, il testo ripercorre alcuni momenti già noti della teoria critica, che “come la filosofia, […] si oppone all’acquiescenza alla realtà, al positivismo soddisfatto; ma, a differenza della filosofia, trae i suoi obiettivi soltanto dalle

mercoledì 17 settembre 2014

Gatti, Roberto, Il popolo dei moderni. Breve saggio su una finzione

Brescia, La Scuola, 2014, pp. 94, euro 8,50, ISBN 978-88-350-3744-6

Recensione di Francesco Giacomantonio - 13/05/2014

Il tema del popolo costituisce un elemento di riflessione che è stato sempre molto presente nella tradizione di studi della filosofia politica e della storia delle dottrine politiche, soprattutto nel corso della modernità. In questo agile saggio Gatti, cogliendo l’essenzialità di questo tema rispetto alle vicende storiche, si propone di sviluppare una critica della filosofia politica moderna che pone al centro il concetto di popolo, nel tentativo di vagliarne le implicazioni relativamente a un quadro più generale: la tentata, ma ad avviso di Gatti,

lunedì 26 marzo 2012

Giacomantonio, Francesco, Introduzione al pensiero politico di Habermas. Il dialogo della ragione dilagante

Milano-Udine, Mimesis, 2010, pp. 99, euro 12, ISBN 9788857500874

Recensione di Raffaela Strina - 22/02/2012

Figura filosofica complessa, sfaccettata, caratterizzata dalla capacità di penetrare i problemi sociali, politici, economici e morali del proprio tempo attraversando discipline e ambiti discorsivi assai diversi, Jürgen Habermas costituisce uno dei principali protagonisti del pensiero del ‘900. La monografia di Giacomantonio ne ricostruisce il pensiero politico, da un lato rimarcandone la novità rispetto alla riflessione contemporanea, dall’altro ripercorrendone la genesi nell’intreccio con i molteplici interessi che caratterizzano l’intensa attività speculativa del pensatore. 

giovedì 15 settembre 2011

Fistetti, Francesco, La svolta culturale dell’Occidente. Dall’etica del riconoscimento al paradigma del dono

Perugia, Morlacchi, 2010, pp. 256, euro 18, ISBN 9788860743824

Recensione di Francesco Giacomantonio – 30/05/2011

Due dei maggiori percorsi intellettuali che caratterizzano il recente dibattito culturale, filosofico, politico e sociologico sono quelli che orbitano attorno alle teorie sul riconoscimento e a quelle sul dono. Questo volume di Fistetti, che raccoglie alcuni contributi dell’autore, in parte già pubblicati su riviste specializzate, in parte inediti, tenta di incrociare e integrare questi due approcci.

venerdì 21 dicembre 2007

Giacomantonio, Francesco, Il discorso sociologico della tarda modernità. Individui, identità e democrazia

