giovedì 11 maggio 2006

Passerini Glazel, Lorenzo, La forza normativa del tipo. Pragmatica dell’atto giuridico e teoria della categorizzazione.

Macerata, Quodlibet, 2006, pp. 322, € 20,00.

Recensione di Edoardo Colzani – 11/05/2006

Filosofia del diritto

Il saggio di Lorenzo Passerini Glazel si sviluppa attorno a tre elementi chiave: il concetto di “tipo”, la pragmatica dell’atto giuridico, che è il campo di indagine privilegiato in cui si sviluppa l’analisi, e la teoria della categorizzazione, che costituisce lo strumento preliminare per poter affrontare un ragionamento sul concetto di “tipo”.
Il problema della categorizzazione affonda le sue radici nel pensiero di Platone e nel pensiero di Aristotele. La teoria aristotelica, o teoria classica della categorizzazione, che è alla base delle classificazioni delle scienze naturali, non è uno strumento sufficiente, secondo Passerini, per l’analisi del ruolo del tipo nella pragmatica dell’atto giuridico. L’autore propone di affiancare alla teoria classica della categorizzazione la teoria della categorizzazione per prototipi elaborata dalla psicologa cognitiva americana Eleanor Rosch. La teoria dei prototipi è una teoria che poggia su quattro concetti fondamentali: (i) il concetto di “struttura interna della categoria”, (ii) il concetto di “prototipo”, (iii) il concetto di “cue validity” e (iv) il concetto di “somiglianza di famiglia”. Meritano attenzione soprattutto il concetto di “prototipo” e il concetto di “struttura interna” delle categorie: soprattutto questi due concetti permettono di cogliere aspetti importanti del concetto di “tipo”. Passerini individua due accezioni del termine ‘prototipo’: nella prima accezione il prototipo è l’oggetto membro della categoria che è considerato il “miglior esempio della categoria”; nella seconda accezione il prototipo è un’immagine cognitiva costruita in modo da riunire le proprietà più tipiche della categoria. Quanto al concetto di “struttura interna” delle categorie, Passerini riprende la definizione di Rosch: esiste un’area centrale della categoria, che ne costituisce il core meaning, e attorno alla quale si distribuiscono su una scala di decrescente tipicità gli altri membri della categoria; i limiti delle categorie non sono necessariamente rigidi ma possono costituire zone marginali sfumate. I due concetti di “prototipo” e di “struttura interna della categoria” consentono di rendere conto di due fenomeni che la teoria classica della categorizzazione non prendeva in considerazione: il fenomeno della esemplarità e il correlativo fenomeno della centralità di alcuni elementi rispetto agli altri. Accanto a questi due fenomeni Passerini ne individua un terzo: la maggiore o minore variabilità degli elementi che formano la categoria. La capacità di render conto di questi tre fenomeni rende il tipo lo strumento concettuale che meglio si adatta alla categorizzazione degli atti umani in generale e degli atti giuridici in particolare.
A questo punto Passerini rivolge la sua attenzione alla pragmatica dell’atto giuridico, “lo studio dei presupposti, delle condizioni e delle presupposizioni degli atti giuridici”. Il successo del concetto di “tipo” nella pragmatica dell’atto giuridico è dovuto a tre fattori. In primo luogo, il concetto di “tipo” permette di rendere conto delle caratteristiche di esemplarità, variabilità e centralità (propria del hard core in quanto contrapposto alle aree periferiche sfumate). In secondo luogo, nel metodo classificatorio per tipi non è necessario individuare un set di condizioni necessarie e sufficenti, che siano comuni a tutti gli elementi della categoria, affinché categoria vi sia: la categorizzazione per tipi, infatti, avviene non per condizioni necessarie e sufficienti, ma su base analogica, dunque sulla base della maggiore o minore somiglianza di ciascun elemento della categoria con il modello paradigmatico di riferimento. In terzo luogo, il concetto di “tipo” si colloca in una zona intermedia tra il concetto di “classe” e il concetto di “modello”: il tipo identifica una classe proprio perchè viene individuato come modello; e viene individuato come modello proprio per identificare una classe. Utilizzando questa idea di circolarità possiamo affermare che il tipo di un atto giuridico da una parte identifica una classe di fenomeni cui l’ordinamento riconduce deteminati effetti, dall’altra esso è anche il modello di orientamento dell’azione per chi voglia ottenere quei determinati effetti. Più precisamente il tipo di un atto giuridico si configura come “il prodotto di un