domenica 15 novembre 2009

Carbone, Andrea Libero, Filosofia della chiacchiera.

Roma, Castelvecchi, 2009, pp. 96, € 7,50, ISBN 9788876153327.

Recensione di Rolando Ruggeri – 15/11/2009

Pratica filosofica

La chiacchiera, bandita dalla tradizione filosofica come deviazione dal retto ragionamento, come argine da non superare per non disperdere il corso del pensiero in rivoli che stagnano senza destinazione alcuna, è protagonista assoluta di questo breve scritto di Andrea Libero Carbone. L’autore ci mostra la chiacchiera come qualcosa che la filosofia ha sempre cercato di lasciare fuori, di nascondere tra le pieghe di qualche pagina, dimenticata in funzione di un rigore razionale che un discorso serio richiede.

Ciò che si vuole tener lontano è, però, più vicino di quanto si creda. La filosofia infatti è accomunata alla chiacchiera da chi vede in questa disciplina qualcosa di scarsamente, o per nulla, pratico, nel senso concreto del termine. La filosofia è vista come un inutile esercizio mentale, staccato dalle cose reali, vana chiacchiera senza una reale utilità. L’intento utilitaristico, segnatamente economico, è visto come fondamentale per l’uomo di mondo, ma il filosofo lo ritiene vano, arrivando a considerare chi lo persegue, ad esempio il sofista, come un filosofo deviato, da guardare con sospetto. Il sofista però è attento agli umori del pubblico, in questo modo riesce a far passare il filosofo come un chiacchierone (p. 49). Né possiamo cancellare completamente i bisogni materiali dell’uomo; non è un caso che Aristotele reputasse la filosofia un lusso, qualcosa di possibile solo quando le esigenze primarie fossero state soddisfatte, quasi a dire che a pancia vuota il borbottio dello stomaco influenzi e faccia deviare il ragionamento.

Ciò che il filosofo allontana da sé gli è in realtà attribuito da chi è convinto che le questioni del mondo siano più concrete di quelle da lui trattate. La chiacchiera, in fondo, ha le caratteristiche per essere la sorellastra della filosofia. Filosofia e chiacchiera: figlie della stessa madre, la parola, si distinguono tuttavia per la loro paternità. La filosofia ha per padre il ragionamento; la chiacchiera un non meglio precisato impulso all’esternazione di un pensiero più o meno coerente. Carbone dà di questa differenza una immagine che sfocia nell’erotico: “il desiderio eterno che si esprime nel filosofo attraverso la ritenzione continua dell’interrogare si risolve nel chiacchierone in un’eiaculazione ininterrotta – e tuttavia sempre prematura – di parole, di risposte non necessariamente connesse ad altrettante domane” (p. 8).

Il libro presenta un interessante excursus etimologico sul termine chiacchiera, l’origine delle parole rivela sempre molto sul loro reale spirito, ne mostra gli aspetti più immediati. Collocare la chiacchiera in un preciso ambito è difficoltoso. È la chiacchiera a sopravanzare le cose esistenti nel mondo, oppure ciò che esiste non può essere adeguatamente ridotto in semplici frasi? In poche parole, ma trattandosi di chiacchiera il discorso inevitabilmente si allunga, la chiacchiera ha sempre attinenza con il mondo reale o non sempre alle parole corrisponde una natura concreta? L’appellativo di chiacchierone non viene attribuito solamente a chi è effettivamente affetto da logorrea ma anche a filosofi e fisici che si “perdono” in cose teoriche perdendo il contatto con il mondo magari cadendo leggendariamente in un pozzo come Talete di Mileto. L’intreccio è complesso, Carbone si muove su diversi fronti, esce dagli esempi libreschi, da dove, tra l’altro, la chiacchiera è espunta, per portarci ad esplorare esempi paradigmatici, per citarne uno, lo sketch dei Monty Python in cui i filosofi giocano a calcio (pp. 21-22) La filosofia si tiene lontana dalla chiacchiera ma corre il rischio di finirci dentro; Hegel può essere distratto nei suoi ragionamenti dal vociare del chiacchierone; Marx si alza dalla sedia interrompendo il flusso intricato del ragionamento per spingersi all’azione; lo scambio dialettico può essere interrotto dal chiacchierone che trasforma il dialogo in un monologo senza senso.

Meglio il silenzio allora? E perché il filosofo dovrebbe tacere? Per non correre il rischio di apparire un chiacchierone, oppure perché, visto che la filosofia è chiacchiera, non c’è più nulla di interessante da dire?

Indice

Filosofia della chiacchiera
Bibliografia
Indice dei nomi


L'autore

Andrea Libero Carbone (Palermo 1975) è dottore di ricerca in Filosofia alla Sorbona, traduttore di Aristotele per BUR e Bompiani. È uno dei fondatori di duepunti edizioni e lavora in campo editoriale anche come consulente. Oltre ad occuparsi di filosofia della scienza delle immagini, ha insegnato Letteratura Digitale Francese. Filosofia della chiacchiera è la sua prima opera.

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