giovedì 21 giugno 2012

Battaglia, Luisella, Un’etica per il mondo vivente. Questioni di bioetica medica, ambientale e animale

Roma, Carocci, 2011, pp. 295, euro 26,50, ISBN 9788843061648

Recensione di Monia Andreani - 24/04/2012

Questo volume offre un approfondimento scientifico della bioetica medica, ambientale e degli animali presentandosi anche come un valido strumento didattico. Il testo si apre con una parte introduttiva in cui l’autrice si cimenta nel compito di dare un taglio interpretativo della bioetica come etica della vita, una riflessione filosofica sui valori che tenga al centro la vita di tutti gli esseri viventi, compreso l’ambiente in cui viviamo. La bioetica, quindi, viene intesa come un laboratorio per trovare elementi di confronto costruttivo tra i paradigmi della scienza e quelli dell’ecologia.

Il punto di partenza è dato dalla considerazione che il neologismo bioetica, nelle intenzioni dell’oncologo Potter, doveva promuovere una nuova direzione che avrebbe portato la scienza a migliorare la vita. Tuttavia, la bioetica si è da subito allontanata da tali premesse, incentrate sul primato della scienza, ponendo la questione nei termini di un’etica detentrice della conoscenza dei limiti stessi della scienza. Il confronto serrato tra le due posizioni di fondo: da un lato la scientificizzazione dell’etica, e dall’altro il tentativo di eticizzazione della scienza, ha portato spesso il dibattito di fronte a strade senza uscita, pertanto si sono sviluppati alcuni modelli alternativi, volti a uscire dal pantano della contrapposizione. Il modello chiamato sfida/risposta ricostruisce la storia della bioetica nei termini di un confronto proficuo tra le innovazioni tecnologiche che hanno modificato la medicina e la riflessione etica, che è stata arricchita da nuovi orizzonti (ad esempio, la modifica del concetto di parentalità dopo l’avvento delle tecnologie riproduttive, l’ecologia e l’etologia come spazi in cui spendere una riflessione etica). La bioetica ha anche avuto il merito di riaprire il dibattito attorno alla razionalità pratica e ha riattivato una discussione sul ruolo pubblico dell’argomentazione intesa come giustificazione di una scelta. La bioetica ha posto in risalto la filosofia come disciplina che ha il compito di chiarificare i termini e aiutare a impostare le argomentazioni in un campo che si rivolge inevitabilmente a questioni morali, politiche, religiose ed emotive, quindi di rilevanza assoluta in termini sia privati che pubblici. Anche se nel nostro Paese la bioetica è intesa principalmente come terreno di scontro tra una cultura cattolica e una cultura laica, Battaglia ci ricorda che in una società pluralista sono molte le opzioni etiche che ragionano fuori dall’ipotesi di Dio e anche quando si parla di bioetica laica occorre considerarla come un campo articolato e per nulla univoco, seppur tendente all’ambizioso obiettivo di parlare ad un «uditorio universale», ovvero di pensare secondo criteri logici che includano l’umanità in termini generali, anche nella prospettiva delle generazioni future. A questo proposito l’autrice introduce il pensiero della complessità quale filtro privilegiato per lavorare sulla bioetica.  La medicina, il rapporto con l’ambiente e quello con gli animali costituiscono, infatti, le principali dimensioni attraverso cui oggi è possibile articolare una riflessione etica complessa e interconnessa che abbia al centro il concetto di vita. 
Il primo ambito di analisi è quello della bioetica medica che l’autrice approfondisce a partire dalle molteplici significazioni e stratificazioni della medicina come spazio di cura, come «dialogo, una reciprocità che non può che stabilirsi nel colloquio singolare della relazione tra due soggetti» (p. 33). Nella prospettiva attuale della medicina il paradigma paternalista è stato sostituito da una nuova centralità dei soggetti che partecipano alla relazione terapeutica. La ricerca della «buona medicina», che risponde alle mutate possibilità della tecnologia diagnostica e alle nuove conoscenze biologiche, non può che tenere anche conto della complessità di piani in cui si ritrovano insieme l’etica medica, la bioetica e l’etica dell’organizzazione sanitaria e prefiggersi l’obiettivo di rispondere ai principi di efficacia e giustizia e di appropriatezza, avendo sempre presente la questione dell’accesso ai servizi e delle allocazioni di risorse. Pertanto è significativo il richiamo all’interrogazione critica del principio di autonomia, vincolato ad una doppia opzione culturale: da un lato alla cultura nord-americana che si concentra sulle decisioni autonome, dall’altro a quella europea continentale, che privilegia le persone come agenti autonomi. Scrive Luisella Battaglia: «Il contrasto è tra una prospettiva che intende l’autonomia in modo pragmatico-empirico e una concezione che risale alla tradizione kantiana nel sottolineare il carattere autolegislatore della ragion pratica. È possibile il dialogo tra le due tradizioni? In che modo coniugare il diritto irrinunciabile alla libera scelta con il tema cruciale della fiducia?» (p. 39). Una risposta praticabile è quella di intendere la questione dell’autonomia sempre in gioco nella relazione tra équipe sanitaria e paziente e di esaminare il consenso informato come «la punta dell’iceberg» (p. 40) - secondo la definizione di Annette Baier - di una serie di problemi che riguardano la centralità della relazione, in un quadro che deve tener conto del paternalismo medico da un lato e del mercantilismo della salute, dall’altro. Battaglia prende in esame la proposta di ampliamento dell’assetto valoriale della bioetica compiuta con la Dichiarazione di Barcellona del 1998, in cui accanto al principio di integrità e a quello di dignità, si pongono sullo stesso piano il principio di autonomia e quello di vulnerabilità. L’attenzione al paradigma della cura all’interno della riflessione bioetica è per l’autrice una possibilità di articolare in senso meno ideale e più realistico l’autonomia, per mettere in evidenza la condizione di costitutiva interdipendenza del nostro essere umani. Attraverso l’utilizzo del linguaggio della vulnerabilità, è possibile non solo rendere giustizia all’approccio umanistico della medicina, ma soprattutto portare il linguaggio dei diritti e l’assetto giuridico dei diritti bioetici in un quadro di maggiore coerenza con la reale condizione di chi si trova in situazione di estrema vulnerabilità e di disagio. Il linguaggio della vulnerabilità è debitore della visione della medicina di Paul Ricoeur che tiene al centro la figura del malato e la considerazione della malattia come quell’evento che ha un impatto tale nella biografia della persona ammalata da modificarne la sfera psicologica, quella sociale e soprattutto quella valoriale. Successivamente, Battaglia si impegna ad approfondire i quesiti bioetici che emergono dagli sviluppi dell’ingegneria genetica. A tale proposito l’autrice esamina due posizioni etiche contrapposte che prendono corpo dal lavoro di Jonas, da un lato e da quello di Engelhardt, dall’altro. Il libro entra in una specifica analisi delle posizioni dei due autori e ne mette in luce gli aspetti più controversi. Da un lato la posizione di Jonas, che apre ad un’euristica della paura per enfatizzare, attraverso il principio di responsabilità, i concetti di limite e  di preservazione/conservazione dell’umanità futura; dall’altro Engelhardt, che privilegia la dimensione di utilità sociale delle tecnologie genetiche, al fine di migliorare la vita umana.
