martedì 15 febbraio 2011

Mariano Croce, Che cos'è un'istituzione,

Roma, Carocci, 2010, pp. 112, €. 10,50, ISBN 978-88-430-5588-3.

Recensione di Francesca Rigotti  15-02-2011

pratiche sociali, istituzione, organizzazione, teoria delle istituzioni, diritto come meta-istituzione.

Non è per niente facile definire il concetto di istituzione, la sua nascita, il suo uso, le sue funzioni. È  apparentemente scontato dire, partendo dagli esempi di pratiche sociali, che la famiglia, l'università e lo stato sono istituzioni, ma quando si deve spiegare che cosa veramente istituzione è e come funziona, la faccenda si complica. Mariano Croce, giovane docente di Filosofia del Diritto all'Università di Roma La Sapienza, affronta il compito e lo risolve con perizia. Il metodo che usa è genealogico, nel senso che egli segue il formarsi delle istituzioni a vari livelli; da quello più semplice delle istituzioni in quanto pratiche sociali governate da regole informali sulle quali non si sta lì troppo a pensare – come le relazioni di amicizia e di coppia – al livello più alto e complesso delle istituzioni in quanto organizzazioni sociali rette da regole vincolanti, che esercitano forza legittima e prevedono sanzioni. Per indagare queste ossature della vita sociale, dure come cristalli, solide, permanenti, l'autore passa in rassegna con grande finezza intellettuale alcuni paradigmi teorici che hanno cercato di individuarne i fondamenti, riscontrandone pregi e debolezze. Importante è alla fine poter vedere nell'istituzione un insieme stabile e condiviso nel quale il singolo soggetto si riconosce membro di una medesima compagine dove la particolarità del singolo non è mai scissa da una dimensione comunitaria e cooperativa.

Questo come riassunto generale. Guardando più da vicino al metodo di Mariano Croce, si vede come egli si renda conto che già la definizione di istituzione è resa problematica dal fatto che l'istituzione designa al contempo «l'atto di produzione, il suo prodotto e le modalità della sua conservazione» (p. 11). Anche la classificazione non è semplice: Croce sceglie la formula tassonomica genealogica basata sul passaggio da «fluido» a «solido», dunque: pratiche sociali e organizzazioni dotate di regole formali non coattive per il primo stadio; organizzazioni dotate di regole formalizzate e vincolanti e sanzionate relativamente alla pratica (cioè con esclusione dall'organizzazione stessa) e organizzazioni dotate di regole formalizzate e vincolanti che fanno ricorso a sanzioni estranee alla pratica stessa (privazione di beni o della libertà) per il secondo. Le istituzioni fluide vengono chiamate da Croce istituzioni di primo livello o istituzioni tout court; le istituzioni solide, in cui si raccolgono le organizzazioni allo stato solido, sia quelle legittimate sia quelle non legittimate dall'uso della forza, sono invece chiamate organizzazioni. Qui un appunto di tipo linguistico all'autore: il termine istituzione contiene la radice st che significa sempre e inequivocabilmente ciò che sta, che è solido, stabile, permanente (cfr. gr. histemi); ciò che costituisce lo scheletro duro, l'ossatura compatta della vita sociale. Dare il nome di istituzioni alle strutture fluide delle pratiche sociali non coattive e quello di organizzazioni alle strutture solide con regole vincolanti è controintuitivo. Dopodiché si può fare: si pensi alla definizione più controintuitiva che la filosofia abbia prodotto, ovvero la distinzione kantiana tra uso pubblico e uso privato della ragione. Ce la teniamo, anche se ogni volta dobbiamo spiegare per primi a noi stessi, prima di ripeterlo agli studenti, che essa indica il contrario di quel che l'abitudine e il senso comune ci portano a pensare.

Una volta prodotta la definizione generale si passa ad esaminare varie teorie delle istituzioni elaborate da vari autori, in particolare Searle, Bourdieu, Gehlen, Berger e Luckman. Ognuna viene presentata con la sua specificità e criticata nei punti deboli e nei vizi di fondo. Particolarmente gravi – come non convenire? - quelli della posizione di Searle, che poggia su una teoria della verità come corrispondenza insostenibile nella sua circolarità e su una relazione tra intenzioni collettive, regole costitutive e sfondo anch'essa di tipo circolare (pp. 39-40).

Indice

Introduzione

1. Definire l'istituzione

1.1. Il carattere ambiguo dell'istituzione
1.2. Definire e classificare le istituzioni
1.3. Definire e classificare le teorie dell'istituzione

2. Natura e funzioni
delle istituzioni di primo livello

2.1. Introduzione
2.2. Istituzioni e disposizioni
2.3. Istituzioni e condotta
2.4. Le istituzioni tra critica e dominio

3. Natura e funzione
delle istituzioni di secondo livello
3.1. Introduzione
3.2. Il diritto come meta-istituzione
3.3. Le organizzazioni

Bibliografia

L'autore

Mariano Croce insegna Filosofia del diritto nella Facoltà di Filosofia della Sapienza-Università di Roma. Si occupa di teoria dell'istituzione nei differenti contesti teorico-scientifici e in particolare in ambito giuridico e politico. 

Links

www.opendemocracy.net/author/mariano-croce

http://www.filosofia.uniroma1.it/newdidattica/ita/index.php?nomeCat=Docenti&title=Mariano_Croce&sezione=17&cat=2&view=2&id=64

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