martedì 25 settembre 2012

Vattimo, Gianni, Della realtà. Fini della filosofia


Milano, Garzanti, 2012, pp. 234, euro 18, ISBN 978-88-11-59701-8

Recensione di Gianmaria Merenda - 10/05/2012

Il titolo del saggio di Gianni Vattimo è di disarmante semplicità: Della realtà. Il sottotitolo, Fini della filosofia, non sembra, però, relegare al semplice il percorso del lettore all’interno di questa raccolta di scritti. La complessità degli testi che Vattimo raccoglie in questo volume – i lettori sono avvisati che poco è stato fatto per andare oltre a dei personali appunti per conferenze e per questo motivo tornano delle ripetizioni – si può trovare nell’auspicio che l’autore pone in apertura dell’Introduzione: “Questo libro presenta, raccolto intorno a due nuclei 

costituiti dai corsi di Lovanio (1998) e Glasgow (Gifford Lectures 2010), un lungo, e tutt’altro che sistematico, lavoro di riflessione intorno al tema della dissoluzione dell’oggettività o della stessa realtà, cominciato con le prime enunciazioni del «pensiero debole» all’inizio degli anni Ottanta” (p. 9). Vattimo propone ai suoi lettori, avvezzi alla filosofia, non essendo questi scritti indirizzati al “grande pubblico”, una riflessione trentennale “intorno al tema della dissoluzione dell’oggettività o della stessa realtà”.
Nucleo consistente che ritorna sovente alla superficie del discorso è un frammento postumo di Nietzsche: “Non ci sono fatti, solo interpretazioni. Anche questa è un’interpretazione”. A questo frammento si aggiungono una precisa e puntuale analisi della filosofia di Heidegger (sopratutto nel punto in cui l’Essere si dà come evento) e il decantato di quell’analisi, il ‘Pensiero debole’ di Vattimo stesso. La filosofia ermeneutica di Vattimo è succintamente argomentata sul finale di una delle appendici, “Pensiero debole pensiero dei deboli”: “una lettura nietzschiano-heideggeriana della situazione che, nello stesso periodo (fine degli anni Sessanta e seguenti), Lyotard descriveva come la condizione postmoderna” (pp. 210-11).
Gli scritti di Vattimo sono, nel loro intimo, molto più che una lunga disamina che tenta il lettore a guardare con occhio più benevolo l’inconsistenza della realtà dei fatti – è di poco precedente la pubblicazione di questo volume la discussione tra alcuni intellettuali, fra questi Maurizio Ferraris e Gianni Vattimo, concernente New Realism e Postmoderno –. Alla base dei discorsi qui proposti c’è una critica pressante all’autorità e al potere che ne consegue, alla filosofia e alla sua fine: in una parola alla ricerca della verità.
La filosofia e la metafisica sono viste come il pensiero autoritario, forse totalitario, che permette al despota di turno di governare, ma non solo, se pensiamo al concetto di Verità che le religioni monoteiste fanno proprio, imponendo un singolo e oggettivo riferimento di verità a cui obbedire. Solo in un mondo democratico, argomenta Vattimo, fatto di interpretazioni e quindi di punti di vista molteplici che non escludono anche un’aspra discussione, si può pensare a quell’oltrepassamento della metafisica tanto ricercato da Heidegger. I riferimenti al frammento nietzschiano e alla filosofia di Heidegger fanno sì che il fine ultimo della filosofia, da qui il sottotitolo del testo, sia quello di superare la sua propria dissoluzione, nelle singole e specialistiche scienze moderne, per avviarsi verso una gestione temperata del vuoto che la stessa filosofia lascia: “andando molto al di là di Heidegger e dello stesso Popper, si può semplicemente identificare la fine della filosofia come metafisica con l’affermazione, pratica e politica, dei regimi democratici. Dove c’è democrazia non ci può essere una classe di detentori della verità «vera» […]” (p. 179). Dove c’è monarchia, nel senso più proprio del termine, c’è spazio per i filosofi che credono di poter detenere un certo primato sulla verità. Dove c’è democrazia i filosofi devono prendere in considerazione nuovi modelli di verità e di autorità, modelli condivisi, ermeneutici, non monocratici.
Il compito della filosofia non è più quello di fornire la teoresi, la Verità, i presupposti per un governo di ‘potere’ del popolo, ma è quello di governare il vuoto che essa stessa produce, per evitare l’anarchia derivante dalla parcellizzazione del potere (sempre più diffuso nelle singole scienze). È questo, probabilmente, il punto cruciale su cui si scontrano le differenti argomentazioni di realisti e ermeneuti: singola Verità o molteplici verità? È qui che si aprono i discorsi che da una parte o dall’altra possono far guardare all’argomento verità/autorità con meno sospetto. Vattimo ha certamente molto da dire, e in questi scritti lo afferma con decisione: “Non sarà un caso che Heidegger chiami proprio questo tramandarsi di interpretazioni (inseparabili dai fatti che intendono) la «storia dell’Essere». Persino il richiamo all’oggettività delle cose come sono in sé stesse pesa solo in quanto è una tesi di qualcuno contro qualcun altro, e cioè in quanto è una interpretazione motivata da progetti, insofferenze, interessi anche nel senso migliore della parola. La realtà «stessa» non parla da sé, ha bisogno di portavoce - cioè, appunto, di interpreti motivati, che decidono come rappresentare su una mappa un territorio a cui hanno avuto accesso attraverso mappe più antiche” (p. 95). È certo che la discussione tra sostenitori del New Realism e quelli del Postmoderno non si fermerà qui.


Indice

Introduzione

Lezioni di Lovanio
        1.        Effetto Nietzsche
        2.        Effetto Heidegger
        3.        L’epoca dell’immagine del mondo

Intermezzo
Tentazione del realismo

Lezioni di Glasgow Gifford Lectures
        1.        Tarski e le virgolette
        2.        Oltre la fenomenologia
        3.        L’essere e l’evento
        4.        La dissoluzione della realtà

Appendice
        1.        Metafisica e violenza. Questione di metodo
        2.        Da Heidegger a Marx: umanesimo ermeneutico come filosofia della prassi
        3.        La fine della filosofia nell’età della democrazia
        4.        Vero e falso universalismo
        5.        Il male che non c’è, 1
        6.        Il male che non c’è, 2
        7.        Pensiero debole pensiero dei deboli
        8.        Dal dialogo ai conflitti

Indice dei nomi

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