sabato 15 dicembre 2007

Ruini, Andrea, Michel Foucault. Un ritratto critico.

Firenze, Clinamen, 2007, pp. 288, € 26,70, ISBN 9788884101136.

Recensione di Sergio A. Dagradi - 15/12/2007

Storia della filosofia (Filosofia contemporanea), Ermeneutica

Il libro di Andrea Ruini può essere inteso come un libro a tema: come recita il sottotitolo e come afferma espressamente lo stesso autore a chiusura dell’introduzione, il suo scopo è dimostrare la fondatezza delle critiche mosse al pensiero di Michel Foucault.
Coerentemente alla premessa il libro si articola pertanto in un percorso rigorosamente cronologico di disamina dell’opera appunto del filosofo francese. Una disamina attenta a non tralasciare alcun momento di questo percorso – dalla formazione agli ultimi scritti - e ad individuarne in modo puntuale e specifico gli elementi dubbi, le deduzioni errate, le generalizzazioni infondate. Un libro, quindi, che si presenta indubbiamente accattivante, nonché utile: utile come introduzione diversa al pensiero di Foucault; utile come percorso di raffronto con le debolezze di questo pensiero; utile, ancora, per articolare una rivisitazione e un riesame dei passi sottoposti a critica.
Detto questo, il libro, nel complesso, ha suscitato nel sottoscritto anche alcune perplessità che non credo si debbano tacere.
Anzitutto una certa disomogeneità quantitativa, prima ancora che qualitativa, nel ricorso alle fonti critiche. Detto altrimenti: mentre per alcune opere di Foucault la disamina è condotta alla luce di un numero consistente di riletture, che consentono di articolarne l’analisi in modo senza dubbio efficace e potente (ad esempio rispetto alla Storia della follia), in altri passaggi la critica si fonda su poche voci dissenzienti. Non che, ovviamente, sia il numero delle critiche a stabilire l’infondatezza di una tesi (sebbene lo stesso Popper ammetta come per falsificare una teoria scientifica non basti portare un'unica prova contraria), tuttavia – nello specifico – questa scelta lascia un po’ perplessi. Due esempi, data la brevità concessami. Innanzitutto, nel soppesare lo studio di Foucault sulla Nascita della clinica, credo che forse si sarebbe rivelato più efficace condurla alla luce della storiografia medica più recente – solamente accennata dall’autore – piuttosto che centrarla su di un testo, quello di Garrison del 1929, per molti versi sorpassato proprio dalla suddetta storiografia. Liquidare poi in una paginetta il rapporto tra medicina e nazismo non considerando minimamente le opere di Esposito o Agamben mi sembra forzare decisamente la mano. Il secondo esempio è riferito alla stroncatura del Foucault critico letterario: anche in questo caso – se ho ben inteso le pagine in questione – tutta l’argomentazione si fonda sulla teoria del canone letterario di Harold Bloom. Ora, ridurre il dibattito novecentesco sulla teoria della letteratura all’a-prioristica accettazione di un canone interpretativo rispetto ad altri e, partendo da questo, liquidare come insensatezza o quasi tutto il resto mi sembra un ulteriore azzardo.
Conseguentemente credo che un atteggiamento maggiormente prudenziale nei confronti dell’opera complessiva di Michel Foucault avrebbe giovato alla causa del libro di Ruini. Anche perché le critiche fondate mosse a Foucault, in primo luogo un certo schematismo nell’offrire affreschi e interpretazioni globalizzanti (come nel caso de Le parole e le cose o di Sorvegliare e punire), non sono critiche sottaciute proprio da chi al pensiero di Foucault si richiama. Avendo avuto la fortuna di partecipare ad alcuni convegni su Foucault non ho francamente avuto mai l’impressione, in tali consessi, di essere in presenza di una setta di dogmatici parrucconi pronti a tutto pur di difendere il Verbo. Anzi, come ancora ad esempio Pasquino – un allievo diretto di Foucault - ricordava in un incontro recente presso l’Istituto Italiano di Studi Filosofici di Napoli, il lascito di Foucault è stato quello soprattutto di aver indicato nuovi temi da affrontare, nuove strade da percorrere e di aver offerto nuovi strumenti per farlo. Sempre, però, con la chiara e lucida consapevolezza della limitatezza e finitudine dei medesimi, della loro perfettibilità (e ancor più con il suo ingresso e l’inizio della sua attività presso il Collège de France). E questo proprio per il carattere precipuo del pensiero di Foucault: il rifiuto di ogni facile trascendente, di ogni facile metafisica pronta a estrarre dal suo cappello a cilindro il concetto con il quale far quadrare tutto. Lo stesso Agamben, ad esempio, ha sviluppato in una direzione radicalmente altra alcuni motivi del pensiero foucaultiano, come attestato anche da una serie di recentissimi interventi ospitati dalla rivista statunitense Foucault Studies. La lettura del Lessico di biopolitica, edito lo scorso anno dalla Manifestoilibri, potrebbe essere una ulteriore testimonianza di quanto sia articolato il campo di studi che si richiamano al pensiero di Michel Foucault.
Certo, torno a ribadirlo, il libro di Ruini doverosamente e con puntiglio si sofferma sulle debolezze, a volte anche sulle incongruenze del pensiero di Foucault, nonché sull’ambiguità di alcuni dei concetti da lui usati (ad esempio quello di dispositivo), ma sembra dimenticarsi dell’insoddisfazione dello stesso Foucault per quanto veniva spesso a concettualizzare e della quale pure da conto. Il suo è un pensiero mai concluso, mai chiuso su se stesso, mai finito, ma sempre perfettibile e da criticare: ecco, si è doverosamente foucaultiani se si critica e si supera il suo pensiero, ma restando immanenti alla realtà, evitando, torno a ripeterlo, il richiamo a elementi a-priori che giustifichino una netta distinzione del globo terracqueo in vero-falso, giusto-sbagliato, buono-cattivo, bianco-nero. Certo il suo pensiero potrà anche apparire – come l’autore lascia trapelare in alcuni punti – ideologico, ma occorre intendersi anche su questo termine. Se partiamo dalle conseguenze prodotte in campo culturale dalla crisi dei fondamenti, tematizzata tanto dalle scienze dure che dalla filosofia del Novecento, dobbiamo appressarci al pensiero di Foucault come ad un pensiero sì ideologico, ma nel senso che al termine dava Uberto Scarpelli in campo giuridico: nel momento in cui la costruzione di un sapere eminentemente umano, nel senso di un sapere immanente alla realtà e che tenta di rifuggire da ogni orizzonte metafisico, implica delle scelte di fondo da parte dello stesso essere umano, questa scelte sono scelte che potremmo chiamare politiche, ideologiche, ossia di campo. Il pensiero di Foucault è allora un pensiero in questo senso di parte, ma che, a differenza di altri discorsi fintamente neutrali, non ne ha mai fatto mistero, rivendicando – e questo Ruini lo coglie – un legame inscindibile e biunivoco tra sapere e campo dell’esperienza: lo sguardo deve servire, nel suo prendere posizione, a costituire la realtà come oggetto nuovo del pensiero e in questo meccanismo, implicitamente critico, a trasformarla per produrre nuovi campi di pensabilità, o, detto con Deleuze e Guattari, a stagliare dall’orizzonte del possibile un nuovo ordine di pensabilità del reale.
Due piccole inesattezze per concludere: l’epistemologo francese Cavaillès si chiama Jean e non Georges (p. 18); a Teheran, per seguire la rivoluzione iraniana Foucault andò per conto de Le Nouvel Observateur, i cui articoli erano ripresi e tradotti anche dal Corriere della sera (p. 210).

