lunedì 14 gennaio 2008

Baudrillard, Jean, L’Illusione dell’immortalità.

Roma, Armando Editore, 2007, pp. 92, Euro 15,00 ISBN 8883584694

Recensione di Gennaro De Falco - 14/01/2008

Sociologia, modernità, globalizzazione

Il libro proposto da Armando Editore conferma la grande capacità di analisi, mista a provocazione sarcastica e distruttiva, del grande sociologo francese Jean Baudrillard, scomparso a Parigi il 6 marzo 2007.
Il testo affronta grandi tematiche apparse all’orizzonte dell’umanità negli ultimi anni e su cui, ovviamente, il dibattito è ancora aperto e contraddittorio.
Nel primo capitolo Baudrillard affronta la delicata questione della clonazione, strettamente legata, secondo la sua opinione, al desiderio e alla speranza dell’immortalità. Questo desiderio – che muove ingenti risorse richiamando l’opera di importanti scienziati – cattura l’attenzione della generalità degli uomini intenti a perseguire acriticamente tale illusione.
Il sociologo francese è convinto che l’intento dell’immortalità, perseguito attraverso la clonazione, rappresenti un’involuzione per l’uomo, e non certo una evoluzione: “ciecamente sogniamo di superare la morte attraverso l’immortalità anche se da sempre l’immortalità ha rappresentato la peggiore delle condanne, il destino più terrificante.” (p. 22)
La liberazione dalla morte implica anche la liberazione dal sesso che, avendo ormai esaurito la sua prima fase rivoluzionaria, consistita nella dissociazione dell’attività sessuale dall’atto procreativo grazie alla pillola anticoncezionale, entra in una fase nuova dove esso non rappresenta più l’unico e necessario modello riproduttivo (p. 25 e sg.); sul sesso pertanto non incombe più il compito di preservare il genere umano dall’estinzione: gli scienziati e i loro cloni hanno liquidato questa funzione.
Ipotizzando dunque una vita perpetua, Baudrillard giunge alla conclusione che la morte “un tempo funzione vitale, potrebbe così diventare un lusso, un diversivo” (p. 27), aprendo così le porte ad un nuovo mercato molto redditizio: quello della cyber-morte.
L’altro inquietante interrogativo che viene posto riguarda la specie umana: essa sopravviverebbe all’immortalità? L’autore è netto e sarcastico nell’affermare che l’immortalità, mettendo fine alla selezione naturale, comporta la fine di ogni specie vivente, compresa quella umana.
L’arroganza dell’uomo nel cercare di superare la morte non comporterà l’avvento del superuomo auspicato da Nietzche, bensì aprirà la strada “al sub-umano, a qualcosa che non è oltre ma sotto la dimensione dell’umano.”(p. 34)
Anche in un mondo dominato dal clone, dalla ripetizione dell’originale, Baudrillard intravede una via di fuga per sottrarsi “dall’inferno dell’identico” (p. 38): la cultura, intesa come mezzo per preservare la propria individualità, offre questo scampo, a riconferma di chi ha sempre visto in essa, e nei valori che sottende, un elemento di differenziazione e di singolarità.
Nel secondo capitolo lo studioso affronta le questioni legate all’arrivo del nuovo millennio: è bene avvertire, infatti, che queste pagine sono state scritte nel maggio del 1999.
Baudrillard, mantenendo fede alla sua fama di provocatore, mostra la convinzione che il nuovo millennio non avrà luogo perché l’umanità è senza futuro: “il nostro millenarismo […] è un millenarismo senza futuro” (p. 48), caratterizzato non da una visione progressiva delle cose, ma da un conto alla rovescia, rappresentato emblematicamente dal grande orologio posto al Centre Beabourg di Parigi in attesa dell’anno 2000.
Non vi è nell’uomo una visione del tempo futuro, ciò decretando una fine dietro cui vi è una realtà dove gli slanci sono scomparsi, dove regna un appiattimento che rende inutile ogni emozione dell’uomo, dove si avverte solo la necessità di “chiudere, chiudere. Ci sono i saldi di fine secolo.” (p. 55)
La perdita della storia ha comportato anche la perdita dell’utopia come ideale: Baudrillard si spinge addirittura oltre annunciando che “non possediamo più obbiettivi in cui non credere. Perché è di vitale importanza – forse ancor più che vitale – avere cose in cui non credere.” (p. 60)
Quest’ultima affermazione apre uno squarcio di luce per interpretare questi anni del nuovo millennio plasmati da una crescente e totale omologazione dei modelli di vita: non si può non credere al modello consumistico; non si può non credere alla necessità di un’economia globale come unico mezzo in grado di diffondere la ricchezza ovunque; non si può non credere alla ricchezza come valore universale; non si può non credere alla necessità della libertà come modello politico da esportare ovunque, a costo del sacrificio di vite umane.
Ma in fondo chi è diventato l’uomo a cui non è lasciato neppure il tempo di vagliare, criticare, accettare o rifiutare gli eventi della storia? Purtroppo è vero che “l’evento prodotto dall’informazione non possiede più di per sé un valore storico.” (p. 62)
Baudrillard descrive una situazione patafisica, intesa come una dimensione in cui ogni cosa ha superato il limite delle leggi della fisica e della metafisica, e dove “la tecnologia sta diventando lo strumento ironico di un mondo che immaginiamo nostro solo per trasformarlo e dominarlo.” (p. 65)
Il terzo capitolo prosegue sempre all’insegna dell’analisi che porta alla morte del reale. L’autore introduce il concetto di sterminio dove non c’è più alcuna realtà. Paradossalmente, però, questo sterminio nasce proprio dall’eccesso di realtà: ci sono troppe cose che compongono la realtà, e l’uomo non ha il tempo e non trova la volontà di trattenerle e comprenderle nel loro autentico significato.
L’impossibilità di conservare la memoria della realtà è un tema caro a tanti studiosi: come ha scritto anche Bauman – con cui si trova d’accordo anche Anthony Giddens –, la società globale tende subito a dimenticare perché ha bisogno costantemente di nuove cose.
Non avere più il tempo di conservare memoria delle cose significa anche rinunciare alla ricerca della verità e al linguaggio simbolico e poetico per esprimerla: “con il codice binario e la sua decodifica, la dimensione simbolica del linguaggio è andata perduta” (p. 80). Il linguaggio perde il suo tempo – quello delle descrizioni e delle riflessioni – per diventare spoglio e scarno, per essere immediato come il mondo di internet e della televisione dove regna l’azione, il non pensiero.
Le ultime pagine sono dedicate a quello che Baudrillard ritiene il grande errore della scienza: essa non ha mai ritenuto possibile che, una volta scoperte le cose, potesse scattare un meccanismo di reversibilità per cui “le cose ci scoprono nello stesso tempo in cui noi scopriamo loro.” (p. 85)
Oggi l’oggetto non si lascia scoprire passivamente, la sua immobilità è finita; esso reagisce cercando di mantenere intatto il suo segreto.
Lo stesso meccanismo di reazione può mettere in crisi i sistemi che potrebbero essere distrutti proprio dalla loro stessa sistematicità; e ciò non solo vale per i sistemi scientifici, ma anche per quelli politici, economici e sociali.
Non è certo un caso che si senta continuamente parlare di crisi dei partiti, di mancanza di rappresentatività delle organizzazioni politiche; non è un caso che i sindacati ormai raccolgano meno consensi rispetto al passato e che, soprattutto, seguendo un sistema basato su una forzata concertazione che snatura le loro origini di forza di classe, rischiano di implodere.
Il desiderio illimitato dell’uomo di scomporre ogni cosa, la sua fallacia di essere perfetto e di compiere ogni impresa deve trovare un limite: non è possibile un’iperbole illimitata, e certamente non è auspicabile.
In tal senso può essere letta l’affermazione conclusiva di Baudrillard che considera la “tecnologia come delusione, […] illusione definitiva.” (p. 91)

