lunedì 5 dicembre 2011

Antonello, Giuliano, Prospettiva Deleuze. Filosofia, arte, politica

Verona, Ombre Corte, 2011, pp. 196, euro 19, ISBN 978-8895366-85-2

Recensione di Luca M. Possati - 29/7/2011

Il rapporto con la storia della filosofia è un tratto dominante dell'opera di Gilles Deleuze. Nel confronto appassionato con i maggiori filosofi del passato l'autore di Differenza e ripetizione forgia una nuova immagine del pensiero: l'incontro come estraneità provocatoria, definitivo superamento del platonismo e apertura alla creatività della differenza. Questa rivoluzione è il nodo essenziale della Prospettiva Deleuze oggetto del libro di Antonello.
L'obiettivo di Deleuze – spiega l'autore – non è semplicemente quello di superare l'assimilazione del pensiero alla rappresentazione o alla ricerca metodica del fondamento oggettivo del conoscere. C'è in Deleuze una volontà diversa, eversiva, che emerge soprattutto nelle critiche alla dialettica hegeliana, ai “presupposti soggettivi” in Descartes e alla concordia facultatum di Kant: spezzare la tranquilla immagine del pensiero come riconoscimento identificante, lasciandosi provocare da quegli oggetti che «nel momento stesso in cui si danno ai sensi, trapassano, senza mai fermarsi, dalla sensazione con cui si danno alla sensazione opposta, quelli in cui la sensazione manifesta un dato e il suo contrario: movimento anarchico e incontrollabile [...]» (p. 31). Sottrarsi all'egemonia dell'Idea – la trascendenza che svaluta il sensibile pretendendo di fondarlo – significa dispiegare lo spazio dell'incontro, cioè la discordia delle facoltà, «lo spaesante in quanto tale, ciò che spinge ogni facoltà al suo limite e che non ha luogo alcuno entro il territorio del senso comune e dell'opinione» (p. 36). Solo questa strada ci permette di decifrare l'oscurità evocata da Deleuze in Marcel Proust e i segni, quella dei segni che compongono il mondo e chiedono d'essere interpretati. 
Attorno a questo nucleo tematico prendono forma i due capitoli fondamentali del libro di Antonello, il secondo e il terzo. Qui, infatti, si delinea l'ambizione generale che caratterizza Deleuze, quella di un ripensamento radicale dei concetti di differenza e ripetizione in vista della fondazione di un'ontologia anti-metafisica, un'ontologia del molteplice con un solo, vero, avversario: Platone.  Così, se il concetto di differenza è sottratto al dominio dell'identità e quello di ripetizione non ha più nulla a che fare con la generalità (ripetizione dello stesso), allora «mantengono una profonda e feconda correlazione» (p. 40). All'analogia dell'essere è contrapposta un'ontologia dell'univocità che ha i suoi massimi esponenti in Duns Scoto, Spinoza e Nietzsche. Solo questa ontologia permette di cogliere la differenza in sé, e dunque l'intrinseca connessione tra differenza e ripetizione, il fatto che – come sottolinea Antonello – «ripetere significa porre la differenza, perché si ripete solo ciò che ha la forza di affermare la propria differenza e differisce solo ciò che nella differenza ha la forza di ripetersi» (p. 58). Su questa intuizione si articolano temi chiave come l'indifferenza e la differenza come singolarità, il confronto con Leibniz, Hegel e la rappresentazione infinita, l'intensità, l'idea come molteplicità differenziale e il concetto di tempo aionico. Di particolare importanza, inoltre, le pagine che Antonello dedica al calcolo differenziale, a quella che Deleuze chiamava “una storia esoterica della filosofia differenziale” (p. 83). 
