lunedì 17 settembre 2012

Biondi, Graziano, Bonvecchio, Claudio, Lettieri, Gaetano, Gnosi. Nostalgia della luce

a cura di Piero Vitellaro Zuccarello, Milano-Udine, Mimesis, 2012, pp. 83, euro 10, ISBN 9788857507071.

Recensione di Sara Anna Ianniello - 16/06/2012   

L’agile volume curato da Piero Vitellaro Zuccarello, si configura come un buon punto di partenza per chi si accosta al difficile studio dello gnosticismo evidenziando, nei saggi presenti, non soltanto gli elementi principali ai quali il lettore deve fare riferimento per orientarsi nel vasto panorama di studi e opinioni in merito, ma anche spunti di riflessione sulla condizione dell’uomo contemporaneo. Sotto questo profilo, il saggio di chiusura, Gnosi e Politica: riflessioni, in cui Claudio Bonvecchio utilizza la categoria dello gnosticismo all’interno del panorama socio-politico odierno ne è una testimonianza.

Analizzando il rapporto tra la via ascetica di rifiuto e fuga dal mondo, rispetto a quella “libertina”, l’autore asserisce che: «Se la prima coincide con una sorta di allontanamento dal mondo, la seconda manifesta la volontà di disattendere ogni regola per distruggere, dalle radici, ogni forma di potere e, con esso, gli equilibri socio-politico-comportamentali del mondo» (p. 77). L’autore, partendo dall’analisi della posizione di Vögelin, per il quale il nucleo simbolico dello gnosticismo è una storia secolarizzata (Cfr. E. Vögelin, La «scienza nuova» nella storia del pensiero politico, Guida, Napoli 1996, 104), sostiene che non è dimostrata una totale continuità tra movimento gnostico delle origini e movimenti rivoluzionari dei secoli moderni e contemporanei, anche se, non si può negare che il ‘900 abbia maturato un forte interesse per la gnosi, testimoniato da pensatori del calibro di Herman Hesse e del suo psicoterapeuta Carl Gustav Jung (Cf. W. Catalano, Carl Gustav Jung: l’ombra e la gnosi, Arianna Editrice, Bologna 2006) per il quale l’uomo deve operare una scelta radicale «che coincide con il ritrovamento di quella scintilla che esprime il Sé (la totalità dell’uomo interiore ed esteriore): ritrovamento a sua volta, che è un processo di formazione e di ritorno a quella totalità (il Deus Absconditus della Gnosi) rappresentata dall’inconscio collettivo» (p. 82).  Al di là di queste suggestive e importanti considerazioni,  non è comunque cosa semplice definire entro certi paradigmi e con una certa sinteticità cosa sia quel complesso che definiamo “gnosticismo”: «E ciò non soltanto per la quantità e difficoltà di questioni particolari che lo studioso deve affrontare, ma per la perplessità stessa del fenomeno, e la serie di problemi generali, tutti collegati, che esso presenta», (A. Pincherle, Introduzione al cristianesimo antico, Laterza, Roma-Bari, 1988, p. 71). Partendo da tali considerazioni, e dalla difficile materia all’interno della quale ci muoviamo, il contributo di Rinaldi, Testi e Documenti per la storia dello gnosticismo, pone in evidenza che le considerazioni di Arthur Nock, uno dei primi studiosi che si sono interessati ad una definizione dello gnosticismo, sono antecedenti la scoperta della Biblioteca di Nag Hammadi in cui sono contenuti: «13 codici che ci trasmettono 53 opere delle quali ben 41 ci erano prima sconosciute […]» (p. 24).   Un elemento innovativo del contributo di Rinaldi, che merita di essere sottolineato, riguarda invece l’accostamento, sovente utilizzato anche da tanta letteratura odierna, dello gnosticismo come eresia, il ché, tenendo conto della situazione politica e storica all’interno della quale ci troviamo, non è del tutto corretto. Rispetto al paganesimo, la forza dello gnosticismo consisteva, al pari di quella del cristianesimo, nella pretesa di offrire all’uomo religioso in cerca della Verità, gli strumenti validi per la conoscenza di se stesso e del mondo che lo circonda, nel tentativo di giungere ad una piena gnosi. Stando alle considerazioni di Rinaldi, l’uso del termine eresia (dal greco, αίρεσις, scelta, e per accezione negativa, “scelta sbagliata”), non è del tutto adeguato in quanto: «il processo della completa definizione della dottrina cristiana era ancora per lunghi tratti in fieri, ma anche perché in alcune aree geografiche le posizioni che saranno poi riconosciute ortodosse, erano probabilmente minoritarie» (p. 10). Ritorna in questo contesto, l’attualità della domanda di Filoramo: «Lo gnosticismo è un’eresia cristiana sorta all’interno delle controversie dottrinali e del dibattito teologico dei primi due secoli, […] ma il cui spirito affonda le radici nell’humus dell’annuncio evangelico? Oppure [una religione], la cui natura non aveva nulla a che fare con il cristianesimo, le cui origini correvano indipendenti, se non antecedenti rispetto allo stesso annuncio evangelico che anzi, come sembrava testimoniare il caso del Vangelo di Giovanni, avrebbe potuto essere influenzato?» (G. Filoramo, L’attesa della fine: storia della gnosi, Laterza, Roma-Bari 1993, p. 18). Quest’ultima considerazione in merito al Vangelo di Giovanni, permette al lettore il passaggio immediato al contributo di Biondi, Basilide e il Logis di Giovanni, in cui l’autore analizza il pensiero di Basilide, del quale abbiamo conoscenza soprattutto attraverso l’opera di Ireneo (Adversus haereses, I, 24,4) e di Ippolito (Refutatio omnium haeresium, VII, 14). Quello che sappiamo con una certa sicurezza è che Basilide fu il primo grande gnostico del II secolo d.C., antecedente ai più noti Valentino e Marcione, e che con la sua opera: «sancì l’inizio del confronto con la filosofia ellenica e la religione cristiana e tradusse il cristianesimo in filosofia nello stesso modo in cui impostò il pensiero filosofico in senso nettamente religioso, sviluppando una teoria sapienziale con un indirizzo soteriologico» (p. 53).  