Indice

Prefazione

Capitolo primo
La soluzione finale:
clonare al di là dell’umano

Capitolo secondo
Il nuovo millennio,
ovvero le attese per l’anno 2000

Capitolo terzo
Sconfiggere la realtà


L'autore

Jean Baudrillard (1929-2007) è stato definito “il profeta della modernità”. È stato autore di numerose opere tra cui, tradotta nelle edizioni di Armando Editore, Parole chiave. L’oggetto, il valore, la seduzione, l’osceno, la trasparenza del male, il virtuale, il caos, la fine, il destino, il pensiero (2002).

Bibliografia

Bauman, Zygmunt, Globalization. The Human Consequences, Cambridge, Polity Press, 1998. Traduzione di Oliviero Pesce: Dentro la globalizzazione: le conseguenze sulle persone Roma-Bari, Editori Laterza, 2001.
Giddens, Anthony, The Consequences of Modernity. Cambridge, Polity Press, 1990. Traduzione di Marco Guani: Le conseguenze della modernità: fiducia e rischio, sicurezza e pericolo. Bologna, il Mulino, 1994.

1 commento:

MAURO PASTORE ha detto...

Prassi della scienza in divenire imprevisto diventa fine della scienza, quindi fine della tecnica con essa. Ciò stava accadendo in prima e principio di seconda decade di Terzo Millennio. Insensatezza di accadimenti mediatici facevano precipitare eventi di per sé esagerati fino a sconclusionati, restando possibile doppio di realtà in termine, per logica reale opposta a sogno irrealizzabile ed in parte irreale cioè incubo. Ma doppio in cosa differente da clone? Impegni scientifici tecnici in ricerche su e per cloni, ma queste biologicamente condotte da natura biologica già esistente di doppi, cui animalità intellettiva oppure razionale esclusa per natura. Prima i fallimenti di intenti a disastrare, o il rifar uguale e daccapo facoltà tecniche scientifiche? Nel frattempo quale divenire?, ancora opposto a riuscite?? Filosofo J. Braudillard rispondeva con motto di militanza e lotta a perseverare in successi reali abbandonando quelli vani. Invece recensore non ne scorgeva possibilità effettiva e dava nota di pessimismo e altri esiti; i quali però in indice accluso di lavoro recensito non solo assenti ma superati, da valore di identità per cui lottare: questo accadeva in anni seguenti e accade fino a tuttoggi, nonostante invadente sconforto di sostenitori della non identità occidentale e della mondialità non globalità, odiernamente smentiti da convergere di divenire europeo occidentale globale naturale al divenendo di umane politiche globali occidentali europee –anche italiane– resistenza e conservazione, naturalmente pure ma pure tecnologicamente e scientificamente, mentre travolte le partecipazioni variamente massive a quello sconforto, a causa di esagerazioni però direttamente negative con tendere di negazioni in autonegazioni stesse, non di vita o morte ma di morte o vita, destinate codeste — non scienza e tecnica — a scemare e finire.


MAURO PASTORE