lunedì 27 dicembre 2010

Davidson, Arnold Ira, L'emergenza della sessualità. Epistemologia storica e formazione dei concetti,

Macerata, Quodlibet, 2010, 28,00 Euro, ISBN 9788874623082
[The Emergence of Sexuality. Historical epistemology and the formation of concepts, Harvard, Harvard University Press, 2001]

Recensione di Gianni Zen –  27.12.2010

Parole chiave: stili di ragionamento, Michel Foucault, Ian Hacking, Georges Canguilhem, Ludwig Wittgenstein, Carlo Ginzburg

Il volume di Arnold I. Davidson arriva in traduzione italiana con quasi una decina d'anni di ritardo dalla pubblicazione dell'originale inglese.
Nel volume sono presenti otto saggi indipendenti, ma complementari, letti nel corso di conferenze. Tutti i saggi riflettono sul come noi intendiamo la sessualità, e sul fatto che il come noi intendiamo la nostra sessualità sia di primaria importanza per la nostra soggettività, l'idea di soggetto che ci facciamo di noi stessi. “Conoscere la sessualità di una persona significa conoscere quella persona. La sessualità è l'espressione della forma individuale della personalità” (p. 47).

I primi quattro saggi hanno un approccio maggiormente storico, mentre i restanti quattro presentano questioni metodologiche. La specificità metodologica che Davidson tiene nel suo lavoro è chiamata “epistemologia storica”, con chiaro riferimento a Foucault. Foucaultiano è chiaramente anche il tema cui l'epistemologia storica di Davidson si dedica.
“L'epistemologia storica – scrive Davidson – tenta di dimostrare come questa nuova forma di esperienza che chiamiamo ‘sessualità’ sia connessa all'emergere di nuove strutture di sapere, e soprattutto a un nuovo stile di ragionamento e ai concetti utilizzati al suo interno” (p. 16, corsivo mio).
Due assunti sono qui importanti: il primo, che la sessualità sia un'idea nuova (il periodo che fa da spartiacque per lui è attorno al 1870, quando nasce la psichiatria); il secondo è che della sessualità si fa “esperienza”, cioè il fatto che, e questa è forse una parentela di Davidson con la filosofia angloamericana, la sessualità abbia una consistenza ontologica intramondana, sia, per così dire, un oggetto che si incontra nel mondo.
Inoltre nella citazione precedente c'è da notare un concetto, quello di “stile di ragionamento”. Questo concetto costituisce direttamente l'argomento del quinto saggio, ed è da qui che vorrei partire. Lo “stile di ragionamento” è un concetto epistemologico, in debito con le filosofie di Bachelard, Foucault, Kuhn, Feyerabend. Lo “stile di ragionamento” risponde al problema: “sotto quali condizioni diventano comprensibili vari tipi di enunciati?” (p. 172). Cioè: a quali condizioni gli enunciati possono essere o veri o falsi? Non tutti gli enunciati attorno ad un certo oggetto, come la sessualità, sono o veri o falsi in una certa fase della storia. Può capitare, ad esempio, che siano totalmente inconcepibili per uno Zeitgeist. Sicché le situazioni storiche non sono neutre per lo statuto veritativo di una scienza. L'errore che in fase storiografica spesso si commette è quello di leggere la storia con i nostri occhiali contemporanei, applicandole concetti che non le appartengono.
Lo “stile di ragionamento” è uno spazio concettuale, limitato, costituito dalla relazione stretta di alcuni concetti tra di loro, tenuti assieme da regole specificabili.

La tesi del primo saggio è che verso il 1870 emerse uno spazio concettuale nuovo per spiegare le malattie sessuali (omosessualità soprattutto, poi feticismo, onanismo compulsivo, ecc.), mentre si stavano abbandonando le spiegazioni fornite dall'anatomia patologica. L'anatomia patologica localizzava la causa delle malattie sessuali prima negli organi sessuali, e poi, quando le prove empiriche non confermavano la teoria, in presunte patologie cerebrali. “In questo momento della storia della psichiatria, soltanto alcuni tipi di enunciati in merito ai processi morbosi potevano contare come veri o falsi; non ogni enunciato era un possibile candidato per lo status di verità o falsità” (p. 31). Ad esempio spiegare la causa di una malattia sessuale senza ricorrere alla localizzazione in un organo specifico non poteva essere né vero né falso. Era semplicemente inconcepibile, incoerente, dogmatico.

