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venerdì 20 febbraio 2015

Chignola, Sandro, Foucault oltre Foucault. Una politica della filosofia

Roma, DeriveApprodi, 2014, pp. 205, euro 17, ISBN 978-88-6548-106-6.

Recensione di Alessandro Baccarin – 26/11/2014

Tra la tentazione alla dissolvenza – la rarefazione di un pensiero destinato ad alimentare gli infiniti usi che la sua plasticità intrinseca consente, una duttilità usata e abusata sul piano scientifico e editoriale – e quella al congelamento – la trasformazione in auctoritas di un Foucault piegato a pratiche filologiche e di commento che rilevano una lettura sterile e di comodo per uno dei filosofi meno autoriali del Novecento –

lunedì 28 ottobre 2013

Jappe, Anselm, Guy Debord

Roma, Manifestolibri, 2013, pp. 191, euro 22, ISBN 978-8872857212.

Recensione di Riccardo Antoniucci - 06/07/2013

“Mentre nella famosa École Normale Supérieure, situata nel Quartiere Latino, la futura “élite” si preparava alla sua carriera, a pochi passi di distanza, nelle bettole evitate da ogni studente rispettabile, il giovane Debord cominciava un tragitto che l’avrebbe ugualmente portato a esercitare sul mondo un certo influsso” (p. 55).
Il senso dell’opera di Guy Debord si riassume in questa frase forse meglio che in ogni altra. O almeno è questa la prospettiva adottata da Anselm Jappe nella sua ricognizione,

venerdì 15 marzo 2013

Marx, Karl, Per la critica dell'economia politica. Introduzione e Prefazione

a cura di Fabio Bazzani, Firenze, Clinamen, 2011, pp. 110, euro 11,90, ISBN 978-88-8410-176-1

Recensione di Lucia Mancini - 11/11/012

La casa editrice Clinamen propone per la collana “La biblioteca d'Astolfo” una nuova edizione di Per la critica dell'economia politica, Introduzione e Prefazione. Testi che, per le tematiche affrontate, capaci di sintetizzare quelle che saranno le linee teoriche fondamentali del Capitale e di offrire un ritratto estremamente intelligente dell'epoca storica che ha fatto loro da sfondo, saranno destinati a rivestire un’importanza fondamentale nella storia della cultura. 
In questa edizione i testi marxiani risultano preceduti da un ampio e brillante saggio introduttivo di Fabio Bazzani.

mercoledì 1 febbraio 2012

Marx, Karl, Engels, Friedrich, Scritti febbraio 1854 – febbraio 1855

Milano, Lotta Comunista (Classici), 2011, pp. XXII + 774, euro 30, ISBN 978-88-96901-03-8

Recensione di Maurizio Brignoli – 12/12/2011

Il presente volume comprende 113 articoli pubblicati per la maggior parte sul New York Daily Tribune, giornale dell’ala sinistra del partito whig statunitense col quale Marx aveva iniziato a collaborare nel 1851, una ventina di articoli per la Neue Oder-Zeitung di Breslavia e tre articoli per The People’s Paper di Londra. In questi anni l’attività giornalistica di Marx ed Engels risponde essenzialmente alla necessità di poter proseguire l’analisi scientifica e la lotta politica, intervenendo direttamente sulle questioni più attuali, anche sugli organi di stampa, 

sabato 24 giugno 2006

Marx, Karl, Manoscritti matematici.

