venerdì 20 novembre 2009

Levinas, Emmanuel, Trascendenza e intelligibilità.

trad. it. di Franco Camera Genova-Milano, Marietti, 2009, pp. 89, € 12, ISBN 9788821188183.
[Ed. or.: Transcendence et intelligibilité. Suivi d’un entretien, Labor et Fides, Genève 1984].

Recensione di Matteo Sozzi – 20/11/2009

Filosofia della religione

Il breve volume raccoglie una conferenza tenuta da Levinas nel 1983 all’Università di Ginevra e il contenuto di una conversazione seguita il giorno seguente dall’autore con il prof. Halpérin e altri interlocutori cattolici, protestanti ed ebrei. Conclude il libro una Postfazione di Franco Camera.

Questo testo appare un documento prezioso per chi si avvicina ad uno dei pensieri maggiormente rilevanti e a tratti anche provocatori del secolo passato. Si tratta infatti di due scritti, una conferenza e una conversazione, in cui l’autore affronta i temi centrali della sua riflessione con uno stile e un approccio che nascono dall’esposizione orale e che rendono la lettura nel complesso agevole, benché siano esplicitate le dense questioni di fondo della filosofia levinasiana.

Nella Conferenza, in particolare, Levinas si confronta direttamente con la concezione del sapere tipica dell’ontologia classica e della modernità da Cartesio a Kant ad Hegel e con la tradizione fenomenologica in particolare husserliana, per proporre all’interno dell’orizzonte di pensiero della modernità le tematiche che lo hanno reso celebre: l’alterità, la trascendenza, la possibilità di una intelligibilità per l’assoluto. Quale pensabilità è data per l’Altro da sé, mantenuto nella sua differenza, all’interno di una prospettiva filosofica che riduce i contenuti del pensiero ad immanenza? E’ sufficiente riconoscere kantianamente l’aporia insormontabile di un pensiero che voglia ricercare la Verità al di là del dato sensibile, oltre i limiti di ciò che può essere ridotto ad oggetto del sapere e accontentarsi della fine di ogni possibile metafisica? Chiaramente Levinas indica tracce per un pensiero della differenza, capace di apertura nei confronti di contenuti che superino le oggettivazioni della coscienza e l’adeguazione del pensiero al pensato. Conseguentemente il filosofo pone in discussione la stessa concezione del pensiero, che non può essere ridotto a visione, intenzione, volontà. In questa prospettiva, assumono valore e rilevanza i momenti in cui lo stesso pensiero moderno evidenzia i propri limiti: la pensabilità dell’incontro con l’altro in quanto tale, non oggettivato, l’idea di infinito, l’apertura innegabile del pensiero a ciò che lo trascende. Momento centrale di questa riflessione è la rivendicazione della decisività di una analisi fenomenologica e di una autentica ermeneutica priva di pregiudizi dell’incontro dell’uomo con l’altro da sé, salvaguardato nella sua differenza. La riflessione si mantiene rigorosamente filosofica: il problema è l’intelligibilità di questa trascendenza, differenza dal Medesimo, a partire dalle esperienze in cui essa viene sperimentata e non ridotta a mero oggetto della coscienza conoscente. Tra questi luoghi, primario è quello dell’etica in cui si dà concretezza alla relazione tra Me e l’Altro, mantenuto nell’originaria irriducibilità al soggetto dell’essere altro, e quello dell’incontro con l’Infinito, la trascendenza, cui si rinuncia di attribuire significati e valenze puramente immanenti nel rispetto della assolutezza.

Oggetto fondamentale della Conversazione è quindi proprio la possibilità del darsi all’idea del trascendente, senza ricondurlo a categorie immanenti, come quelle di oggetto, presenza o essere. La razionalità, infatti, per Levinas è legata all’apertura di un senso che non può essere ridotto unicamente alla sfera del sapere, che implica di per sé l’oggettivazione dell’altro, come testimonia la filosofia moderna. Ci sono, al contrario, esperienze che aprono al sensato al di là del sapere dell’io, primo tra tutti il rapporto etico con l’altro, l’incontro con il volto dell’altro, per usare una formulazione tipica di Levinas. In questa prospettiva viene ripresa la tradizione ebraica all’interno della quale la concezione dell’intelligibilità appare liberata dalle rigidità della logica formale e si offre ad una apertura all’ineffabile attraverso un linguaggio che spesso indica senza la presunzione di possedere il proprio contenuto. Levinas sembra offrire all’intelligibilità mete irraggiungibili nella misura in cui la razionalità voglia condurre ad oggetto immanente a sé, ma possibili a partire da un’ermeneutica delle esperienze in cui viene sperimentata la trascendenza dell’altro.

Attraverso la lettura di queste pagine il lettore viene così a essere introdotto all’interno della filosofia della differenza di Levinas e viene invitato a confrontarsi con le questioni che l’autore ha posto al pensiero nelle sue opere principali, certamente ben più impegnative della presente: la critica al pensiero della totalità, tipico dell’ontologia classica e del sapere moderno che riducono l’altro ad oggetto immanente alla propria indagine, l’appello etico che proviene dal volto dell’altro che obbliga ad un decentramento verso l’altro da sé, l’apertura al differente all’interno di relazioni di responsabilità, il recupero dell’ebraismo e dell’ermeneutica all’interno di questa indagine delle tracce dell’infinito nelle esperienze umane; in definitiva, la sfida filosofica per una affermazione di ambiti di significatività differente rispetto alle categorie oggettivanti della razionalità legata alla logica formale.

Indice

Prefazione
Trascendenza e intelligibilità
Note del curatore
Postfazione di Franco Camera
Bibliografia


L'autore

Emmanuel Levinas (1905-1995) è una delle figure di maggiore rilevanza della filosofia del Novecento. Nasce in Lituania da famiglia ebraica, circostanza che lo porterà ad una esperienza di prigionia sotto il regime nazista. Studia in Germania dove entra in contatto con Husserl e Heidegger e in Francia dove insegna presso diverse Università prima di essere chiamato alla Sorbona; conosce Sartre, Derrida, Marcel e tanti altri protagonisti del pensiero novecentesco. Vastissima la sua produzione filosofica, di cui fondamentali sono i testi divenuti celebri Totalità ed infinito e Altrimenti che essere o al di là dell'essenza e Nomi propri. Particolare, per il tema dell'ebraismo, è Quattro lettere talmudiche.

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