mercoledì 14 novembre 2007

Cambiano, Giuseppe, Polis. Un modello per la cultura europea.

Roma-Bari, Laterza, 2007, pp. 492, € 20,00, ISBN 978-88-420-8405-1.

Recensione di Rosanna Oliveri – 14/11/2007

Filosofia politica

Il saggio di Giuseppe Cambiano contribuisce a ricostruire un quadro organico e strutturato della storia delle interpretazioni del modello greco di costituzione e amministrazione politica, ovvero ciò che tutti conoscono come polis nel periodo compreso tra il Quattrocento e il Settecento.
L’inclusione del mondo ellenico antico nella sfera della classicità fu, per moltissimo tempo, tutt’altro che scontata. Fino agli albori dell’età moderna, infatti, la gloria dell’antica Grecia fu offuscata da quella dell’antica Roma, della quale l’Europa si considerava come il naturale proseguimento. Con Roma, infatti, esisteva un forte legame di continuità sia sul piano linguistico che su quello istituzionale non solo in Italia, ma in tutta l’area europea. Un legame che mancava con il mondo greco.
Una tesi diffusa afferma che il mancato interesse per la Grecia e le sue istituzioni durante i secoli medievali sia stato causato in primis dall’assenza della circolazione dei testi sulla grecità, dovuta anche alla poca conoscenza della lingua greca da parte degli europei del tempo. L’autore, però, sminuisce questa tesi, facendo notare come siano in realtà sopravvissute per tutta la durata del Medioevo, delle sacche di continuità linguistiche in tutta Europa e in particolare nell’Italia meridionale dove in alcune zone si parlava la lingua della magna Grecia. Una motivazione forte che spinse gli intellettuali europei, a partire dal Quattrocento, ad approfondire la conoscenza della polis e a rapportare la propria situazione politica con quella in cui vivevano, va ricercata soprattutto nel pluralismo politico dell’epoca post-comunale che caratterizzava, in particolar modo, l’Italia e che poteva trovare il suo riflesso storico nel pluralismo delle polis greche.
Cambiano ci mostra come Sparta, Atene ma anche Roma, che non abbandonò mai il suo ruolo centrale di riferimento culturale, furono protagoniste di un intenso dibattito tra gli intellettuali. Le discussioni animarono città come Firenze e Venezia, considerate esse stesse modelli da imitare ma che preferirono andare in cerca di un modello a cui riferirsi. È da notare come il dibattito sulla costruzione della cittadinanza fu fin dall’inizio di carattere euro-centrico e mediterraneo.
Una svolta importante è individuata nelle orazioni del fiorentino Leonardo Bruni, il quale servendosi della sua abilità oratoria comparava il confronto-scontro tra Sparta e Atene con quello, per lui attuale, tra la “democratica” Firenze e l’”antidemocratica” Milano. Certamente, il dibattito tra i modelli rappresentati da Sparta, Atene e Roma fu soprattutto un dibattito filtrato dalle interpretazioni storiografiche e dall’uso che di questi modelli si poteva fare, nell’analisi politica del tempo, per poter tirare più acqua a questo o a quel mulino. Infatti, Cambiano non manca di far notare nel suo intenso lavoro sul lessico politico, che Bruni tralasciò la traduzione della ”Repubblica”di Platone per il semplice fatto che questa conteneva elementi, come la comunione dei beni e delle donne, che mal si applicavano al tempo in cui viveva, mentre preferì poter trarre idee come la cittadinanza per censo dalla lettura di Aristotele.
Attraverso lo scontro tra le città della classicità si dipanava anche il confronto tra i concetti politici dell’aristocrazia, della democrazia, della monarchia, ma anche della tirannide e, al contrario di quanto si potrebbe credere, le polis greche non furono uno strumento per sostenere necessariamente tesi politiche a favore di democrazia e repubblica, ma si prestarono molto bene anche a sostegno della monarchia. Lo stesso Bruni nella sua difesa delle virtù di Firenze definiva questa città come esempio di democrazia, ma la democrazia di cui parlava non si può certo paragonare con quella a cui siamo abituati.
