lunedì 28 febbraio 2011

Saporiti Michele, Esiste la famiglia naturale?

Mimesis, Milano, 2010, pp. 119, euro 12,00, ISBN 9788857501291

Recensione a cura di Roberta Cavicchioli

Parole-chiave: natura, società, famiglia, matrimonio, vincolo, Costituzione, divorzio, coppia.

È, senza dubbio, una prima opera riuscita quella che Michele Saporiti dedica all’indagine filosofico-giuridica del concetto di famiglia nell’ordinamento repubblicano italiano. A dispetto di un titolo che sembrerebbe avvitarsi attorno ad un interrogativo spinoso, il testo si segnala per la sua chiarezza espositiva e per la capacità di contestualizzare istituti e categorie del diritto che, erroneamente, tendiamo a considerare come astoriche e necessarie.
Se il punto di partenza è una critica assai equilibrata del giusnaturalismo, attorno alla quale si snoda il discorso dell’autore, l’obiettivo che ci si prefigge con questo volume è di mostrare come il riferimento al “naturale” entri fatalmente in conflitto con l’esercizio delle libertà personali. Lo fa osservare nella sua prefazione Patrizia Borsellino che denuncia la normatività del concetto di natura: naturalis societas, la famiglia è da sempre il terreno d’elezione per le incursioni dei sostenitori del diritto naturale nella sfera pubblica. 

Coerentemente con una premessa, in cui si prefigge di spezzare la catena di false inferenze che essenzializzano la cosiddetta “famiglia naturale”, Saporiti si propone di problematizzarne la definizione, proprio a partire da un’analisi puntuale del testo costituzionale. Dando prova di una sensibilità storica, non comune nelle nuove leve di studiosi, l’autore si cimenta in una complessa ricostruzione dei lavori preparatori dell'Assemblea Costituente, con significative aperture comparatistiche alle realtà francese e tedesca. 
La scelta di analizzare il contesto storico, etico e politico di produzione delle norme che identificano la famiglia legale (e, dunque, naturale) costituisce un elemento di originalità per una pubblicazione che intrattiene evidenti rapporti con una letteratura, maggiormente orientata ad indagare aspetti antropologici e sociologici delle unioni, sempre nell’ottica di una demistificazione della loro pretesa “naturalità” nel solco di Jack Goody cui moltissimi hanno recentemente reso omaggio. Un approccio questo che permette di capire “cosa si intenda per società naturale e matrimonio come fondamento della famiglia per poi affermare una visione laica e non autoritaria della famiglia non fondata sul matrimonio” (p. XX).
Ciò che ci svela con maestria Saporiti è come i padri della Patria siano arrivati alla notissima formula dell’articolo 29 della Costituzione del 1948 (“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”). L’attuale definizione è frutto della seduta rovente del 23 aprile 1947 e della riuscita mediazione di Palmiro Togliatti che barattò più esplicite concessioni al divorzio con la parità dei figli naturali.

Lungi dall’interpretare una sensibilità comune o una medesima concezione della famiglia, il testo dell'articolo nasce da un lunghissimo processo negoziale, in cui non si risparmiano colpi a ferire fra i relatori e ritorsioni ai disobbedienti. Lo scontro fra le diverse anime della Costituente anima un dibattito destinato a dirimere questioni sociali brucianti, quali lo status dei figli illegittimi, gli effetti dell’eguaglianza giuridica dei coniugi in termini di diritti e di tutele, nonché la possibilità di porre fine alle unioni precedentemente contratte. Se le aperture divorziste della minoranza socialdemocratica e liberale urtano le coscienze della componente democristiana, l'arroccamento dei cattolici e della Destra sulla naturale subordinazione della moglie al marito, pone un ostacolo evidente al percorso di emancipazione femminile auspicato da socialisti e comunisti.

