lunedì 27 gennaio 2014

Gurisatti, Giovanni, Scacco alla realtà. Estetica e dialettica della derealizzazione mediatica

Macerata, Quodlibet, 2012, pp. 352, euro 24, ISBN 9788874624782

Recensione di Gianmaria Merenda - 14/02/2013

L’intento di Giovanni Gurisatti è chiaramente espresso fin dalle primissime pagine del saggio: “far sì che un’‘idea’ in sé invisibile, com’è quella della derealizzazione mediatica - il cui appellativo già ne denuncia l’ambiguità fantasmatica - possa diventare maggiormente intuitiva non tentando di afferrarla tramite un theorein concettuale, ma cogliendola per cosí dire espressa e resa percettibile in alcuni nomi del pensiero del Novecento - Benjamin, Adorno, Anders, Debord, Baudrillard, Vattimo -, in alcune figure chiave - 

l’allegoria, l’illusione, il fantasma, lo spettacolo, la simulazione, l’interpretazione -, in alcuni oggetti mediatici - la fotografia, il cinema, la radio, la televisione, la rete, la tecnologica digitale-informatica -, e infine, ma soltanto alla fine, nell’arte d’avanguardia e oltre l’avanguardia” (pp. 11-12). Per Gurisatti la trattazione della derealizzazione mediatica pone una difficoltà: non si può cogliere direttamente, non si può fissare in una struttura teorica, ma si può intuire dando uno sguardo tangente alla realtà, uno sguardo che passi attraverso il pensiero di filosofi che hanno segnato il Novecento e strumenti che hanno rivoluzionato la percezione della realtà come fotografia, radio, cinema e televisione. L’autore consiglia di considerare lo strumento di indagine che propone come una costellazione da prendere nella sua interezza oltre che nelle stelle che la compongono e di raffrontare questa costellazione con le altre che formano il firmamento del Novecento: il percorso storico e teoretico sulla derealizzazione viene fatto “nella speranza che in virtù di tale dialettica l’‘idea’ della derealizzazione perda la sua astrattezza e diventi più vicina e maneggevole” (p. 13). Ciò accade perché, ecco il fine del testo di Gurisatti, se la derealizzazione può essere concretizzata e maneggiata, questa può aprire la strada ad una nuova concezione della realtà, verso un “est-etica” che permetta di governare la pluralità delle apparenze e di coniugare il governo etico di sé e degli altri.
Il primo filosofo preso in considerazione da Gurisatti è Nietzsche: è il filosofo che distrugge la realtà, demolendone il principio di verità, e che costruisce i presupposti per una interpretazione derealizzata, interpretazione in cui l’apparenza diventa realtà dialettica tra il suo proprio essere slegata ad una referenza metafisica e il suo proprio apparire svincolata dalla apparenza superficiale. Ma come resistere, per una necessaria sopravvivenza dell’umano, ad una simile distruzione nichilistica del reale? Proprio con il nichilismo vissuto fino in fondo. Per Nietzsche è nel nichilismo, la perdita di una realtà fondata su una verità, che l’uomo “moderato” può cogliere le opportunità della derealizzazione: “il ‘perfetto nichilista’ di Nietzsche non è un «pallone gonfiato» affetto da hubrys spettacolista, bensì un ‘moderato’, uno in grado di affrontare l’abisso estetico della derealizzazione con la forza-e-saggezza estetica della moderazione, del governo e della padronanza […]” (p. 44). Questa introduzione racchiude in sé l’intera idea sulla derealizzazione di Gurisatti, ma, proprio per la sua particolarità di costellazione di senso, essa deve essere posizionata nella storia e nelle idee che da Nietzsche ci distanziano.
Aperta la strada a una realtà derealizzata, il passaggio attraverso Benjamin e il suo pensiero allegorico messianico avviene con più facilità. Dalle ultime pagine de Il dramma barocco tedesco si possono ricavare gli strumenti per gestire la derealizzazione della realtà benjaminiana: “Tramite l’allos agoreuein, il compositore dell’immagine allegorica intende non già portare le cose all’espressione, bensì comunicare qualcosa attraverso di esse, il che presuppone di per sé la distruzione-scomposizione della loro realtà in frammenti riassemblabili in una nuova realtà, più astratta, ma anche più libera dai vincoli del reale” (p. 52). Da qui il rapporto, lo studio, che Benjamin ebbe con la fotografia e con il cinema: strumenti derealizzanti per eccellenza. Gurisatti ci avvisa che l’approccio di Benjamin non è pessimista mettendone in evidenza la positività: “Benjamin, in termini pionieristici, scopre insomma una delle leggi decisive del medium, quella secondo cui la realtà irreale dell’immagine - derivante dal montaggio allegorico - può essere più reale, nel suo perfetto artificio, della realtà delle cose del mondo” (p. 76). Allo choc della derealizzazione mediatica Benjamin affianca la possibilità positiva, politica, di mobilitazione delle masse soggette alla derealizzazione.
