mercoledì 8 maggio 2013

Ferrajoli, Luigi, Poteri selvaggi. La crisi della democrazia in Italia

Roma-Bari, Laterza, 2011, pp. 88, euro 14, ISBN 978-88-420-9646-7.

Recensione di  Michele Saporiti - 11/01/2013

«È in atto un processo di decostituzionalizzazione del sistema politico italiano»(p. VI). Questa è la lapidaria affermazione con la quale Luigi Ferrajoli, tra i maggiori filosofi e teorici del diritto contemporanei, apre il suo ultimo volume. Quel male politico, di cui Ferrajoli ricostruisce lucidamente la fisionomia, consiste nell’affermarsi di una democrazia plebiscitaria fondata sull’esplicita pretesa dell’onnipotenza della maggioranza e sulla noncuranza della complessa architettura propria di ogni democrazia costituzionale. 

A queste premesse l’autore fa seguire un’analisi di stringente attualità e di magistrale rigore nella quale, dopo aver illustrato il paradigma dello Stato costituzionale di diritto affermatosi in Italia e in altri paesi all’indomani del secondo conflitto mondiale, pone l’attenzione sui meccanismi che, dall’alto e dal basso, hanno portato alla crisi di tale paradigma.
La dimensione formale o procedurale della democrazia, come «potere del popolo di assumere, direttamente o tramite rappresentanti, decisioni pubbliche» (p. 3), è condizione necessaria, ma non anche sufficiente perché un sistema politico sia qualificabile come democrazia costituzionale. Il mutamento di paradigma introdotto con le costituzioni rigide ha subordinato sia il potere legislativo, sia quello di governo a vincoli riguardanti non più soltanto le forme, ma anche la sostanza del loro esercizio. Tali limiti e vincoli sono rappresentati da quella che nella vasta produzione ferrajoliana è nota come la sfera dell’indecidibile, disegnata dai diritti di libertà, i quali vietano come invalide le decisioni con essi in contrasto, e dai diritti sociali, i quali impongono come dovute decisioni dirette a soddisfarli. Il complesso di diritti in essa ricompresa costituisce la dimensione sostanziale della democrazia, ovvero quella relativa al che cosa delle costituzioni è vietato o obbligatorio decidere per qualsiasi maggioranza. Questo «sistema di norme metalegali» (p. 9) nel quale consistono le odierne costituzioni rigide ha modificato profondamente il rapporto tra politica e diritto e ha trasformato la democrazia costituzionale in un modello normativo che Ferrajoli articola in quattro dimensioni: democrazia politica, assicurata dalle garanzie dei diritti politici; democrazia civile, assicurata dalle garanzie dei diritti civili; democrazia liberale, assicurata dalle garanzie dei diritti di libertà; democrazia sociale, assicurata dalle garanzie dei diritti sociali. Con‘garanzie’ Ferrajoli designa «i divieti o gli obblighi corrispondenti alle aspettative positive o negative normativamente stabilite, di solito, in forma di diritti soggettivi» (p. 15). Il garantismo rappresenta, quindi, nient’altro che l’altra faccia del costituzionalismo e ne assicura l’effettività.