Milano, Spirali (l’alingua, 226), 2005, pp. 196, € 25,00, ISBN 88-7770-710-0

Recensione di Maurizio Brignoli 24/06/2006

Filosofia della scienza, storia della filosofia, matematica

I Manoscritti matematici di Marx, pubblicati per la prima volta a Mosca in traduzione russa nel 1933, contengono i lavori Sul concetto di funzione derivata e Sul differenziale, scritti nel 1881, oltre a diversi abbozzi ed aggiunte, in cui Marx elabora la sua interpretazione del calcolo differenziale e illustra il metodo da lui scoperto. Anche se l’interesse di Marx per la matematica risale agli anni Quaranta, e la rilettura nel 1859 delle parti della Logica di Hegel destinate al calcolo differenziale stimolerà ulteriori ricerche, è soprattutto negli ultimi anni della sua vita che Marx si dedica sistematicamente alla matematica ed in particolare al calcolo differenziale.
Il lavoro di Marx è collocabile all’interno di un’indagine di matematica pura il cui obiettivo è giungere a fondare in modo “non mistico” il calcolo infinitesimale: “La consolazione a cui si aggrappano alcuni matematici razionalizzanti, cioè che dy e dx sarebbero in realtà soltanto infinitamente piccoli e che il loro rapporto sarebbe solo tendente a 0/0, è una chimera” (p. 51). Le derivate e i differenziali non sono entità metafisiche dotate di esistenza propria, quantità né finite né nulle, ma sono simboli di operazioni che Marx cerca di definire collocandosi, come aveva già notato Lucio Lombardo Radice, sulla linea di pensiero della definizione operativa che porta ad Einstein e Wiener.
A Marx interessa un’analisi operativa del passaggio da una funzione y = f(x) alla sua derivata. Per ottenere le derivate bisogna “porre x1 = x, quindi in senso strettamente matematico x1 – x = 0, lasciando perdere le frottole di una approssimazione soltanto infinita” (p. 53); non vi è insomma nulla di simbolico nella derivata. I coefficienti differenziali simbolici (du/dx, dz/dx) – che vengono al mondo unici, una sorta di “figure d’ombra senza corpo” (p. 67), coefficienti differenziali simbolici senza differenziale reale – devono divenire oggetto e contenuto dell’operazione differenziale e non semplicemente risultato simbolico della stessa. Col metodo di Marx, prima di tutto i coefficienti differenziali simbolici e le variabili diventano elementi contenutistici della derivazione; in secondo luogo non devono essere trovate le espressioni simboliche per i coefficienti reali (f’(x)), ma il coefficiente differenziale reale corrispondente alla sua espressione simbolica; infine, le espressioni differenziali simboliche finiscono per svolgere il ruolo di simboli che indicano reali operazioni differenziali e non sono più il risultato simbolico delle operazioni differenziali eseguite con la reale funzione x.
Il volume presenta poi un progetto di storia del calcolo differenziale, contenuto in una successiva e più completa edizione sovietica del 1968, ed altri abbozzi ad esso collegati, risalenti agli anni Settanta e Ottanta, sui teoremi di Taylor e Mac Laurin. Marx riassume la storia del calcolo differenziale in tre periodi, basati rispettivamente sul metodo mistico di Newton e Leibniz, sul metodo razionalistico di D’Alembert ed Eulero e su quello puramente algebrico di Lagrange.
Con Newton e Leibniz il differenziale dx viene posto tramite una definizione metafisica: le espressioni differenziali valgono come formule di operazioni per trovare un equivalente reale. Esse diventano cioè simboli di operazioni senza che emerga la loro origine algebrica. I differenziali di y vengono posti “fin da principio per definizione come esistenze autonome, separate dalle grandezze variabili, da cui risultano, senza che siano fatti derivare attraverso un qualsiasi procedimento matematico” (p. 128). Il differenziale “mistico” innanzitutto esiste e solo in seguito viene definito. Newton e Leibniz introducono inoltre quantità reali infinitamente piccole, incorrendo in tutta una serie di difficoltà sul piano di un calcolo rigorosamente matematico: “le grandezze infinitamente piccole sono grandezze così come lo sono quelle infinitamente grandi (l’espressione infinitamente piccolo intende dire nient’altro che indeterminatamente piccolo); perciò dy, dx, ecc., figurano nel calcolo alla stessa maniera delle grandezze algebriche ordinarie, e nella equazione sopra considerata, (y + k) – y ovvero k = 2x dx + dx dx, dx dx ha lo stesso diritto di esistenza di 2x dx: ma la cosa più strana è il ragionamento attraverso cui esso viene violentemente soppresso, cioè appunto in base al fatto che viene utilizzata la relatività del concetto di infinitamente piccolo” (p. 132). Marx nega dunque l’esistenza di quantità infinitamente piccole ma non nulle.
