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lunedì 9 settembre 2013

Casadei, Thomas, Tra ponti e rivoluzioni. Diritti, costituzioni, cittadinanza in Thomas Paine

Torino, Giappichelli, 2012, pp. 325, euro 32, ISBN 9788834829882.

Recensione di Danilo Breschi - 28/04/2013

Il volume adotta un approccio analitico che consente all’autore, anzitutto, di “smontare” alcuni luoghi comuni sedimentatisi nella storiografia painiana, in special modo quello di un Paine “liberale puro” (tesi, questa, sostenuta da interpreti molto diversi: da Carl Schmitt a Jürgen Habermas, da Isaiah Berlin a Norberto Bobbio, fino a Michel Foucault). Quella di Paine costituisce invece una originale e complessa evoluzione politico-intellettuale che si snoda a partire dal Common Sense (1776), 

domenica 10 gennaio 2010

Casadei, Thomas (a cura di), Lessico delle discriminazioni: tra società, diritto e istituzioni.

Reggio Emilia, Diabasis, 2008, pp. 259, € 20,00, ISBN 9788881035151.

Recensione di Lucia Dileo - 10/01/10

Filosofia del diritto, Filosofia politica

L’opera si presenta come un insieme di saggi – alcuni dal contenuto più pratico-giuridico, altri più squisitamente teorico – che, nel complesso, traccia un quadro delle modalità attraverso cui la discriminazione ha luogo oggi. L’indagine verte sulle forme che essa assume e dei problemi che essa pone dal punto di vista della società, da quello del diritto e delle istituzioni, tenendo conto di una serie di fattori che possono generarla, quali la razza o l’origine etnica, la religione, il genere, l’orientamento sessuale, la disabilità. Si tratta di discriminazioni particolarmente frequenti in ambiti come quello del lavoro o quello dell’accesso allo spazio pubblico, nonché di discriminazioni che non sempre sono dirette, esplicite, visibili, ma che hanno spesso bisogno di essere, per così dire, “smascherate”. Le discriminazioni, il più delle volte, non sono dovute tanto a singoli atti ma ad attitudini e prassi radicate nel tessuto sociale, oltre che a fattori legati all’organizzazione politica, economica e culturale degli Stati, e che pertanto esigono risposte più complesse di quelle poste su un piano meramente giuridico.

Il riferimento dei vari contributi è soprattutto al paradigma europeo di tutela che si è venuto affermando con il Trattato di Amsterdam del 1997, nel quale per la prima volta si è scelto di affrontare tale problema attraverso una “prospettiva plurale”, ovvero andando oltre il fattore più tradizionalmente noto del genere, intorno a cui è ruotata maggiormente, in Europa, l’attenzione per gli atti di discriminazione. A questo paradigma, centrato sulla tutela della persona umana e dei suoi diritti fondamentali nonché sull’idea normativa di eguaglianza, ha fatto seguito, attraverso alcune direttive, anche l’indicazione di strumenti e di misure idonei a contrastare i fenomeni in questione, quali le politiche di pari opportunità ad esempio, o più specificatamente le azioni positive, generalmente intese come misure di compensazione di svantaggi. Fatto salvo l’approccio che premia il merito individuale (la cd. parità di trattamento), per il quale si rende necessaria una sorta di “cecità” nei confronti delle differenze, si è riconosciuta infatti anche l’importanza di un approccio “differenzialista”, nel quale ci si impone al contrario di “vedere”, di riconoscere come certi fattori casuali siano all’origine di violazioni della dignità e dell’identità delle persone, e di trattare diversamente (ora singoli individui ora intere categorie di persone) al fine di trattarle da eguali.

L’opera esamina queste problematiche evidenziando le difficoltà che l’affermazione di un tale paradigma realisticamente incontra al livello degli Stati nazionali, tra cui l’Italia, ed esprimendo, già attraverso i saggi di Stefano Boni (pp. 23-41) e di Diletta Tega (pp. 42-69) che insieme definiscono gli “orizzonti” della ricerca, l’esigenza di integrare due prospettive: quella socio-antropologica da un lato – la quale individua nei meccanismi di formazione dello stereotipo e nell’attribuzione “faziosa” di valore agli esseri umani una delle cause principali delle prassi discriminatorie – e quella giuridico-istituzionale dall’altro lato – per la quale si rendono necessari, oltre a uno studio più approfondito e a una concreta applicazione del diritto antidiscriminatorio esistente, anche una reinterpretazione dei principi costituzionali, tra i quali appunto quello di eguaglianza.

