giovedì 5 settembre 2013

Bonato, Beatrice, Tondo, Claudio (a cura di), Fabbricare l’uomo. Tecniche e politiche della vita

Milano-Udine, Mimesis, 2013, pp. 243, euro 20, ISBN 978-88-5751-249-5.

Recensione di Rosangela Barcaro - 07/05/2013

Il volume trae il titolo dal progetto che la Sezione Friuli-Venezia Giulia della Società Filosofica Italiana ha realizzato ad Udine tra l’autunno del 2011 e la primavera del 2012, in collaborazione con il Liceo Scientifico Statale “Niccolò Copernico”, il Conservatorio Statale di Musica “Jacopo Tomadini”, l’Associazione culturale “vicino/lontano” ed il Comune di Udine. I saggi raccolti in questo nuovo Quaderno di “Edizione” sono frutto di rielaborazioni ed ampliamenti delle relazioni presentate 

durante le iniziative legate allo svolgimento del progetto, con le eccezioni dei contributi di Tiziano Sguazzero (intervento al convegno “La dignità umana nel dibattito bioetico e biogiuridico”, Udine - 2 novembre 2012) e di Eliana Villalta e Beatrice Bonato, che costituiscono lo sviluppo di riflessioni ed analisi in parte ricollegate al precedente Quaderno di “Edizione” Animali, uomini e oltre. A partire da La Bestia e il Sovrano di Jacques Derrida, curato da C. Furlanetto e E. Villalta.
I contributi della presente raccolta esplorano le possibilità – future e futuribili – di intervenire in modo sempre più mirato sul corpo umano avvalendosi delle applicazioni delle più recenti scoperte scientifico-tecnologiche e mostrano tra l’altro come, dall’iniziale obiettivo di guarire, o se non altro contenere e limitare i danni causati da malattia, disabilità ed invecchiamento, gli orizzonti e gli scopi della biomedicina si sono vieppiù ampliati; dall’originaria esigenza terapeutica l’attenzione si sta attualmente spostando verso il miglioramento o potenziamento delle capacità dell’essere umano, il cosiddetto human enhancement, ossia verso il perseguimento di finalità migliorative del singolo individuo e della specie umana, che si coniugano con una vera e propria “progettazione”, o addirittura “fabbricazione”, degli esseri umani (e più in generale della specie umana) del futuro.
Gli interrogativi che accomunano i saggi qui presentati sono essenzialmente due: “chi è l’uomo?”, e “che cosa significa “umano”?”. Per riuscire a comprendere quali potranno essere gli scenari del postumano, è essenziale, in via preliminare, trovare le risposte a questi due fondamentali quesiti. Le peculiarità dell’uomo e dell’umano sono tante e tali che sembra impresa ardua trovare risposte soddisfacenti. Ad esempio, l’intervento di Giovanni Leghissa, Il postumano: un nuovo paradigma? Riflessioni a partire dall’antropologia di Hans Blumenberg, punta l’attenzione su un aspetto che gli umani hanno in comune con le altre specie - l’autoconservazione - ma declinato assieme ad alcune particolarità. A partire dal pensiero di Blumenberg, Leghissa sottolinea la tendenza dell’animale umano all’autoconservazione, intesa non solo come pura “sopravvivenza”, ma anche come adattamento all’ambiente, e «come spinta a plasmare da sé le forme della propria esistenza» (p. 27), con esiti imprevedibili tanto sul piano etico che tecnico per l’ambiente nel quale l’uomo vive e per l’uomo stesso. Beatrice Bonato, in Il presente dell’umano, sottolinea invece altri aspetti connessi nello specifico all’“umano”: con tale aggettivo si intende ciò che è proprio dell’uomo e lo distingue dagli animali, dagli dei e dalle macchine, ed è associato a capacità creativa, altruismo, e - per contro - a crudeltà estrema, violenza e distruzione deliberata. Ma non basta: «è anche un comportamento, un tratto, una disposizione a cui attribuiamo una connotazione etica, e che associamo all’apertura, alla condivisione di una condizione di fragilità» (p. 157).