Con Newton e Leibniz si procede insomma con presupposti non dimostrati e con procedure che contrastano le leggi matematiche, come quando si ricorre a “giochi di prestigio” per far sparire errori di calcolo o si sopprimono violentemente i termini che sono d’ostacolo e che non appartengono realmente alla derivata, la quale viene invece determinata in maniera puramente sperimentale: “Che questo risultato matematicamente corretto si basasse sul presupposto altrettanto matematicamente del tutto errato che x1 – x = Δx sarebbe, dal principio, x1 – x = dx, non si sapeva. Altrimenti si sarebbe ottenuto lo stesso risultato non mediante un gioco di prestigio ma attraverso una operazione algebrica di tipo assai semplice e restando nel campo matematico” (p. 144). Col metodo di Newton e Leibniz si ottengono così risultati veri da premesse false.
D’Alembert approda invece al metodo razionalistico. Parte, come Newton e Leibniz, da x1 = x + dx, ma opera una correzione fondamentale: x1 = x + Δx, dove Δx, pur essendo una quantità indeterminata, costituisce comunque un incremento finito (eliminando così il problema dell’infinitamente piccolo). Inoltre, il differenziale non è il punto di partenza del calcolo, bensì quello d’arrivo e D’Alembert non è così costretto a sopprimere i termini delle equazioni, se non attraverso corrette operazioni matematiche.
Con Lagrange si cerca di approdare ad una fondazione del calcolo differenziale su basi puramente algebriche. Mentre gli scopritori del calcolo ed i loro successori facevano dei simboli differenziali il punto di partenza del calcolo, Lagrange parte dalla derivazione algebrica delle funzioni reali e considera i simboli differenziali espressioni puramente simboliche delle funzioni derivate. Il grande merito di Lagrange è, secondo Marx, di aver introdotto il concetto di funzioni derivate e di aver fornito lo sviluppo puramente algebrico di tutte le funzioni possibili di (x + h) con potenze ascendenti intere positive. Marx però individua anche i limiti di questo lavoro: Lagrange non chiarisce il rapporto fra il teorema del binomio e quelli di Taylor e Mac Laurin, da cui egli stesso parte; inoltre, si libera sì di tutto ciò che gli sembra trascendenza metafisica, ma ciò “non evita che egli abbia costantemente bisogno, nell’impiego della sua teoria e riguardo alle curve, ecc., dell’una o dell’altra di queste idee metafisiche” (p. 170). Marx quindi non si arresta, nella sua concezione del calcolo differenziale, alle posizioni di Lagrange.
Secondo Augusto Ponzio, che ha curato la traduzione e l’edizione dei Manoscritti matematici marxiani, questi testi possono essere considerati in riferimento alla teoria e alla storia del calcolo infinitesimale, ma anche in relazione al rapporto con la dialettica e all’impalcatura matematica dell’analisi economica marxiana.
Come evidenziato da Ponzio, la specificità dell’analisi di Marx risiede nell’aver evidenziato il carattere dialettico del calcolo differenziale come condizione della sua scientificità. Come già sottolineato da Engels nell’Anti-Dühring (opera alla quale, ricordiamo, ha collaborato lo stesso Marx), la matematica delle grandezze costanti si muove nei limiti della logica formale, mentre quella delle grandezze variabili, ed in particolare il calcolo infinitesimale, costituisce l’applicazione della dialettica ai rapporti matematici. Si tratta di mostrare come nell’operazione differenziale operi la negazione della negazione e, secondo Marx, ciò risulta chiaramente se si procede per via rigorosamente matematica: “Porre in un primo tempo la differenziazione e successivamente rimuoverla di nuovo porta dunque letteralmente a nulla. Tutta la difficoltà nella comprensione dell’operazione differenziale (come in generale in quella della negazione della negazione) consiste precisamente in ciò: nel vedere come essa si distingua da tale semplice procedura e conduca perciò a risultati effettivi” (pp. 49-50). dy/dx non è semplicemente un simbolo di 0/0 ma è un simbolo del processo da cui scaturisce 0/0. Il carattere dialettico del calcolo emerge nel momento in cui si passa dalla mistica ad una matematica rigorosa. Solo procedendo dall’interno della matematica è possibile mostrarne il carattere dialettico senza giustapposizioni o semplici analogie.
Per quanto riguarda l’applicazione della matematica nella teoria economica, si tratta per Marx di realizzare un uso critico dei modelli matematici, a differenza di quanto fa la scuola marginalista. Ponzio sostiene che Marx aveva presumibilmente in mente la costruzione di una teoria matematica dell’economia politica, un progetto di realizzazione di modelli matematici dinamici. I marginalisti (Jevons, Marshall, Walras, Pareto) si limitano ad applicare le procedure matematiche senza assumere un punto di vista critico sui presupposti e la logica di queste stesse procedure, laddove invece la critica marxiana della dialettica può essere intesa come una critica generale del ragionamento aprioristico. Come aveva già sottolineato l’economista marxista Giulio Pietranera, i marginalisti, attraverso termini “rigorosamente” scientifici, filtrano, non mediati, gli aspetti della vita economica concreta. Nelle moderne teorie economiche vi è così una connessione fra una visione feticistica del mercato ed una visione feticistica del simbolo matematico.