Il paradigma costituzionale ricostruito da Ferrajoli è un modello normativo e come tale caratterizzato da un più o meno elevato grado di ineffettività. Oltre un certo limite, però, tale ineffettività diventa patologica. Questo è quanto accaduto in Italia secondo l’Autore. Il primo fattore di questa decostituzionalizzazione dall’alto della democrazia politica è rappresentato dalla personalizzazione della rappresentanza, ovvero dalla tendenza sempre più diffusa, non solo in Italia, di identificare la rappresentanza politica «con la persona del capo dello Stato o del governo» (p. 22). Punto d’arrivo di tale tendenza è l’approvazione dell’attuale legge elettorale italiana, la legge n. 270 del 2005, che ha trasformato le elezioni politiche nella nomina dei parlamentari da parte dei vertici dei partiti. Per Ferrajoli ciò che rende più distruttivo questo processo di personalizzazione, però, è l’ideologia politica che lo accompagna. Essa, sposando «l’idea dell’onnipotenza del capo quale voce ed espressione organica della volontà popolare» (p. 23), ha deformato in senso plebiscitario la democrazia rappresentativa, mentre, citando Hans Kelsen, l’Autore ricorda come l’idea di democrazia implica sempre l’assenza di un capo. Il secondo fattore di crisi dall’alto della rappresentanza politica consiste nella mancata separazione tra poteri politici e poteri economici. Si fa riferimento alla concentrazione nelle stesse mani dei poteri di governo di un enorme sistema di interessi e di poteri economici, finanziari e mediatici, assicurati, quest’ultimi, dal monopolio dell’informazione televisiva. L’espressione che meglio connota tale anomalia è quella di «patrimonialismo populista», caratterizzato da un’«appropriazione privata della sfera pubblica, accompagnata da forme di feudalizzazione della politica e delle istituzioni, basate sullo scambio tra fedeltà e protezione» (p. 29). Il terzo fattore di decostituzionalizzazione dall’alto della democrazia è rappresentato dal venir meno della separazione tra partiti e istituzioni e del ruolo dei primi come strumento di mediazione delle seconde con la società. Questo ha trasformato i partiti in istituzioni pararepubblicane, divenute «costose oligarchie stabilmente collocate nelle istituzioni rappresentative e massimamente esposte alla corruzione e al malaffare» (p. 33). Un siffatto “ceto politico”, con i suoi costi e privilegi, produce la preoccupante crisi del radicamento sociale dei partiti. L’ultimo fattore di crisi dall’alto della democrazia viene individuato nella «totale assenza in Italia di garanzie dell’informazione» (p. 36) o, meglio, della sua indipendenza. Con l’avvento della televisione e con le sue forme di concentrazione si è venuta a creare una vera e propria aporia che Ferrajoli identifica nella sostanziale sovrapposizione tra potere imprenditoriale della proprietà e i diritti di rango costituzionale, quali la libertà di stampa e informazione, completamente condizionate dal primo. 
Il processo decostituente dal basso della democrazia è, invece, quello che riguarda i rappresentati, ovvero la società. In primo luogo, esso si attua attraverso due processi: all’omologazione dei consenzienti si accompagna la denigrazione dei dissenzienti; alla radicale verticalizzazione e concentrazione dei poteri fa seguito la massima divisione e disgregazione di una società, anche sulle questioni che riguardano il lavoro. In simili dinamiche riemerge prepotentemente la figura del “nemico” che, al pari di quella del capo, può fungere da elemento coesivo e identitario del corpo sociale. La demagogia populista crea potenziali nemici – immigrati, rom, islamici- e li stigmatizza come soggetti pericolosi e potenziali delinquenti, «esponendoli alla diffidenza, al sospetto, alla domanda di espulsione o repressione e talora, come è accaduto, alla violenza omicida» (p. 45). Il secondo fattore di crisi democratica dal basso consiste nel vistoso indebolimento del senso civico e nella svalutazione dell’importanza dell’opinione pubblica, ovvero dell’opinione sulle questioni che riguardano gli interessi di tutti. Ferrajoli individua due modalità di dissoluzione dell’opinione pubblica: la disinformazione, la menzogna e la propaganda, soprattutto, televisiva; il crollo del senso civico e delle virtù politiche. Ciò che si è perseguito è la progressiva rimozione dall’orizzonte politico dei cittadini dell’idea stessa di interesse generale o di bene comune e l’esaltazione degli interessi privati di ciascuno come soli ed esclusivi, anche nell’esercizio del proprio diritto di voto. Collegato a questa passivizzazione politica dei cittadini è il terzo fattore di decostituzionalizzazione dal basso, ovvero il crollo della partecipazione dei cittadini-elettori alla vita pubblica, collegato al già citato distacco tra partiti e società. Le ragioni che hanno portato a tale situazione sono da un lato la perdita di prestigio e di credibilità dei partiti, seguita al processo di degenerazione partitocratica della democrazia italiana degli anni Settanta e Ottanta; dall’altro la smobilitazione delle organizzazioni territoriali dei partiti, «principale antidoto contro le derive populiste» (p. 53), con la conseguente impermeabilità del ceto politico alle sollecitazioni provenienti dalla società come dal mondo della cultura. Il quarto e ultimo fattore del processo decostituente dal basso della democrazia politica è la trasformazione dell’informazione, a causa del suo duplice controllo proprietario e politico, in una fabbrica del consenso. Se non esiste un diritto alla «vera informazione», secondo l’Autore esiste, invece, un diritto alla non disinformazione, così importante da costituire un corollario di altre due libertà fondamentali: la libertà di coscienza e la libertà di pensiero. Essa implica, in altri termini, il diritto alla non manomissione della propria coscienza attraverso la disinformazione intorno a fatti e questioni di pubblico interesse. 
Occorre chiedersi, a questo punto, quali siano i possibili rimedi per la profonda crisi della democratica italiana. Ferrajoli ne propone quattro: l’adozione del metodo elettorale proporzionale; l’esclusione dei conflitti d’interesse; la democrazia interna ai partiti e le forme di democrazia partecipativa; la riforma del sistema dell’informazione. Quanto al primo rimedio, l’Autore sottolinea la necessità di una «riforma elettorale che sia in grado di rifondare la rappresentatività politica» (p. 60). Essa dovrebbe prevedere in primo luogo il divieto di indicare nelle schede elettorali il nome del capo della coalizione, per cominciare un’opera di spersonalizzazione della politica che impedisca ai partiti di diventare comitati elettorali del capo. In secondo luogo, l’adozione del metodo elettorale proporzionale, il solo in grado, per le peculiarità del sistema italiano, di rappresentare la reale pluralità delle opinioni politiche, la diversità degli interessi in gioco e i conflitti sociali che caratterizzano l’elettorato. Il secondo rimedio alla crisi democratica consiste nella creazione di un efficace meccanismo che impedisca la massima confusione e concentrazione dei poteri. Per fare ciò occorre introdurre tre nette separazioni: tra sfera pubblica e sfera privata, ovvero tra poteri politici e poteri economici; tra Stato e società, garantendo la distinzione tra partiti e istituzioni elettive e restituendo i primi al loro ruolo di organi della società e non più dello Stato; tra istituzioni di governo e funzioni ed istituzioni di garanzia, introducendo due differenti fonti di legittimazione per ognuna di esse: la rappresentatività politica per le istituzioni di governo, siano esse esecutive o legislative, la soggezione all’universalità dei diritti fondamentali costituzionalmente stabiliti per le funzioni ed istituzioni di garanzia.  Quanto al terzo rimedio proposto, l’Autore insiste sulla necessità che i partiti tornino ad essere associazioni di base, generate da comuni opzioni ideali. L’autoregolazione statutaria non è stata sufficiente ad impedire la degenerazione dei partiti in «oligarchie intolleranti del dissenso e indisponibili al ricambio dei dirigenti, se non per cooptazione» (p. 74). Occorrerebbe, in breve, una vera e propria legge sulla democrazia interna dei partiti. In ultimo, la crisi della rappresentanza democratica italiana può essere arginata attraverso una profonda riforma del sistema dell’informazione, il quale dovrebbe fissare una radicale incompatibilità tra poteri politici e poteri mediatici, ed impedire la formazione di posizioni dominanti nel campo dell’informazione. Non si tratta di ristabilire il monopolio statale, precisa l’Autore, ma di evitare quegli «oligopoli privati» paventati in Italia, trent’anni fa, dalla Corte costituzionale, che facilmente si sono trasformati in monopoli politico-privati. 
Questo l’articolato percorso di Poteri Selvaggi, non soltanto, per molti versi, l’applicazione concreta al caso italiano di strumenti teorici elaborati in lunghi anni di studio da Luigi Ferrajoli, ma la precisa indicazione di una possibile via d’uscita che passa attraverso «lo sviluppo, a livello politico e sociale, di una cultura costituzionale e di una concezione della democrazia come sistema fragile e complesso di separazioni e di equilibrio di poteri, di limiti e garanzie» (p. 85). 