A ricorrere a questo diverso tipo di causalità ci pensò Krafft-Ebing con il suo saggio Psychopatia Sexualis. Egli elaborò un tipo di spiegazione funzionalistica, inaugurando un nuovo stile di ragionamento: tutte le malattie sessuali condividono lo stesso carattere perché sono disturbi della funzione naturale della sessualità, la riproduzione, la quale è governata dall'istinto sessuale. L'istinto sessuale non ha un organo specifico, è un'attività psicologica.
Va detto che Davidson ricostruisce, con una spiccata abilità narrativa, e una chiarezza non comune, la costellazione concettuale che sta alla nascita della psichiatria, tra cui i contributi di Westphal (Die contraere Sexualempfindung, 1870), di Prince (Habit Neuroses as True Functional Diseases, 1898). Davidson ritiene che prima che si cominciasse a parlare di perversione nei testi psichiatrici, i perversi non esistessero, poiché mancava semplicemente il concetto di perversione.

Quest'idea filosofica, vicina alle posizioni del realismo soft alla Putnam, è molto affascinante. In poche parole: conosciamo le cose quando ci viene data la possibilità di coniare concetti su di esse (cioè quando disponiamo di strutture grammaticali adeguate). Inoltre conosciamo di esse non l'essenza, piuttosto il loro apparire, che è storicamente ben definito.
Tuttavia credo che questa idea possa essere discussa da un punto di vista che chiamerei feyerabendiano. Davidson sembra talvolta proporci un modello troppo “integralista” e “aureo” di scienza. La nozione di stile di ragionamento, che ci dà i criteri verificazionisti/falsificazionisti e quelli di coerenza/incoerenza, è così evidente in ogni epoca? I sistemi di sapere, in altri termini, sono sistemi gnoseologici forti e coerenti, benché nella loro relatività storica? 
La nozione calza per una ricostruzione ex post degli eventi epistemologici, ma concepire la scienza come dotata di un chiaro formalismo, chiaro innanzitutto a sé, può portare ad un'idealizzazione del progresso scientifico. Gli stili di ragionamento per Davidson sembrano progredire per slittamenti contigui, ma quanto c'è, nell'emersione di pratiche epistemologiche nuove, di recupero di idee di lunga durata, di incoscienza metodologica, di anarchia procedurale? E' possibile che gli attori coinvolti negli stili di ragionamento non abbiano assolutamente ben chiaro di adottare uno stile di ragionamento specifico, e anche quando lo si facesse notare loro, è possibile che rifiutino un'etichetta metodologica netta. Gli attori in questo caso difficilmente potrebbero avere un'idea precisa di quali enunciati possono essere veri/falsi; e la loro individuazione probabilmente appartiene più allo sguardo dello storico che a quello degli scienziati. Davidson stesso enuncia un programma di storia della scienza intesa in senso grammaticale: “Il concetto di sessualità entra in una relazione sistematica con altri concetti specifici [...] ciò che dobbiamo evitare è il tentativo di andare oltre alle apparenze, di offrire qualche sottile ricostruzione ermeneutica che ignori o sovrasti la superficie delle proposizioni” (p. 69). 

Il secondo saggio si sofferma sul fraintendimento dei concetti di “sesso” e “sessualità” da parte di Foucault ne La storia della sessualità. Ma non solo: anche Leo Steinberg, lo storico dell'arte, quando parla della sessualità nei dipinti di Cristo la identifica nel suo sesso, cioè nei genitali. La sessualità come idea psicologica è chiaramente distinta dal sesso, perché al contrario di questo essa dà identità al soggetto.

Il terzo capitolo fa il punto sulla ricostruzione storica su Freud e i suoi Tre saggi sulla teoria della sessualità. Spesso Freud è apparso o come un genio solitario in contrasto con la comunità scientifica o come uno che rubava le sue idee da essa. La corretta misura per valutare il peso di Freud all'interno della psichiatria, scrive Davidson, è quella di capire l'influsso dei concetti a lui legati nel campo psichiatrico. I suoi concetti erano continui o discontinui in tale campo? Il concetto di perversione, legato a Krafft-Ebing (il quale nomina per la prima volta il sadismo e il masochismo), ma anche a Moll e all'antropologia di Irwin Block, viene azzerato da Freud. Davidson attribuisce le giuste proporzioni alla figura di Freud nella distinzione, che il padre della psicanalisi compie, tra oggetto sessuale e meta sessuale (l'azione verso cui la pulsione spinge). Freud ipotizza che la pulsione sia indipendente dal proprio oggetto. Sicché non esisterebbe un oggetto naturale della pulsione sessuale: la deviazione dell'omosessualità non è contro natura, secondo il Freud letto da Davidson. Quello che si ritiene essere contro natura, scrive Freud, è in realtà un giudizio di disgusto morale. Davidson riconosce anche dei limiti al colpo di genio freudiano, soprattutto nelle esitazioni e nelle contraddizioni con cui egli accoglie le sue stesse tesi.

