giovedì 8 novembre 2007

Ferraris, Maurizio, La fidanzata automatica.

Milano, Bompiani, 2007, pp. 201, € 12,00, ISBN 8845259579.

Recensione di Francesca Rigotti - 08/11/2007

Estetica, Ontologia

Benché il titolo piccante faccia pensare a un romanzo pornografico –come riconosce lo stesso autore– il nuovo libro di Maurizio Ferraris si occupa in realtà di teorie estetiche, proponendo una teoria insieme normativa e normalista dell'arte. Normativa perché dà dei criteri stabili per fondare una filosofia dell'arte; normalista in quanto, opponendosi alle teorie eccezionaliste e straordinariste che privilegiano gli aspetti secondari e marginali che definiscono l'arte qualcosa di speciale, tale teoria pensa invece all'arte come esperienza ordinaria, basata su un'umanità media e non sulle frange estreme rappresentate da geni intuitivi, veri o presunti, o da critici d'arte, onesti o cialtroni.
Il normalismo di Ferraris è dunque normativo perché introduce dei criteri per delimitare quali fenomeni possano diventare opere d'arte e quali no. Né relativista né realista – già che entrambe le posizioni, curiosamente, finiscono per sostenere che «qualunque cosa può diventare un'opera d'arte» – il normativismo normalista afferma che l'oggetto artistico può essere soltanto un oggetto: non un soggetto dunque, non un evento o un fenomeno naturale, nemmeno un numero, un teorema o una dimostrazione matematica, bensì un oggetto, un oggetto insieme fisico e sociale.
Per comprendere questa classificazione bisogna inserirla nel sistema ontologico elaborato da Maurizio Ferraris che classifica il mondo in soggetti (che hanno rappresentazioni) e oggetti (che non hanno rappresentazioni) i quali a loro volta si suddividono in oggetti ideali (che esistono fuori dello spazio e del tempo, indipendentemente dai soggetti, per es. i numeri e i teoremi); oggetti fisici (che esistono nello spazio e nel tempo, indipendentemente dai soggetti, per es. gli alberi e le rocce ma anche i tavoli e le sedie) e oggetti sociali (che esistono nello spazio e nel tempo dipendentemente dai soggetti, per es. i passaporti e gli Stati). Le opere d'arte fanno parte della categoria degli oggetti fisici e sociali che per ò «fingono di essere soggetti»: l'opera d'arte, ecco svelato il titolo, è la Fidanzata Automatica.
L'immagine della Fidanzata Automatica introdotta da Ferraris è ripresa da un esperimento mentale ideato da William James: un corpo privo di anima indistinguibile da una fanciulla che adempie a tutti i doveri femminili [«Doveri femminili»? Anche se il punto in discussione in questa recensione non è il maschilismo di W. James (per questo ricordato in nota), è impossibile non soffermarsi a riflettere con una certa angoscia sul fatto che i doveri femminili sono per lui quelli di esprimere riconoscimento e ammirazione verso il gongolante io maschile. Alla faccia dei flussi di coscienza!] potrebbe essere considerato l'equivalente di una fanciulla dotata di coscienza? No, risponde James, perché non ci offrirebbe ciò che più d'ogni altra cosa desideriamo, cioè riconoscimento e ammirazione[*Tocca adesso a Ferraris, che ha soltanto ripreso la citazione di Williams, d'accordo, ma che una paroletta di commento sul fatto che sia compito delle donne adulare, riconoscere e ammirare i loro fidanzati poteva anche dirla.]. L'ipotesi dunque, conclude James, non può essere presa per seria. Invece Ferraris, tanto per non smentire la sua fama di enfant terrible della filosofia, dice che sì, lui la considera una cosa seria, così seria da poter essere assunta quale descrizione di un fatto reale, l'opera d'arte. Come la Fidanzata Automatica, anche l'opera d'arte che finge di essere una persona suscita in noi sentimenti ed emozioni, provoca gioia e piacere. Ma che altro fanno le opere d'arte, mi chiedo, la musica, i romanzi (che Ferraris da trent'anni non legge più [p. 52] ed è un vero peccato; nel caso voglia ricominciare consiglierei La strada e Il buio fuori di Cormac McCarthy), che cosa hanno sempre fatto le opere d'arte letterarie, figurative, musicali ecc., ripeto, se non suscitare piacere intellettuale (e poi magari, accidentalmente, anche conoscenza, o anche sgomento, commozione, angoscia...)?