Dopo averne ricostruito a grandi linee la dottrina, Biondi si chiede quale sia la relazione tra il Logos giovanneo e il Nous basilidiano. Sappiamo che la parola Logos, nella tradizione giovannea, rispetto a quella basilidiana, ha un valore decisamente notevole; ai suoi lettori infatti, l’evangelista vuole proporre un’idea di Cristo, singolare e profonda, annunciandolo come il Logos, la Parola eterna, in modo che: «ogni qualvolta che giudei o gentili si imbattono nella figura del Logos giovanneo, essi incontrano ora la persona di Cristo in un’interpretazione che non lascia adito a dubbio alcuno sulla sua reale divinità, e che quindi concordando sostanzialmente con la cristologia paolina, può nella sua formulazione concettuale aprire al Vangelo l’accesso ad altri ambienti», (H. Jedin, Storia del cristianesimo, vol. 1 Le origini, Jaca Book, Milano 2006, p. 156). Richiamando dunque la preesistenza del Logos, la comunione con Dio e la sua divinità, Giovanni identifica il Verbo con la Parola personale che in un momento storico preciso si è incarnata nella persona di Cristo. Se dunque la tradizione a partire da Giovanni, aveva riconosciuto la persona di Gesù Cristo come preesistente alla Sua incarnazione e come divina e umana allo stesso tempo, Basilide pur riconoscendo l’antecedenza dell’ipostasi, se ne discosta intraprendendo: «una concezione di Cristo, come persona che precede (o anticipa) l’esistenza corporea di Gesù, in quanto nella sua dottrina il Logos è un’ipostasi, del Dio innominabile immediatamente successiva all’Intelletto» (p. 72).  Come appare chiaro anche al lettore meno esperto, i termini di cui si servono gli gnostici, sono di chiara ascendenza neoplatonica, sebbene come mostra il saggio di Lettieri, Della Patologia del pensiero: note su Plotino e gli gnostici, Plotino fu un accanito oppositore delle dottrine gnostiche, come testimonia lo scritto Contro gli gnostici, in cui dibatté a lungo con i membri appartenenti alla sua scuola: «C’erano a suo tempo numerosi cristiani, nonché eretici, che provenivano dalla filosofia antica e tra gli altri Adelfio e Aquilino, che possedevano parecchi scritti di Alessandro di Libia, di Filocomo, di Demostrato di Lidia e mostravano Apocalissi di Zoroastro, di Zostriano, di Nicoteo, di Allogeno, di Meso e altri simili. E così ingannavano molto ed essi stessi erano ingannati; e insegnavano che Platone non era penetrato fino in fondo all’essenza dell’intelligibile», (Porfirio, Vita di Plotino, cap.XVI).  Analizzando i capisaldi della dottrina gnostica, quali: la negatività della materia, il dualismo cosmico, il dualismo teologico, la dottrina della scintilla divina che è presente nell’uomo possessore della gnosi, la gnosi come elemento salvifico, Lettieri mostra quanto lo gnosticismo abbia ereditato dal neoplatonismo: «Semplificando, potremmo dire che lo gnosticismo eredita dal platonismo 1) la filosofia come pensiero dialettico dell’essere (pure dipendente dal metaontologico Uno-Bene); 2) la dialettica come legge di mediazione che – con una forzatura terminologica - possiamo definire “allegorica” tra i piani dell’essere» (p. 37). Rispetto a ciò, Plotino critica aspramente il cuore della dottrina gnostica del Deus patiens, di questo Dio che essendo Padre, necessariamente vive un momento di amore, di passione e di mancanza rispetto all’economia generale della sua paternità: «La passione generata da Dio in se stesso con la generazione del Figlio-Uomo comporta pertanto l’espulsione di una ‘parte’ di Dio da Dio stesso e la conseguente creazione di una realtà inferiore, il mondo […]. Nel mondo creato dal Demiurgo, Sophia e il suo seme eletto spirituale, sono costretti a patire, espulsi fuori dal pleroma della filialità […]. La passione di Cristo diviene così la rivelazione dell’intimo dinamismo di Dio, del Padre che si fa Figlio amato (pleroma) e Figlio perduto e morto; così come la resurrezione del Gesù storico può essere interpretata come redenzione, riunificazione nel pleroma della divina-umana Sophia, prima espulsa al di fuori del pleroma» (p. 42). La critica di Plotino non è rivolta solo ed esclusivamente all’inconsistenza della dottrina gnostica nella sua accezione religiosa, ma essa analizza l’insufficienza e l’uso improprio della filosofia platonica del quale non hanno colto l’essenza genuina: «[lo gnosticismo] non è la religione di un Dio di sapienti che ricercano grazie alla filosofia, ma di coloro che raggiungono la pienezza di Luce misticamente, approfondendo in sé, in segreto, una prima illuminazione ricevuta da un rivelatore-salvatore» (G. Pagliarino, Cristianesimo e gnosticismo: 2000 anni di sfida,  Prospettiva Editrice, Roma 2003, p. 8).   