Nel quadro di un’analisi complessa dell’etica della vita il tema della responsabilità conduce Luisella Battaglia ad approfondire le questioni di bioetica ambientale. A tale proposito il percorso svolto è quello di inquadrare il tema dell’ecologia come sfida per la riflessione antropologica ed etica. Secondo l’approccio dell’ecologia profonda, le conoscenze attorno alla vita del pianeta e all’interconnessione delle dinamiche vitali di tutti gli esseri viventi portano inevitabilmente l’ecologia ad essere un terreno di ridefinizione delle questioni valoriali profonde del nostro essere umani. Pertanto: «all’interno di una prospettiva biocentrica che assegna alla vita (bios) il primato assoluto, il valore intrinseco che noi attribuiamo a noi stessi viene attribuito a tutte le forme viventi» (p. 121). L’ecologia moderata, invece, accetta una parziale revisione dell’antropocentrismo e propone una serie di correzioni all’azione indiscriminata dell’uomo come padrone assoluto dell’ambiente, guidate da una visione etica centrata sulla responsabilità e orientata alla custodia della biosfera e alla promozione della vita dell’umanità anche nella prospettiva delle generazioni future. Dopo aver illustrato le questioni in campo, l’autrice dedica un’ampia parte alla ricostruzione del pensiero ecologico con particolare attenzione al complesso e articolato lavoro del geografo anarchico francese Elisée Reclus. Dalle istanze iniziali già ben enucleate da Reclus, l’etica ecologica prende corpo nella riflessione tardo novecentesca, a partire dalla visione normativa di Leopold fino alle posizioni di Toulmin dedicate al rapporto tra scienza ed ecologia con l’obiettivo di superare una visione antropocentrica della scienza. Un paragrafo di grande interesse è dedicato al rapporto tra i modelli dell’etica e l’azione umana sull’ambiente. Al modello di sfruttamento dell’ambiente, ormai definitivamente in crisi, corrisponde un modo dell’agire che è di puro dominio, mentre alla parziale revisione di tale modello corrisponde l’idea della conservazione delle risorse, che si configura con un’etica della gestione delle medesime; un modello ulteriormente più vicino all’integrazione ecologica promuove l’idea della preservazione delle risorse e una conseguente cultura della tutela. Quest’ultimo modello è articolato in senso teorico da autori come Serge Latouche e dal punto di vista della traduzione in modelli pratici di convivenza, dalle innovative istanze del movimento delle città in transizione (Transition Towns Network), che vede intere comunità territoriali in Europa scegliere percorsi di democrazia diretta per trovare soluzione condivisa al problema delle energie fossili e riconvertire le attività pubbliche e private verso le energie rinnovabili. 
In una ridefinizione della bioetica che riguardi i soggetti umani, l’ambiente e gli animali, l’autrice introduce il tema dell’etica animale, argomento di cui si è occupata già in passato e rispetto al quale è riconosciuta tra le più illustri voci del dibattito italiano e internazionale. Il percorso tracciato nell’ultima parte del volume, è di forte caratterizzazione didattica. L’autrice traccia una vera e propria mappa della filosofia animalista muovendosi tra due orientamenti diversi: una posizione libertaria, da un lato, e una filosofia ecologica, dall’altro. La posizione libertaria trae origine dalla filosofia dei diritti umani e si propone di promuovere la cultura dell’allargamento dei diritti di eguaglianza anche agli animali non umani. Al centro di questa posizione si trovano il nome di Singer e quello di Regan. Tracciando i contorni di una filosofia ecologica emerge, invece, una prospettiva diversa che vede al centro il rapporto tra esseri umani e ambiente e soprattutto la questione degli animali non umani. Secondo Passmore, il concetto stesso del diritto diventa quasi inapplicabile o inutilmente appellabile in un quadro che ha mutato la visione complessiva della comunità biotica fino a comprendere tutti gli esseri biologicamente viventi. Sul solco di Passmore ma con l’intento di trovare una conciliazione con le posizioni radicali di Singer e Regan, la psicologa Midgley sostiene che il legame di specie non significa portare avanti istanze speciste e quindi escludenti le altre specie, ma anzi sottolinea la peculiarità dell’intelligenza umana che è quella di poter sviluppare una simpatia verso le altre specie e allargare l’approccio morale nella direzione di una solidarietà allargata. Il libro prosegue la sua ricostruzione con un’accurata analisi del complesso dibattito che concerne la questione animale e la coscienza cristiana, con particolare attenzione alla voce autorevole di Primatt, che propone un allargamento del concetto di creaturalità a tutti gli animali e apre ad un rinnovato dibattito sul concetto di giustizia verso gli altri animali. Avviandosi alla conclusione l’autrice compie un’analisi delle prospettive etiche che si rivolgono alla fraternità come valore da allargare agli altri esseri viventi, esaminando in particolare il tema della compassione, che Martha Nussbaum rielabora a partire da Aristotele, e l’etica della cura come quella sfida a rendersi responsabili in un quadro di asimmetria persistente tra noi umani e gli altri animali. L’ultima parte del libro si rivolge alla questione teorica del confine tra umanità e animalità, che è oggi la principale tematica dibattuta anche in campo bioetico. In che modo il benessere animale si coniuga con la salute umana? Perché la bioetica veterinaria è un campo di discussione così interessante in una prospettiva interdisciplinare? Che tipo di etica alimentare promuovere di fronte alla questione animale? Viene offerto spazio anche ai temi più dibattuti nel campo della bioetica animale:  il ruolo della Pet Therapy nelle scelte terapeutiche, la sperimentazione animale, con particolare attenzione ai modelli alternativi e alla questione dell’obiezione di coscienza, il tema del prelievo di organi da animali, la questione spinosa degli animali transgenici e l’ipotesi futuribile ma altrettanto discussa, perché moralmente rilevante, della brevettazione degli animali. 


