lunedì 3 marzo 2014

Carruthers, Peter, The Opacity of Mind. An Integrative Theory of Self-Knowledge

Oxford, Oxford University Press, 2011, pp. 448, £ 55, ISBN 9780199596195

Recensione di Francesco Armezzani - 21/07/2013

Carruthers presenta in questo testo una nuova proposta nel campo della filosofia della mente: ISA, acronimo che sta per Interpretive-Sensory Access. Secondo Carruthers la mente ha un facoltà centrale che da sola è responsabile del riconoscimento dei vari stati mentali (sia i propri che quelli altrui) e gli elementi di ingresso di questa facoltà sono di natura sensibile. Sulla base di questa assunzione se, da una parte, noi possiamo avere accesso a tutti i nostri stati sensibili in maniera trasparente, 

non soggetta a interpretazioni, dall'altra per tutti gli altri stati di natura non sensibile (pensieri, giudizi, volizioni, i cosiddetti atteggiamenti proposizionali) la conoscenza che ne possiamo avere è sempre basata su elementi di natura sensibile. Ciò comporta che la conoscenza che abbiamo di questi stati è interpretativa e soprattutto, in linea di principio, non diversa dall'accesso che noi abbiamo o possiamo avere agli stati mentali altrui, sempre che siano essi basati su elementi di natura sensibile. Quindi non si danno casi in cui un soggetto possa attribuire a se stesso un pensiero in assenza di una qualche evidenza sensibile, sulla quale sia basata quella attribuzione. 
La forza di questa teoria si basa essenzialmente sulla sua adeguatezza ai risultati delle ricerche delle neuroscienze; ha un'ampiezza di applicazioni che va dai contenuti sensibili non concettuali, ai contenuti concettuali implementati su base sensibile. Noi vediamo mele e non oggetti verdi tondeggianti, noi sentiamo canzoni e discorsi e non suoni isolati l'uno dall'altro. Gli elementi sensibili non concettuali entrano in una relazione di confronto, essenzialmente interpretativa, con elementi concettuali. Molto spesso questi processi di aggiustamento sono inconsci: noi vediamo un uomo aprire la porta, oppure chiedere un gelato, laddove “aprire la porta” e “chiedere un gelato” sono stati mentali che noi attribuiamo immediatamente alle altre persone. Ma questi stati mentali si basano su elementi di natura sub-simbolica e sub-personale di cui non siamo consapevoli.
Uno degli assunti più diffusi e fondamentali delle teorie della coscienza contemporanee consiste nell'idea per cui la coscienza che io ho dei miei stati mentali è vera e evidente in un grado incomparabilmente superiore a quello che ho o posso avere degli stati mentali altrui. Mentre degli stati mentali degli altri posso avere esperienza solo attraverso il ricorso alla percezione del loro comportamento.
La classica posizione cartesiana si basa su due principi: 
1. la conoscenza che noi abbiamo dei nostri stati mentali è infallibile;
2. gli stati mentali si auto-presentano: se stiamo vivendo un determinato stato mentale, sappiamo che esso è presente, se non sappiamo che esso è presente allora significa che lo stato mentale è assente.
La posizione di Carruthers li rigetta entrambi.
Se prendiamo il modello dei processi mentali ad architettura a trasmissione globale, noi vediamo che nello spazio di lavoro della nostra psiche viene posta un'area centrale, chiamata memoria di lavoro a cui pervengono dall'esterno i molteplici input degli organi di senso. A sua volta la memoria agisce su questi stimoli e li orienta verso i sistemi concettuali e affettivi che agiscono sia sugli organi di senso che sui sistemi deputati all'esecuzione e attraverso questi ai sistemi motori. Tutto questo processo è riccamente ricorsivo, in particolare l'attenzione agisce a partire dai sistemi esecutivi per porsi in relazione con la memoria di lavoro e i sistemi sensori. 
Questo modello di trasmissione globale della nostra architettura cognitiva e il modello di funzionamento della memoria di lavoro (un'ulteriore specificazione della memoria a breve termine) è perfettamente coerente, a detta di Carruthers, con il modello ISA.
Detto in altre parole questo modello riesce, sempre a detta di Carruthers, a rendere conto dell'esperienza dei propri stati in prima persona evitando e superando le difficoltà e le incongruenze di natura empirica e scientifica che presentano le teorie alternative. L'esperienza in prima persona può quindi essere spiegata in termini puramente scientifico-descrittivi e gli elementi fenomenologici tipici dell'assunzione cartesiana classica non vengono eliminati bensì non più visti come cause dell'esperienza ma come proprietà dell'esperienza. Proprio queste caratteristiche non descrittive delle teoria alternative rende ISA di fatto più accreditata, almeno come inferenza alla migliore spiegazione. Il fatto che io mi senta così immediatamente a contatto con i miei atteggiamenti proposizionali non significa che questi stati mentali siano effettivamente tali. Il modello di Carruthers è in parte ripreso proprio dalla psicologia descrittiva e dalla fenomenologia prima maniera (anche se l'autore, giustamente concentrato sulla ricca letteratura scientifica contemporanea, non fa riferimento a fonti così remote): è il caso del giudizio percettivo. Se io vedo mia madre che sta entrando in un negozio e magari avevo già da prima intenzione di invitarla a cena mi recherò da lei senza procedere ad un ragionamento conscio di tipo inferenziale. Se viceversa io vedo mia madre che entra in un negozio a Parigi dove sono in vacanza allora il mio giudizio “quella è mia madre” è un vero giudizio percettivo che si basa su dei determinati input sensibili. Il primo caso di percezione e di azione conseguente non avviene a livello conscio, almeno nel senso in cui conscio è generalmente detto un giudizio o un pensiero. Allo stesso tempo se io vedo una torta al cioccolato nella vetrina di una pasticceria, il desiderio di mangiarla e il desiderio di rispettare la dieta si confrontano a livello inconscio e il mio giudizio conclusivo finale “rispetto la dieta” avviene appunto alla fine e non fa altro che prendere atto di una decisione presa precedentemente in un giudizio per così dire di primo ordine di natura inconscia. 
Il contenuto della percezione e l'oggetto del giudizio percettivo non coincidono. 
Tutto si regge (o cade) con la percezione di sé: per Carruthers una cosa del genere non esiste, esiste al suo posto un'auto-interpretazione, una riflessione di tipo confabulatorio, che il soggetto produce a partire da dati di natura sensibile. 
Le teorie contrarie sono essenzialmente due: quella del senso interno, per cui gli esseri umani percepiscono internamente i propri stati mentali e quella per cui la coscienza è determinata da un atto percettivo di ordine superiore che agisce sugli stati inferiori non consci. Entrambe queste posizioni sono. secondo Carruthers. messe in gravi difficoltà dalle ricerche delle neuroscienze in particolare dalle patologie quali la schizofrenia e l'autismo. In questo caso vediamo stati mentali perfettamente consci privi di una coscienza di sé o viceversa stati mentali rivolti a sé non accompagnati da percezioni corrette di sé o del proprio corpo; analoghe osservazioni le ritroviamo già in Metzinger (Being No One, 2003).
In questa maniera ISA propone una teoria del sé che produce risultati non infallibili, non immediati. Il sé è il risultato di una complessa relazione, fatta di trattative e di aggiustamenti tra concetti e sensazioni, tra relazioni con il mondo esterno, con gli altri e con la memoria a breve termine. È  un processo confabulatorio che secondo Carruthers richiama lo “stream of consciousness joyciano”.
Le conclusioni del testo sono notevoli e riguardano la natura dell'azione del soggetto. Se non esistono pensieri consci, nel senso di pensieri che producono azioni e deliberazioni in virtù del loro essere consci, non esistono di fatto azioni consce. Dopo millenni di riflessione sulla libertà e sulla responsabilità individuale, basate  sull'autorevolezza dell'introspezione in prima persona, siamo dentro un'epoca che rimette radicalmente in discussione il concetto di libertà. Anche il caso dei neuroni-specchio non serve a spiegare, secondo Carruthers, il significato o l'intenzione delle azioni; è viceversa la rappresentazione di ciò che sta per avvenire (in termini confabulatori e interpretativi) sulla base di input sensibili. La lettura mentale che facciamo di noi stessi si basa in larga parte sulla lettura mentale che sin dalla prima infanzia facciamo inconsciamente degli altri (il viso, l'espressione degli occhi, il tono della voce ecc.). Ma non mancano anche importanti esempi e esperimenti condotti sul mondo animale. D'altronde bisogna considerare che secondo Carruthers, nel modello di architettura cognitiva proposto, la concettualizzazione anticipa l'elemento sensibile in ingresso. 
Naturalmente molti particolari mancano e i risultati non sono definitivi: il testo di Carruthers è però ricco di dati presi dalla letteratura recente sia in campo filosofico che, molto di più, in campo scientifico e medico-sperimentale. Da questo punto di vista fornisce una vera e propria disamina dei punti fondamentali della ricerca contemporanea e quindi è assolutamente interessante per chiunque abbia interesse oggi per la filosofia della mente. Ciononostante il testo va considerato come la presentazione di una vera e propria proposta filosofica a sé stante, una lettura importante e impegnativa, costruita per capitoli che fanno tutti parte di una strategia argomentativa unitaria, articolata in maniera molto ampia. 


Indice

1. Introduction
2.The Mental Transparency Assumption
3. The ISA Theory: Foundations and Elaborations
4. Transparent Sensory Access to Attitudes?
5. Transparent Sensory Access to Affect
6. Intermediate-Strenght Transparent-Access Theories
7. Inner-Sense Theories
8. Mindreading in Mind
9. Metacognition and Control
10. Dissociation Data
11. Self-Interpretation and Confabulation
12. Conclusion and Implications

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