procedimento di astrazione che individua una classe unitaria di atti astraendo dalle differenze che intercorrono tra le singole concrete occorenze di atti di quellla classe”. È a questo punto che emerge la forza normativa del tipo: è attraverso i tipi, infatti, che si pongono regole sulla attuazione e sugli effetti degli atti giuridici. Passerini distingue i tipi normativi dai tipi cognitivi: i tipi cognitivi descrivono e rappresentano come una certa realtà sia; il tipo normativo invece stabilisce come la realtà debba essere. Il tipo normativo, a differenza del tipo con funzione meramente cognitiva, si impone sulla realtà, la quale deve conformarsi (to fit) a esso: utilizzando il concetto elaborato da Searle di direction of fit, Passerini afferma che la direction of fit dei tipi normativi va dalla realtà al tipo, e non viceversa”. La forza normativa del tipo ha rilevanza non solo per gli atti giuridici, ma più in generale per tutti gli atti istituzionali. Atti istituzionali sono quegli atti che sono possibili soltanto all’interno di un complesso sistema di convenzioni e regole che ne determinano la valenza istituzionale: è solo alla luce di questo complesso sistema istituzionale che essi sono riconoscibili e interpretabili. Ogni realizzazione di un atto istituzionale, secondo Passerini, non produce i propri effetti specifici se non per il fatto di essere token di un determinato type di atto (istituzionale). Ad esempio, la promessa compiuta da Tizio nei confronti di Caio produce l’effetto di costituire un obbligo in capo a Tizio nei confronti di Caio se e solo se essa è token del type “promessa”: il token dell’ atto istituzionale “fa scattare” gli effetti del type. Il tipo è dunque una sorta di lente attraverso la quale il diritto, da un lato, “legge” e categorizza la realtà sociale, dall’altro lato, proietta sulla realtà sociale le proprie strutture normative: con questa metafora può essere sintetizzata la forza normativa del tipo.
Una feconda applicazione delle ricerche sul tipo si ha, a mio parere, nel diritto del lavoro, in particolare per quanto concerne il problema della qualificazione del rapporto lavorativo. Come è noto, una prima qualificazione della fattispecie contrattuale viene fatta dalle parti che pongono in essere il contratto di lavoro. Ma questa operazione può essere sindacata nella sua correttezza da un giudice, qualora sorga una controversia tra le parti. In tal caso il giudice è chiamato a correggere, modificare o confermare la qualificazione fatta dalle parti. Nel riqualificare la fattispecie (concreta) il giudice ha davanti a sè due possibilità: ricorrere ad un metodo sussuntivo (ossia un giudizio sillogistico di identità tra fattispecie concreta e fattispecie astratta) oppure ricorrere al metodo tipologico (ossia un giudizio di approssimazione della fattispecie concreta al tipo normativo). Nel metodo tipologico il giudice esamina una fattispecie concreta (token) cui le parti hanno dato una certa qualifica, verificando se tale fattispecie sia una effettiva instanziazione del type “lavoro autonomo” oppure sia una instanziazione, un token del type “lavoro subordinato”. Per verificare che si tratti di lavoro subordinato, in particolare, si considerano degli indici di subordinazione (ad esempio l’assoggettamento ad un orario di lavoro, la corresponsione della retribuzione a cadenze fisse, l’utilizzo di strumenti altrui ecc.) elaborati sulla base di un prototipo normativo sulla base del quale è costruito il tipo normativo. Come si vede, il giudice qualifica un rapporto esistente sulla base di un giudizio di approssimazione della fattispecie concreta a un determinato tipo normativo: dunque il tipo agisce sulla realtà, impone norme sulla realtà, non viceversa.

Indice

Introduzione.

Il luogo della teoria del tipo nella pragmatica dell’atto giuridico.

Tipo: undici declinazioni lessicali e sette declinazioni epistemologiche.

Dalla teoria classica della categorizzazione alla teoria dei prototipi.

Ricostruzione e costruzione di sei concetti di “tipo” operanti nella pragmatica dell’atto giuridico.

Tipicità ed atipicità nella pragmatica dell’atto giuridico.

Spazio giuridico tipizzato chiuso vs. spazio giuridico tipizzato aperto.

Tipicità di atti istituzionali vs. tipicità di atti non-istituzionali.

L'autore

Lorenzo Passerini Glazel (Verona, 1974) è dottore di ricerca in Filosofia analitica e teoria generale del diritto. È autore di vari saggi di filosofia del diritto, di ontologia sociale e di pragmatica dell’atto giuridico.

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