Indice

Introduzione. I manoscritti matematici di Marx di Augusto Ponzio
Due manoscritti sul calcolo differenziale.
Abbozzi e aggiunte concernenti il lavoro Sul differenziale
Sulla storia del calcolo differenziale
Il teorema di Taylor, il teorema di Mac Laurin e la teoria di Lagrange delle funzioni derivate
Aggiunte al manoscritto Sulla storia del calcolo differenziale e analisi del metodo di D’Alembert

Links

Testo di Sul concetto di funzione derivata con introduzione di Lombardo Radice http://www.fisicamente.net/index-682.htm
Dizionario Marx-Engels http://www.argument.de/wissenschaft
Marx-Engels [Mega – opere] http://www.marxforschung.de/home.htm
Testi marxisti (in italiano) http://www.bibliotecamarxista.org/
Marxists Internet Archive http://www.marxists.org/
Centro studi Marxhaus http://www.fes.de/marx

mercoledì 11 maggio 2005

Bauer, Bruno – Marx, Karl, La questione ebraica, a cura di Massimiliano Tomba.

Roma, Manifestolibri, 2004, pp. 222, € 20,00

Recensione di Antonino Scalone – 11/5/2005

Filosofia della religione, Filosofia politica (tolleranza, uguaglianza)

Lo scritto giovanile di Karl Marx Sulla questione ebraica è da gran tempo disponibile in traduzione italiana. Non erano però mai stati tradotti i due saggi di Bruno Bauer ai quali nel suo scritto Marx faceva polemico riferimento. Massimiliano Tomba ha opportunamente colmato la lacuna offrendo al lettore italiano in unico volume i contributi di Bauer e Marx, corredati da un’ampia ed esauriente Introduzione che aiuta a collocare la polemica nel suo contesto storico-concettuale.

Il tema al centro dell’attenzione dei due pensatori è quello dell’emancipazione degli ebrei. Rispetto a questo problema Bauer applica con decisione la propria metodologia critica, la stessa usata nel medesimo torno di tempo contro il cristianesimo nel saggio Die entdeckte Christentum. Come rileva Tomba, la critica al cristianesimo avanzata in questo saggio non è meno dura e affilata di quella all’ebraismo avanzata ne La questione ebraica: “Anzi –scrive – probabilmente lo è ancora di più, perché con il cristianesimo le opposizioni religiose sarebbero diventate assolute” (p. 13). Il cristianesimo, cioè, avrebbe assolutizzato il principio politico-teologico di esclusione originariamente presente nella religione ebraica. La conseguenza è che “l’universalismo cristiano sarebbe, secondo Bauer, sempre in procinto di ribaltarsi nel suo opposto: esso ha per oggetto non l’uomo, ma il cristiano, ed esclude necessariamente tutto ciò che non è cristiano” (p. 14).

Poste queste premesse, risulta chiara ad un’analisi critica l’insufficienza della richiesta liberale di emancipare gli ebrei, dovuta al fatto che, come scrive ancora Tomba, “nessuno, né l’ebreo, né il cristiano, è libero nello Stato cristiano” (p. 19). E’ significativa l’espressione “Stato cristiano” adottata da Bauer: essa “intende esprimere la struttura logica che fa del principio di esclusione il momento costitutivo dello Stato. E’ questo il nocciolo teologico che Bauer evidenzia al cuore del politico. Ciò che i liberali erano incapaci di vedere era la natura esclusiva dello Stato, cosicché ogni tentativo di chiedere o esigere dallo Stato la cittadinanza universale risultava secondo Bauer velleitario, perché è nella logica del politico che un qualcuno venga escluso. L’identità di una comunità politica può esistere solo in forza di un’esclusione” (p. 19).

