domenica 22 aprile 2007

A.a.V.v., Neurofenomenologia: le scienze della mente e la sfida dell’esperienza cosciente, a cura di Massimiliano Cappuccio.

Milano, Bruno Mondadori Editore, 2006, pp. 432, € 30,00, ISBN 88-424-2006-9.

Recensione di Ottavia Spisni -22/04/2007

Filosofia della mente (Neurofenomenologia)

I quattordici scritti contenuti in questo volume, rispettivamente di Jean Petitot, Giuseppe Longo, Jean-Luc Petit, Carmelo Calì, Federico Leoni, Alberto Giovanni Biuso, Natalie Depraz, Franco Bertossa e Roberto Ferrari, Vittorio Gallese, Laura Boella, Roberta De Monticelli, Maurizio Ferraris, Mauro Maldonato, Domenico Jervolino, sono proposti all’insegna del saggio di Francisco Varela dal titolo ‘Neurofenomenologia. Un rimedio metodologico al “problema difficile”’. Anche il titolo di questo importante libro collettaneo curato e introdotto da Massimiliano Cappuccio per il primo volume della collana ‘La vita pensata’ diretta da Roberta De Monticelli prende le mosse dalla proposta fenomenologica di Varela di dare alla filosofia ‘rigore’ e ‘anima’ mediante una embodied cognitive science capace di coniugare le diverse espressioni dell’umano e del suo essere nel tempo, trattando ‘la mente e il mondo come realtà che si sovrappongono reciprocamente, da cui la denominazione qualificante di scienza cognitiva incarnata, situata o generativa (enactive)’ (p. 87). I saggi proposti sono eterogenei, ma il fil rouge che li lega è il comune tentativo di dare risposta al progetto di ricerca inaugurato dal libro del 1991 The Embodied Mind di Varela, Thompson, Rosch, sintetizzabile nei termini di ‘sfida all’esperienza cosciente’.

Il primo obiettivo (su tre) che si propone il volume è di definire e misurare l’eredità del lavoro di Varela (p. 20). La tradizione filosofica di partenza è quella europea della fenomenologia, soprattutto Husserl e Merleau-Ponty, unita alla moderna scienza cognitiva, alle scienze naturali e a pratiche meditative della sapienza orientale. Non deve stupire l’ambizione interdisciplinare del progetto: ciò che unifica i molteplici ambiti nello studio di una scienza della coscienza e dei sistemi complessi è la struttura dell’esperienza umana. Il tentativo della neurofenomenologia (o fenomenologia neuro-psico-evolutiva) è di trovare un rimedio alla frattura epistemologica e gnoseologica osservabile tra esperienza vissuta in prima persona da un lato e il resoconto dell’interazione tra gli oggetti studiati in terza persona dalla scienza dall’altro. Su questo percorso di ricerca sono cinque i concetti fondamentali introdotti da Varela (puntualmente analizzati nella Introduzione da Cappuccio): autopoiesi (p. 20), enazione (p.23), embodyment (p. 25), emergenza (p. 27) , vincoli reciproci e passaggi generativi (p. 30).

Il secondo obiettivo è di documentare lo stato della ricerca neurofenomenologica, già vivace all’estero, in Italia. Si cerca di mostrare il ventaglio delle possibilità di ricerca attualmente presenti nella comunità scientifica, con tutta la ricchezza delle differenze prospettiche proposte dai sei settori tematici all’interno dei quali sono raccolti i saggi: matematismo e formalizzazione, corpo vivo e percezione spaziale, metodologia di ricerca in prima persona, intersoggettività ed empatia, ontologia fenomenologica e naturalizzazione, temporalità e coscienza. Essi sono la cartina di tornasole che tenta di far reagire la sfida della fenomenologia intesa come ‘naturalizzazione’, sulla scia di un’importante corrente di studi che risale in Italia ad Antonio Banfi e ad Enzo Paci, coloro che inaugurarono la tradizione husserliana nella penisola. E in linea con quanto detto, il terzo obiettivo del volume è di affinare gli strumenti di ricerca sul fondamento esperienziale e dunque di studiare le condizioni trascendentali della possibilità delle scienze naturali per cui ‘non è sbagliato affermare in linea di massima che tra una forma di accesso trascendentale alla conoscenza e una forma di accesso di tipo naturalistico-sperimentale deve sussistere un legame di continuità legittimo, basato sulla relazione costitutiva che articola la coscienza umana dai primi atti esplorativi dell’esperienza corporea elementare fino alla teorizzazione delle più complesse e raffinate costruzioni oggettivanti delle scienze’ (p. 43).