Che cosa può significare dunque pensare di superare l’umano, così come viene concepito dalla filosofia transumanista? Leghissa osserva che il desiderio di superamento dei limiti che caratterizzano l’uomo rappresenta il motore dell’autopoiesi naturale evolutiva; esso è anche un desiderio ambivalente, il cui accoglimento in chiave transumanista comporta – come ricorda Marina Maestrutti, Transumanisti e “bioluddisti”. Quale democrazia e quale etica per il postumano – la volontà di «liberare la specie umana dai suoi vincoli biologici» (p. 29). Nel suo saggio, Maestrutti delinea con ricchezza di particolari il dibattito etico statunitense e britannico sul postumano, e cita lo statunitense Francis Fukuyama, per il quale il movimento transumanista costituisce una minaccia per l’umanità dal momento che esso si pone l’obiettivo di creare esseri superiori, con uno statuto differente rispetto a quello dei cosiddetti esseri umani “normali”. Secondo l’autrice, il dibattito manca di cogliere una sfida, quella relativa all’antropocentrismo ed ai pregiudizi che lo accompagnano: di fatto il transumanesimo «riafferma la preminenza del potere dell’uomo, che fa della tecnologia un fine in sé, rinchiudendo sempre di più il soggetto umano nel suo antropocentrismo» (p. 59). Di opinione opposta è Roberto Marchesini, Tecnopoietiche transumanistiche. Egli individua nella filosofia transumanista numerosi quesiti, quali «il significato stesso della techne, la co-fattorialità del non-umano nell’identità umana […], il rapporto tra natura umana e condizione umana, il superamento dell’antropocentrismo nelle sue diverse scansioni»; in particolare Marchesini ritiene che la lettura della techne nell’ambito del postumanismo sia «un formidabile strumento di coniugazione con le alterità non-umane» (p. 76). Le alterazioni e manipolazioni del vivente forse potranno un giorno giungere ad alterare definitivamente i confini animale-umano-macchinino e a fabbricare un essere che ha scelto di indirizzare la propria evoluzione al di là delle leggi alle quali è stato sottoposto per centinaia di migliaia di anni; per Marchesini ciò non farà che ribadire ancora una volta la volontà umana di superare i limiti e gli ostacoli che la natura impone all’uomo e porrà le basi per una diversa convivenza tra specie. Questa opinione ci sembra in sintonia con quella espressa nel saggio di Francesca Scaramuzza, Animali singolari, nel quale è formulata una proposta di riconoscimento della dignità degli animali. Tale esigenza si mostra già oggi nel rapporto affettivo con gli animali da compagnia, nella scelta di diete vegetariane o vegane, nell’attenzione per il benessere animale in generale. Questi atteggiamenti testimoniano «da un lato che la domesticazione coinvolge anche, se non soprattutto, l’uomo; dall’altro, che una soglia è stata attraversata, un equilibrio antico si è spezzato» (p. 209). L’autrice propone dunque di trovare un nuovo tipo di contatto, soprattutto con gli animali impiegati a fini sperimentali nei laboratori, per produrre nuove regole di cittadinanza in vista delle costituzioni di comunità ibride che accolgano umani e non-umani.
La potenza manipolativa che prevedibilmente l’essere umano acquisirà in un futuro ancora non determinabile (ma forse non troppo lontano) avrà conseguenze politiche ed economiche, soprattutto se sarà indirizzata ad eliminare dall’orizzonte il limite posto dalla mortalità. Su questa problematica riflette Claudio Tondo, in La manutenzione dell’umano. Estendere la vita e vincere la morte nella prospettiva delle tecnoscienze. La ricerca delle cause che inducono l’invecchiamento e la morte con l’obiettivo dichiarato di estendere la vita porta con sé un ripensamento del significato antropologico e etico-filosofico di questi fenomeni, nonché una rideterminazione del senso e dell’esperienza ad essi sottesi. Il