Indice

P. Vitellaro Zuccarello, Presentazione 
G. Rinaldi, Testi e documenti per la storia dello gnosticismo  
G. Lettieri, Della patologia del pensiero: note su Plotino e gli gnostici  
G. Biondi, Basilide e il Logos
Giovanni  C. Bonvecchio, Gnosi e politica: riflessioni

11 commenti:

Hendrik Friedheim ha detto...


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MAURO PASTORE ha detto...

Un discorso filosofico sulla gnosi non può prescindere da identificazioni precise né deve esulare da psicologia autentica, bisogna inoltre distinguere oggetto stesso del discorso da suoi aspetti se si vuol restare in certo àmbito filosofico. Per tali motivi ritengo opportuno definirne realtà psicologica e generalità, dato che recensione se ne mostra carente o fuorviante.

+
La via al Sé, che Jung descrisse quale psicologo, è la ricerca del senso degli scopi vitali dello stesso ricercatore, sia questo ateo, teista, agnostico, gnostico, religiosamente impegnato o non impegnato religiosamente; parimenti la totalità del Sé non ne è univocamente manifestata: essa può contenere i riferimenti simbolici ai Misteri naturali od alla divinità della Natura, al Mistero della vita quale enigma inespresso od alla inesprimibilità della vita senza la allusione a Dio; e tali alternative esistono esistendo la mente umana, non sono invenzioni storiche.

