giovedì 30 aprile 2015

Bartocci, Claudio, Dimostrare l’impossibile. La scienza inventa il mondo

Milano, Raffaello Cortina, 2014, pp. 257, euro 23, ISBN 978-88-6030-712-5

Recensione di Rolando Ruggeri – 07/02/2015

Il testo di Claudio Bartocci è una raccolta di cinquantasei brevi capitoli,  a volte nati da recensioni, altre volte da riflessioni scaturite dalla lettura di saggi o di articoli. Nella dettagliata bibliografia sono indicati in modo estremamente puntuale, capitolo per capitolo, sia i testi che hanno dato l’avvio alla riflessione sia gli strumenti che possono essere consultati per approfondire l’argomento. Una così precisa bibliografia è necessaria perché il testo apre una così grande quantità di scorci su personaggi, 

fatti e idee della scienza, che, per ovvie ragioni di spazio, dovranno poi essere approfondite autonomamente dal lettore. Bartocci pianta dei semi che, in base alla fertilità del terreno che li riceverà e alla cura con cui verranno annaffiati, saranno in grado o meno di germogliare.
La prima parte del libro ha per titolo Intrecci, la seconda Idee. Capitolo per capitolo l’autore mostra come la scienza si muova su un terreno che non è quello idealmente separato che l’opinione comune può immaginare. La scienza è, appunto, intrecciata alla vita, all’arte, alla società, in modo molto più stretto di quanto ci si possa aspettare. Il rapporto non è solamente univoco, ma di reciproco scambio: la scienza influisce sulla vita e sugli altri campi del sapere così come è vero il contrario. Lo “scienziato si rivolge – deve rivolgersi – a tutti” (pag. 11).  In linea con questo principio, il volume rifugge dallo specialismo elitario che rende spesso i testi degli scienziati inaccessibili “non solo ai profani ma anche ai colleghi che lavorano in settori di ricerca contigui” (pag. 12).
A partire già dal titolo, che ha il sapore dell’ossimoro, l’autore ci mostra quanto sia sfaccettato il modo in cui la scienza procede nel suo cammino. E già il titolo mette sul piatto una questione spiazzante.  “Dimostrare l’impossibile” è un ossimoro solo in apparenza, tutto dipende dal modo in cui intendiamo il termine “impossibile”. Dai Cahiers di Paul Valery l’autore trae questa frase: “Parola capitale in matematica – Potere. ‘Si può…’” (pag. 25). La matematica si muove nell’ambito del possibile, cioè in quell’ambito in cui possono essere eseguite determinate operazioni; il possibile in matematica “non è dato una volta per tutte, bensì incessantemente ridefinito a mano a mano che si dimostrano nuovi teoremi, si introducono nuovi concetti, si elaborano nuove teorie. In maniera specularmente simmetrica, l’impossibile rappresenta per i matematici non l’inaccessibile, ma la terra incognita da esplorare” (pag. 25). La matematica risulta quindi essere, diversamente dalla fredda disciplina che ci si immagina di consueto, una potente arte immaginativa e, per seguire le parole di Kant, pura poesia.   
Le vie attraverso le quali la scienza entra nella vita degli uomini sono diverse, lo scopriamo già nel primo capitolo. Sappiamo che nel 1633 Galileo fu costretto ad abiurare le sue idee sull’eliocentrismo. Qualche decennio prima un’altra scoperta galileiana aveva fatto il suo ingresso nella chiesa per strade molto diverse rispetto a quelle della diatriba, della polemica e della dimostrazione. Ancora oggi, se ammiriamo l’affresco di Ludovico Cardi, detto il Cigoli, nella cappella Paolina in Santa Maria Maggiore a Roma, possiamo vedere la luna sotto i piedi della Vergine piena di quei crateri che Galileo aveva disegnato nel Sidereus nuncius nel 1610. L’autore ci racconta come il Cigoli, corrispondente e amico di Galileo, non avesse solamente