I saggi in questione individuano così due dei problemi più urgenti che le nostre istituzioni sono chiamate ad affrontare, e cioè, rispettivamente, quello del riconoscimento della pari dignità di ogni essere umano, a prescindere da ogni categorizzazione, e quello della concreta realizzazione del principio della democrazia pluralista, come pari opportunità riconosciuta a tutti di partecipare ai processi decisionali dello Stato e all’organizzazione della società (nel caso specifico del contributo di Tega, con riferimento al tema della rappresentanza politica in un’ottica gender based).

Le analisi di Boni sul processo cognitivo-esplicativo dello stereotipo, come tentativo arbitrario di “essenzializzare” le categorie sociali estendendo qualità o modalità di condotta di qualcuno dei membri di una classe a tutti gli altri membri di essa mediante un meccanismo che Norbert Elias ha definito di pars pro toto (cfr. Un saggio teorico sulle relazioni tra radicati ed esterni, in N. Elias, J.L. Scotson, Strategie dell’esclusione, il Mulino, Bologna, 2004, pp. 15-60), si ricollegano direttamente all’esigenza espressa da Federico Olivieri, con riferimento al caso dei migranti, di un “critica dei pregiudizi” come tecnica per combattere le discriminazioni (pp. 73-94). Le discriminazioni verso i migranti sono la spia della mancanza di rispetto e di considerazione, soprattutto quando al fattore stigmatizzante dell’appartenenza culturale si uniscono atteggiamenti razzisti, per i quali il pregiudizio assume spesso la forma della “negazione” (cfr. Differenza razziale, discriminazione e razzismo nelle società multiculturali, a cura di Th. Casadei e L. Re, Reggio Emilia, Diabasis, 2007). 
Situazioni che divengono ancora più intollerabili se a questo quadro aggiungiamo le discriminazioni per motivi confessionali o religiosi, sulle quali si sofferma il contributo di Vincenzo Pacillo (pp. 95-108), e, ancora, il difficile problema delle opportunità e delle condizioni di lavoro di queste persone. Il contributo di Laura Calafà (pp. 124-138) suggerisce in proposito, sulla scorta delle direttive europee del 2000 in materia di lavoro e di occupazione, l’idea di un “concetto plurale di pari opportunità” come strumento che, oltre a favorire la “pari rappresentazione” per le donne, favorisca anche l’inclusione o l’integrazione sociale in presenza di tutti gli altri fattori di rischio discriminatorio (pp. 124-125). Con le suddette direttive, infatti, per la prima volta le azioni positive hanno acquistato un significato “neutro”, pur rimanendo aperto tuttavia, come l’autrice sottolinea, il problema della giusta interpretazione di queste misure, le quali dovrebbero guardare non tanto alle condizioni di partenza quanto ai “risultati”, a ciò che ognuno è effettivamente in grado di realizzare e di essere. Un’esigenza, questa, espressa anche da Antonella Besussi nella sua indagine filosofica sulle pari opportunità di genere (pp. 109-123), in cui alle azioni positive è attribuito soprattutto il fine di “dare visibilità” a categorie sottorappresentate. Tale visibilità, garantendo l’espressione della pluralità delle prospettive, dovrebbe creare al tempo stesso le condizioni per una “libertà dalle etichette stigmatizzanti” o, anche, una “libertà di autonominarsi” (p. 117), e dunque quelle per la libera scelta dei propri interessi e bisogni rilevanti.

