martedì 12 aprile 2011

Habermas, Jürgen, Il ruolo dell’intellettuale e la causa dell’Europa. Saggi, trad. it. di S. Mainoldi,

Roma-Bari, Laterza, 2011, pp. 168, €. 18,00, ISBN 978-88-420-8892-9.
(Ed. orig., Ach, Europa. Kleine Politische Schriften XI, Suhrkamp, Francoforte, 2008-2010).

Recensione di Francesco Giacomantonio - 12/04/2011

Filosofia contemporanea - Filosofia politica

Nel corso della sua lunga produzione di studi, Jürgen Habermas ha spesso alternato i suoi contributi più rigorosi e accademici con raccolte di saggi legati a questioni di attualità o, comunque, rilevanti nel dibattito pubblico. Questo volume rientra in questa seconda categoria e contiene una serie di interventi dell’intellettuale tedesco, organizzati rispetto a tre aree tematiche: la condizione politica dell’Europa, il ruolo dell’intellettuale e l’evoluzione delle modalità di comunicazione nelle società contemporanee e, infine, alcuni profili di importanti studiosi. 
I saggi sull’Europa ribadiscono, in buona misura, le posizioni teoriche che Habermas ha espresso in diversi suoi volumi di taglio politologico, pubblicati precedentemente. Torna, dunque, accompagnato da riferimenti a recenti vicende politiche, il suo appassionato discorso sull’integrazione come “processo di apprendimento basato sulla reciprocità” (p. 19). Il ruolo dell’Unione Europea, da una parte, va rafforzato dal punto di vista politico: lo scopo sarebbe, sul piano internazionale, quello di bilanciare l’unilateralismo egemonico degli Stati Uniti. Dall’altra, l’Unione europea deve agire dal punto di vista economico: qui, invece, il nodo chiave è quello della idea, resasi ancora più evidente dopo le recenti crisi finanziarie, di un “governo dell’economia europea”(p. 49), ovvero di un piano di competenze sulla cui base si potrebbero coordinare efficacemente le politiche economiche degli stati membri.

La seconda sezione del testo è quella che probabilmente è di maggiore interesse dal punto di vista della sociologia e delle scienze della comunicazione. Qui sono sviluppate, infatti, le argomentazioni sul ruolo degli intellettuali e la comunicazione nelle società complesse, che sottendono un altro tema più generale, tipico del pensiero habermasiano, ossia il ruolo della sfera pubblica sotto il profilo politico.  In tal senso, Habermas difende il ruolo della “stampa di qualità” (p. 60), ossia capace di fare opinione, in grado di veicolare un’informazione affidabile e ricca di commenti accurati, senza la quale la sfera pubblica non potrebbe dare il suo contributo alla legittimità democratica dell’azione dello Stato. Il rischio, se ciò non accadesse, sarebbe quello di una liquefazione della politica nella comunicazione (p. 78), in particolar modo nei meccanismi della comunicazione di massa. A tal proposito, Habermas parla, appunto, di “patologie della comunicazione politica di massa” (p. 97), i cui esempi più macroscopici sono le influenze di imperi mediatici e economici in campo politico. In questo contesto, la posizione dell’intellettuale viene fortemente scalfita, poiché, nella migliore delle ipotesi, questi viene consultato solo come “esperto” e non è più portato a prendere posizioni su questioni normative e a delineare prospettive piene di spunti nuovi. 
Solo attraverso il corretto funzionamento della sfera pubblica è, dunque, possibile la realizzazione di quel modello democratico deliberativo da anni cardine della filosofia politica e della sociologia politica habermasiane; solo così si può, cioè, garantire la “dimensione epistemica della democrazia” (p. 63).