Con Adorno, invece, il giudizio sulla derealizzazione non può che essere negativo, soprattutto sul versante della diffusione del medium radiofonico. Lo choc del cinema, che per Benjamin doveva smuovere ed attivare le masse diviene, per un Adorno che vede lo sviluppo del mezzo radiofonico negli Stati Uniti, “sinonimo di illibertà, connivenza, illusione e alienazione, come certifica in modo inoppugnabile il capitolo su L’industria culturale della Dialettica dell’illuminismo” (p. 118). Un’unica positività, sottolinea Gurisatti, si troverebbe, in un Adorno in veste affatto benjaminiana, quando la radio dovesse riconoscere al cinema la possibilità derealizzante del montaggio delle immagini, sfruttandone la tecnica: “Il che varrebbe tanto più nel caso di prodotti di musica d’avanguardia già in sé frammentari, allegorici, derealizzanti, quindi intimamente predisposti a una riproduzione e fruizione allegorica, non auratica” (p. 124). Certo non si tratta di una salvezza politica come voleva Benjamin, afferma Gurisatti in chiusura del capitolo, ma di una salvezza estetica che per Adorno è più che sufficiente.
“La ‘realtà originale’ non è dunque oggi, in vastissima misura, niente altro che un pretesto per le sue copie” (p. 150). Cosí Anders a proposito del medium televisione e della sua possibilità di piegare il reale alle esigenze delle trasmissioni televisive. Anche in questo contesto le positive aperture di Nietzsche  e Benjamin vengono meno per lasciare il passo ad una negativa “inversione mimetica” che alla realtà (modello-reale) sostituisce una realtà vera in sé in quanto immagine (modello-produzione), e proprio per questo motivo, assolutamente falsa. In Anders questa dinamismo viene chiamato theatrum mundi, un teatro in cui la menzogna dell’immagine televisiva è già oltre la dialettica reale-riproduzione perché impone la menzogna in sé, oltre ogni esplicita menzogna ideologica (cfr. p. 150). In questo teatro la realtà non deve più confrontarsi con la sua riproduzione poiché la realtà reale è quella prodotta dal medium televisione. Se l’effetto del cinematografo per Benjamin doveva essere choccante e tonico, l’effetto della televisione sulle masse è per Anders assolutamente calmante: la realtà viene contemplata attraverso il medium e non più vissuta per quello che è. Il rimedio andersiano contro la narcosi mediatica è pratico: è la distruzione del mezzo per tornare a essere uomini (cfr. pp. 158-60). Il mezzo che Anders sceglie per farlo è l’antiquato libro.
Con Anders si chiude la prima parte del saggio di Gurisatti: varcata la soglia del postmodernismo si deve attraversarlo per poter vedere la proposta dell’autore sulla possibile soluzione del problema derealizzazione.
Con Debord, e il suo Società dello spettacolo, passiamo dal mezzo che comunica una realtà sempre più derealizzata ad una comunicazione che conterrà in se stessa la sua propria critica. Gurisatti cita da I situazionisti e le nuove forme d’azione nella politica o nell’arte di Debord: “È ciò che i situazionisti hanno riassunto nella teoria del détournement. Critica nel suo contenuto, quest’arte dev’essere anche critica di per sé nella sua forma. È una comunicazione che […] ora conterrà la sua stessa critica” (p. 176). Similmente all’azione di montaggio dei frammenti allegorici di Benjamin, il détournement debordiano disperde il significato primo di ciò che viene scomposto, deviato, stornato, riconvertito, per produrre un nuovo e differente insieme significante. Non si è più nella passività andersiana (pur anche nella sua proposta distruttiva) ma si è passati ad una azione interna che tenta di riconvertire il significato della realtà prodotta nella società dello spettacolo. Torna in un certo qual modo, mostra Gurisatti mettendone opportunamente in evidenza le similitudini, il pensiero di Benjamin di una positività intrinseca che la derealizzazione del reale permette di mettere in opera. Sul finale del capitolo debordiano, si comprende quanto, in un mondo in cui la realtà delle immagini è autonoma rispetto alla ‘vera realtà’, le immagini non si sovrappongano alla realtà ma ne costituiscano il cuore. Esse sono lo “spettacolare integrato” alla realtà. Si è immersi in una impostura generale in cui non si distingue più nemmeno chi ha la possibilità di manipolare la realtà: lo spettacolo integrale è la realtà da derealizzare.