Indice

Introduzione. Ragionare sui valori
Quali limiti alle scienze?
Il modello sfida/risposta
La ragione in bioetica
Il ragionamento pratico e la giustificazione
Il ruolo del filosofo
La bioetica laica: un pensiero a sovranità limitata
La teoria dell’argomentazione
Etica medica, deontologia professionale e morale sociale
L’uditorio universale e l’idea di comunità morale
Il pensiero della complessità
I Questioni di bioetica medica
I.I L’umanesimo nella medicina
I.2 Le sfide dell’ingegneria genetica
I.3 La diagnostica prenatale. Aspetti bioetici
2 Questioni di bioetica ambientale
2.I Lineamenti di bioetica ambientale
2.2 Alle origini del pensiero ecologico
2.3 Le etiche ecologiche
3 Questioni di bioetica animale
3.I La questione animale nella riflessione bioetica
3.2 Le creature dimenticate. Questione animale e coscienza cristiana
3.3 Fraternità terrestri
4 Uomo, natura, animali. Questioni di confine
4.I Benessere animale e salute umana
4.2 Pet Therapy: un’alleanza terapeutica tra uomo e animale
4.3 La questione della sperimentazione animale nel dibattito contemporaneo
4.4 Il dibattito bioetico sugli animali transgenici

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