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La Gnosi, corrispondendo alla alternativa vitale della espressione monoteista del mistero della vita, è una disposizione, dell'intelletto, eminentemente culturale, possibilità naturale ma non potenzialità di natura, che potendosi realizzare era in tempi remoti saputa per sola eventualità, in tempi relativamente recenti risaputa per storicità, di fatto inerente religiosità e religioni ma appartenente a pensiero semplice e immediato con l'Assoluto della vita e dell'universo, dunque definibile "spiritualità". In particolare essa è disposizione emotiva ed intellettuale alle Relatività non Particolarità tramite cui tal Assoluto si realizza non solo si manifesta;
Rlragion per cui la Gnosi inerisce direttamente sempre al monoteismo e soltanto indirettamente potrebbe inerire al politeismo.
La Gnosi è un movimento culturale attualmente presente in Occidente e di origine orientale; proviene dal cosiddetto Oriente Misterioso, difatti ne risulta estranea la religione nazionale indiana, la quale trova sua utilità anche per vita pubblica ed eventi comunicabili, mentre non ne risulta estranea la religiosità di luoghi asiatici senza tradizioni storiche in tutto determinabili, in particolare: l'attuale Iran, l'antica Persia, i percorsi della tradizione araba babilonese, le regioni dei pastori nomadi mediorentali.

(...)

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Dato che pubblicazione recensita si mostra in recensione storicamente poco determinata e data necessità filosofica di determinarne ai fini filosofici stessi, ritengo opportuna ricapitolazione storica.

+
La Gnosi era nota da umanità occidentale già prima della nascita della religione cristiana, tanto che questa fu testimoniata anche dagli gnostici ed in termini culturali e religiosi comuni ad Occidente e Oriente; tuttavia fu nota in Occidente solo dopo la nascita del Cristianesimo quale religione, che cominciò nel Medio Oriente non romanizzato e continuò nel romanizzato, tal evento corrispondendo ai racconti, inclusi in cànone biblico, della conversione di Paolo di Tarso.
Con l'avvento del Cristianesimo, la Gnosi si evolse; da tale evoluzione sorse poi una Gnosi cristiana, di cui riferimento biblico in stesse lettere paoline; ma tutto ciò non fu una sorpresa per gli gnostici, perché essi avevano già prefigurato la futura Èra religiosa cristiana, definendone simbolicità e non allegorie — di tale prefigurazione si potrebbe riconoscer riferimento biblico in testo paolino ove si dice di romani che si erano già iniziati al pensiero del Cristo in epoca (romana) preitalica e precittadina, ovvero di coloni da Asia in Italia, evidentemente eurasiatici non già europei, per i quali era certo di futura religione basata su fede nella salvezza divina; invece i detti biblici paolini sulle preconoscenze dei galati si riferiscono non a sapienza gnostica ma a conoscenze cosmiche e mondane di essi ed a conseguenti sapienze dei futuri bisogni religiosi della umanità: a tali preconoscenze era non disunita la spiritualità precristiana, poi cristiana, della Stoa ma non la ideologia dello Stoicismo noto in storia pubblica della filosofia, spiritualità che fu quindi nota a stesso Paolo, però la religiosità del cristianesimo primitivo non divenne nota parimenti alla Stoa... tanto che quando dopo resa nota agli elleni, non lo era ancora ai bizantini, che diffidarono gli elleni stessi da ulteriori contatti culturali col primitivo cristianesimo ritenendolo movimento religiosamente ambiguo perché in esso occultato il potere salvifico di umanità medesima. La diffida bizantina era non definitiva, era politica, ufficiale, a motivo di reputazione di umanità non solo bizantina e non solo greca e non per anticristianesimo.
Cristianesimo religioso dei primi tempi esisteva in ambienti ellenisti od ellenistici o presso comunità tali, quandanche altrove residenti e non esso stesso greco; dalle sue espressioni i filosofi neoplatonici ne dedussero dogmi e ne ritrovarono discordanza con non fondamentali idee gnostiche quali pubblicamente professate in medesimi ambienti ed altri occidentali ma non dissidio nelle relazioni reciproche (tra spiritualità e religione).