controllo sull’umano, ottenuto grazie al sapere biomedico, sarà un controllo esercitato specialmente sul tempo di lavoro: Tondo ipotizza che la bioeconomia si porrà come «obiettivo primario […] di opporsi alla “senescenza biologica” perché essa rappresenta il “limite ultimo della crescita”» (p. 103) e per raggiungere questo obiettivo sarà necessaria la transizione alla postmortalità. Con tutte le inevitabili contraddizioni che questa scelta porterà con sé: verosimilmente in nome dell’autonomia individuale e del rispetto della dignità, l’immortalità sarà accompagnata dall’accoglimento della moralità di pratiche di eutanasia ed assistenza al suicidio, da tentativi di mantenere (e manutenere) l’organismo umano in condizioni di efficienza, da tensioni e conflitti generazionali, da uno scarso ricambio della popolazione. 
Antonio Lucci, Il concetto di tecnica nel pensiero di Peter Sloterdijk e Eliana Villalta, Ancora Lettere sull’umanismo? si interrogano sul significato del concetto di techne,  alla luce dell’opera del pensatore tedesco Peter Sloterdijk. Lucci ricostruisce l’elaborazione della visione di Sloterdijk della tecnica come antropotecnica, che permetterà di indirizzare l’evoluzione della specie umana mediante specifici interventi di ingegneria genetica. La posizione del pensatore tedesco si comprende alla luce di una particolare accezione di umanismo, ossia «la modalità di domesticazione dell’uomo tramite la lettura dei testi classici, l’insegnamento della scrittura, il prolungato mantenimento della posizione seduta, la capacità di concentrazione silenziosa. In quanto tale l’umanismo è un’antropotecnica, vale a dire una tecnica che l’uomo applica all’uomo ai fini di una sua modificazione» (p. 115). Secondo Sloterdijk le manipolazioni genetiche, ossia un’antropotecnica di carattere genetico, si sostituiranno a quella di carattere umanistico per tracciare il futuro della specie umana. 
Villalta ritiene che Sloterdijk si ponga «in una posizione assolutamente eccentrica, tanto rispetto ai nostalgici difensori della concezione umanistica tradizionale, con i loro toni apocalittici, quanto agli entusiasti adoratori dell’innovazione» (p. 132). La sua opera ha destato un certo scalpore in Germania, è stata oggetto di dura critica da parte del conterraneo Jürgen Habermas, ma in essa Villalta vede la sfida che Sloterdijk  lancia per rendere possibile «un radicale ripensamento dell’umano come vivente prodotto e autoprodotto» (id.), per «rilanciare la filosofia dopo la filosofia, come modalità di autocomprensione dell’animale umano, non vincolata esclusivamente a modelli antropocentrici» (p. 134).
Tiziano Sguazzero, in Dignità e libertà dell’uomo. Le premesse filosofiche del dibattito sulla dignità umana, ripercorre il significato della dignità umana nella storia della filosofia e nei recenti documenti istituzionali delle organizzazioni internazionali incaricate di tutelare i diritti umani fondamentali, e si interroga sul senso della distinzione che viene posta tra interventi terapeutici e migliorativi per stabilire la liceità morale di quegli stessi interventi. La chirurgia estetica e plastica, l’incremento delle prestazioni sportive (oggi realizzato mediante farmaci e conosciuto grazie ai mass media con il nome di doping), la psicofarmacologia, vanno in una direzione diversa rispetto alla terapeutica e mirano «al soddisfacimento di esigenze di benessere» (p. 206). Esiste un ampio divario tra istanza terapeutica e istanza biotecnologica, tanto che per cercare di colmarlo «si sono ampliati i confini delle nozioni di salute e sofferenza e sempre più le pratiche biomediche sembrano rispondere alle esigenze e ai desideri individuali» (id.). Ma è ammissibile cercare di realizzare con ogni mezzo gli obiettivi che l’individuo si pone? Non dovrebbe esistere un criterio che guidi le scelte e nel caso stabilisca dei limiti invalicabili a certe pratiche? La proposta di Sguazzero è di impiegare come criterio orientativo «il concetto di dignità umana volto a preservare la libertà, la creatività e il perfezionamento sotto il profilo conoscitivo e morale dell’uomo, che gli sviluppi biotecnologici possono favorire ma non devono determinare causalmente» (p. 207).