Nella terza parte del volume, trovano collocazione alcuni interventi di Habermas dedicati al pensiero di importanti protagonisti della cultura contemporanea. Si tratta, come egli stesso li definisce, di “profili politico-filosofici di occasione”(p. V). In queste pagine vengono ricordati Adendroth, Rorty, Derrida e Dworkin. 
Di Adendroth, giurista e politologo, Habermas rimarca l’interpretazione della determinazione costituzionale dello Stato democratico di diritto, in cui lo Stato sociale aveva un ruolo cruciale: Adentroth come intellettuale della classe operaia, ha richiamato l’attenzione sugli importanti dibattiti concernenti lo Stato di diritto nell’epoca di Weimar e si è posto “come anti-anticomunista, in netta contraddizione con il pesante clima della guerra fredda” (p. 113). A Rorty è riconosciuto l’importante merito, attraverso il suo pragmatismo, di aver sempre saldato la filosofia alla discussione pubblica e alla democrazia, rifuggendo la metafisica, distinguendosi al tempo stesso come filosofo eminente (uno dei pochi intellettuali americani “la cui voce è ascoltata nell’intero continente”[p. 120], dice esplicitamente Habermas); scrittore con uno stile brillante, intellettuale politicamente impegnato e patriota. Il profilo di Derrida è, invece, incentrato sul tema del suo rapporto con Heidegger, studioso, quest’ultimo guardato sempre in modo fortemente critico da Habermas.  L’opera derridiana, per Habermas, acquisisce il tardo Heidegger, poggiandosi su “fondamenti piuttosto teologici che presocratici, più ebraici che greci” (p. 151), senza tradire nel neopaganesimo gli inizi mosaici del pensiero heideggeriano. L’ultimo profilo presentato è quello di Dworkin, rispetto al quale sono delineati anche interessanti paralleli con Luhmann e Rawls: il giurista americano poneva il problema delle convinzioni morali di un giudice nell’ambito dell’attività giuridica e prospettava  una teoria socio-liberale della giustizia distributiva. Tutti i ritratti teorici di questa parte sono sempre accompagnati da alcune impressioni di Habermas sul modo di essere di questi studiosi, sulla base dei momenti in cui egli ha avuto modo di frequentarli, trasmettendo così al lettore quasi un tratto di familiarità e intimità.

Habermas è famoso nel panorama intellettuale come epistemologo, filosofo della politica, del linguaggio, della morale, sociologo, ma, probabilmente, in testi come questo, emerge un’altra sua dimensione, forse meno appariscente, sicuramente attribuitagli solitamente in minor misura: quella di sociologo della conoscenza, o, come si preferisce dire oggi, di sociologo dei processi culturali. Queste trattazioni sull’idea di Europa, sugli intellettuali, sulla comunicazione politica, in effetti, più che un discorso filosofico, etico, politico, che pure naturalmente è presente, costituiscono una riflessione sul nesso fra contesti sociali, politici e storici e dimensioni culturali, ultimo bagliore di quella teoria critica della società in cui Habermas si è formato.

Indice

Premessa
Parte prima
Ah, Europa!
1. Il ruolo dell’intellettuale e la causa dell’Europa
2. L’Europa e i suoi immigranti
3. La politica europea in un vicolo cieco. Arringa per una politica di integrazione graduale
4. Abbiamo bisogno dell’Europa! La nuova intransigenza: siamo ormai indifferenti al destino comune?
Parte seconda
Per la ragione della sfera pubblica
5. Media, mercati e consumatori. La stampa seria come spina dorsale della sfera pubblica politica
6. La democrazia ha anche una dimensione epistemica? Ricerca empirica e teoria normativa
Parte terza
Ritratti
7. L’Hermann Heller degli inizi della Repubblica Federale.Wolfgang Abendroth nel suo centesimo compleanno
8. Richard Rorty e il gusto per lo shock da deflazione
9. «...and to define America, her athletic democracy». In memoria di Richard Rorty
10. Come rispondere alla questione etica:Derrida e la religione
11. L’efficacia rischiaratrice di Derrida. Un ultimo saluto
12. Ronald Dworkin, un solitario nella cerchia degli studiosi di diritto

Fonti dei saggi

L'autore

Jurgen Habermas, è tra maggiori filosofi e  sociologi contemporanei. Tra le sue numerose opere si segnalano: Storia e critica dell’opinione pubblica, Laterza, Bari, 1977, Teoria dell’agire comunicativo, 2 voll., Il Mulino, Bologna, 1986;1997, Il discorso filosofico della modernità, Laterza, Bari, 1987;2003, Fatti e norme. Contributi a una teoria discorsiva del diritto e della democrazia, Guerini e Associati, Milano, 1996, L’inclusione dell’altro. Studi di teoria politica, Feltrinelli, Milano, 1998, La costellazione postnazionale, Feltrinelli, Milano, 1999, Tra scienza e fede, Laterza, Roma-Bari 2006.

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