Ora: la tesi di Ferraris è ben costruita e solidamente argomentata, è chiara, logica, convincente ed è pure espressa in uno stile gradevole. Non contesterò quindi la teoria estetica, non essendone tra l'altro neppure esperta, anzi non contesterò nulla (se non magari la messa in ridicolo della psicoanalisi), ma mi limiterò a esporre un paio di riflessioni nate dalla lettura del libro e legate soprattutto a due dei suoi protagonisti, le cose e gli oggetti.
La prima riflessione nota che nella ripartizione del mondo compiuta da Ferraris le cose sono presentate come sottospecie di oggetti fisici: la cosa è dotata di esistenza tridimensionale, è coesa, è persistente, è di taglia media, è osservabile a occhio nudo e manipolabile con le mani, costituisce un arredo della nostra vita, è soggetta a serialità e varietà. Tuttavia un'altra tradizione filosofica dice che la cosa è qualsiasi entità concreta e astratta, è il «mondo», è la realtà tutta, che come dice il nome (realitas) è l'insieme delle res, delle cose. In questo senso sarebbe l'oggetto fisico a essere una sottospecie di cosa e non viceversa. La cosa anzi, come pure il pragma di Aristotele e la Sache di Hegel, non è nemmeno l'oggetto fisico quanto un luogo in cui convengono intuizioni e significati umani nascosti sotto il velo dell'oggetto. In questa tradizione le cose si distinguono dagli oggetti che sono, quelli sì, gli ostacoli e i problemi (oggetto in greco si dice pró-blema, ciò che si para davanti), pezzi di materia, resistenze contro le quali si urta.
La seconda riflessione è ancor più generale e si chiede se oggi, nella società virtuale e astratta dell'informazione, della comunicazione e della mediatizzazione, abbia ancora senso pensare gli uomini come soggetti del mondo e il mondo come loro oggetto. Riprendendo temi cari a Vilém Flusser, pensatore dei media, ci si domanda qui come mai oggi l'ontologia fisica e sociale continui a interrogarsi sulle cose e gli oggetti duri e palpabili quando nel nostro ambiente la loro durezza (hardware) viene rimossa e sostituita da programmi, relazioni, immagini morbide (software), impalpabili e percepibili al pi ù da due sensi, che sono poi i sensi nobili della vista e dell'udito; quando non più cose si esigono, scarpe o vestiti (per Ferraris non di Versace, per favore) bensì informazioni e relazioni, e quando le cose prodotte in serie con materiali di bassa qualità diventano per lo più ciarpame e paccottiglia, persino molte opere d'arte spacciate per tali da una critica disonesta.

Indice

0. Estetica Normale
Eccezionalismo
Straordinarismo
Normalismo
1. Non c' è arte senza opere
Artworld
Artwork
Artword
2. Articoli da emporio di modeste dimensioni
Sensibilità
Manipolabilità
Ordinarietà
Relazionalità
3. Teoria Documentale dell'Arte
Teorie
Livelli
Stile
Istituzioni
4. Credere di sapere
Mimesis
Ecstasy
Aisthesis
5. Il piacere del teschio
Emotivismo
Disinteresse
Realismo
6. Cose che fingono di essere persone


Il curatore

Maurizio Ferraris è professore ordinario di filosofia teoretica nella Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Torino, dove dirige il Centro Interuniversitario di Ontologia Teorica e Applicata. Tra i suoi libri Storia dell'ermeneutica (Bompiani 1988), Estetica razionale (Cortina 1997), Il mondo esterno (Bompiani 2001) e tra i più recenti Goodbye Kant! Cosa resta oggi della Critica della ragion pura (Bompiani 2004); Dove sei? Ontologia del telefonino (Bompiani 2005); Babbo Natale, Gesù Adulto. In che cosa crede chi crede? (Bompiani 2006) e Sans Papier. Ontologia dell'attualità (Castelvecchi 2007).

Links

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