La necessità di transitare da un approccio “differenzialista” per giungere ad uno in cui venga riconosciuta l’uguaglianza di tutti, vale anche per le discriminazioni dovute all’orientamento sessuale, sulle quali si sofferma il contributo di Matteo Bonini Baraldi (pp. 139-158). Un caso che forse, in questa prospettiva, è ancora più complicato se si pensa che la sessualità è stata sempre concepita come un aspetto della “vita privata” degli individui. Eppure, come l’autore spiega, se da un lato la differenza in questione è e deve rimanere irrilevante ai fini dell’attribuzione del valore personale, dall’altro la cecità del diritto e delle istituzioni nei confronti di essa può comportare una rischiosa mancanza di tutela di quella stessa sfera di autonomia che si vorrebbe intangibile. Il “pieno sviluppo della personalità”, che è il fine che il diritto dovrebbe avere, stando al nuovo paradigma europeo di tutela, non è sganciato e indipendente da come gli altri ci vedono e ci trattano. Pertanto, il porre al centro la persona fa tutt’uno con un approccio fondato sui diritti, nel caso specifico (e non solo in questo) con un fondamentale diritto all’identità personale o, se preferiamo, con un “diritto ad essere se stessi” (p. 147).

L’esigenza di partire dall’idea morale e politica di diritti umani per combattere le discriminazioni si trova espressa soprattutto nel contributo di Elena Pariotti sul caso della disabilità (pp. 159-175). L’autrice sottolinea come il linguaggio dei diritti sia necessario per realizzare il passaggio da un modello paternalistico di tutela a uno orientato all’empowerment degli individui con disabilità, e per sottrarre la tutela dei bisogni di queste persone all’arbitrio (p. 162). Il ricorso al linguaggio dei diritti vale anche in corrispondenza di forme di discriminazione inedite, come quella genetica e quella specista teorizzate, rispettivamente, da Jürgen Habermas (cfr. Il futuro della natura umana, Einaudi, Torino, 2002) e Peter Singer (cfr. La vita come si dovrebbe, Il Saggiatore, Milano, 2001) ed esaminate in una prospettiva filosofico-pratica da Marina Lalatta Casterbosa (pp. 176-185).

Con il contributo di quest’ultima si completa la “mappatura” delle forme di discriminazione che l’opera intende offrire. Dal canto loro, i saggi di Antonio D’Aloia (pp. 189-206), Tecla Mazzarese (pp. 232-251) e Chiara Favilli (pp. 207-231) insieme ne segnano gli “approdi”, attraverso l’esame di alcune questioni concernenti gli strumenti giuridici e istituzionali di contrasto.

Favilli esamina la questione del recepimento, nel diritto italiano, delle direttive europee in materia di discriminazione fondata sulla razza e l’origine etnica e in materia di parità di trattamento tra uomo e donna, esprimendo al tempo stesso la necessità di una normativa più organica. I saggi di D’Aloia e di Mazzarese, come pure quello già ricordato di Tega, si inseriscono invece nel dibattito giusfilosofico intorno al significato dell’articolo 3 della Costituzione italiana. D’Aloia si interroga sulla legittimità delle azioni positive, ricostruendo, da un lato, l’esperienza statunitense intorno alla “questione razziale”, dall’altro, quella italiana intorno alla ex-legge 125 del 1991. Per l’autore l’idea di eguaglianza sostanziale contenuta nel secondo comma dell’articolo 3 evoca già di per sé la legittimità di un “diritto diseguale”, un diritto cioè che sia adeguato “alle situazioni di fatto, alle esigenze sociali, alle condizioni soggettive”, nel quale le azioni positive possano trovare la loro giusta collocazione (p. 201; cfr., inoltre, A. D’Aloia, Eguaglianza sostanziale e diritto diseguale. Contributo allo studio delle azioni positive nella prospettiva costituzionale, CEDAM, Padova, 2002). Se tuttavia l’approccio result oriented si adatta bene al caso del lavoro o a quello dell’accesso allo spazio pubblico, non altrettanto si può dire per quello della rappresentanza politica, che come spiega anche Tega nel già citato saggio, rimane essenzialmente un diritto “neutro”, dotato cioè dei caratteri della generalità e universalità, soprattutto rispetto all’appartenenza di genere, essendo questo un fattore che “taglia in modo trasversale tutte le altre differenze” (p. 62).