Sono la prima e terza sottocommissione della Commissione per la Costituzione ad occuparsi della famiglia, gestendo la faticosa mediazione fra i contendenti. Di grande statura morale e prestigio politico i personaggi che prendono parte ai lavori: la democristiana Maria Federici, la socialista Angelina Merlin, la comunista Teresa Noce intervengono su maternità e infanzia. Camillo Corsanego e Nilde Jotti si confrontano sugli aspetti immediatamente collegati alla definizione della famiglia legittima. 
Un problema preliminare si pone già nel consenso attorno all'espressione di “società naturale” che naturalizza un istituto giuridico. Analogamente, vi si sofferma lungamente Saporiti, se il matrimonio davvero preesistesse all’ordinamento positivo, esso verrebbe trattato dalla norma come fatto bruto rispetto all’ordinamento giuridico positivo della Repubblica Italiana e non, invece, come fatto istituzionale, quale tipicamente è.

La discussione è infuocata. Gli interventi dei capigruppo si susseguono in un incalzare di polemiche e contrapposizioni di valori, apparentemente irriducibili, che hanno un'eco notevole sulle pagine dei quotidiani e presso l'opinione pubblica. Svariate le questioni che dividono la commissione, producendo una polarizzazione netta delle posizioni, specie fra laici e credenti; prova ne sia che l’indissolubilità del vincolo matrimoniale viene bocciata per uno scarto di soli tre voti e grazie all'escamotage di una votazione a scrutinio segreto. 

L’entrata in vigore degli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione ratifica un compromesso non esente da pesanti contraddizioni interne anzitutto perché, come ricorda l'autore, per la prima volta una simile materia è diventata oggetto di una carta. Una seconda incongruenza si ravvisa nel fatto che si mutua una definizione consuetudinaria della famiglia in un sistema di civil law. Infine, la famiglia viene presentata come un ordinamento giuridico costituzionale con proprie leggi, “una porta chiusa”, in aperto conflitto con la potestà statale. Famiglia e Stato vengono presentate come antagoniste, sin dal discorso di Aldo Moro, paladino della concezione confessionale, dinnanzi alla Commissione dei 75, il 15 gennaio 1947. 
Tra gli scontenti il qualunquista Mastrojanni che condannava questa vaga astrazione della famiglia che non tiene conto della sua molteplicità. Un osservatore attento come Calamandrei la taccia di moralismo. Vittorio Emanuele Orlando interviene denunciando il riferimento al “diritto naturale” in una costituzione che si vorrebbe imparziale e non indirizzata ideologicamente.
Non senza una certa lungimiranza, il socialdemocratico Luigi Preti contesta il tentativo, da parte cattolica, di estromettere lo Stato dalla sfera giuridica familiare, attraverso “il cavallo di Troia” della famiglia. 
Lungi dal costituire solo un utile esercizio per i lettori che ne avessero dimenticato le vicende, la dotta incursione di Saporiti nella storia patria è fondamentale per comprendere quali equilibri abbiano trovato compimento nel dettato costituzionale. Tanto più utile, perché ricorda ai più giovani che il diritto è inscindibile dal patrimonio storico di un paese e dalle sue problematiche.

Tornando ai giorni nostri, l'Autore fa rilevare come persistano i problemi interpretativi già rilevati dalle obiezioni sollevate a suo tempo in seno alla Costituente. Non è irrilevante stabilire se  per famiglia si intenda solo il segmento verticale disegnato da coniugi e figli o se includa anche gli ascendenti e i fratelli dei coniugi. Un cambiamento in tal senso potrebbe ricomprendere molti soggetti nello schema di prestazioni a sostegno del reddito, estendere solidarietà, diritti e tutele. 
Ben più rappresentativo numericamente, il fenomeno delle coppie di fatto e la loro diffusione invocherebbe un ripensamento circa l'opportunità che sia il vincolo matrimoniale ad individuare la famiglia e la costanza di matrimonio a definire i figli legittimi. Già alcuni anni fa, la Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione con la sentenza n. 11975 dell’ 8 agosto 2003 aveva riconosciuto che la convivenza more uxorio veniva ad assumere la fisionomia della famiglia di fatto (p.85). Muoveva nella stessa direzione la sentenza n° 203 del 1997 che permette al genitore extracomunitario di ricongiungere l’altro genitore.
In entrambi i casi, la natura è matrigna: il riferimento ad una determinata concezione di cosa sia naturale penalizza alcuni cittadini a discapito di altri e fragilizza chi ha deciso di sperimentare altri percorsi, non più minoritari.