++
Lo scopo della Gnosi, che è anche la sua stessa vicenda la quale si perde negli stessi tempi della umanità primitiva originaria, è la avvalorazione nonché conservazione della intuizione spontanea di un unico reale dunque possibile mistero sovrannaturale, entro tutti gli altri naturali; gli gnostici non praticano per questo fede, traggono pensiero fondamentale che per necessità è non ateo eppure non teista, che si comunica attraverso semplice linguaggio del sacro; e questo corrispondendo alle espressioni dell'universalismo religioso, che si fondano sulle metafore numinose; per cui "Dio" nella Gnosi è sempre significato quale "Nume" anche se detto "Dio stesso".

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Trovo filosoficamente necessario dar anche storici ulteriori contesti iniziali.

Indipendentemente da esiti neoplatonici cristiani, fu definita una gnosi ortodossa dai cristiani in essa pure versati; stessa del cànone biblico definito, accettato e diffuso in tardo-antica romanità, guida particolare o esemplare, ma con unico scritto ufficiale cristiano tramandato dal Cristianesimo antico: "Il libro dell'Apocalisse", elenco di visioni non tanto adatto per gnosi neppure cristiane, che nelle religioni monoteiste non hanno ruolo essenziale né continuativo, essendo la Gnosi metodo insostituibile solo se la spiritualità monoteista non è vissuta quale fede comune od uguale.
Quando nel mondo bizantino si potè valutare i veri dogmi cristiani, Simbolo del Figlio dell'Uomo accanto a Simbolo del Figlio di Dio, proprio per la giustezza di essi fu reso severo rifiuto al movimento cristiano ove prevaleva simbolo teista senza suo intendimento perché stessi appartenenti, trascurando Onnipotenza divina da loro medesimi annunciata, ne attribuivano utilità pratica. Intanto dal movimento filosofico neoplatonico si rifiutavano facoltà accademiche alle formulazioni dogmatiche cristiane ma v'erano dissidi religiosi, tra folle cristiane ed Autorità imperiali romane a Roma, tra folle pagane e folle cristiane ad Alessandria d'Egitto, tra Esponenti di Stato romano e folle pagane ad Antiochia; ed a Bisanzio destava interesse la Gnosi, che nonostante fosse altro da vitali irruzioni di forze primigenie in umani eventi tuttavia ne era tramite poiché con essa si poteva risolvere il problema di convivenza... della gente delle campagne e delle periferie, "pagana" ovvero non bisognosa di vaste conoscenze individuali neppure di misteriosi eventi, con gli abitanti dei villaggi e dei centri urbani, i quali rimproveravano ad essa imprudenza nei confronti di futuro anche altrui e di destino non esclusivo. Ciò religiosamente corrispondeva al conflitto tra politeismo e monoteismo, tra intellettualità tradizionale e nuove acculturazioni; eppure i valori espressivi religiosamente divergevano dai valori non religiosamente espressivi, poiché la indegnità di affermazioni religiose e culturali vi corrispondeva ad opportunità di disposizioni interiori e civili, viceversa adeguatezza di manifestazioni religiose e naturali corrispondendovi ad inutilità di capacità culturali e comunicative! Questo per i bizantini, ancora legati da restante alleanza coi potenti di Antiochia, era inaccettabile mentre la parziale giustizia pagana proprio in Antiochia non era assieme a moderazioni di azioni e di pretese pagane.
Dal pensiero gnostico i facoltosi bizantini dedussero che vasta umanità avesse confuso propri scopi e che fosse necessario lasciar restante forza al mondo del paganesimo e ignorar minime virtù di cristiano monoteismo per svelare quegli altrui destini occultati pur involontariamente... Tutto si compiva con la apostasia di Giuliano ed in altro nuovo presente allorché Antioca si riappacificava.
Nella parabola gnostica dell'Imperatore Giuliano era non tanto il ritorno a Dio della divina Sapienza però assai la bivalente Potenza divina di celarsi o non celarsi a Sé sempre restando perfetta.
Questo per i cristiani dediti soltanto a simboli di divina figliolanza era alieno fino ad arcano; ma da Bisanzio era inizio concreto di Èra cristiana, tra forza cosmica e mistero di culto.

