mercoledì 10 settembre 2014

Bruzzone, Attilio, Vignola, Paolo, Margini della filosofia contemporanea

Napoli-Salerno, Orthotes, 2013, pp. 444, euro 20, ISBN 978-88-97806-42-4.

Recensione di Alessandra Granito – 18/02/2013

La raccolta di saggi Margini della filosofia contemporanea a cura di Attilio Bruzzone e Paolo Vignola è un richiamo esplicito al testo di Jacques Derrida (Marges. De la philosophie, 1972), ma vi si confronta con un discrimine divergente, sebbene non oppositivo. Se Derrida muove dall’intento decostruttivo di porre la questione del margine come ciò che dovrebbe resistere al movimento di captazione proprio della smania logocentrica della metafisica, il testo edito da Orthotes intende piuttosto soffermarsi e

 promuovere una riflessione densa e divergente su autori, temi e discipline che, spesso reputati marginali, ovvero anomali e spuri rispetto ai logoi e ai topoi della filosofia contemporanea, costituiscono invece un contributo costruttivo e incomprimibile per il portato euristico del pensiero filosofico contemporaneo.
Di carattere indubbiamente rizomatico-deleuziano, questo volume collettaneo è innanzitutto una riflessione reticolare e sensibile sul non-conforme e sull’alterità, e si presenta di primo acchito come un’ampia e suggestiva ricognizione diacronico-sincronica dei densi interstizi interdisciplinari sui quali viene gettato uno sguardo non-autoreferenziale, non-uniformante, ma curioso e autocritico. Non solo: esso si concentra sull’articolazione del rigetto della deduzione apodittica in favore di un filosofare fluido e dialettico, sfuggente a ogni catalogazione e partizione disciplinare, irriducibile alla pretesa di ipostatizzare adialetticamente quelle periferie fragili e pulsanti del pensiero e della vita che non è possibile confinare in rigidi recipienti speculativi. 
In termini di margini sono presentate le quattro sezioni in cui si articola il testo, e in termini di anomalie sono pensati i ventinove saggi che ne costituiscono l’impalcatura prospettica: si parte dai percorsi filosofici della contemporaneità che hanno cercato di perimetrare i confini della razionalità moderna (“Tre secoli di filosofia contemporanea”), per poi passare al carattere policromo del dialogo interdisciplinare (“Discipline di confine”) tra filosofia e scienze umane, alla centralità di dirompenti figure autoriali che hanno contribuito alla maturazione della filosofia contemporanea (“Autori nomadi”), fino a evidenziare i problemi marginali della contemporaneità nell’ottica di una tessitura inquieta, non-monolitica, del sapere (“Posture, movimenti, angolature”). Una comparazione dialettica delle quattro sezioni mostra infatti come il margine non sia né una categoria nominale né una vuota formalità, ma un atteggiamento che, nel momento in cui sta per essere nullificato e mistificato da un approccio rigidamente sistematico-identitario, opera un movimento trasfigurante di decentramento: esso, cioè, reinterpreta il mondo non più a partire da una comprensione asettica e/o postulata, bensì attraverso un cammino lucido, critico, proiettato sulle “sterminate contrade della profonda superficialità”. 
Questo è il senso inattuale e controfattuale del volume, che tra i suoi pregi critico-teoretici annovera senz’altro anche quello di aver denunciato in maniera non convenzionale “il volto deturpato della disintegrazione che si cela dietro a ogni conciliazione” (p. 441): la filosofia del margine si delinea così come una filosofia che non solo è aperta e ulteriore rispetto alle presunzioni totalizzanti e isolazionistiche, ma che oltretutto non rimuove il negativo, piuttosto lo abita in maniera vertiginosa aderendo a quell’orizzonte di pensiero che in Dialettica negativa Theodor W. Adorno definisce “il fascino per la zona dei rifiuti”. 
Gli autori del volume hanno indubbiamente calcato la simmelliana “sensibilità sismografica” mutuandone la concezione di fondo per cui la filosofia è un atteggiamento dello spirito nei confronti del mondo esterno e della vita interiore, ovvero una decostruzione dialettica del concetto, una emancipazione dalla reificazione in favore di un afferramento della totalità dal basso della superficie, non più dall’alto di forme vuote, sganciate dalla realtà effettiva e in cui la vita si coagula in maniera arbitraria e aprioristica.
La filosofia del margine – interpretata e incarnata nel testo curato da Bruzzone e Vignola – risulta essere sia il portato dello Streben che sempre anima il cammino filosofico, sia la conseguenza della collisione tra le perenni pretese olistico-panottiche e la perenne elusività di una totalità squartata, disintegrata, e tracciata in maniera incomprimibile dalle Grenzsituationen. La filosofia del margine, come emerge bene a una lettura attenta e curiosa dei testi – e come già sottolineato da Lukács  e Adorno – lavora con “concetti trasfigurati”, perché il suo duplice obiettivo è sia quello di “vivificare il concetto facendo rifluire in esso la vita stessa” (p. 236), sia quello di riabilitare il pensiero dai ceppi narcisistici e reificanti del concetto stesso. A uno sguardo più penetrante, dunque, il margine è tutt’altro che la cifra del fallimento della riflessione filosofica, ma si configura quale “cifra della differenza” e della cesura abissale tra forma e vita, territorio interstiziale della filosofia che, nell’epoca della parcellizzazione del sapere e della presunta inutilità del pensiero libero e critico al cospetto del “mondo amministrato” della società dei consumi e dello spettacolo, rappresenta un segnavia che libera dalle maglie di una sterile e comoda, logora e consunta tautologia speculativa.
In un mondo complesso e contraddittorio, disintegrato e disincantato, qual è quello della modernità, segnato dall’esilio della totalità e dallo scacco di ogni assolutezza, la dialettica del margine emerge come una dialettica impegnata “contro l’abisso del senso” (p. 436). In un tempo, il nostro, in cui la verità della filosofia tout court  risiede nel suo fallimento e – come scrive Adorno – la filosofia riesce a mantenersi in vita in virtù del fatto che il momento della sua piena realizzazione è continuamente mancato, la filosofia del margine si costituisce come terminus ad quem e a quo di un pensiero che implica la propria negazione perché la riconosce conditio sine qua non della propria esistenza e di una ricerca impervia, disagevole, incerta, ma appassionata e sentita come compito.