Lo stesso convenzionalismo morale che Freud denunciava nelle perversioni, Davidson lo riconosce nell'orrore per i mostri, qui intesi come persone che soffrono di una qualche malformazione fisica. A partire da Martin Lutero e Melantone, e da Tommaso, Ambroise Paré ha pensato, in un trattato che godette di enorme fortuna (Des monstres et prodiges, 1573), che la natura del mostro fosse effetto dell'ira di Dio per la confusione dello sperma nel momento del concepimento. L'orrore è allora quello di fronte alla violazione di una norma morale, violazione che diventa causa della malformazione. In seguito, nel 1669, il medico Edward Tyson comincia a spiegare le malformazioni adducendo cause congenite. Come nel caso di John Merrick, il celebre uomo elefante, Davidson ritiene che lo sguardo medico ha contribuito a rimuovere l'alone di orrore che circonda queste persone, e ha loro fornito la possibilità di pensarsi, finalmente, come soggetti pienamente umani.

Il sesto capitolo prende in esame l'esercizio storiografico di Carlo Ginzburg, il cui valore, secondo Davidson, risiede innanzitutto nel rifiutare una concezione “pragmatica” della verità (per cui la ricostruzione storica vera è quella efficace), in favore di una concezione della testimonianza che possa consentire un resoconto vero, indipendentemente dall'efficacia, dei fatti. Questo resoconto deve rendere conto della situazione contestuale in cui la testimonianza è stata prodotta. La storiografia di Ginzburg è vicina all'epistemologia storica perché entrambe integrano l'enunciato individuale, la prova, in uno spazio concettuale che li ha resi possibili, e da cui traggono il loro sostentamento.

Nel saggio successivo Davidson mette in relazione Foucault con la tradizione analitica anglo-americana e con Wittgenstein. I punti di contatto tra i due filosofi possono essere rintracciati proprio in quella relatività storica e culturale dei concetti che Foucault elabora nella nozione di campo di stabilizzazione (un enunciato in alcuni momenti acquista un significato diverso in base alle relazioni che lo connettono ad altri nuovi enunciati) e Wittgenstein i quella “gioco linguistico”.

L'ultimo saggio analizza il ruolo di Foucault nell'epistemologia francese, a partire dalla sua vicinanza a Canguilhem. Davidson riabilita la valenza metodologica dell'archeologia foucaultiana, che secondo alcuni soffre di alcune carenze. La vicinanza a Canguilhem si manifesta nella credenza che il sapere scientifico è, nella sua economia interna, governato da norme ben definite. La coerenza a queste norme sarebbe lo spazio di possibilità per la produzione di enunciati scientifici. È qui forse opportuno ribadire quella che potrebbe essere una critica al bel libro di Davidson: questi caratteri di regolarità, coerenza e normatività, appartengono ad una lettura retrospettiva ed esterna al campo della scienza oppure vengono intesi come descrittivi del cammino scientifico?

Nell'appendice Davidson spiega perché Foucault non parla mai di piacere sessuale,e perché ha sempre cercato di schivare un certo psicologismo. Ma, si chiede Davidson, non è forse il caso di cominciare a chiedersi cos'è il piacere del sesso?

Indice

Prefazione all'edizione italiana
Prefazione
1. Richiudete qualche cadavere
2. Il sesso e l'emergenza della sessualità
3. Come fare la storia della psicoanalisi. Una lettura dei Tre saggi sulla teoria della sessualità di Freud
4. L'orrore per i mostri
5. Stili di ragionamento: dalla storia dell'arte all'epistemologia della scienza
6. Epistemologia della testimonianza distorta. Alcune questioni sulla storiografia di Carlo Ginzburg
7. Foucault e l'analisi dei concetti
8. Epistemologia e archeologia: da Canguilhem a Foucault
Appendice. Foucault, la psicoanalisi e il piacere
Indice dei nomi


L'autore

Arnold Ira Davidson è Robert O. Anderson Distinguished Service Professor all'Università di Chicago e insegna Storia della filosofia politica all'Università di Pisa. Curatore dei testi di Michel Foucault in francese e in inglese, è coautore di un libro di conversazioni con Pierre Hadot, La filosofia come modo di vivere. Conversazioni con Jeannie Carlier e Arnold I. Davidson (Einaudi, 2008). Ha curato anche testi di Primo Levi in italiano e in spagnolo.

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