Genova, Il Nuovo Melangolo, 2007, pp. 182, € 18,00 ISBN: 978-88-7018-669-7

Recensione di Alessandro Lattarulo – 21/12/2007

La società contemporanea, permeata dalla globalizzazione nei suoi intrecci maggiormente critici, affascina particolarmente i sociologi, al punto da giungere, paradossalmente, ad intimorirli al cospetto dei propri elementi costitutivi. La logica del rapporto individuo-società sembra sgretolarsi in un pulviscolo di frammenti inattingibili, sfuggenti, che disperdono il proprio nucleo teoretico nell’oceanica estensione assunta dalle relazioni sociali, nelle quali, tuttavia, l’afonia rischia di prevalere sulla comunicazione.
Con l’inquietudine che scuote il ricercatore al cospetto di questo runaway world, nel quale le dimensioni tradizionalmente più importanti, dal lavoro all’istruzione, dall’etica ai sentimenti, appaiono schiacciate sull’istante, Francesco Giacomantonio cerca di offrire una lettura esaustiva delle contraddizioni insite nella dinamica individuo-società. Senza sbrigative pretese prescrittive di taglio pamphlettistico, l’autore scava tra le macerie del presente cimentandosi con il materiale scientifico messo a disposizione dalla sociologia della conoscenza, dalla sociologia politica, dalla filosofia politica e dalla scienza politica, per impastarlo gradualmente, giungendo infine ad articolare un accurato discorso sociologico della tarda modernità. Sebbene il titolo del volume echeggi esplicitamente il noto studio habermasiano, costruito su inclinazioni di conio più robustamente filosofico, non può esaurirsi in questo parallelo l’urgenza di motivare le opzioni teoriche di Giacomantonio.
Attorno alla scelta di tratteggiare l’alba del nuovo millennio come il crepuscolo di una fase evolutiva, in particolare europea e occidentale, declinata come “modernità”, si concentra infatti qualcosa in più della mera premessa epistemologica dello studio. Non foss’altro perché, allo scopo di ridimensionare la portata di questo scoglio ben conosciuto, il volume è interamente percorso da un serrato confronto a distanza con gli autori più amati e rispettati.
Inevitabilmente definita in primo luogo attraverso una periodizzazione storica, la modernità si apre nel sedicesimo secolo e si connette a una lunga teoria di eventi-processi – le scoperte geografiche, la Riforma protestante, la formazione degli stati-nazione, lo sviluppo del metodo scientifico, l’insorgere del sistema economico di stampo capitalistico – che istituiscono una palese condizione di discontinuità con il passato, determinando una lievitazione esorbitante del livello della complessità sociale e della interazione tra i soggetti. Peraltro, la modernità, nella sua valenza liberatrice, porta in dote due fenomeni senza precedenti, che l’autore, sulla scia di Alain Touraine, individua nella progressiva secolarizzazione della società e nella biforcazione tra diritto naturale e contratto sociale (p. 16). Eppure, le condizioni appena elencate, che tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima del Novecento sembrano marcare i lineamenti della modernità fin quasi a consentire di decifrarla quale necessario stadio evolutivo verso un futuro consegnato nelle mani delle utopie, giungono negli ultimi decenni a mostrare segnali di cedimento. Sotto tale rispetto, lo scommessa di chi, come Lyotard, nella trasformazione morfologica delle strutture sociali tardo industriali, permeate dalla rivoluzione dei sessi, dall’afflosciamento delle rigidità imposte dal fordismo, intravede il passaggio a una fase del “post”, della cesura netta con le cadenze amministrative di anni che restano pur sempre nel complesso “i trenta gloriosi”, ha l’incancellabile merito di favorire la discussione, moltiplicando i dibattiti. Benché il filosofo francese, nel rappresentare il Moderno come grand récit, come “metaracconto”, resti strenuamente abbarbicato all’enfatizzazione del momento della conoscenza e del linguaggio, sotto i suoi fendenti si attiva il meccanismo luhmanniano della riflessività, ossia di una modernizzazione consapevole di se stessa, che riflette su se stessa, con un inevitabile feed-back sulla costruzione del mondo sociale (p. 22). Di un mondo sociale che, al fine di non ritrovarsi fagocitato nell’impropria equivalenza tra modernità e globalizzazione, risulta stimolato a rileggere percorsi democratici tracciati in ossequio agli slanci prometeici dell’Umanesimo e dell’Illuminismo.
Sotto tale profilo, la lettura normativa della modernità sviluppata da Habermas, che combatte strenuamente le costellazioni di pensiero contrassegnate dalla percezione di un tanatico senso della fine, rilancia il ruolo della ragione, sottraendola all’oscurità delle tenebre nichiliste, nel cui buio i suoi maestri francofortesi, Horkheimer e Adorno, l’avevano vista precipitare durante le guerre mondiali, giungendo all’estremo di considerarne le torsioni alla stregua del necessitato approdo della loro intrinseca pretesa totalizzante. Proprio le teorie habermasiane colgono, mantenendosi a distanza dagli slittamenti nell’imbuto del massimalismo giuridico, la pressante esigenza di rilanciare la responsabilità del cittadino, il cui libero arbitrio contraddice la celebrazione di un insondabile potere infinito della ragione – rovesciatosi nel proprio contrario uccidendo il logos nei campi di concentramento –, connettendo all’analisi della scabrosa relazione tra democrazia e diritti umani il delicato problema che, all’interno dei contesti sociali, evidenzia una serrata dialettica culturale tra identità e soggettività.
La tarda modernità descritta dal giovane studioso pugliese lascia emergere una contrazione identitaria, spesso reattiva alla scomposizione molecolare delle agenzie socio-politiche lungamente investite del compito di fungere da contenitori degli impeti partecipativi dei cittadini, che soffoca la maturazione di una compiuta soggettività, di un posizionamento dell’individuo al centro del mondo sia per conoscere che per agire. Del resto, nella compressione della già richiamata opposizione società-individui tra le fitte maglie della dicotomia individualismo-comunitarismo, traspare comunque un ruolo della cittadinanza che favorisce la demolizione dell’obsoleta riduzione della politica alla sfera dello Stato, reputata da Giovanni Sartori adatta alla realtà ottocentesca, ma inadeguata già negli ultimi lustri del ventesimo secolo, quando si completa l’entrata delle masse nell’arena politica.
Non suoni pertanto azzardato affermare che, sino a quando l’identità si porrà come problema al di sopra della soggettività, ne deriverà un rischioso avvicinamento tra la dimensione etica e quella etnica, e la politica della vita delineata dal sociologo britannico Anthony Giddens potrà ridursi a lotta per il riconoscimento, tra le cui rivendicazioni si apposta la produzione di sottosocietà e controsocietà, popolate da individui altamente alfabetizzati, spinti a codificare sfere di senso parallele a, e spesso collidenti con, quelle rintracciabili nelle istituzioni “ufficiali” (p. 165).
Che vada allora pensato il dilemma strutturale della società contemporanea concentrato tra il polo della democrazia e quello del capitalismo? Il punto è che il sistema democratico, nonostante la desiderabilità che ne accompagna ogni evocazione, non appare più adeguato, sotto molti aspetti funzionali, alla complessità che anche il capitalismo contribuisce ad accrescere vorticosamente nelle società contemporanee. Posta tale premessa, meglio si comprende la proposta di Ulrich Beck, che elabora dispositivi per uno sviluppo cosmopolitico delle pratiche partecipative, in cui il “vecchio continente”, nelle vesti di Unione Europea, contribuisca a liquidare le apocalittiche conclusioni sulla “fine della storia”, diventando laboratorio di incessante sperimentazione politica, onde fornire coerenza e dinamismo alla propria morfologia. Senza pretese neo-coloniali, che agitino il vessillo di una peculiare filosofia sociale a pratica di un universalismo democratico da imporre con ogni mezzo, riproponendo lo schema huntingtoniano dello scontro tra civiltà. L’Unione europea, viceversa, deve sfidare i suoi abitanti sul terreno della costruzione di un pluriverso che sia sinonimo di rigetto dei fondamentalismi identitari, religiosi, economici, per immaginarsi parte di autogoverni democratici reticolari della società eretti a barriera contro l’incontrollato dilagare del mercato, senza che ciò debba significare, come lasciano trasparire alcune posizioni habermasiane, l’impaurita evocazione, priva dei necessari adattamenti epocali, di un primato della politique politicienne.

