L’evoluzione creatrice viene pubblicata per la prima volta nel 1907, quando Bergson è ormai persuaso della necessità di replicare al positivismo non solo negando all'intelligenza scientifica la capacità di cogliere il senso del tempo, e cioè di spiegare la vita interiore, ma lasciando esplodere la critica nella direzione di una divaricazione radicale tra conoscenza scientifica e intuizione vitalistica. La conseguenza di questo lavoro è profonda: la scienza, per sua stessa natura, è funzionale, ma del tutto inadeguata a comprendere la natura, che non è statica, ma vitale.