Indice

Introduzione. Fare la storia del presente
1. La formazione di un filosofo
2. La storia della follia
3. La repressione medica. Nascita della clinica
4. Il labirinto e la morte: Raymond Roussel
5. Le parole e le cose. Un’archeologia delle scienze umane
6. L’archeologia del sapere
7. L’ordine del discorso
8. Sorvegliare e punire. Nascita della prigione
9. Un uomo in pericolo. Nel labirinto dell’estremo amore
10. La politica secondo Foucault
11. La storia della sessualità
12. L’etica di Foucault
13. I segreti di un uomo
14. Il più grande nicciano del Novecento
Bibliografia


L'autore

Andrea Ruini è nato nel 1962 a Modena, città in cui vive e in cui lavora come bibliotecario. Dopo la laurea in Scienze Politiche, conseguita all’Università di Bologna, ha approfondito i suoi studi presso l’Università di Padova, l’Ecole Nationale d’Administration di Parigi e la Commissione Europea. Tra le sue pubblicazioni il volume Bruno Buozzi (Mucchi 1990). Collabora a quotidiani e periodici. Le sue ricerche si concentrano sui temi della filosofia contemporanea, della storia delle scienze umane e sociale si rivolgono alle problematiche inerenti alla teoria politica del liberalismo.

Links

La rivista Foucault Studies: www.foucault-studies.com

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