Secondo Baudrillard l’umanità del XX secolo vive nell’era della comunicazione e della simulazione: il cambio di passo, rispetto alle analisi dei filosofi che Gurisatti ha portato all’attenzione dei lettori fino a questo punto del saggio, non è indifferente. Se Benjamin, Adorno, Anders e Debord potevano ancora avvalersi di una dialettica “pro et contra” la derealizzazione mediatica, in Baudrillard questa possibilità cessa di essere. Per il filosofo francese la totale depolarizzazione delle tensioni tra le opposizioni (reale/rappresentazione) messa in atto dalla iper-realtà che tutto include, non lascia spazio per qualsiasi tentativo di critica e di resistenza: solo un atteggiamento a-critico, parossistico, paradossale, può dall’interno tentare di far ritorcere su se stessa la iper-realtà (cfr. p. 206). L’atteggiamento di Baudrillard ricorda molto l’azione di un virus che dall’interno attacca il corpo. Non a caso nel percorso che porta all’ultimo tipo di simulazione della realtà - dopo essere passati per la “contraffazione” barocca, per la la “produzione” industriale moderna e per la “simulazione” in senso proprio, assai simile alla maschera nietzscheana “al di là dell’essenza e dell’apparenza” (p. 208) - Baudrillard arriva ad utilizzare il termine “leucemizzazione della sostanza sociale”. Proprio l’idea di poter attaccare il sistema che produce la simulazione porta Baudrillard ad indicare nella patafisica la possibilità di superare il limite tecnico, che ormai ha pervaso tutto, e rivolgere il sistema contro se stesso dall’interno, mettendone in luce i limiti, le incongruenze e le ironiche imperfezioni.
La possibilità nichilista proposta da Vattimo diventa positiva, in contrapposizione con l’alienazione adorniana, l’espropriazione andersiana, l’organizzazione totale debordiana. Per Vattimo “il principale risultato in termini di esperienza della derealizzazione mediatica è quello di avere disvelato il mondo nel suo statuto essenzialmente interpretativo […]” (p. 281). È proprio la mancanza di una verità forte che permette, nella derealizzazione mediatica, di interpretare singolarmente il reale investendo eticamente la “debolezza” del singolo rispetto alla mancanza dell’interpretazione “forte” del reale: un’etica inclusiva della negoziazione è la possibilità positiva del postmoderno che Vattimo mette in luce e che Gurisatti critica mettendone in luce i pregi e i difetti.
Su quest’ultimo passaggio vattimiano si innesta la proposta di Gurisatti per una est-etica della derealizzazione. Con Schopenhauer e Foucault, filosofi che hanno messo in evidenza l’importanza della cura dell’altro e del sé, Gurisatti può unire etica ed estetica per far funzionare, paradossalmente, al meglio il meccanismo della derealizzazione: “non rinunciamo noi stessi all’idea che la pratica est-etica della libertà, più che compattarsi in sabbia inceppante, possa invece sempre più diluirsi in un elemento lubrificante che faccia funzionare sempre meglio, senza attriti e resistenze, l’ingranaggio della derealizzazione mediatica, giacché, forse, da tale funzionamento a pieno regime, e a tutti i livelli, del mondo delle apparenze liberate, la realtà del potere potrebbe trarre più svantaggi che vantaggi” (p. 335).
Gurisatti propone una soluzione, una possibilità, che renda positiva alla derealizzazione mediatica. Analizzati i tentativi che da Benjamin a Baudrillard hanno visto fallire l’obiettivo di imbrigliare la derealizzazione (l’autore negli intenti iniziali del saggio faceva notare la difficoltà di un tentativo forte di reazione alla derealizzazione), Gurisatti vede nello sfruttamento totale dei meccanismi tecnici e metafisici che portano alla derealizzazione la possibilità di una riappropriazione della realtà unendo un pensiero debole e interpretativo ad una visione della realtà non completamente derealizzata dietro la maschera del mediatico. La proposta di Gurisatti è attiva: un’est-etica della prassi che si contrappone alla fruizione passiva della derealizzazione mediatica.