Perché una scienza della mente come sfida all’esperienza cosciente? Il ricercatore in questa nuova prospettiva costituisce attivamente gli oggetti del proprio sapere essendo ad essi incorporato e trovandosi sempre in ultima istanza di fronte allo scacco del fondamento: ‘[...] Non vi è alcun posto in cui si possa gettare l’ancora e dire “questo è il punto in cui la percezione è incominciata; questo è il modo in cui è stata fatta”’ (p. 52). Da qui Varela sottolinea, oltre agli aspetti più tecnici, l’importanza della dimensione etica della ricerca scientifica, per cui il fondamento è e va mantenuto inabitabile; dunque l’attenzione si sposta dal problema della verità proprio del platonismo e della metafisica in senso tradizionale al fatto che il filosofo e lo studioso delle scienze ‘dure’ possono rispondere solo ad appelli storico-destinali, perché non si hanno, in fondo, altri punti di appoggio che l’essere spazio-temporalmente collocati in una prospettiva di costante apertura. In altri termini, c’è sempre la coscienza dello scienziato e la coscienza che lo scienziato studia. Sul telos della neurofenomenologia, le parole di Varela sono chiare: ‘Non esiste un metapunto di vista rispetto al quale giudicare e rendere omogenee le differenze che intercorrono fra i punti di vista, e tantomeno le loro contrapposizioni. Queste differenze e queste contrapposizioni sono irriducibilmente costitutive dei domini cognitivi dei punti di vista dati. [...] Il problema non è più quello di rendere omogenei e “coerenti” differenti punti di vista; diventa quello di comprendere come punti di vista differenti si producano reciprocamente’ (p. 56).

La raccolta è dunque accomunata da tutte queste prospettive di sicuro nonché attuale interesse di ricerca. Si tratta di mantenere aperto il senso dell’umano, di come l’uomo può, in quanto humanitas, agire e condursi, il che significa anche tornare ad un sapere come frutto di esercizio e applicazione costanti e sempre in fieri: una ricerca fatta di ‘rigore’ e ‘anima’, appunto. Va infine sottolineata l’indubbia importanza di questo volume per la vivacità di ambiti e prospettive di ricerca e dunque di tutti i saggi in esso proposti, i quali hanno, fra gli altri, il merito di dibattere anche in Italia una proposta teoretica ed epistemologica tra le più feconde degli ultimi decenni. La finalità operativa della neurofenomenologia è rispondere all’hard problem di ogni filosofia della mente, il rapporto tra il cervello e la coscienza, ma il suo obiettivo forse più ambizioso consiste nel superamento delle due culture, nel rendere le cosiddette scienze umane e quelle naturali parti dell’unico discorso umano sul mondo. È significativo, in questo senso, che non sia un filosofo ma un neuroscienziato (Gallese) ad affermare che è ‘molto più interessante fenomenologizzare le neuroscienze cognitive che naturalizzare la fenomenologia’ (p. 294).

Indice

La vita pensata (di Roberta De Monticelli)
Prefazione (di Mauro Ceruti e Luisa Damiano)
Introduzione (di Massimiliano Cappuccio)

Neurofenomenologia. Un rimedio metodologico al ‘problema difficile’ (di Francisco J. Varela)

Sezione I: matematismo e formalizzazione
La svolta naturalista della fenomenologia (di Jean Petitot)
La ragionevole efficacia della matematica e le sue origini cognitive (di Giuseppe Longo)
Sezione II: corpo vivo e percezione spaziale
La spazialità originaria del proprio corpo. Fenomenologia e neuroscienze (di Jean-Luc Petit)
Neuroestetica e fenomenologia. Per una teoria fenomenologica della percezione pittorica (di Carmelo Calì)
Il gesto fotografato. Note per un’archeologia della neurologia (di Federico Leoni)
Il corpo come macchina semantica. Una prospettiva fenomenologica sull’intelligenza artificiale (di Alberto Giovanni Biuso)
Sezione III: metodologia di ricerca in prima personale
Mettere al lavoro il metodo fenomenologico nei protocolli sperimentali. ‘Passaggi generativi’ tra l’empirico e il trascendentale (di Natalie Depraz)
Meditazione di presenza mentale per le scienze cognitive. Pratica del corpo e metodo in prima persona (di Franco Bertossa e Roberto Ferrari)
Sezione IV: intersoggettività ed empatia
Corpo vivo, simulazione incarnata e intersoggettività. Una prospettiva neuro-fenomenologica (di Vittorio Gallese)
L’empatia nasce nel cervello? La comprensione degli altri tra meccanismi neuronali e riflessione filosofica (di Laura Boella)
Sezione V: ontologia fenomenologica e naturalizzazione
Persona e individualità essenziale. Un dialogo con Peter Van Inwagen e Lynne Baker (di Roberta De Monticelli)
Perché è meglio che la sintesi sia passiva. Trascendentalismo e naturalizzazione (di Maurizio Ferraris)
Sezione VI: temporalità e coscienza
Coscienza della temporalità e temporalità della coscienza (di Mauro Maldonato)
Ricoeur: la fenomenologia della memoria e il confronto con le scienze cognitive (di Domenico Jervolino)