A tutt'oggi, il legislatore non ha ritenuto opportuno fornire una regolamentazione organica della convivenza (p. 87). Se tale prudenza non è esclusivamente italiana, come dimostra ampiamente la circostanza che solo in Olanda la legislazione tende ad equiparare famiglia legittima e di fatto, è pur vero che nel nostro Paese è esasperata dalle continue ingerenze della politica e del potere ecclesiale. Basti pensare al naufragio del DICO che ha paralizzato l'opposizione, bloccando anche altre proposte di registrazione delle unioni.

Pregevole il tentativo di Michele Saporiti che tenta di spostare l'attenzione dalle rappresentazioni folkloristiche del matrimonio omosessuale – che tanta parte ha avuto nel dibattito – ai correttivi e alle sensibili differenze che è possibile ipotizzare entro il nostro ordinamento, riallacciando quel percorso di conquiste civili che si è sacrificato all'obiettivo della pace sociale. Se la nostra giurisprudenza evolverà, suggerisce l'Autore, sarà recependo le spinte di una società che è profondamente mutata e, mutando, ha posto le condizioni perché si sperimentassero, al suo interno, stili di vita e modalità di relazione svincolati dalla tradizione e dagli usi aviti. 

Indice

Indice
Prefazione di Patrizia Borsellino
Introduzione
Cap.1- Le nature del diritto naturale
1.1 Una dicotomia problematica: diritto positivo vs. diritto naturale
1.2  Le criticità del diritto naturale: la nozione di diritto
1.3 Una, nessuna, centomila...nature
1.4 Un diritto naturale “privilegiato”
1.5 Crisi e rinascite del diritto naturale
1.6 Se e quale utilità riconoscere al diritto naturale

Cap. 2. La famiglia alla Costituente
2.1 Alcune brevi premesse
2.2 Il dibattito sulla famiglia precedente i lavori della Costituente
2.3 L'impostazione del problematica
2.4 La decisione in Aula

Cap. 3 La società naturale fondata sul matrimonio
3.1.L'art 29, I comma della Costituzione Italiana
3.2 La famiglia come società naturale
3.3 La famiglia fondata sul matrimonio
3.4 Una rilettura critica
3.5 Un tentativo di sintesi

Cap. 4 La famiglia non fondata sul matrimonio
4.1. La famiglia di fatto nell'interpretazione costituzionale
4.2. Il ruolo della giurisprudenza
4.3. Il ruolo del legislatore
4.4. Cenni comparatistici
4.5. La giustificabilità giuridica della tutela alla famiglia di fatto

Cap. 5 Famiglia:  realtà naturale o prodotto di una naturalizzazione?
5.1 La famiglia in trasformazione
5.2 Famiglie secondo natura e famiglie contro naturalizzazione. Naturalizzare per stabilizzare: in quale prospettiva può porsi il diritto?
5.3 Naturalizzare per stabilizzare: in quale prospettiva può porsi il diritto?

Riferimenti bibliografici essenziali


L'autore

Michele Saporiti si è laureato in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi dell'Insubria di Como. Attualmente, è dottorando di ricerca in Filosofia del Diritto presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca. Si è occupato del tema della tolleranza nel pensiero di John Locke e del rapporto tra diritto e morale,  con particolare riferimento all'ambito della famiglia e dell'obiezione di coscienza.

Links

Presentazione del Testo
http://www.mimesisedizioni.it/archives/001485.html

Testo della Costituzione Italiana
http://www.governo.it/governo/costituzione/costituzionerepubblicaitaliana.pdf

Panorama: dai Dico ai Didore
http://blog.panorama.it/italia/2008/09/18/dai-dico-ai-didore-le-unioni-civili-che-dividono-le-maggioranze/

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