giovedì 8 marzo 2012

De Angelis, Gabriele, Un’illusione perduta. Politica e società in Niklas Luhmann

Livorno, Belforte, [Orizzonti di ricerca], 2011, pp. 225, euro 16, ISBN 9788874670604.

Recensione di Paolo Fedele – 12/11/2011

Nell’ambito delle scienze sociali appare sempre più urgente riflettere sul ruolo della politica nella società complessa. La teoria politica ha sempre inteso, secondo una concezione vetero-europea, il sistema politico come centro di controllo e di rappresentanza della società. In pratica, la teoria politica ha assegnato e assegna tuttora al sistema politico una responsabilità centrale nei confronti della società globale.
Tuttavia tale semantica non sembra essere più adeguata a cogliere il rapporto, alquanto problematico, 

tra la politica e gli altri ambiti della società (economia, istruzione, sanità, scienza, ecc.), tra la politica e i cittadini e, in definitiva, tra la politica e la società nel suo complesso. La politica si trova esposta ad un’elevata complessità sociale, il che vuol dire che essa è sollecitata dalle costanti richieste e istanze che provengono sia dagli altri ambiti della società, sia dai singoli cittadini, almeno nei termini di miglioramento delle condizioni di vita e di esistenza. Rispetto alla complessità sociale, la politica non è più centrale: da un lato, non è più in grado di rispondere punto a punto alle istanze che provengono dall’esterno (ambiti, cittadini, ecc.) se non, attraverso decisioni vincolanti, limitatamente ad alcuni problemi; dall’altro, non sembra più capace di proporre una forte progettualità, tanto nel medio quanto nel lungo periodo, estendibile a tutta la società. L’incapacità della politica di dare risposte adeguate alla complessità sociale si traduce nella formula conclusiva di “crisi della politica”.
Ma si tratta di “crisi della politica” o più semplicemente di deficit teorico (mancanza di radicalità teorica)? Si tratta di crisi strutturale del rapporto fra politica e società o piuttosto di “crisi della semantica”, ovvero di inadeguatezza della semantica rispetto all’attuale forma evolutiva della politica nel contesto della società moderna caratterizzata dalla differenziazione funzionale?  
Il libro di De Angelis Un’illusione perduta. Politica e società in Niklas Luhmann è un contributo volto a rispondere a tali domande. Secondo De Angelis, per comprendere la politica nella fase attuale di sviluppo della società moderna differenziata funzionalmente, è inevitabile ri-pensare i concetti della semantica vetero-europea quali potere, legittimità, sovranità, ecc. a partire dalle formulazioni teoriche proprie della teoria dei sistemi sociali di Luhmann. 
Il confronto con la teoria dei sistemi di Luhmann si sviluppa tanto sul piano propriamente epistemologico, cioè formulare una teoria politica orientata scientificamente, priva di qualsiasi riferimento ideologico, valoriale e normativo, quanto sul piano meramente operativo, cioè valutare la portata e le conseguenze della teoria dei sistemi quando si adotta nella teoria politica.
Per De Angelis, almeno da un punto di vista strettamente epistemologico, la politica va intesa come un sistema, o meglio la politica va osservata come un sistema. Il sistema osservato però non è un dato oggettivo, isolabile e pertanto facilmente analizzabile, quanto piuttosto una relazione tra osservatore e oggetto osservato, o meglio, in chiave operativa, è l’operazione di un osservatore per ordinare una complessità disorganizzata. Per un osservatore, osservare vuol dire tracciare una distinzione nel mondo indistinto. Nel tracciare una distinzione, l’osservatore taglia in due una realtà (il mondo): indica un lato (ciò che comunemente chiamiamo sistema) e lascia sullo sfondo l’altro (l’ambiente). L’attività di osservazione è un’attività cognitiva interna all’osservatore che utilizza una distinzione, una conoscenza costruita dall’osservatore stesso attraverso l’uso di una distinzione, ovvero l’uso della distinzione-guida sistema/ambiente. Con la distinzione sistema/ambiente, l’osservatore stabilisce che cosa è sistema e ciò che è rilevante per il sistema (quindi la sua identità) rispetto a ciò che sistema non è e non è rilevante, ovvero l’ambiente del sistema. Il taglio stabilisce l’identità del sistema e nello stesso tempo la differenza sistema/ambiente. La distinzione è un modo per l’osservatore di orientarsi nel mondo. L’osservatore è però esso stesso un sistema esposto all’osservazione di altri osservatori (osservazione di secondo ordine). L’osservatore di secondo ordine non osserva nessuna realtà esterna, ma solo e soltanto la distinzione utilizzata da un altro osservatore per orientarsi nel mondo. Secondo De Angelis, in questo senso è possibile una teoria politica orientata scientificamente: osservare il sistema politico vuol dire osservare un sistema che a sua volta osserva il mondo attraverso la distinzione sistema/ambiente, cioè come modo per orientarsi nel mondo, o meglio la capacità di orientarsi nel mondo e di distinguersi da esso. Un’analisi del sistema politico orientata scientificamente vuol dire collocarsi sul piano dell’osservazione di secondo ordine, ovvero osservare la capacità del sistema politico di osservarsi e produrre una descrizione di sé (autodescrizione), ovvero ciò che costituisce la sua identità a partire dalla differenza con l’ambiente. Ciò vuol dire che tutto ciò che accade è solo dentro il sistema. Ogni evento (comunicazione, azione, ecc.) è possibile solo dentro il sistema, cioè con costante riferimento a se stesso e nessun riferimento all’esterno. L’ambiente può sollecitare il sistema, ma ogni evento accettato dal sistema produce una variazione all’interno del sistema e produce una nuova differenza sistema/ambiente. Ogni comunicazione, implicitamente o esplicitamente, contiene in sé questa distinzione. Ciò vale per la politica, per la scienza e per qualsiasi altro sistema.
Si apre così la strada, consolidata da tempo nella teoria dei sistemi, per una teoria dei sistemi sociali autopoietici autoreferenziali. I sistemi sono autopoietici perché sono capaci di produrre internamente gli elementi di cui hanno bisogno senza contatto con l’esterno; sono autoreferenziali perché l’apertura verso l’esterno avviene sempre con costante riferimento a se stessi.
Per De Angelis, la teoria dei sistemi di Luhmann costituisce un punto di svolta per un’analisi più articolata del rapporto fra politica e società, fra politica e gli altri sistemi sociali e fra politica e cittadini.