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

In mio primo messaggio 'Rlragion' sta per: Ragion.

Riporto mio intero testo corretto:

Un discorso filosofico sulla gnosi non può prescindere da identificazioni precise né deve esulare da psicologia autentica, bisogna inoltre distinguere oggetto stesso del discorso da suoi aspetti se si vuol restare in certo àmbito filosofico. Per tali motivi ritengo opportuno definirne realtà psicologica e generalità, dato che recensione se ne mostra carente o fuorviante.

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La via al Sé, che Jung descrisse quale psicologo, è la ricerca del senso degli scopi vitali dello stesso ricercatore, sia questo ateo, teista, agnostico, gnostico, religiosamente impegnato o non impegnato religiosamente; parimenti la totalità del Sé non ne è univocamente manifestata: essa può contenere i riferimenti simbolici ai Misteri naturali od alla divinità della Natura, al Mistero della vita quale enigma inespresso od alla inesprimibilità della vita senza la allusione a Dio; e tali alternative esistono esistendo la mente umana, non sono invenzioni storiche.

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La Gnosi, corrispondendo alla alternativa vitale della espressione monoteista del mistero della vita, è una disposizione, dell'intelletto, eminentemente culturale, possibilità naturale ma non potenzialità di natura, che potendosi realizzare era in tempi remoti saputa per sola eventualità, in tempi relativamente recenti risaputa per storicità, di fatto inerente religiosità e religioni ma appartenente a pensiero semplice e immediato con l'Assoluto della vita e dell'universo, dunque definibile "spiritualità". In particolare essa è disposizione emotiva ed intellettuale alle Relatività non Particolarità tramite cui tal Assoluto si realizza non solo si manifesta;
Ragion per cui la Gnosi inerisce direttamente sempre al monoteismo e soltanto indirettamente potrebbe inerire al politeismo.
La Gnosi è un movimento culturale attualmente presente in Occidente e di origine orientale; proviene dal cosiddetto Oriente Misterioso, difatti ne risulta estranea la religione nazionale indiana, la quale trova sua utilità anche per vita pubblica ed eventi comunicabili, mentre non ne risulta estranea la religiosità di luoghi asiatici senza tradizioni storiche in tutto determinabili, in particolare: l'attuale Iran, l'antica Persia, i percorsi della tradizione araba babilonese, le regioni dei pastori nomadi mediorentali.

(...)

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Da quanto recensore Sara Anna Ianniello afferma di pubblicazione recensita "Gnosi Nostalgia della luce", risulta evidente che a prescinder da scoperte di valore non esistentivo e soggettivo nella trattazione comune autorale manca riferimento comune autosufficiente ad esistente, sicché del Cristianesimo si considera religiosità esteriore e di storia cristiana si avvalora cronaca ma non significanza biblica-evangelica abbassando i ragionamenti a convenzionalismi religiosi secondo apparizione di capo carismatico "Gesù di Nazareth" che resta in verità menzione non veramente perspicua né religiosamente né altrimenti; difatti in pubblicazione si considera il pensiero trinitario in convenzione determinata, concreta, obliterandone astrattezza con inversione linguistica da discorso universale cristiano, il quale pone il Cristo quale sola idea e ne assomma appellativo di Gesù figura soltanto ideale mentre in trattazione autorale risulta sovrapposizione di idea a figura ideale e questa a personaggio non ideale entro prospettiva limitata ed intellettualmente nulla, tanto che a potersi analizzare compiutamente secondo prospetto autorale sono gli errori degli gnostici rilevati da Plotino non Gnosi stessa, neppure in versione cristiana riferibile ove confusione tra storie di religione e storie religiose.
La concezione dimidiata riportata in recensione è adatta a descriver la competizione, con conseguente sconfitta, di una componente dello gnosticismo col monoteismo cristiano, ma non a discettare di movimento della Gnosi né a riferirne; ma così, con tal esito, dello gnosticismo non si potrebbe intender neppure quanto se ne affermerebbe!
Ove lo gnosticismo tentò di sostituir conoscenza a fede per rivalità, esso fallì, perché la compiuta utilità del mistero della salvezza poteva esser emotiva non intellettuale: lo gnosticismo che aveva conosciuto predicazione di Gesù di Nazareth e rivaleggiato con essa ne restava anacronisticamente irretito, tramutandosi in pensiero settario poi meno che da setta; ma ugualmente lo gnosticismo cristiano datosi a medesimo anacronismo degenerando da religiosità a settarismo restava fuori da evento autentico cristiano. Tal fuoriuscita è testimoniata dal cosiddetto "Vangelo gnostico di Giuda", cui di fatto pubblicazione recensita è omologata, a causa di mancata intuizione trinitaria pura e di restante ricorso ad essa, nella descrizione religiosa della 'Manifestazione del Figlio di Dio', riportata da stesso recensore.