Tecla Mazzarese affronta in particolare il tema della crisi del costituzionalismo, soprattutto alla luce delle critiche al formalismo del principio di eguaglianza e all’universalismo dei diritti formulate dalle varie teorie “differenzialiste” contemporanee, tra le quali la teoria della differenza di genere, il multiculturalismo e la Critical Race Theory (cfr. Legge, razza, diritti. La Critical Race Theory negli Stati Uniti, Reggio Emilia, Diabasis, 2005, a cura di K. Thomas e Gf. Zanetti). Contro queste critiche l’autrice dichiara di voler far propria la tesi già formulata da Luigi Ferrajoli (cfr. La differenza sessuale e le garanzie dell’eguaglianza, in «Democrazia e diritto», 33, 1993, n. 2, pp. 49-73) e da Letizia Gianformaggio (cfr. L’identità, l’eguaglianza, la somiglianza e il diritto, in Id., Filosofia e critica del diritto, Giappichelli, Torino, 1995, pp. 139-154), in base a cui il costituzionalismo non esclude ma implica una dimensione sostanziale della democrazia: “l’uguaglianza nei diritti fondamentali” costituisce così l’unico criterio da cui possa derivare “l’affermazione e la tutela dell’identità personale” e dunque una valorizzazione delle stesse differenze (p. 208), nonché una soluzione delle controversie più difficili in materia di diritti culturali.

L’idea, in generale espressa da tutta l’opera, è che l’individuo sia portatore di un “valore” che è al tempo stesso universale e particolare, che all’imparzialità del diritto e al riconoscimento del valore intrinseco di ogni vita umana debba accompagnarsi sempre la ricerca di risposte diverse a persone diverse, una realizzazione della dignità e dell’autonomia di ognuno che crei le condizioni per un’effettiva eguaglianza.

Indice

Presentazione, Paola Manzini 
Introduzione. Discriminazioni: una possibile mappa tra analisi sociale, istituzioni e diritto, Thomas Casadei 
ORIZZONTI. LA DISCRIMINAZIONE TRA STRUTTURE SOCIALI E DIRITTO 
Stereotipo, valore, discriminazione: considerazioni socio-antropologiche, Stefano Boni 
Discriminazione e diritto antidiscriminatorio: considerazioni istituzionali (a partire dal diritto costituzionale italiano), Diletta Tega 
MAPPE. LE MOLTEPLICI FORME DELLA DISCRIMINAZIONE 
La critica dei pregiudizi sui migranti come strategia contro le discriminazioni, Federico Olivieri 
La discriminazione nei rapporti tra Stato e confessioni religiose: il caso dell’”islamofobia”, Vincenzo Pacillo 
L’ideale antidiscriminatorio e la difesa dell’individualità con riferimento alla discriminazione delle donne, Antonella Besussi 
Lavoro e discriminazione: i lavoratori svantaggiati e le azioni positive. Appunti per la costruzione lavoristica della teoria del male minore, Laura Calafà 
Politiche pubbliche e vita privata: la discriminazione basata sull’orientamento sessuale, Matteo Bonini Baraldi 
Disabilità, diritti umani e azioni positive, Elena Pariotti 
Questioni di vita e di morte: la discriminazione genetica e quella specista, Marina Lalatta Costerbosa 
APPRODI. ISTITUZIONI, AZIONI POSITIVE E “DIRITTO DISEGUALE” 
Discriminazioni, eguaglianza e azioni positive: il “diritto diseguale”, Antonio D’Aloia 
Eguaglianza, differenze e tutela dei diritti fondamentali. Nuove sfide e crisi dello Stato costituzionale di diritto, Tecla Mazzarese 
La normativa italiana contro le discriminazioni per motivi di razza e di origine etnica alla luce della direttiva 2000/43/CE, Chiara Favilli 
Il sito LABdi: spazio aperto per riferimenti bibliografici e confronti sulla discriminazione, Elena Rossi


Il curatore

Thomas Casadei è dottore di ricerca in Filosofia politica e ricercatore assegnista in Filosofia del diritto presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Modena e Reggio Emilia. È membro del Comitato direttivo della collana Etica Giuridica Politica (Diabasis, Reggio Emilia). Tra le sue più recenti pubblicazioni ricordiamo Differenza razziale, discriminazione e razzismo nelle società multiculturali (2 voll., Reggio Emilia, Diabasis, 2007; con Lucia Re); Il senso della repubblica. Schiavitù (Milano, F. Angeli, 2009; con Sauro Mattarelli).