Indice

Introduzione.
I piani dei margini e i margini del piano

Prima sezione: “Tre secoli di filosofia contemporanea”

-Prospettive per la filosofia contemporanea. A partire dal pensiero dell’interpretazione di Friedrich Nietzsche
-Ernst Bloch e lo spirito utopico
-Ma i filosofi sognano pecore elettriche? Esperimenti mentali tra filosofia e fantascienza
-Il dibattito sul realismo
-Due sviluppi recenti della teoria dell’immagine: il pictorial turn e l’ikonische Wende
-Dalla bilancia alla spirale. La contaminazione del trascendentale e la rivoluzione della complessità

Seconda sezione: “Discipline di confine”

-L’estetica della filosofia analitica: autenticità, originale e copia
-Esplorare il labirinto. Foucault e Roussel
-Per un’estetica non simbolica
-Psicoanalisi e filosofia
-L’autenticità mancata. Note per una fenomenologia dell’individuazione tecnologica
-Argomenti diagonali e molteplicità inconsistenti: suggestioni cantoriane in Derrida e Badiou
-Fede pensata. La religione di fronte alla filosofia analitica
-Economia del bios nella società digitale

Terza sezione: “Autori nomadi”

-Georg Simmel filosofo del margine
-Le fantasticherie di un passeggiatore solitario. Gabriel Tarde tra metafisica e sociologia
-Leopardi tra scrittura e filosofia
-La poesia come ricerca e invocazione di senso. Paul Celan e i filosofi
-La concezione del dono di Marcel Mauss e il suo significato per la filosofia
-Enzo Melandri: Through the Looking-Glass
-Sovrapposizioni e dispersioni. Il depensamento filosofico di Carmelo Bene

Quarta sezione: “Posture, movimenti, angolature”

-La filosofia come cura di sé ed esercizio spirituale: presenza, tematiche e prospettive del Novecento
-“La Forma Perfetta”: ricerca di Dio, scoperta di sé. Per una mistica della modernità in Etty Hillesum
-Interstizi. Figure d’incontro e metamorfosi delle soggettività
-Autobiografismo post-esistenziale
-Sherlock Holmes detective della scienza
-Dal divenire-donna al soggetto nomade: la decostruzione del soggetto fallocentrico tra Deleuze, Derrida e Braidotti
-Oltremargine: filosofie d’altrove
-Ai margini dell’abisso

Postfazione.
Per una dialettica del margine

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