Dopo essersi occupato a lungo del pensiero politico tardo-medievale, Simonetta decide con questo volume di cimentarsi con una problematica piuttosto estranea al suo percorso di ricerca: il tema della dicibiltà di Dio e del discorso teologico. Il filo rosso scelto come guida della trattazione è, nell’intenzione dell’autore, quello della teologia negativa di lingua latina, di cui si isolano alcuni momenti fondamentali. L’opera, piuttosto modesta nelle sue dimensioni, non intende infatti essere uno studio sistematico di quella tradizione che dallo Pseudo-Dionigi, passando per Eriugena ed Eckhart,