Link

http://www.labdi.it/
Sito del LABdi, Laboratorio su forme della discriminazione, istituzioni e azioni positive

domenica 29 gennaio 2006

Casadei, Thomas (a cura di), Repubblicanesimo, Democrazia, Socialismo delle Libertà. “Incroci” per una rinnovata cultura politica.

Milano, Franco Angeli, 2004, pp. 246, € 18,00, ISBN 88-464-6150-9.

Recensione di Salvatore Lucchese – 29/01/2006

Filosofia politica, Filosofia del diritto

La caduta del Muro di Berlino non solo ha determinato cambiamenti epocali nell’ambito degli scenari geoeconomici e geopolitici, ma ha avuto anche conseguenze profonde in ambito culturale. Di fatto, lo sgretolamento del blocco di potere dei socialismi reali nell’Europa orientale e la crisi delle sinistre comuniste e socialdemocratiche in quella Occidentale sono stati accompagnati da una ripresa degli studi su quella vasta e variegata area di pensiero politico compresa tra le culture del repubblicanesimo, della democrazia e del socialismo delle libertà, che sino ad allora erano state oggetto di studi rimasti marginali o di critiche stroncatorie da parte sia dell’area marxista che di quella liberale. Negli ultimi anni, invece, c’è stata una fioritura di studi e di ricerche di carattere storiografico, filosofico-politico e filosofico-giuridico che sta progressivamente rivalutando l’apporto analitico, teorico e pratico di quella tradizione di pensiero, con l’intento di fornire “gli assi su cui sviluppare ragionamenti che ponendosi all’‘incrocio’ tra le culture politiche suddette possono, a nostro avviso, offrire un rilevante contributo ad una rinnovata tradizione politica” (p. 7).
Il convegno di studi su Repubblicanesimo, democrazia, socialismo delle libertà, organizzato dalla Cooperativa culturale e ricreativa “Pensiero e Azione”, e i relativi atti pubblicati da Franco Angeli a cura di Thomas Casadei, si inseriscono all’interno di questo nuovo filone di ricerca, caratterizzandosi per un approccio critico, che pur nel rispetto del rigore metodologico, filologico e storiografico, si mostra parimenti attento ad attualizzare criticamente il pensiero dei fratelli Rosselli e di Guido Calogero.
Gli atti sono divisi in tre sezioni: 1. Carlo e Nello Rosselli tra culture politiche e contesti; 2. Guido Calogero: la filosofia della democrazia; 3. Tradizioni delle libertà e Repubblica democratica: le radici e l’oggi.