Indice 

Premessa

1. Il paradigma della democrazia costituzionale
2. La crisi dall’alto della democrazia politica
3. La crisi dal basso della democrazia politica
4. I rimedi alla crisi. Quattro ordini di garanzie.

Conclusione. Il futuro della democrazia costituzionale

7 commenti:

MAURO PASTORE ha detto...

La recensione è in parte analisi - citazione ed in altra parte è estrapolazione - decontestualizzazione, per lavoro recensito che tratta specificamente di poteri democratici senza tematizzarne i rapporti repubblicani ma stante che tali poteri sono essi stessi repubblicani; per questo l'estrapolarizzare-decontestualizzare per quanto in sequenza che è riduttiva e per quanto interno all'analizzare-citare (analisi | estrapolazione/decontestualizzazione | citazione) non è neutrale inoltre il citare si compie alla fine del recensire e ciò fa della non neutralità di contenuto recensito anche sua particolarità. Non neutrale e particolare la riflessione del recensore, tuttavia secondo generalità ed obiettività, essa perciò consiste non solamente in qualcosa di valutabile ma pure nel recare nozioni cui poter fare valutazioni; e ciò perché gli argomenti recensiti sono specifici e senza temi specifici di riferimento e modulo interpretativo di recensore ne è opposto specificare ed integrativo riferire; tuttavia tal meccanismo ermeneutico compensativo è soggettivamente eccedente sua funzione di riobiettivazione; e ciò per un verso toglie senso a recensione stessa, per altro verso ne rende manifesta soggettività di considerazioni, permettendo al lettore non solo di accedere a nozioni ma di potersene costruire validi preconcetti.
Non per questi preconcetti –ermeneuticamente utili– né per altri ma per conoscenza diretta del pensiero di autore recensito, io procederò a mio successivo commento, non fondato su interpretazione relativa a fatti ma su decifrazione di messaggi.