recepito il disegno dell’amico ma avesse probabilmente puntato personalmente un cannocchiale sul satellite della Terra. Scopo della storia è, in costanza con quello dell’intero libro, mostrare come le idee scientifiche non si diffondano solamente per via accademica o ufficiale. L’ambito non ufficiale è fecondo non solo per la diffusione delle idee ma anche per la discussione e l’elaborazione delle stesse. Numerosi sono i racconti di discussioni scientifiche avute da scienziati mentre passeggiavano per viali, fiumi, colline, mentre scalavano montagne, oppure mentre stavano attorno al tavolo di qualche caffè, come possiamo leggere a pag. 71, nel capitolo Il “caffè scozzese”. 
Impossibile sarebbe rendere conto dei temi toccati in ogni capitolo, basterà ribadire che ogni capitolo riesce  a sviscerare problemi, noti o meno noti, che, almeno in parte, devono la loro nascita o il loro sviluppo a questioni che normalmente si credono estranee. Dico “almeno in parte” perché proprio per il suo approccio non elitario, il libro rifugge dalla rigida dinamica di causa-effetto per la quale ogni teoria ha la sua scaturigine nell’idea di uno scienziato o di un gruppo di scienziati. Ogni idea ha, dietro di sé, un intreccio che l’autore cerca di far apparire in filigrana, problematizzando anche, nel capitolo Rivoluzione scientifica?, la comune e coriacea idea (comune dopo che Alexandre Koyré generalizza una concezione di Gaston Bachelard) secondo la quale esistono dei salti conoscitivi che riescono a rovesciare completamente le idee preesistenti.
Il libro di Bartocci suscita domande che possono portare il lettore a rivedere nozioni che potevano sembrare definitive. Che dire del “pescatore di pensieri” (pag. 43) Henri Poincaré , geniale e versatile scienziato che enunciò la teoria della relatività ristretto nello stesso anno di Albert Einstein (1905) ed in modo indipendente da quest’ultimo? Di più. E se la teoria della relatività ristretta fosse, secondo l’originale interpretazione di Peter Galison, scaturita dall’esigenza affatto materiale di dover sincronizzare gli orologi  per il migliore funzionamento della rete ferroviaria e telegrafica?  A mettere in ombra la concezione della folgorante idea dello scienziato visto quale genio isolato nella sua torre d’avorio, troviamo anche la storia di Charles Darwin la cui idea di selezione naturale, che giustamente sappiamo provenire dalla lettura del Saggio sul principio di popolazione di Thomas Robert Malthus, ha avuto una fondamentale spinta dopo morte per malattia della figlia prediletta di Darwin: “Segnato da questo tragico evento – scrive Bartocci -  Darwin radicalizzò le proprie convinzioni metafisiche e religiose giungendo a formulare con definitiva chiarezza l’idea di sopravvivenza del più adatto nella spietata lotta per l’esistenza come meccanismo fondamentale della selezione naturale” (pag. 35).
Ricco catalogo di problemi, il testo ci mostra, tra l’altro, come durante il progetto Manhattan l’orizzonte etico viene oscurato dall’enorme stimolo teorico che la costruzione della bomba nucleare fornisce agli scienziati coinvolti. Vengono tratteggiate figure di scienziati poco conosciuti ma con meriti assolutamente fondamentali per nascita e per sviluppo delle teorie che costituiscono il paradigma scientifico attuale, per esempio Max Born, “un fisico modesto” (pag. 60), che ha introdotto la fondamentale concezione probabilistica che innerva tutta la teoria quantistica.  Non mancano altri affascinanti problemi teorici (ma solo teorici?), come quello del teletrasporto e dei viaggi nel tempo, dei paradossi e del collegamento tra alcune teorie fisiche come quella dei frattali e il mondo della finanza.