La prima sezione si apre con un intervento di Paolo Bagnoli, il quale subito prende le distanze da letture politiche strumentali dell’opera dei Rosselli, tese a mascherare la crisi politico-culturale che abbraccia i partiti di sinistra, per affermare a chiare lettere l’esigenza di un’interpretazione critica del pensiero dei due fratelli antifascisti, che sia capace di incidere fattivamente sul piano politico, attraverso la ripresa dei problemi di fondo da loro affrontati, riassumibili nel  giudizio sul modo in cui è stata realizzata l’unità del nostro paese da un lato, e nell’esigenza di una riforma morale e politica delle nostre istituzioni nel segno della democrazia, della libertà e della giustizia dall’altro. Con ciò, lo studioso sottolinea l’importanza di rimarcare l’intenzione del pensiero rosselliano, ossia di cogliere criticamente il nesso tra la storia e le idee, la realtà e le sua rappresentazioni. Infatti, secondo Di Napoli, al rigore dell’elaborazione di una nuova cultura politica legata ai problemi di fondo del nostro paese deve corrispondere il rigore dell’analisi, che non può prescindere da una chiara e precisa distinzione storica, culturale e concettuale tra socialismo liberale e liberalsocialismo, individuata nella genesi prettamente filosofico-culturale del liberalsocialismo, frutto di una conquista etico-civile maturata da giovani intellettuali nel pieno del regime fascista, di contro alla genesi precipuamente socialista del socialismo delle libertà, che ne ha declinato la tradizione in chiave morale a fronte dell’allora imperante impostazione economicistica.
L’intervento di Mario Di Napoli analizza la formazione dei Rosselli, evidenziandone il rapporto familiare, personale e politico con la tradizione risorgimentale rappresentata da Giuseppe Mazzini, “che è […] un tassello costitutivo del loro pensiero” (p. 32). Grazie al confronto con Mazzini, Carlo Rosseli - sottolinea Di Napoli - trae la connotazione etica del suo socialismo, ponendo l’esigenza di conciliare l’emancipazione del lavoro con quella politica, rivalutando, così, il sentimento nazionale, tralasciato dalle istanze internazionaliste del socialismo e strumentalizzato dal fascismo.
Zeffiro Ciuffoletti insiste sul rapporto tra Nello Rosselli e la tradizione repubblicana e mazziniana, segnalandone le fonti culturali nelle figure di Gaetano Salvemini e Alessandro Levi, che all’inizio del Novecento furono tra i maggiori studiosi del pensiero e della vita dell’“apostolo del Risorgimento”, avviando Nello Rosselli alle ricerche dei rapporti tra Mazzini e Bakunin. Con ciò
Ciuffoletti intende rimarcare il livello di consapevolezza critica con cui i fratelli Rosselli recepirono la lezione mazziniana, che non fu il frutto di una semplice infatuazione. Carlo e Nello Rosselli - sostiene Ciuffoletti - attraverso il recupero della tradizione repubblicana evidenziano il limite dell’approccio economicistico del socialismo italiano, nel tentativo di richiamarne l’attenzione alla politica istituzionale.
Ed è proprio sul contributo offerto da Carlo Rosselli alla cultura politico-istituzionale che si incentra l’intervento di Corrado Malandrino. Lo storico torinese, infatti, indica in Rosselli uno dei più originali assertori dell’idea di unificazione sociale e politica dell’Europa negli anni Trenta, la cui forza e acutezza di analisi ed elaborazione teorica sarà ripresa solo negli anni Quaranta da Ernesto Rossi e Alterio Spinelli. Il contributo offerto da Carlo Rosselli al tema del federalismo matura sullo sfondo di un’originali sincresi critica tra le istanze proudhoniane, bakuniane, marxiane e cattaneane, rielaborate alla luce di un serrato confronto con gli avvenimenti storici di cui fu un lucido protagonista. “In sostanza, negli anni dell’aggressione del fascismo all’Etiopia e della rimilitarizzazione della Germania a opera del nazismo, si delineò nella mente di Rosselli un grande disegno europeista e rivoluzionario, altrettanto lontano dalle strategie diplomatiche e verticistiche alla Coudenhove Kalergi e dal pacifismo gradualista” (p. 90).
La profonda cultura europea e non solo europeistica di Carlo e Nello Rosselli viene sottolineata negli interventi di Carmelo Calabrò e Claudio Palazzolo, i quali si sono rispettivamente soffermati sulle affinità e le differenze tra socialismo liberale rosselliano e liberalismo sociale inglese, e i rapporti tra Carlo Rosselli e il socialismo inglese. Ne emerge ancora una volta un’immagine dei fratelli Rosselli profondamente calati nel dibattito politico-culturale del loro tempo e del carattere sperimentale e pragmatico del loro pensiero, delle loro proposte e delle loro azioni. 
Partendo dalla comparazone critica tra il pensiero di John Stuart Mill, Leonard T. Hobhouse e le riflessioni di Carlo Rosselli, Calabrò perviene alla conclusione che la proposta di Carlo Rosselli prospetta un rapporto di continuazione tra liberalismo e socialismo, in quanto quest’ultimo viene da lui concepito come la forza teorica e politica capace di portare a compimento il percorso degli uomini verso la libertà, che, tuttavia, differentemente dal liberalismo classico, non è considerata un dato assoluto, ma una tensione dinamica verso la ricerca di una piena autonomia materiale ed etica. L’autonomia a sua volta si deve concretizzare nella partecipazione. Da ciò l’apertura di Rosselli al socialismo associativo e federativo, che declina il tema della giustizia sociale sul piano della produzione, differentemente dalle istanze di redistribuzione della ricchezza, del prodotto, fatte valere da Hobhouse. La diffidenza di Carlo Rosselli nei confronti dei pericoli insiti nel socialismo statalistico, sia in chiave bolscevica che in chiave socialdemocratica, è evidenziata anche da Claudio Palazzolo, che rimarca la ripresa rosseliana dei temi principali del socialismo gildista di Cole.