La complementarietà fra le due questioni, quella ebraica e quella cristiana, tale per cui l’emancipazione degli ebrei non può costituire una soluzione criticamente soddisfacente, emerge in modo particolarmente preciso in una pagina della Questione ebraica ove Bauer afferma che da un lato l’ebreo, finché resta tale, non può che vivere “in continua separazione dagli altri” e che, dall’altro, “il cristiano, in quanto cristiano, non può concedere diritti umani”; la conclusione di Bauer è che “ciò che nessuna delle due parti possiede, essa non la può dare all’altra, né la può ricevere dall’altra” (p. 62).

Se Bauer, analizzando la struttura teologica del principio di esclusione proprio dello Stato, “vuole riformulare la questione dell’emancipazione sopprimendo quella logica esclusiva” (p. 22), Marx oppone il fatto che l’emancipazione religiosa, lascerebbe tuttavia “sussistere le diverse religioni come diverse concezioni del mondo, riducendole alla sfera privata”; la conseguenza – scrive Tomba - è che “in questo modo l’emancipazione politica non emanciperebbe l’uomo dalla religione, vale a dire dalla scissione, che è propria dell’individualità moderna, tra bourgeois e citoyen” (p. 23). Si legge infatti nel saggio marxiano: “La contraddizione nella quale si trova l’uomo religioso con l’uomo politico, è la medesima contraddizione nella quale si trova il bourgeois con il citoyen, nella quale si trova il membro della società civile con la sua politica pelle di leone […] Il conflitto tra l’interesse universale e l’interesse privato, la scissione tra lo Stato politico e la società civile, questi contrasti mondani Bauer li lascia sussistere, mentre polemizza contro la loro espressione religiosa” (p. 184).

Ciò che si chiede Tomba è se effettivamente il Marx dei primi anni ’40 sia già in possesso degli strumenti concettuali per realizzare in modo compiuto questo oltrepassamento di Bauer. Quel che in ogni caso merita di essere posto in luce è come lo strumentario baueriano offra al momento “i pezzi di artiglieria più forti” per operare “una critica della Dichiarazione [francese del 1789] e dei limiti della concezione dei diritti umani” (p. 31). È Bauer, infatti, a rendere evidente la contraddizione propria dei diritti universali: essi sono validi per tutti gli uomini in quanto uomini, ma effettivamente vigenti solo per i cittadini di uno Stato; ciò significa che risultano fondati, ancora una volta, sul principio di esclusione tipico dello Stato (cfr. p. 32).

Ma l’analisi baueriana non fornisce soltanto gli strumenti di una critica acuminata, bensì prefigura, a partire dall’assunzione dell’”universalità come attività di pensiero” che “denuncia il torto di ogni esclusione di chiunque sia in grado di pensare” (p. 34), un cammino di liberazione scandito dal conflitto: “Non c’è nessuna legge storica che garantisca l’universalismo dei diritti – scrive Tomba – perché questo, secondo Bauer, è solo il risultato di una lotta tra gli esclusi e i detentori di privilegi”. Ciò ha una duplice importante conseguenza: da un lato “che l’universalità dei diritti umani emerge nei conflitti pratici (praktische Kämpfe)”, dall’altro che “l’universale, per Bauer, e come sarà anche per Marx, non si dà come neutralità, ma come la posizione di una parte la cui pratica coincide con l’universale” (p. 35).

Indice

La questione ebraica: il problema dell’universalismo politico di Massimiliano Tomba 
La questione ebraica di Bruno Bauer
La capacità di diventare liberi degli ebrei e dei cristiani di oggi di Bruno Bauer
Sulla questione ebraica di Karl Marx 

L'autore

Massimiliano Tomba è ricercatore di Filosofia politica all’Università di Padova. Si è occupato della filosofia classica tedesca e del pensiero posthegeliano. Ha curato i Prolegomeni alla storiosofia di August Cieszkowski e ha pubblicato tra l’altro Crisi e critica in Bruno Bauer. Il principio di esclusione come fondamento del politico, Napoli 2002.

Links

www.seop.leeds.ac.uk/archives/sum/2002/entries/bauer (notizie biobibliografiche e sull’opera di Bauer)
www.radikalkritik.de/BiogrBBauer.pdf  (frammento di biografia inedita di Bauer ad opera di G. A. van den Berg Eysinga)
www.bfp.unipi.it/rec/bauer.htm (recensione del volume di Tomba  Crisi e critica in Bruno Bauer. Il principio di esclusione come fondamento del politico)