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Carl Gustav Jung fu autore di un testo poetico in linguaggio gnostico, ove rappresentati elementi psicologici fondamentali e riferimenti psichici essenziali della sua Teoria scientifica psicologica, a scopo di sintesi emotivamente distinta e di comunicazione letteraria alternativa. Oltre a questo il testo gli serviva per evitare incomprensioni con chi appartenente a culture di tradizioni religiose o teologiche diverse dalla sua e con questa utilità egli stesso contribuì al pensiero gnostico in particolare gnostico-cristiano.
Non tutti seppero intendere quanto nullo e poi poco coinvolgimento vi fosse da parte di stesso Jung in tutto ciò e proprio per i fraintendimenti che accadevano Egli si volse a comprender direttamente Gnosi e poi a farsene tramite, al fine di integrare conoscenze psicologiche proprie ed altrui ed anche antropologiche. Di questo ne resta testimonianza audiovisiva oltre che scritta, concretamente argomentata su: fede, conoscenza, mentalità. La affermazione di C. G. Jung risuonava trasgressiva od ovvia, a seconda di disposizioni o presupposti altrui ed era così:
"Io so, che Dio esiste."
Con ciò Jung non sostituiva né mutava alcunché, perché non si trattava di verbalità direttamente transitiva, sia grammaticalmente che intellettualmente, dato che l'oggetto del pensiero vi era relazionato non unito a soggetto pensante, secondo duplice non doppia mentalità, emotivamente significante e razionalmente sensata, non viceversa. Egli faceva notare che sapienza del numinoso non si riferisce ad altro che a contenuto emotivo che può esser vario ma pure vòlto ad assensi immediati quali sono le fedi e non credenze religiose; in tal ultimo altro senso sua affermazione escludeva che si potesse sapere di Dio e crederVi, perché il credere rivolto direttamente a suo oggetto è solo a realtà mentale parvente non emotivamente sensibile.
Dunque sapendo di Dio non se ne può credere autenticamente ma il saper di Dio dipende solo dal riporre fede in evento misterioso ed ulteriore unito a realtà atemporale, cioè dimensione eterna ma che in psicologia scientifica è nota solo quale "altra"; e inoltre il dire Dio è l'alludere per tramite verbale esterno a stessa realtà allusa quindi non esclusivo; tanto che Jung stesso dava anche alternativa espressione di stessa affermazione:
"Io so."
Questa espressione non Gli era spontanea, ma ne aveva imparato ad usare proprio studiando lo gnosticismo e quindi iniziandosi a stessa Gnosi, e significava il sapere assoluto ovvero la assolutezza della sapienza. Essendo Egli rimasto cristiano trovò maggior interesse in gnosi diverse da quella a sua già disposizione ma questa ultima restando sua base di partenza ed arrivo.

Molti filosofi ritennero l'avventura gnostica poi tra le gnosi, di C. G. Jung, una imprudenza certe volte spinta fino a privazione di filosofica saggezza; ma questa privazione era da suo Autore stesso in alcunché voluta e non antifilosofica anzi spesso a vantaggio indiretto di filosofia, o per evitarne personali od impersonali eccessi.