Nella seconda parte degli atti, l’area del pensiero politico liberalsocialista è approfondita attraverso la disamina critica della figura, dell’opera e del pensiero di Claudio Calogero. Gennaro Sasso e Stefano Zappoli ne delineano la biografia intellettuale, sottolineando la robusta formazione classica e il confronto prima filiale e poi sempre più critico nei confronti del neoidealismo, sia nella versione crociana che in quella gentiliana, e la successiva apertura ai temi del pragmatismo americano e dell’empirismo anglosassone, nonché il confronto personale, civile e politico con Aldo Capitini.
I principali snodi filosofico-politici, filosofico-giuridici e pedagogici dell’opera di Calogero sono affrontati negli interventi successivi. Margaret Durst coglie le linee di continuità tra la riflessione teoretica dello studioso e il suo impegno politico, che si sostanzia nel riconoscimento dell’unità e della distinzione tra etica e politica, che lo conducono a riconoscere nella prima lo sfondo di riferimento nella seconda. Da ciò l’importanza del dialogo e del concretizzarsi di principi morali nell’azione.
Le implicazioni pedagogiche del pensiero politico di Calogero, sono evidenziate da Aldo Visalberghi, che partendo dai suoi ricordi afferma la centralità del rapporto tra l’opera di John Dewey e quella di Calogero, entrambe accomunate da istanze antidogmatiche e antifideistiche, che a partire dalla centralità degli individui li conducono al riconoscimento dell’importanza del dialogo, della discussione e della comunicazione sia in ambito educativo che in ambito pubblico.
L’intervento di Thomas Casadei evidenzia la fonte metapolitica del liberalsocialismo di Calogero: l’idea di un soggetto irriducibile a qualsiasi entità collettiva, teso al riconoscimento e alla valorizzazione degli altri come persone, da ciò una concezione della libertà fondata sulla relazione, sulla giustizia e sull’eguaglianza. Su questi valori - conclude Casadei -, che si stagliano su una grammatica incentrata sulla consapevolezza del limite, si fonda la concezione di una città aperta, ricca di spazi pubblici da contrapporre alle architetture delle città moderne, sempre più caratterizzate dalla forma delle caserme e delle prigioni. 
Sul rapporto tra diritti e doveri si sofferma l’intervento di Tommaso Greco, che sullo sfondo della comparazione critica tra prospettive diverse - quelle di Mazzini, Levi, Ghandi e Weil - sottolinea la centralità del dovere rispetto ai diritti, che vengono fondati su di essi. Inoltre, il compimento del dovere conduce anche all’attivazione di un legame positivo. In chiave moderna, ciò potrebbe far declinare il diritto di sicurezza non in termini negativi ed egoistici, ma in termini positivi e propositivi: “La sicurezza risulta dal concorso di tutti pere assicurare i diritti di ciascuno” (p. 150).
Nell’intervento di chiusura della seconda parte degli atti, Stefano Petrucciani sostiene che Calogero ha rielaborato originalmente i concetti fondamentali della modernità politica - liberalismo, socialismo e democrazia - radicandoli sulla sua visione etica incentrata sul dovere del dialogo tra gli uomini e sulla reciprocità tra democrazia politica e giustizia sociale che, anche se non priva di contraddizioni, ha prospettato una direzione di ricerca ancora oggi attuale.