La riflessione sul calcolo differenziale è il punto di passaggio da Differenza e ripetizione al complesso costituito dall'Anti-Edipo e Mille piani, le due parti di Capitalismo e schizofrenia – scritte a quattro mani con Félix Guattari. In Mille piani il progetto di un'ontologia della molteplicità  viene portato a compimento con la metafora botanica del rizoma contrapposta all'immagine classica dell'albero-radice che è sinonimo di logica binaria, dicotomica. Il rizoma – di cui il cervello è un esempio perfetto – è la molteplicità come sostantivo, la molteplicità aperta, disparata, pura, reale e mai sottoposta all'Uno. «Il rizoma non si accontenta di rompere l'unità, ma arriva a rompere con l'unità» (p. 90). Ciò significa che – scrive Antonello – «nel rizoma non vi sono punti, arresti di movimento, di metamorfosi, di crescita, non c'è un'origine o una fine, punti di partenza o di arrivo, ma solo linee che partono dal mezzo» (p. 93). Il divenire è dunque un'evoluzione a-parallela o co-evoluzione, un continuo movimento di deterritorializzazione e riterritorializzazione, ossia la de-codificazione e la codificazione, la destituzione di un'autorità e la sua istituzione. 
L'ontologia antimetafisica di Mille piani è lo sfondo dell'Anti-Edipo e del progetto di storia universale che ne costituisce il centro focale. Al tema è dedicato il quarto capitolo del libro di Antonello, "Politica e macchine sociali", che muove dal netto rifiuto deleuziano della classica dicotomia psicoanalitica tra principio di piacere e principio di realtà verso una radicale ridefinizione della funzione di desiderio attraverso il concetto di macchina desiderante – individuale e sociale. «Il desiderio è la continua e inarrestabile cancellazione di ogni confine e di ogni territorialità: la bocca preleva una parte del flusso di latte, se ne nutre e consuma, taglia il flusso, ma questo taglio non è una divisione o una separazione fra bocca e seno, bensì una connessione e un raccordo» (p. 102). Antonello affronta l'argomento in maniera approfondita, sottolineando giustamente la molteplicità delle fonti d'ispirazione di Deleuze e Guattari, e soprattutto il forte legame tra l'Anti-Edipo e il maggio 1968. L'abilità espositiva dell'autore sta inoltre nel saper legare questa prospettiva con l'altro grande tema deleuziano dell'arte come creazione, oggetto del capitolo quinto. «Il caos è la condizione di possibilità infinita di ogni determinazione finita, il campo virtuale problematico che sussiste alla superficie delle cose e che nessuna effettività, nessuna realizzazione, può mai esaurire, pretendendosi definitiva» (p. 137). Vengono così presentati e discussi concetti-chiave come i blocchi di sensazioni, gli affetti, i percetti, la composizione.
Gli ultimi tre capitoli del saggio si concentrano su questioni più specifiche, ma non per questo meno essenziali. Il sesto riguarda il principio di individuazione e il dialogo tra Deleuze e Simondon, e ha il suo centro nella discussione sui limiti del sostanzialismo e sull'ilemorfismo. Il settimo guarda in direzione della pittura e si occupa delle riflessioni deleuzeane su Francis Bacon. L'ottavo e ultimo capitolo torna, in un certo senso, al principio con la discussione sulla filosofia barocca di Leibniz.              
Non è facile scrivere su Deleuze, il filosofo più anomalo e incendiario del Novecento. Filosofo eversivo e sovversivo, usato e, spesso, abusato. Per questi motivi, il volume di Antonello può considerarsi a tutti gli effetti un libro molto importante. Non solo per la trattazione estremamente chiara e sistematica, ma soprattutto per la scelta di seguire un itinerario preciso e rigoroso.


Indice

Prefazione. Un philosophe très classique di Paolo Gambazzi
Capitolo primo: L'immagine del pensiero
Capitolo secondo: L'ontologia antimetafisica di Differenza e ripetizione
Capitolo terzo: Una filosofia della molteplicità
Capitolo quarto: Politica e macchine sociali
Capitolo quinto: L'arte come creazione
Capitolo sesto: Simondon e il principio di individuazione
Capitolo settimo: Francis Bacon e la logica della sensazione
Capitolo ottavo: La filosofia barocca di Leibniz
Postfazione di Luca Cremonesi
Bibliografia essenziale

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