Rispetto alla società, il sistema politico non è più un sistema centrale rispetto agli altri, né è esterno alla società, ma è un sistema che si situa all’interno della società stessa. La posizione del sistema politico è data dalla forma di differenziazione sistemica della società. Con differenziazione sistemica non si intende niente altro che la differenza sistema/ambiente, ovvero la formazione di sistemi parziali e di relazioni fra sistemi, in cui uno è ambiente per l’altro. La forma di differenziazione, all’interno di un sistema globale (società), determina il rapporto dei sistemi parziali, cioè le relazioni fra sistemi. La società moderna ha sviluppato una particolare forma di differenziazione sistemica: la differenziazione funzionale. Differenziazione funzionale vuol dire che ogni sistema adempie ad una funzione, cioè la differenza fra un sistema e un altro sta nella funzione che il sistema differenziato svolge per l’intero sistema in riferimento ad un particolare problema. Così, ad esempio, la scienza svolge la funzione di produrre sapere scientifico, mentre il sistema politico svolge la funzione di produrre decisioni collettivamente vincolanti. In questo caso, ogni sistema monopolizza per se stesso la sua funzione e tale funzione non può essere svolta da nessun altro sistema. Da ciò consegue l’impossibilità che possa essere riconosciuta una gerarchia di funzioni universalmente valida e vincolante per tutti i sistemi parziali. Nello stesso tempo, per i sistemi parziali significa abbandonare l’idea di un impegno che possa estendersi a tutta la società. Per questo motivo la società differenziata funzionalmente è spesso definita decentrata e non gerarchica. Essa è decentrata perché non ha più un centro, cioè non c’è più un sistema che tiene assieme tutti gli altri sotto-sistemi. Essa è non gerarchica perché nessun sistema può prevalere su un altro.
In questa descrizione della società moderna, la politica viene intesa come un sistema funzionalmente differenziato all’interno della società. Nei confronti della società, la politica svolge la funzione di prendere decisioni collettivamente vincolanti. Ma questa funzione non può essere estesa a nessun altro sistema. Il rapporto fra il sistema politico e gli altri sistemi si realizza nei termini di prestazione. Pensiamo, ad esempio, al rapporto fra scienza e politica. Certamente il sapere scientifico, prodotto all’interno del sistema scienza, può essere trasferito al sistema politico, ma la scienza non può vincolare il sistema politico per quanto riguarda la decisione. Decidere di costruire le centrali nucleari è una decisione che spetta solo al sistema politico. Il sistema politico può accogliere al proprio interno il sapere prodotto dalla scienza, ma solo come decisione politica e non scientifica. La scienza è politicamente incompetente. Vale ovviamente anche il contrario: la politica è incompetente scientificamente per quanto riguarda la produzione di risultati scientifici. L’orientamento funzionale rende i sistemi autonomi e nello stesso tempo interdipendenti. Anche i valori, spesso invocati come elementi ultimi in grado di orientare la politica, non costituiscono più forme di controllo per il sistema politico, ma sono semplicemente modi di orientamento del sistema politico al suo interno. Non c’è nessun sistema esterno in grado di controllare e vincolare il sistema politico. Ciò vale anche per l’opinione pubblica, per le elezioni, per i movimenti di protesta, ecc. L’opinione pubblica, le elezioni, i movimenti di protesta non possono vincolare il sistema politico, ma al limite “irritarlo”, cioè portare all’attenzione istanze che successivamente potranno essere accolte oppure no, ma solo come attività interne al sistema stesso. Per esempio, una sconfitta elettorale sarà interpretata come una necessità per rivedere i quadri dirigenziali del partito politico sconfitto oppure per rivedere i programmi, ma si tratta appunto di attività interne. L’opinione pubblica, le elezioni, i movimenti di protesta, ecc. sono solo un modo di osservare l’ambiente da parte del sistema politico per orientarsi al suo interno. 
Pur accettando la teoria dei sistemi, De Angelis individua un limite nella teoria politica di Luhmann. Se è vero che non possiamo più fare a meno delle sollecitazioni teoriche di Luhmann, tuttavia il rapporto fra sistema politico e cittadini non si esaurisce in una semplice procedura determinata dalla distinzione sistema/ambiente, ovvero sistema politico e cittadini (opinione pubblica, elezioni, ecc.). Secondo De Angelis c’è un nesso imprescindibile tra politica e cittadini: il problema della legittimità. La legittimità non è un elemento interno al sistema politico, ma esterno, cioè sorge in rapporto stretto con i valori espressi dalla società nel suo complesso, o meglio, con le lotte culturali che si esprimono nella società e trovano forme all’interno del sistema politico. Come scrive De Angelis: “Se la teoria politica ci insegna a relativizzare l’”ingenuità”dei termini classici con i quali descriviamo la democrazia, essa ci insegna anche a non prendere troppo alla lettera le tesi dell’autonomia del sistema politico e soprattutto a non farne un principio. Le ‘regole del gioco’, i sistemi di alleanze, i dibattiti sulla forma dei partiti non sono la fonte né della legittimazione né del successo politico” (pag. 212). Per De Angelis, la teoria politica di Luhmann va integrata con una nuova semantica della legittimità, capace da un lato di tenere conto della “forma” del sistema politico e, dall’altro, dei contenuti (valori, lotte culturali, ecc.) che danno “forma” al sistema politico.  
Resta tuttavia problematico mettere insieme teoria dei sistemi e nuova semantica della legittimità. Per Luhmann, le lotte culturali possono orientare la politica in una direzione anziché un’altra, ma non mettono in discussione il funzionamento del sistema politico. Certamente in futuro tutto questo potrà essere messo in discussione, ma la trasformazione non riguarderà solo il sistema politico, bensì l’intera struttura della società, cioè riguarderà la forma di differenziazione sistemica (coordinamento fra sistemi) della società. Solo allora sarà inevitabile proporre una nuova semantica capace di descrivere in maniera adeguata la nuova società. Il rischio è che ad un’illusione perduta, quella della semantica vetero-europea, se ne sostituisca un’altra. La teoria dei sistemi di Luhmann ci espone ad essere consapevoli di vivere una società senza più illusioni, una società che si orienta e che si orienterà sempre più in senso non-umano. Ma forse tutto questo è ancora oggi troppo insopportabile per gli esseri umani.             