Bibliografia (a cura di Carla Taglialatela)
Indice dei nomi
Gli autori


Il curatore

Massimiliano Lorenzo Cappuccio alterna la propria attività di ricerca tra le Università di Milano, Pavia e Parigi. Ha fondato e dirige assieme a Matteo Bianchetti e Erasmo Silvio Storace la rivista Chora, laboratorio di attualità, scrittura e cultura filosofica. Dirige inoltre assieme a Laura Querici la rivista di scienza, filosofia e cultura Dedalus, che ha un approccio metodologico interdisciplinare. Ha curato i seguenti volumi: Dentro la matrice. Filosofia, scienza e spiritualità in Matrix (Alboversorio, Milano 2004), L’eredità di Alan Turing. 50 anni di intelligenza artificiale. Ha scritto innumerevoli saggi, tra cui ricordiamo Alan Turning: l’uomo, la macchina, l’enigma. Per una genealogia dell’incomputabile (Albo Versorio, Milano 2005).

Links

Il saggio di Francisco Varela Neurofenomenologia, una soluzione metodologica al “problema difficile”: http://www.oikos.org/varelaneurofenomenologia.htm
Wikipedia su Francisco Varela: http://en.wikipedia.org/wiki/Francisco_Varela
Wikipedia su Embodied Philosophy: http://en.wikipedia.org/wiki/Embodied_philosophy
Intervista a Francisco Varela per l’Enciclopedia Multimediale delle Scienze Filosofiche di Rai Educational: http://www.emsf.rai.it/interviste/interviste.asp?d=452
Home page di Evan Thompson con un’ottima selezione di Links: http://individual.utoronto.ca/evant/
Home page dell’Associazione culturale Albo Versorio per le riviste ‘Chora’ e ‘Dedalus’: http://www.alboversorio.it/
Home page dell’Associazione culturale Asia: http://www.associazioneasia.it/
LabOnt (Laboratory for Ontology): http://www.labont.it/

1 commento:

MAURO PASTORE ha detto...

Le espressioni "neurofenomenologia" e "fenomenologia neuro-psico-evolutiva" non sono equivalenti da poter indicare medesima cosa in discorso precisamente culturale; allora chi non se ne avvede manca di individuazione precisa di oggetto di discorso!

La neurofenomenologia ha il merito di estrinsecare in termini rigorosi ciò che vaste abitudini pseudoculturali manifestano senza attenzione a stessi contenuti manifestati, che assolutismo materialista-positivista fa assurgere a monomania argomentativa e sociale, da stessa disattenzione condotta a falsa ovvietà che i monomaniaci usano per negare analoghe ma diverse prospettive intellettuali... tra cui anche realtà della psiche.
Non diversamente la fenomenologia neuro-psico-evolutiva, che estrinseca impedendo assolutizzazioni, peraltro psicologicamente penalizzanti e socialmente iperdinamiche fino a demenza spesso anche o quasi solo politica.
I limiti ed i rischi delle due operazioni intellettuali filosofiche sono rispettivamente nel rapporto a datità senza esplicitazioni di premesse agenti e non date e nel fornire alla tecnoscienza un canale di comunicazione che potrebbe offrire occasioni a violenze culturali ai danni delle ulteriori possibilità filosofiche.
Per esempio oggi dando sguardo a pagine del libro "Internet ci rende stupidi?" di N. Carr riflettevo ancora sui rapporti di autore col passato greco e notavo ancora più precisamente il suo riferimento non riuscito al vero pensiero di Aristotele, che applicando medicina filosofica secondo tesi nuova da quella tradizionale di Ippocrate non dava descrizioni di tipo neurologico né faceva anatomia bensì notava rapporti tra resti biologici ed ambientalità che annetteva a cosmologia di elementarità, per dare una spiegazione medica, cioè un pensiero utile per chi dovesse evitar malattia o guarirne, secondo approccio filosofico. Invece tal N. Carr costruiva una tesi neanche aristotelica oltre che non di Aristotele. Carr faceva questa costruzione intellettuale per via di risultanze linguistiche soggettive e di cànoni storici parimenti soggettivi uniti da inavveduta sopravvalutazione della portata e del significato dei fenomeni neurologici. Ebbene applicando, a questa inavvedutezza, neurofenomenologia, si ritroverebbe possibilità di scoprire i vuoti logici dell'inavveduto e di smascherarne inganno da egli stesso subito, quindi se ne noterebbe evidente non attualità ed attualismo, cui valore non storico né storico-ideale ma funzione antistorica non astorica... Ma tali successi sono esigui perché di essi se ne potrebbe servire stesso positivismo confutato per celare confutazione in relazioni fittizie non realmente interdisciplinari...

Stante invece importanza sia pur parzialità di codeste operazioni filosofiche, bisogna dunque ben specificare le diversità ovvero non equivalenze tra i simili approcci della filosofia alla scienza.

MAURO PASTORE