Indice

Premessa

Prologo
Nietzsche. La maschera
1.        Al di là dell’essenza e dell’apparenza
2.        Genealogia e strategie della maschera
2.1. Eticità della maschera
2.1.1. La maschera della spirito libero
2.2. Estetizzazione della maschera
2.2.1. Le maschere del gregge
2.3. Liberazione della maschera
2.3.1. Zarathustra e il mago
1.        Ontologia della maschera

Parte prima
Alle soglie della postmodernità

Capitolo primo
Benjamin. L’allegoria
1.        Nel segno dell’allegorico
1.1. Satanismo barocco
1.2. Il profeta luciferino Baudelaire
1.3. L’occhio senza sguardo
1.        Benjamin e il cinema
2.        Benjamin e il cinema
3.1. Excursus: radio e teatro epico
3.2. L’allegoria cinematografica al servizio della rivoluzione
1.        Dialettica del medium

Capitolo secondo
Adorno. L’illusione
1.        Adorno e la fisiognomica
2.        Fisiognomica dei media versus derealizzazione
2.1. Fisiognomica della radio
2.1.1. Questioni di metodo
2.1.2. La voce ‘della’ radio
2.1.3. La musica alla prova della derealizzazione radiofonica
2.1.4. La realtà ‘culinaria’ dell’ente radiofonico
1.        Derealizzazione come alienazione
2.        Dialettica del medium
3.        Postilla pedagogico-estetica

Capitolo terzo
Anders. Il fantasma
1.        Adorno e la televisione
2.        Excursus. fisiognomica dell’apocalisse
3.        Anders e la televisione
3.1. Ontologia del fantasma: fantasmatizzazione dell’essere
3.2. In principio era la trasmissione
3.2.1. Anders e la fotografia
3.2.2. Performatività televisiva
3.3. Siamo tutti fantasmi: performatività dell’immagine
1.        Distruggere il distruttore

Parte seconda
Attraverso il postmodernismo

Capitolo quarto
Debord. Lo spettacolo
1.        Benjamin e Debord
1.1. Fantasmagoria e spettacolo
1.2. Surrealismo e superamento dell’arte
1.3. Montaggio e détournement
1.4. Il primo e l’ultimo ‘eroe’ della postmodernità
1.        Spettacolo e antispettacolo
2.        La fine di un’illusione: da Debord a Baudrillard

Capitolo quinto
Baudrillard. La simulazione
1.        Derealizzazione come simulazione
2.        Al di là do alienazione e disalienazione
3.        Requiem per i media
4.        Simulazione come dis-illusione
5.        Excursus. Erotismo dell’illusione - pornografia della simulazione
5.1. Pornografia del reality show del mondo
5.2. Pornografia del real time della storia
1.        Strategie dell’illusione come derealizzare la  derealizzazione
6.1. Il delitto imperfetto: limiti della derealizzazione
6.2. Scacco all’iperrealtà
6.3. Postilla. Baudrillard e la fotografia

Capitolo sesto
Vattimo. L’interpretazione

1.        Il nichilismo come ‘unica chance’
2.        La costellazione del nichilismo attivo: Nietzsche, Heidegger, Benjamin
2.1. Nietzsche: maschera e interpretazione
2.2. Heidegger: la dis-torsione della tecnica su se stessa
2.3. Il Benjamin ‘debole’ di Vattimo
1.        Derealizzazione ed emancipazione
2.        Derealizzazione e interpretazione

Epilogo
Schopenhauer e Foucault.
Per un’estetica della derealizzazione

1.        Derealizzazione dell’arte ed estetizzazione dell’esistente
1.1. L’implosione dello choc e il dileguarsi della chance
1.2. Excursus. Breve storia di una scomparsa
1.3. Arte pornografica - pornografia dell’arte
1.        Dall’estetizzazione dell’esistente all’estetica dell’esistenza
2.1. Attualità etica di Schopenhauer
2.2. Cura (e tecnologia) di sé ed estetica dell’esistenza in Foucault
1.        Per un’est-etica della derealizzazione

Indice dei nomi

1 commento:

Carlo M. Fossaluzza ha detto...

Davvero un bel libro.