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Lo scrittore, svizzero ugualmente a C. G. Jung, Herman Hesse, era anch'Egli cristiano, autore di biografia su Francesco di Assisi posta a più o meno segreto indice dei nuovi inquisitori del Cattolicesimo, che ne avversarono universalismo religioso non solo cattolico, attraverso cui l'Autore stesso della biografia, forse la più rigorosa ed attendibile mai realizzata sul Santo di Assisi, schiudeva pensiero del Medio Evo pluralista ed illuminato, lo stesso anche dell'Imperatore d'Occidente Federico II, ma anche di stesso Carlo Magno secoli addietro, costui analfabeta ed illetterato solo secondo i sistemi culturali a suo tempo condivisibili o comunicabili, in realtà più che dotto, oltremodo illuminato. Assieme a costoro, Averroè ed altri saggi arabi, ed anche i pensieri di persone più misteriose ancora... che i discorsi di Francesco e dei suoi amici ponevano ad attenzione, diretta, implicita o esplicita, indiretta, e non comune...
A confronto le figure letterarie di Abraxas ed Helios, ovvero il Dio solamente creduto e invece l'Iddio intuito da saggi e sapienti, quindi le significazioni pur esse letterarie de 'lo Spirito di Pienezza' e de 'il Dio Singolo', cioè la ispirazione della fede stessa e la emozione diretta del Mistero nell'universo, nei Sette sermoni ai morti di Jung, parendo diventar niente ne illustrano però qualcosa, varietà religiosa del Medio Evo arabo cristiano e non solo europeo, lo stesso conosciuto e vissuto da Francesco di Assisi, amico (parente, forse?) del Sultano di Egitto e interlocutore indiretto di potenti e misteriosi viaggiatori del Nord...

Eppure nelle meditazioni sull'India, di stesso H. Hesse, non si trova alcunché di corrispondente ma neppure da negare; mentre la cultura europea ed occidentale ne cerca, vanamente; in ciò si trova da pensare ancor molto e non nel protrarsi inautentico del giudizio sulla dualità morale, assai terrena o assai ascetica, degli gnostici antichi; che ne avevano avuto di che ben vivere secondo loro situazioni, poi divenute rare e peregrine e non più esemplari, quando i cristiani avevano altro da far notare; ma niente accadendo secondo i corsi e ricorsi naturali nella vicenda della Gnosi, in età contemporanea e già in medioevale-moderna, nessun senso avevano più le notazioni morali che rivelavano insensatezza di quegli antichi eccessi mondani od extramondani di misteriose conoscenze; perché medesimo Medio Evo altro evento introduceva alle menti.

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Alla contemporaneità che ne cerca definizione essenziale, la Gnosi mostra di sé gli eventi secondari, le 'configurazioni gnostiche', quintessenzialità, che ad ulteriore essenziale indagine paiono complessità e di fattori, anche psichica, anche psichici, senza esserlo se non in stessa e sola psiche indagante non partecipante ad evento stesso o non stesso di Essa, che si mostra a chi ne vuol trovare esistenza non essenza...
Ugualmente ai tappeti volanti delle favolette arabe dall'Oriente, ove si narrava delle misteriose frange, intese solo impedendone virtù, e non ugualmente alla curiosità di Icaro che terminava in immense acque marine; perché, si raccontava, volando su quei ' t a p p e t i', v'eran dunque, "sotto", monti e valli, precipizi e altopiani, solo se non troppo curiosi dopo anche mari, e mai veri oceani.

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

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Forse sarà utile a chi legge la seguente mia precisazione circa mio invio, sicuramente potrebbe essere adatta a contrastare intimidazioni e discrediti ai miei e non solo miei danni:

Sono dispiaciuto dell'inconveniente di scrittura occorso, sia pur minimo e che dipende da noie non solo a me arrecate delittuosamente da altri e durate tanto e tanto tempo (ancora!) e necessitantimi altre urgenti attenzioni alternative e cui non ho voluto opporre maggior impegno, per mio filosofico senso del limite ed istintiva mia saggezza.

Poiché Internet non è una libreria, allora basti pure l'ultimo invio che ho fatto con correzione inclusa.

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Di H. Hesse, normalmente il nome è scritto Hermann; io ho preferito lasciarlo con ugual scrittura di recensione da me commentata, sapendo io che alla ladina 'Herman' si pronuncia in Svizzera tedesca Hermann.

MAURO PASTORE