Indice

Premessa

Parte prima. Intrecci
La Luna butterata
Rivoluzione scientifica?
Alchimisti
Dimostrare l’impossibile
Come in un romanzo di Balzac
La metafisica del babbuino
Uno scienziato tedesco
Esistono gli atomi?
“Pescatore di pensieri”
Orologi da sincronizzare
Fondamenti
Il declino della matematica italiana
Il brahamano e il dandy
Un fisico modesto
Mefistofele lettore di Kepler
“Herr Warum”
Il “Caffè Scozzese”
“Un lavoro di notevole interesse scientifico”
Un matematico collettivo
I segreti di Farm Hall
Mr Tompkins
Mr Feynman
Un gallo al guinzaglio
Giochi non cooperativi
Lontano dall’equilibrio
Un matematico sovversivo
L’apprendistato chimico di un neurologo

Parte seconda. Idee

Paradossi
Capodanni
Il numero aureo
Minima azione
Evoluzionismo
L’ipotesi di Riemann
Relatività
Ombre
L’universo immobile
Classificare le sfere
Serendipity
Pallottole di luce
Nodi
L’ipotesi del continuo
Viaggi nel tempo
Esperimenti mentali
Computabilità
Geni
Il principio antropico
Biofilia
Simmetria
Vuoto
Small Worlds
Sincronia
Web
Geografia
Frattali e finanza
Il passato del nostro DNA
Rischio

Note di lettura
Ringraziamenti
Indice dei nomi

7 commenti:

MAURO PASTORE ha detto...

Libri sulla ricezione delle scienze... Mai trascurare però i risvolti negativi dovuti alle appropriazioni subculturali ed alle violenze culturali!

Il probabilismo è presente quale specificazione accessoria nella teoria della meccanica quantistica per definire non le strutture materiali ma i confini di tali strutture. Esso non offre risultati ma descrive la forza delle strutture descrivendo gli effetti esterni ma scientificamente non si avvale di alcun calcolo di probabilità per registrarne i risultati. La ricerca scientifica approdò alla scoperta della relazione tra maggiori o minori, non probabili, forze e debolezze strutturali quantiche con variazioni fisiche esterne incalcolabili fisicamente. Fu mostrata tale fisica incalcolabilità scoprendo il limite calcolabile che è tale senza ricorrere a probabilismo.
Il probabilismo per i fisici fa parte delle teoresi ma non delle teorie. Ciò è molto interessante per capire quale fosse la mancanza di etica che quegli stessi scienziati avvertivano tristemente nel fare da consulenti ai costruttori della bomba nucleare. Dalla tecnica derivata dalla sola scienza non era possibile generare un disastro mortale perché non era possibile scindere violentemente gli atomi fino al punto da creare bombe per ambienti noti né gli scienziati potevano fare più di consulenze. Ma assieme a queste erano fornite informazioni non scientifiche né tecniche né artigianali che i tecnici adoperarono assieme alle consulenze scientifiche. Non erano le informazioni neppure dedotte da consulenze di chimici ma così parevano.
Infatti la chimica studiando le interezze in base alla variabilità già in esse ìnsita applica il calcolo probabilistico per descrivere i passaggi da stato materiale a stato materiale e non per descrivere tali stati e comparando vari probabilismi entro le informazioni su ciascuna interezza di cui essi parte. Ne consegue una tabella colma che si può convertire da parzialmente incognita a non incognita solo riferendo le ciò di non incognito ai dati ridotti senza i particolari. Come a dire: se ci son tre corridoi bastanti ciascuno per un solo cavallo e tre cavalli uno fulvo uno bianco uno nero, non è possibile dedurre da una informazione le altre due; ma se si sa che probabilmente il nero vorrà star vicino al bianco e che probabilmente il bianco vorrà star vicino al nero ed il fulvo vorrà probabilmente star vicino al bianco, allora si potrebbe procedere a capire quale insicurezza i cavalli tollerano; se nessuna, si disporranno prevedibilmente. La scienza psicologica e non soltanto numerologicamente non potrebbe mai definire gradi di insicurezza tollerabili né di sicurezze. La scienza chimica neppure potrebbe far previsioni, infatti non esistono scienze del futuro... Non osservando i tre cavalli durante il passaggio ma sentendoli nitrire si potrebbe dedurre psicologicamente la insicurezza e capire la disposizione dei colori; ugualmente alchemicamente non osservando tre fasci di elettricità variabili per intensità cromatica si potrebbe registrare il ronzio e con altre informazioni capire disposizioni cromatiche. Ma questi non sono ancora esempi di scienza, né psicologica né chimica. Lo scienziato psicologo non deve disporre per capire perché studia una realtà non obiettivabile attivamente mentre il chimico scienziato deve disporre perché studia una realtà obiettivabile attivamente. Il fisico fa uguale al chimico...
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MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