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MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

(...) Recensore si applicava ad estremizzare ideologicamente quanto autore recensito intellettualmente focalizzava. Di centralità conferita da autore se ne trova direttamente individualizzata ma senza identificare di conferimento lo scopo non ideologico. Secondo ideologia di recensore risultati di studio sarebbero non ulteriormente integrabili; tal ideologia di fatto impiegata in recensire è integralmente sociale - economica - politica, non in altro ordine cioè gerarchicamente determinata secondo priorità sociali - economiche - politiche. Ciò induce il recensore ad assolutizzare conclusioni di lavoro recensito per considerarne indicazioni di primordine politiche - economiche - sociali in secondordine e rapportazioni a schema esterno a lavoro, forse con assenso o forse senza da parte del recensore, secondo ideologia socialista politicamente addotta e non filosoficamente, datane esternità e recensorità le quali impediscono intellezioni aperte necessarie a filosofia. Per criticare esito socialista o per asseverarne, di fatto recensore ne allegava indebitamente.

Pensiero di autore (recensito) offre filosofica opportunità di relazionamenti ed ulteriorità utili ed oramai necessari a quadro politico italiano in quanto vie obbligate da necessità giudiziarie.
Alterazioni maggioritarie elettorali non hanno futuro lecito ed erano solo varianti eccezionali non eccedenti ma oramai cui eccepire; e nuova proposta di sistema già disponibile è un sistema proporzionale misto-proporzionale.
Conflittualità di interessi privati ai danni di pubblici a modificazioni arbitrarie delle comunicazioni hanno aggiunto scelte arbitrarie di comunicazioni invece che ritornare ad esigenze e doveri di professionalità e hanno creato condizioni di pericoli non solo alla politica ma finanche a sopravvivenza quindi unico destino per i sistemi di informazione è il ristabilirsi in liceità sotto ingiunzione esecutiva diretta di Stato e qual giudiziario.
Rispondenza interna di pluralità di partiti a pluralità democratica repubblicana esterna è unico futuro lecito per consistenza effettiva di partiti stessi.
Il sistema di informazione di Stato ha necessità di riformarsi secondo nuove condizioni di direttività democratica a causa di tempi democratici accaduti e di spazi democratici formatisi in forza di nuovi poteri informatici telematici aggiuntivi ai moderni poteri informativi di stampa (invenzioni di Stampa, di Telematia); e in ordine a rapporti di cittadinanza, sistemi privati da omologarsi in sufficiente a pubblici.

Tuttavia, giustizia di conclusioni politiche filosofiche e validità di relazionamenti e ulteriorità filosofiche politiche di lavoro recensito sono relative a realtà di Statalità. Mancanza di esplicitazioni repubblicana non ne mostra i non-legami con Statualità. Pubblicazione di lavoro accaduta durante porre di incertezze di futuro statuale, cui autore non rifiutava minimo credito; in ciò si nota di suo lavoro duplice etica: debole, perché da credito dato non vantaggio ai riceventi; differente, giacché scopi di Stato stesso diversi. Filosoficamente tali etiche risultano nulle perché prive di notazioni di motivazioni.

...


MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Per quanto in mio messaggio precedente 'Mancanza di esplicitazioni repubblicana' attesti ed umilmente (!) correttezza politica di lavoro recensito, essa non esprime mio intero e definito pensiero. Mia scrittura era:

'Mancanza di esplicitazioni repubblicane'


ma problemi tecnici di linea (non da mio terminale) ed elettromagneticità eccedente da porto vicino (annunciato da 'salpare' ma ancora incombente da non lontano) e noie criminali dai miei pressi contro di me mi hanno impedito opportunità di maggior cura in revisione.

Reinvierò con correzione.


MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

(...) Recensore si applicava ad estremizzare ideologicamente quanto autore recensito intellettualmente focalizzava. Di centralità conferita da autore se ne trova direttamente individualizzata ma senza identificare di conferimento lo scopo non ideologico. Secondo ideologia di recensore risultati di studio sarebbero non ulteriormente integrabili; tal ideologia di fatto impiegata in recensire è integralmente sociale - economica - politica, non in altro ordine cioè gerarchicamente determinata secondo priorità sociali - economiche - politiche. Ciò induce il recensore ad assolutizzare conclusioni di lavoro recensito per considerarne indicazioni di primordine politiche - economiche - sociali in secondordine e rapportazioni a schema esterno a lavoro, forse con assenso o forse senza da parte del recensore, secondo ideologia socialista politicamente addotta e non filosoficamente, datane esternità e recensorità le quali impediscono intellezioni aperte necessarie a filosofia. Per criticare esito socialista o per asseverarne, di fatto recensore ne allegava indebitamente.

Pensiero di autore (recensito) offre filosofica opportunità di relazionamenti ed ulteriorità utili ed oramai necessari a quadro politico italiano in quanto vie obbligate da necessità giudiziarie.
Alterazioni maggioritarie elettorali non hanno futuro lecito ed erano solo varianti eccezionali non eccedenti ma oramai cui eccepire; e nuova proposta di sistema già disponibile è un sistema proporzionale misto-proporzionale.
Conflittualità di interessi privati ai danni di pubblici a modificazioni arbitrarie delle comunicazioni hanno aggiunto scelte arbitrarie di comunicazioni invece che ritornare ad esigenze e doveri di professionalità e hanno creato condizioni di pericoli non solo alla politica ma finanche a sopravvivenza quindi unico destino per i sistemi di informazione è il ristabilirsi in liceità sotto ingiunzione esecutiva diretta di Stato e qual giudiziario.
Rispondenza interna di pluralità di partiti a pluralità democratica repubblicana esterna è unico futuro lecito per consistenza effettiva di partiti stessi.
Il sistema di informazione di Stato ha necessità di riformarsi secondo nuove condizioni di direttività democratica a causa di tempi democratici accaduti e di spazi democratici formatisi in forza di nuovi poteri informatici telematici aggiuntivi ai moderni poteri informativi di stampa (invenzioni di Stampa, di Telematia); e in ordine a rapporti di cittadinanza, sistemi privati da omologarsi in sufficiente a pubblici.

Tuttavia, giustizia di conclusioni politiche filosofiche e validità di relazionamenti e ulteriorità filosofiche politiche di lavoro recensito sono relative a realtà di Statalità. Mancanza di esplicitazioni repubblicane non ne mostra i non-legami con Statualità. Pubblicazione di lavoro accaduta durante porre di incertezze di futuro statuale, cui autore non rifiutava minimo credito; in ciò si nota di suo lavoro duplice etica: debole, perché da credito dato non vantaggio ai riceventi; differente, giacché scopi di Stato stesso diversi. Filosoficamente tali etiche risultano nulle perché prive di notazioni di motivazioni.

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MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Da anni 2011, 2013 ad anno 2020 molte cose sono accadute in Italia e non per alternativa socialista/non-socialista.

Di questi giorni, provvedimenti di Protezione Civile motivati da esigenze di ordine oltre che sanitarie; e Istituzioni governative che hanno prodotto un decreto parzialmente utilizzabile perché non abbastanza generico e un decreto inviato alle "Camere" (di Stato Centrale) cioè non abolito ma abrogato; di entrambi restando possibili indiretti usi – sicché per fare qualcosa del primo, concernente sicurezze sanitarie di ambienti generici, burocrazia di Stato ha preparato quasi assurdi moduli di adesione; invece del secondo, concernente messa in sicurezza di ambienti giudiziari da problemi sanitari, discutibilità parlamentare non ne ha sottratta opzione indipendente da chi in stessi ambienti, ma con arbitrarietà e soggettività restanti... Non erranza però vuoto di reali attività statali, in mezzo ad incomprensioni ed insufficienze comunicative... Condizioni estreme e dunque di obbligo attenzione a necessità Statuali-Private concordi a quelle Statali (queste ultime in lavoro recensito).

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MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

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Statalità in azione; ma vera opinione pubblica con poco spazio comunicativo-informativo...