Indice

PREMESSA 
PARTE PRIMA 
INDIVIDUI E SOCIETÀ: LA CONDIZIONE SOCIALE TARDO-MODERNA 

CAPITOLO 1 
PIANI DELLA MODERNITÀ

Che cos’è la modernità?

Modernità e postmodernità

Modernità, modernizzazione, riflessività

La tarda modernità e il suo discorso sociologico

CAPITOLO 2
COSTRUZIONE DELLA SOGGETTIVITÀ MODERNA E TARDO-MODERNA

2.1 Soggettività moderna: problema morale
2.2 Soggettività moderna: l’interpretazione teorico-sociale”
2.3 Fenomenologia della Soggettività moderna: l’interpretazione sociologica
2.4 Soggettività moderna tra rappresentazione e comunicazione

CAPITOLO 3
MODERNITÀ E SOGGETTIVITÀ: SFERA POLITICA E AGIRE POLITICO

La sfera politica

Agire politico e libertà

Libertà e soggetto

PARTE SECONDA
INDIVIDUI E SOCIETÀ: LA CONDIZIONE POLITICA TARDOMODERNA


CAPITOLO 1
CATEGORIE POLITICHE NELLA TARDA MODERNITÀ: DEMOCRAZIA, DIRITTI UMANI, SOVRANITÀ

Democrazia – diritti umani: un instabile binomio

Il senso dei diritti umani

CAPITOLO 2
LA DIMENSIONE DELLA DEMOCRAZIA COSMOPOLITICA

2.1 L’approccio idealista progettuale
2.2 Democrazia e decostruzionismo
2.3 Teorie sociologiche della democrazia cosmopolitica


CAPITOLO 3
LIMITI E CRITICHE AL MODELLO DEMOCRATICO OCCIDENTALE

3.1 Teoria realista
3.2 Critica dell’universalismo democratico
3.3 Problemi di “cultura politica”
3.3.1 Civiltà e democrazia
3.3.2 Tensioni intrinseche delle istituzioni democratiche
3.3.3 “Socialità” e democrazia

CONSIDERAZIONI FINALI

BIBLIOGRAFIA


L'autore

Francesco Giacomantonio (Bari 1975) è dottore di ricerca in Filosofie e teorie sociali contemporanee. Ha scritto su numerose riviste e collaborato con il sito dello SWIF, per il quale ha in particolare curato la voce “Sociologia della conoscenza” nell’e-book Linee di ricerca.

Bibliografia

www.filosofico.net/giacomantonio, pagina personale dell’autore
www.dissensi.it, sito della Rivista italiana di Scienze sociali, che raccoglie numerosi contributi sul tema, nonché recensioni su libri di taglio sociologico e filosofico.