MAURO PASTORE:...

I fornitori clandestini assicuravano esplosioni atomiche tramite coincidenze tra eventi anche scientifici e tecnici ma secondo un prospetto funzionante non tecnicamente non scientificamente e solo praticamente. Tale pratica fu replicata tecnicamente e valutata scientificamente e gli scienziati di fisica dei quanti con aiuto tecnico fornirono consulenza ai tecnici stessi e si dimostrò che la pratica delle esplosioni atomiche entro atmosfera terrestre ed ambiente planetario terrestre esisteva ed era possibile ma non tecnicamente ed assumendo tecnica entro prassi differente e neppure scientifica. Gli ordigni erano oltre che disastrosi per funzionamento tecnicamente non garantibili e la opera scientifica di consulenza era già tutto il possibile scientificamente. Neppure la chimica era adatta, anzi ne era e ne resta aliena perché i chimici già avevano studiato la energia atomica in effusione esterna e senza alcuna esplosione ma studiando le modificazioni già in atto di interezze molecolari entro cui i meccanismi di successione non trasformazione delle reazioni chimiche. (Praticamente la tavola degli elementi in chimica ha sempre differito dai prospetti elencativi particolari.) Si studiò chimicamente scientificamente la produzione degli elementi dalle fusioni molecolari entro cui scissioni atomiche interne. Ma i bombaroli ed i guerrafondai creavano coincidenze, le quali i chimici non potevano spiegare ma che potevano studiare e senza poter trovare alcunché. Dunque le bombe atomiche per uso di guerra funzionavano e funzionano per conoscenze non ricercate né sapute dai committenti. Gli scienziati attivamente potevano solo fornire consulenze dirette per vantaggio di tecnologia interessata ad esplosioni fuori ambienti terrestri, dove le radiazioni autocollassano e dove le esplosioni atomiche non sono immancabili disastri. La vera tecnologia solo questo può provvedere. Operatori ecologici cercarono di venire a sapere del resto intromesso ed in che questo consistesse. Per i sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki che seppero farsene una idea si trattava di pratiche imitatorie di uomini sciocchi a bestie acquatiche non intelligenti e primitive e di bestie tali ed ignare ad uomini illusi! Certo i testimoni non erano persone qualunque in certo senso. Sicuramente da altri si notò che i realizzatori sapevano qualcosa del successo in gruppo ma delle combinazioni singole non sapevano dire dacché dipendesse la riuscita. Il resto lo fece la malasanità che impedì comunicazioni decisive pure di stesse competenze ed anche politiche.

Era una situazione simile a quella che spesso accade con le cosiddette "bombe" mediatiche prima delle elezioni: le statistiche scientifiche sono subissate da pareri non scientifici e perizie non tecniche le quali si omologano alle procedure tecnoscientifiche, queste sono rievocate subliminarmente ma né scienza né tecnica offrono possibilità di influenzare gli elettorati eppure chi tenta di influenzare gioca ad intromettersi nei dati statistici rigorosi e formula probabilità che sono plausibili e significanti solo apparentemente. Come riescono tali intromessi? Certo non con uso di scienze né tecniche derivate. Di solito si pensa che sfruttano il pensiero della vittoria e sfortunate coincidenze politiche, sociali, comunicative. È noto che il funzionamento psicologico delle crisi finanziarie si attua spesso per sommatorie di eguali iniziative. Ma questa è una evidenza che non produce sapere né informazioni e la politica è ancor più chiusa della economia da tali produzioni.

Cose cui val la pena di riflettere perché non esiste solo ricezione positiva della scienza e i quadri scientifici hanno sempre legami con situazioni esterne ma gli eventi che accompagnano le esplicitazioni di tali legami non sempre sono neutralità ed a volte sono attivi ed in connessione con stesse esplicitazioni. Questa consapevolezza consente un utilizzo saggio: saggezza della filosofia che sarebbe utile anche se ripetuta.

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Nel primo messaggio: 'riferendo le' sta per: riferendole. Non reinvio perché nonostante scrittura anomala il significato resta univocamente espresso.

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Teletrasporto è termine che può indicare un fenomeno che studiano gli scienziati ottici, in riferimento a forme luminose regolari che mutano e ricommutano propria configurazione entro fasci luminosi. A volte è un fenomeno lento (più delle tartarughe...) perché non è un irraggiamento ma una modificazione dinamica.

In fisica non esiste alcunché di uguale ma recente è la scoperta della replicazione. Essa è stata sperimentata e spiegata tramite la meccanica quantistica. Infatti teoricamente consiste in dissolvimento totale materico in strutturazione interconnessa e formazione materica uguale entro e non oltre stessa strutturazione (materiale).
In alcuni ambienti positivisti la prima parte dello esperimento generò sfiducia ed abbandoni e presso superstiziosi illazioni ed ilarità, ma non era un annichilimento come essi pensavano, infatti tal concetto è cosmologico-ermeneutico e fu definito filologicamente da È. A. Poe che ne provvide anche di individuazione pre-fenomenologica, nella Opera detta Eureka. In linguaggio antinomico Poe descrisse cosmogonicamente il rinnovamento universale inserendovi i connotati linguistici sociali-sociologici della fine delle culture restate legate alle vecchie cosmologie. Non era visione tetra di pessimismo culturale, nel senso che a far da guida in ciò era sarcasmo per chi non potesse addentrarsi nelle spirali logiche dei riferimenti.

Ciò che corrisponde al rinnovamento cosmico ed annichilimento non fenomenico ma fenomenologico della natura cosmica è fisicamente la teoria della continuazione termodinamica e la ipotesi scientifica sulla reversibilità termodinamica, entrambe dello scienziato fisico Maxwell. Tali studi furono per un periodo sopravvalutati poi avversati e dimenticati in vasti ambienti ed il positivismo ne astrasse gli elementi linguistici culturali scientifici ma per farne una concezione del mondo fisico illusoria ma fino ad oggi disgraziatamente influente e non realmente scientifica. E. A. Poe celiava spietatamente contro la confusione tra dinamica fisica e trasformazione chimica e ne mostrava gli èsiti culturalmente disastrosi e i pericoli catastrofici conseguenti e questo ultimo non è il concetto di annichilimento.

Ambienti a digiuno di fisica quantistica e colmi di informazioni od in antifilosofiche sopravvalutazioni della fisica della relatività pensano le replicazioni come fossero teletrasporti e certe volte confondono fisica ed ottica ed anche acustica. Infatti in acustica esiste ugual fenomeno dall'ottica, gli studiosi di acustica cioè hanno valutato le propagazioni sonore a dimensioni segmentate e rese finali uguali a impulsi iniziali. In ambienti prepotenti la scienza acustica è ignorata e subissata dalle catalogazioni di effetti acustici redatta dai fisici. Ma la acustica non studia effetti fisici ma direttamente fenomeni sonori.
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MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

MAURO PASTORE:
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Non esiste teoria fisica scientifica dei frattali ma solo applicazione fisica-teorica della geometria dei frattali. Comparando e confondendo prospetti di acustica ed elenchi di fisica, sembrerebbe diversamente. I frattali si applicano praticamente in biologia ed in particolare nel settore della botanica.
È stata detta teoria fisica dei frattali la applicazione esterna, non matematica cioè, della geometria dei frattali. Era in principio solo teoria culturale, ché dei frattali tutti si meravigliavano e nessuno sapeva cosa farne tranne stessi matematici geometri e poi non geometri. Essa ebbe ed ha a quanto pare una origine misteriosa perché la cronaca disse di scienziati matematici che trovandone riferimenti verbali ne formulavano per ricostruzione elementi teorici; dacché se ne diede teoresi completa ma contemporaneamente altrove da riferimenti verbali completi se ne ricostruiva teoresi completa senza darla originalmente e ciò indipendentemente dalla prima teoresi con autore noto. Una vicenda più complicata e misteriosa dell'algebra in Europa dagli arabi. A causa di ciò, molti superstiziosi la teoria culturale la enunciavano in linguaggio scientista, che sembra aver prevalso ma solo per chi non realmente interessato ad esperire matematico. La teoria culturale scientista restò mimetizzata con tentativi seri di applicazioni scientifiche utili economicamente. Curiosamente molti che volevano fare illazioni sui frattali passavano dall'entusiasmo parascientifico poi antiscientifico all'oscurantismo e viceversa. Tali casi furono stimati psicologicamente esilaranti e sociologicamente allarmanti.
La finanza in America ne restò coi segni a causa del panico degli economisti e si pensò di primo o primi Autori originarii con filosofica politica simpatia o asti antipolitici. Negli U.S.A. dedussero che fosse uno solo a procedere ma ritenendone di averne avuto perlomeno notizia non potevano stabilire cultura di provenienza né tempi di formulazioni né capire se altri prima ancora di lui, per poi dubitare di tutto e restare senza potersi accertare di nulla. Questo Autore anonimo fu ritenuto quindi un intellettuale forse in certo senso improvvisato che agiva anche per suscitare interrogativi sul senso delle storie ufficiali della umanità. I teoreti della fine della storia dedussero che dai numeri dunque potevasi accedere ad altra concezione dei passaggi storici. La cosiddetta fine della storia teorizzata in Giappone ebbe sèguito innovativamente ufficiale ne "l'altra storia". Era stessa nozione di alterità delle meditazioni filosofiche globalizzate ed occidentali, per cui i teoreti ne dedussero che civiltà, culture, genti del mondo conosciuto non sarebbero certamente presto finite o non sarebbero state tutte fatalmente trasformate ma che nulla di storicamente dato avrebbe conservato proprio destino. Entro tale destino le relazioni fittizie tra positivismo, economia, matematica, appaiono sorta di cimitero zoologico.
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MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

MAURO PASTORE: ...

La interpretazione, che non è una ermeneutica, dei cosiddetti viaggi del tempo, fu una illazione nata da fantasiose ipotesi sulla Relatività fisica ed ignoranza sulla Indeterminazione fisica. Secondo questa ultima si possono pensare i tempi molteplici senza relazioni plurime. Dato che in tale teoria è contenuto quale caso particolare la Relatività, a sua volta contenente la Gravitazione quale caso teorico particolare, dunque alla molteplicità temporale corrisponde pluralità atemporale, nel caso più particolare di energie eccedenti non distruttive. Altro caso, gravitazionale, è quello della temporalità unica, che pertanto mostrasi essere una complessità bivalente e non corrispondente a misurabilità fisica coincidente con misurabilità non fisica. Ne consegue: che esistono durate psicosomaticamente ovvero praticamente sperimentalmente diverse dalle cronometrie fisiche (e ciò lo studiò psicologicamente C. G. Jung ed anche interdisciplinarmente); e che le singole cronometrie fisiche non sono necessariamente coincidenti; e che le cronometrie non coincidenti sono fisicamente non inconsistenti.

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Nel mio quartultimo messaggio: 'redatta dai fisici' sta per: redatte dai fisici. Oppure si legga in tal senso: '(compilazione questa che è) redatta dai fisici'.
MAURO PASTORE