venerdì 4 settembre 2009

Gatto, Marco, Fredric Jameson. Neomarxismo, dialettica e teoria della letteratura.

Soveria Mannelli (CZ), Rubbettino, 2008, pp. 286, € 20,00, ISBN 9788849821512.
Recensione di Salvatore Pistoia Reda – 04/09/2009

Filosofia politica (marxismo), Estetica

Il 2007 ed il 2008 saranno ricordati come anni decisivi per la ricezione dei testi e, più in generale, dell’impostazione teorica di Fredric Jameson in Italia. Dopo anni di vuoto editoriale, l’anno scorso è iniziata un’opera di traduzione delle opere di quello che è considerato uno dei principali esponenti del “neomarxismo” occidentale. Prima, è stato tradotto il suo volume sul Postmodernismo, la cui edizione originale risale al 1991; nel frattempo, è iniziata, ed in parte è già stata portata a termine, la traduzione di “Archaeologies of the Future”, a due soli anni di distanza dall’uscita in lingua inglese; infine, è ormai prossima alla pubblicazione la monografia di Jameson dedicata a Brecht. Ora, per i tipi di Rubbettino, esce questa prima monografia in lingua italiana a lui dedicata. Ma faremmo un torto al suo giovane autore, se individuassimo nella puntualità l’unico aspetto positivo del libro. Perché il volume non vuole limitarsi ad offrire un contributo di ricapitolazione, di determinazione dello “stato dell’arte”, per quanto questo compito non sia semplice. Gatto si inserisce nel dibattito, propone letture e azzarda ipotesi (non risolutive, sarebbe incoerente). Ne è un esempio la presentazione del confronto tra Eagleton e Jameson. Secondo Eagleton, infatti, Jameson si è sottratto all’ortodossia del materialismo dialettico, spostandosi verso un «marxismo hegeliano sui generis, di stampo decisamente sartriano». Le critiche di eclettismo non reggono, sostiene Gatto, perché fu lo stesso Eagleton, in un libro del 1976, ad aprire la strada all’idea di “metacommentario”, centrale in Jameson ed obiettivo delle critiche di Eagleton. Tuttavia, Gatto tiene conto di tali critiche, e riesce a coglierne gli aspetti rilevanti, impostando una discussione sulla presunta mancanza di prassi politica in Jameson. Ma ripercorriamo brevemente il percorso del volume.
In sostanza, è possibile considerare il lavoro di Gatto come il primo tentativo di storicizzare l'esperienza teorica di uno dei maggiori critici della cultura contemporanei, per offrirla al lettore italiano quale strumento di riflessione sul presente non solo letterario. Assolvendo tale pratica introduttiva, senza tralasciare, come notato, una lettura che si fa critica nel momento in cui fa reagire il contributo teorico di Jameson con le più importanti teorie della letteratura del secolo scorso, l’itinerario tracciato dal libro si compone di diverse tappe. Si parte dai primi libri di Jameson sul marxismo critico novecentesco, dal suo rapporto con pensatori come Adorno, Lukács e Sartre, per approdare poi alla prima formulazione compiuta del suo pensiero, contenuta in L'inconscio politico, che, nel 1990, inaugura il nuovo corso del cosiddetto marxismo culturale, andando a individuare nella creazione artistica una sorta di formazione di compromesso fra l'atto simbolico individuale e la collettività insita nella Storia umana. A tal proposito è rilevante il concetto di “metacommentario”, un metodo di interpretazione che mira al disinnesco delle pratiche parziali di valutazione della maggior parte degli eventi, e si propone di riconsiderarne le implicazioni sulla scorta di una nozione complessiva di storia.
Da qui, Gatto inizia una serrata analisi dei modelli cui Jameson attinge, spesso individuandone la pesante eredità, e attribuendo ad Althusser, in particolare, un ruolo cardinale per la ridefinizione del concetto di sovrastruttura. Concependo quest'ultima come non-dipendente dalla base economica, e dunque potenzialmente autonoma, Jameson, raccogliendo dunque l'eredità dello strutturalismo, finisce così per corrompere quel nesso inscindibile tra teoria e pratica che aveva segnato il marxismo tradizionale, non senza cadere in una serie di aporie, che sfiorano il limite del disimpegno. A tal proposito, Gatto discute il rischio per Jameson di un’ontologizzazione della Storia che lo avrebbe portato, secondo le parole usate da Massimo Raffaelli nella sua recensione al libro di Gatto apparsa sulla rivista Alias lo scorso 4 ottobre, ad “una passiva contemplazione dell’esistente, acritica, e per questo manchevole di prassi” (inserire numero di pagina della citazione. Pag. ???). Ed è questo il punto su cui si fondano la maggior parte delle critiche recentemente avanzate al percorso teorico di Jameson che, secondo molti, sarebbe approdato ad un sostanziale abbandono, o “tradimento”, della prospettiva marxista.
È tuttavia con gli ultimi libri che Jameson sembra fuoriuscire da quella sorta di misticismo postmodernista che Gatto individua nella sua tendenza a ontologizzare la Storia: attraverso il ripensamento della dialettica hegeliana, il pensatore neomarxista sembra approdare a un nuovo modello epistemologico, ancora in via di definizione. Resta il fascino di un'operazione culturale sempre ad alti livelli filologici: un marxismo di certo raffinato ed elitario, ma pur sempre un marxismo capace di riscoprire la sua inesausta vitalità.
Come è dovuto ai volumi che si propongano di fornire al lettore una visione complessiva dell’evoluzione del pensiero di Jameson, e di molta parte del pensiero neo-marxista mondiale, il volume offre una bibliografia secondaria sostanzialmente esaustiva oltre ad un’accurata ricostruzione della bibliografia di Jameson, altrimenti non sempre disponibile. Il volume è introdotto da un intervento di Margherita Ganeri, dell’Università della Calabria.

Indice

Prefazione di Margherita Ganeri
Introduzione
Apologia della dialettica
L’interpretazione politica del testo letterario
Cartografie del postmoderno
Un nuovo Jameson?
Bibliografia


L'autore

Dopo avere ottenuto la laurea specialistica in Lettere presso l’Università degli Studi della Calabria (UNICAL), Marco Gatto è attualmente dottorando di ricerca in Filosofia e teoria delle scienze umane presso l’Università di Roma Tre. Collabora con diverse riviste letterarie nazionali, dove ha pubblicato numerosi interventi specialistici. È autore di una silloge poetica, intitolata Misura del tempo, edita per i tipi di Luigi Pellegrini editore nel 2006.

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