Un altro punto di svolta importante nella storia delle interpretazioni dei modelli rappresentati dalle polis è rappresentato dalla lettura che ne fece Machiavelli, il quale seppe riconoscere il valore della conoscenza storica per la costruzione della polis. Riflettendo proprio sulle caratteristiche storiche delle polis, Machiavelli condivideva la tesi di Polibio secondo la quale il carattere misto della costituzione aveva permesso la lunga durata di Sparta e Roma, al contrario di quanto era avvenuto per l’Atene di Solone.
La ricostruzione storica del modello dettato dalle polis greche fu considerata per lungo tempo un gravissimo ostacolo per la conoscenza del mondo ellenico e per gli spunti di riflessione che potevano scaturire da esso. Infatti, per molti secoli, la storiografia dell’antica Grecia si poteva ricostruire solo attraverso quelle poche schegge di passato che giungevano dalla lettura di Senofonte, di Tucidide e di Polibio che mostravano una molteplicità non semplice di città-Stato.
Nell’analisi di Cambiano non mancano gli esempi di interpretazioni di intellettuali europei non italiani, come Hume e Hobbes e soprattutto Montesquieu, anche se bisogna riconoscere che sarebbe stato utile inserire altre grandi aree europee, molto importanti nella ricostruzione di un quadro delle interpretazioni storiografiche della polis. Mancano , infatti, riflessioni e analisi di esempi di almeno due grandi aree europee, come quella iberica e quella tedesca. Tuttavia, come ammette lo stesso autore nella prefazione, il volume non intende fornire una radiografia completa del dibattito che ha riguardato il confronto con la polis della classicità e il dibattito sui concetti politici che ad esso si potevano di volta in volta riferire. Il saggio Polis. Un modello per la cultura europea si propone l’obiettivo di mostrare come in passato la costruzione di un modello di cittadinanza, di una polis appunto, fu un compito mai abbandonato dagli intellettuali che si sforzarono di trovare una continuità logica con il passato su base intellettuale e culturale, al contrario di quanto avviene adesso, nell’epoca della globalizzazione nella quale il dibattito sulla cittadinanza che non si erige sulle fondamenta della memoria storica del passato della cultura europea dimenticandosi, troppo spesso, che il territorio in cui viviamo fu teatro di convivenza e crocevia di culture per molto tempo.
In questo momento storico, in cui l’Europa, e con essa l’intero mondo occidentale, è costretta a confrontarsi con nuove aree geografiche al sud o a oriente del mondo. Oggi più che mai abbiamo bisogno di riscoprire quella necessità di confronto culturale e di continuità con il passato affinché la nostra società non sia dominata soltanto dall’aspetto economico e tecnico.

Indice

Introduzione
Antefatto. Un mondo senza polis?
Il fascino delle analogie
Tramonto e durata delle repubbliche
L’età del disincanto
Una stagione repubblicana
Le vie della virtù e dell’onore
Alla scoperta dell’economia antica


L'autore

Giuseppe Cambiano, si è laureato in Filosofia nel 1965 presso l’Università di Torino.
È stato professore, prima incaricato e poi ordinario, di Storia della filosofia e professore straordinario di Storia della filosofia antica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia della stessa facoltà. Direttore dell'Istituto di Filosofia e poi Direttore del Dipartimento di Filosofia dall'83 all'85. Tuttora professore ordinario di Storia della filosofia antica presso l’Università di Torino e presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Tra le sue opere ricordiamo: Platone e le tecniche, (Einaudi), La filosofia in Grecia e a Roma (Laterza), Il ritorno degli antichi (Laterza), Storia e antologia della filosofia, 3 voll.(Laterza), e Storia della filosofia antica (Laterza).


Links

Recensione del libro da parte del centro studi e documentazione Tocqueville- Acton (in pdf):
http://www.cattolici-liberali.com/tocquevilleacton/pubblicazioni/recensioni/Settimana%201-sept.pdf

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