In definitiva, i saggi presentati in questo volume gravitano attorno a tre possibili declinazioni del “postumano”, ossia : 1) manipolazione tecnica per alterare i confini della vita (immortalità o amortalità); 2) superamento dei limiti biologici imposti dalla natura: bisogno che da sempre anima l’uomo; 3) riconoscimento dell’appartenenza dell’essere umano ad una zoosfera e conseguente rinuncia dell’uomo a concepire se stesso come una eccezione rispetto agli animali. Ciascun saggio affronta con rigore temi estremamente complessi, e contribuisce a fornire un prezioso contributo alla ricostruzione del dibattito sul postumanesimo e transumanesimo presentando la letteratura più recente, soprattutto straniera.
L’idea di modificare, perfezionare o comunque indirizzare l’evoluzione naturale culturale e tecnologica dell’uomo sembra oggi voler essa stessa superare i confini che la circoscrivono, quelli tra il vivente e la macchina, al fine di conseguire un’esistenza priva di malattia e morte. Lo scenario che si può immaginare, forse presagire, è denso di interrogativi antropologici, filosofici, etici, politico-sociali, ed è in parte attualmente delineato dagli sviluppi dell’ingegneria genetica, della farmacologia, della diagnostica prenatale, della chirurgia estetica, impiegate per modificare e plasmare l’esistenza umana, per ottenere miglioramenti e vantaggi sulla cui liceità morale non si riesce a trovare un unanime consenso. Il pericolo è dunque che senza una riflessione capace di tenere in considerazione i prevedibili sviluppi scientifico-tecnologici e le possibilità di una regolamentazione delle applicazioni che da questi scaturiranno, si potrebbe rischiare in un futuro non lontano di dover affrontare dilemmi etici, senza poter più invocare a difesa della liceità morale degli interventi sull’uomo le finalità terapeutiche dei medesimi. 
Al momento non si riescono a sciogliere i nodi che riguardano la liceità morale di atti non terapeutici: come riusciremo a valutare se e fino a che punto alcuni interventi per lo human enhancement potranno essere accettabili, sotto il profilo morale e sociale, davanti alle pressioni di un “mercato” della biotecnologia e biomedicina in costante e progressivo avanzamento colonizzatore? Che dire poi del potere politico-economico, che già oggi con le decisioni di pochi condiziona la vita di molti ed estremizza disuguaglianze e disparità? Il futuro postumano sarà destino alla ripetizione infinita degli errori che hanno caratterizzato l’esistenza della specie umana in questi ultimi secoli della sua storia sulla Terra?
Il confronto è più che mai aperto. E il futuro più che mai ignoto.


Indice

Introduzione

Giovanni Leghissa
Il postumano: un nuovo paradigma?
Riflessioni a partire dall’antropologia di Hans Blumenberg

Marina Maestrutti
Transumanisti e “bioluddisti”
Quale democrazia e quale etica per il postumano?

Roberto Marchesini
Tecnopoetiche postumanistiche

Claudio Tondo
La manutenzione dell’umano
Estendere la vita e vincere la morte nella prospettiva delle tecnoscienze

Antonio Lucci
Il concetto di tecnica nel pensiero di Peter Sloterdijk

Eliana Villalta
Ancora Lettere sull’umanismo?

Beatrice Bonato
Il presente dell’umano

Tiziano Sguazzero
Dignità e libertà dell’uomo
Le premesse filosofiche del dibattito sulla dignità umana

Francesca Scaramuzza
Animali singolari

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