Nella terza e ultima parte degli atti del convegno si pone l’accento sull’attualità delle posizioni del repubblicanesimo, del liberalsocialismo e del socialismo liberale, a partire dalle quali viene elaborata una serrata critica teorico-politico-istituzionale alle forme degenerate della democrazia.  
Nel mostrare come le diverse culture politiche del liberalismo, del repubblicanesimo e del socialismo condividano la concezione della libertà come assenza di dominio, Maurizio Viroli giunge a individuare in esse una comune teoria dell’emancipazione, intesa sia come lotta contro ogni forma di tirannide che come continua conquista dell’indipendenza e della maturità degli individui attraverso le buone istituzioni, le buone leggi e la buona educazione, di contro alla schiavitù della mente che caratterizza le nostre democrazie.
Nel ricostruire storicamente e nell’interpretare teoricamente le posizioni del liberalismo sociale, e in netta polemica contro l’elusione delle regole del gioco democratico da parte dei poteri forti, Franco Sbarberi giunge a individuare nella conflittualità permanente, anorché regolata, non solo una dimensione costitutiva della politica, ma anche una valore costitutivo della vita civile, in quanto consente la libera espressione delle individualità, educa alla partecipazione politica dal basso, stimola alla ricerca di proposte politiche alternative ed evidenzia le disuguaglianze sociali.
Di contro alle tensioni autoritarie e alle derive plebiscitarie degli attuali regimi democratici, Nicola Tranfaglia evidenzia il contributo storico-cultuale e giuridico-politico offerto dalle tradizioni del socialismo liberale e del liberalsocialismo per l’edificazione di uno spazio pubblico pluralistico ispirato al principio del dialogo.

E facendo leva sul modello calogeriano della democrazia del dialogo, elevata a modello della democrazia ideale, Michelangelo Bovero, infine, inasprisce i toni critici nei confronti della democrazia reale e della sua attuale classe dirigente, che stanno progressivamente sostituendo a un spazio politico circolare - simmetrico ed equidistante, caratterizzato dal dialogo e dalla partecipazione - uno spazio politico a forma di cono tronco, in cui il dibattito procede in modo asimettrico e verticale relegando la base, i cittadini comuni, gli attuali teleutenti, a semplici ascoltatori passivi, a elettori che anziché scegliere vengono scelti, creati e plasmati secondo logiche di potere, che rischiano di trasformare le istituzioni democratiche in meri riti di legittimazione.

Indice

Paolo Barbieri,Le ragioni di un convegno
PARTE I. CARLO E NELLO ROSSELLI: TRA CULTURE POLITICHE E CONTESTI
Paolo Bagnoli, Socialismo liberale e liberalismo: culture, movimenti e categorie della politica
Mario Di Napoli, I Rosselli e la lezione mazziniana
Zeffiro Ciuffoletti, Nello Rosselli e le idee repubblicane: tra Levi e Salvemini
Carmelo Calabrò, Socialismo liberale rosselliano e liberalismo sociale inglese: affinità e differenze
Claudio Palazzolo, Socialismo inglese: un contesto di riferimento per Carlo Rosselli
Corrado Malandrino, Idea di Europa e federalismo in Carlo Rosselli
PARTE II. GUIDO CALOGERO: LA FILOSOFIA DELLA DEMOCRAZIA
Gennaro Sasso, Introduzione a Guido Calogero
Stefano Zappoli, Da Croce a Gentile al "dialogo" con Capitini: l'itinerario intellettuale di Guido Calogero
Margarete Durst, Il "filo rosso" della riflessione di Guido Calogero: uno sguardo teorico
Aldo Visalberghi, L'educazione democratica in Calogero
Tommaso Greco, Dai diritti al dovere: tra Mazzini e Calogero
Thomas Casadei, Un lessico filosofico-giuridico "progressivo": socialità e cittadinanza in Calogero
Stefano Petrucciani, Liberalismo e democrazia nel pensiero politico di Calogero

PARTE III. TRADIZIONI DELLA LIBERTÀ E REPUBBLICA DEMOCRATICA: LE RADICI E L'OGGI 
Maurizio Viroli, Libertà democratica, libertà repubblicana e libertà socialista
Franco Sbarberi, Il liberalismo sociale tra passato e futuro
Nicola Tranfaglia, Socialismo liberale e liberalsocialismo: un'eredità per la costruzione della repubblica democratica
Michelangelo Bovero, Il silenzio dei teleutenti. Crisi della democrazia del dialogo

Il curatore

Thomas Casadei, direttore dell’Istituto Gramsci di Forlì, è dottore di ricerca in Filosofia politica e assegnista di ricerca presso la cattedra di Filosofia del diritto della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Collabora con diverse riviste specialistiche ed è l’autore di numerosi saggi e articoli su Montesquieu, John Dewey, Hannah Harendt, Guido Calogero e Michael Walzer.

Links

Sito dell’Asociazione culturale “Fratelli Rosselli”: 

Biografia di Guido Calogero: