martedì 17 maggio 2005

Lahav, Ran, Comprendere la vita.

Milano, Apogeo, 2004, pp. 186, € 13,00, ISBN 88-503-2276-3.

Recensione di Moreno Montanari – 17/05/2005

Consulenza filosofica

Il testo di Ran Lahav anche per la sua natura – il libro raccoglie, infatti, una serie di saggi che l’autore ha pubblicato sul tema della consulenza filosofica tra il 1993 e il 2001 - ruota con una certa ridondanza attorno ad alcuni concetti centrali nella concezione di consulenza filosofica dell’autore; egli ha infatti il merito di chiarire, anche attraverso l’analisi diretta d’alcuni casi di consulenze effettivamente trattati, quali siano gli strumenti metodologici del suo approccio alla disciplina e quali finalità questa si proponga di raggiungere. Un secondo aspetto del libro consiste invece nello spiegare le differenze tra la consulenza filosofica e gli approcci di carattere psicoterapeutico; un terzo, infine, nell’offrire una sintetica ma esaustiva panoramica delle differenti concezioni della consulenza filosofica attualmente praticate e dal mostrare come, seppur nella condivisione del metodo – il dialogo socratico - ad una diversa concezione della disciplina corrispondano inevitabilmente anche differenti finalità.

Procediamo per ordine. Per Lahav “la consulenza filosofica è una discussione filosofica con le emozioni, i desideri, il comportamento, le aspettative, o più in generale il modo di vivere di un individuo” (p. 12) allo scopo di “aiutare i consultanti ad esporre e a chiarificare la rete di concetti e di idee che soggiace agli aspetti rilevanti delle loro vite: analizzare i concetti base che caratterizzano i loro diversi atteggiamenti, scoprire ed esaminare i presupposti celati nei loro modi di vivere, esplorare le interconnessioni concettuali o in breve analizzare la filosofia di vita che la persona sta vivendo. Questa chiarificazione intende sviluppare nella persona una comprensione filosofica più ricca del suo sé e del suo mondo con il possibile risultato secondario (sottolineature mie) di incrementare la sua capacità di affrontare i suoi specifici problemi personali” (p. 59). Va infatti chiarito subito che la consulenza non si prefigge né esiti terapeutici né compiti di risoluzione dei problemi di chi vi fa ricorso ma semplicemente “offrire strumenti che possono aiutare i consultanti a riesaminare criticamente le loro visioni del mondo e a rivederle”, (p. 175) nel convincimento che quest’operazione possa facilitare processi di attivazione e cambiamento da parte dei consultanti.

L’autore elegge a strumento ideale per la realizzazione di tale fine l’interpretazione della personale “visione della vita del consultante”, nella convinzione che questa sia “in un certo senso, una lente d’ingrandimento sulla vita quotidiana” (p. 36). Per “visione del mondo” Lahav intende, come ogni filosofo, la concezione della realtà che guida un determinato soggetto e dunque l’orizzonte di senso che ne orienta – consapevolmente o meno - i comportamenti ed i modi di pensare. L’assunto di partenza del nostro è che ciascun individuo abbia una propria “visione del mondo” che ne condiziona e spesso ne determina l’agire e che, in qualche modo, dà forma al suo modo di concepire se stesso e la propria realtà. Il problema, spiega, nasce dal fatto che di norma le persone non ne hanno una chiara rappresentazione (p. 174). Di qui il convincimento che il principale compito del consulente filosofico consista nell’aiutare il consultante ad esplicitarsi la propria visione del mondo imparando a ragionare intorno ad esse anche in virtù di nuove e più articolate chiavi di lettura che il consulente gli offre. “Nella consulenza filosofica – scrive infatti Lahav - ci rendiamo conto le persone (…) comunemente, non hanno una sufficiente familiarità con le risorse intellettuali per andare oltre slogan abusati, linee di pensiero comuni e veloci, soluzioni superficiali” (p. 43). Il dialogo con una persona capace di stimolare tali processi di problematicizzazione e chiarificazione intende dunque fornire al consultante nuovi strumenti interpretativi della propria visione di sé e del mondo, il che lo metterà nella condizione di cambiare, se lo desidera, anche i modi di relazionarsi a sé e alla propria realtà, o comunque di vivere meglio gli aspetti problematici di tali relazioni. Infatti, spiega Lahav, “è responsabilità dei consultanti interpretare e determinare il loro mondo e il consultante non può fare queste cose per loro” (p. 175). Alcuni consulenti filosofici individuano in quest’atteggiamento la principale differenza dagli approcci psicoterapeutici; ma Lahav – che ha studiato a lungo psicologia e parla dunque con maggiore cognizione di causa di alcuni suoi colleghi - non cade in questo grossolano pregiudizio: nessun serio psicoterapeuta pretende di dirigere il pensiero dei suoi pazienti scavalcando la loro autonomia che è invece quanto di solito si vuole sviluppare. Le principali differenze sono semmai date dal fatto che: a) la consulenza si disinteressa del concetto di “guarigione” e di “terapia”, sia perché non ha un concetto a priori di normalità, sia perché non persegue né competenze né finalità medico-curative, ma semmai velleità di “saggezza” (cfr. il capitolo 3; la consulenza filosofica come ricerca della saggezza, pp. 55-78); b) mentre le psicoterapie tendono ad interpretare le dinamiche comportamentali dei loro pazienti alla luce di meccanismi psicologici sottesi dei quali spesso i pazienti non vengono messi a conoscenza, le consulenze filosofiche cercando di comprenderle alla luce delle loro implicazioni filosofiche, rendendole esplicite al cliente, insomma: “di come è il mondo di una persona invece che dei processi mentali che danno vita a quella visione” (p.130).

Ciò ci permette di affrontare anche l’ultimo punto in questione: le differenti concezioni di consulenza filosofica oggi in atto. Non esiste infatti un solo modo di fare consulenza filosofica esattamente come non è mai esistito un solo modo di filosofare; tutti i diversi approcci condividono però: a) lo strumento del dialogo critico, aperto e libero attorno alle questioni poste dal consultante come principale strumento di lavoro; b) la focalizzazione sui contenuti dell’argomentazione del consultante piuttosto che sulle ragioni recondite della sua particolare visione del mondo; c) un ricorso a significati filosofici e non a interpretazioni psicologiche; d) l’esame critico dei principi di base della visione del mondo del consultante; e) lo sforzo di promuovere l’autoindagine del consultante anche arricchendone le capacità critico-interpretative. Le differenze sono invece rintracciabili rispetto all’oggetto dell’interpretazione filosofica (i soli pensieri o anche le emozioni?; i problemi del consultante o la persona stessa?); b) il loro carattere aperto o finalizzato al chiarimento dei problemi; c) l’importanza e i limiti legittimi dell’azione critica del consultante (analisi acritica dei bisogni del consultante o loro messa in questione?); d) liceità o meno di proporre punti di vista considerati più efficaci o coretti a priori determinando in qualche modo la nuova visione del mondo del consultante (Lahav fa gli esempio di chi propone un’interpretazione olistica e relazionale piuttosto che cognitivistica della realtà, o di chi tende a leggere i vissuti dei consultanti alla luce delle interpretazioni del suo specifico filosofo di riferimento, ecc).

Per questa serie di analisi, per la chiarezza con le quali vengono sviluppate, Comprendere la vita risulta senz’altro un’ottima introduzione al mondo e alla pratica delle consulenza filosofiche anche se non mancano, qua e là, cadute di stile (in particolare l’immaginaria intervista-consulenza a Schopenhauer pp. 108-120), contraddizioni, in specie in merito alla concezione di visione del mondo, e temi non del tutto approfonditi, com’è forse nella natura stessa di libri che, come questo, toccano un’infinità di temi e si confrontano con dati spesso insufficienti per un’analisi pienamente esaustiva dei fenomeni trattati.

Indice

Introduzione di Francesco Cirri
Un quadro concettuale per la consulenza filosofica: l’interpretazione della visione del mondo
Consulenza filosofica: storia e quadro generale sulla possibilità di un dialogo tra consulenza filosofica e psicoterapia esistenziale
La consulenza filosofica come ricerca di saggezza
L’efficacia della consulenza filosofica: un primo studi di risultati
Trascendere l’inconscio: sedute di consulenza filosofica con Arthur Schopenhauer
Che cosa c’è di filosofico nella consulenza filosofica?
Abbiamo appena un inizio, seppure abbiamo qualcosa
Usare la filosofia analitica nella consulenza filosofica

L'autore

Ran Lahav, che si è formato presso l’Università del Michigan dove ha conseguito un perfezionamento in psicologia filosofica, insegna Consulenza filosofica alla “Scuola di Educazione” dell’Università di Haifa in Israele. Nel 1994 ha organizzato con Luis Marinoff il primo convegno internazionale sulla Consulenza filosofica a Vancouver e, sempre nello stesso anno, è stato fra i soci fondatori della Israel Organization for the Advancement of Philosophical Counseling.

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