Ieri sera e in nottata su televisione di Stato, canale RAI, un fraintenditore che blaterava insensatezza di obbligo evidentemente fasullo e di destinazione totale dello stesso; perché nessun provvedere medico-sanitario può prescindere da eccezioni ed inoltre riceve realtà da richiesta di destinatari non da ordine e perché non ha senso ridurre condizioni umane a condizioni sanitarie; purtroppo a blaterare contro verità ((che io ho testè espresso)) si aggiungeva falso resoconto di medesimo blaterante; difatti se carcerieri decidono per un provvedere di cui Stato tien conto in decreto non operativo, non per questo ne han deciso carcerati; e se carcerati non scarcerati, non per non decidere neppure di carcerieri, ma per non prodursi di condizione di scarcerazione evidentemente non sottoposto a decreti non operativi ed in ogni caso indicativi non ordinativi... Era palese che il blaterante odiava peculiarità 'indicative soltanto' e nonostante sua attività non intendeva reali funzioni di carceri... Forse era in stato di ubriachezza molesta, o ebbrezza pericolosa? Presentatrice-annunciatrice tentava di mostrarne assoluta sconsideratezza — io spegnevo televisore. Quanto raccontato mostra condizioni di scarsa presenza reale di Stato e potere di democrazia diretta sollecitato senza riguardo; difatti etica restante di programma affidato ad inventiva quasi insperabile di lavoratrice-tivù ma accanimento, di lunghi penosi attimi, fuorviante...
Ieri sera e in nottata, trasmesso su canale RAI frammento di discorso di Presidente del Consiglio, che interezza di comunicativa originale, non stimabile saggia ma neppure assurda se compresa in sue premesse secondo esatte competenze o giuste conoscenze, assumeva per aspetto di assurdità e prepotenza, poiché in esso si diceva di divieti ma possibili ad autoconferirsi od altrimenti senza senso, e troppo definiti per esser concreti (evitare assembramenti di solito evita contagi da virus influenzali ma alcune volte assembramenti potrebbero ridurre se bisogno di tutti gli assembrati) sia perché potrebbe esistere anche caso di necessità da svolgere in condizioni sanitarie precarie o negative...
Sempre ieri sera e in nottata, in tivù altro intervento anche peggiore, uno che manifestava pensieri in dimenticanza di riferimenti di stessi pensieri... giacché proferiva secondo diffusa distrazione per la quale virus da influenza non tale pensato e solo il virus pensato; e di rafforzamento di virus in ambienti umani e sanitari, stesso ne presentava con scrupoli di pentito di guerra biologica, ma notizie esatte erano di autoevolversi forte del virus - detto "coronavirus" ma pure siglato (oltretutto non sarebbe possibile altrimenti ad un virus, perché nessun intervento può acuire e mutare forza elementare biologica differente)... e a distrazione aggiunta altra distrazione: in Cina morti a sèguito di stessa malattia, in Italia a sèguito di altre malattie cui solo aggiunta stessa cinese...
Per chi in difficoltà senza essersi cercati guai, una condizione sociale comunicativa non solo intollerabile anche inaccettabile del tutto!

Sistema sanitario di Stato resiste tra inettitudini e non solo in stessa Sanità e Protocolli di Stato corretti mostrano 'deficienze' di ambienti sanitari stessi; ma essendo diffuse distrazioni cui evidenza mostra in gran parte arbitrarietà di scelta, intellettualmente autofuorviante; e necessità primarie spontanee cui moltitudini si sottraggono con maggior danno ad eventi ed ambienti civili o specificamente civili...
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MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

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Sicché non risulta alcun mutamento sociale politico a causa di influenze e virus ma politico sociale ed a causa di difficoltà sociali e civili; e novità sta in attivazione particolare di Protezione Civile; questa, notasi, si svolge tra sorta di obiezioni non vitali ma vitalistiche, tra abomini di falso eros o peggio, cui ambienti sanitari macabramente soggiacenti e cui influenza patologica-sintomatologica "cinese" (non è la prima né di solo questo inverno) risulta in stesso suo orrore anche segno indiretto e dedotto di violenze sociali ed insane; non sintomatologicamente ma sociologicamente psicologicamente. Luoghi colpiti da malattia influenzaria in Italia, susseguenti a centrali-europei, sono europei-euroasiatici, in specie da Nord Est; ma relazioni di molti tendono etnofobicamente a considerarli solo euroasiatici. Insomma tante difficoltà...


per cui sia Stato che Cittadinanza dovranno potenziare sistemi di consenso, garanzie di disinteressatezze e pluralità, di informazioni.


MAURO PASTORE