Indice

Premessa
Le teorie della legittimità oggi

Capitolo I
La teoria dei sistemi
1. Com’è possibile l’ordine sociale?
2. La pretesa di universalità della teoria dei sistemi
3. Il concetto di senso
4. Senso, strutture, semantiche
5. “Sistema”
6. I sistemi “osservano”
7. Problemi con il concetto di osservazione
8. Cos’è la comunicazione
9. Le aspettative degli attori e l’”autonomia” della comunicazione
10. Informazione, comunicazione e comprensione: l’ermeneutica della comunicazione
11. I sistemi sociali e la coscienza
12. Complessità
13. Azione e comunicazione
14. Cosa significa “chiusura autopoietica”
15. Autoreferenza ed eteroreferenza
16. Le azioni sono “prodotti” della comunicazione
17. Tipi di sistemi
18. La differenziazione di un’interazione semplice: problemi concettuali
19. Codici e programmi
20. Media simbolici
21. Media simbolici e “doppia contingenza”
22. La differenziazione dei media simbolici
23. Media simbolici e differenziazione funzionale
24. Media, codici e programmi
25. La funzione dei media simbolici
26. I media e le società moderne

Capitolo II
La teoria politica
1. L’illusione del controllo politico
2. Il medium “potere”
3. Il potere si fonda sulla forza, ma funziona solo col consenso
4. Potere e diritto
5.  Perché il sistema politico è un sistema
6. La funzione politica
7. “Osservare” il politico: l’analisi delle aspettative
8. I codici del politico
9. Le organizzazioni politiche e l’arte del comunicare
10. Partiti politici e il “professionismo politico”
11. Il doppio ciclo del potere
12. La “vischiosità” delle istituzioni
13. Opinione pubblica
14. “Spazio pubblico”
15. I mezzi di comunicazione di massa e l’opinione pubblica
16. Retorica politica, ovvero la normalità dell’ideologia
17. Un occhio verso l’esterno: le elezioni e la legittimità
18. La legittimità come procedura
19. Problemi col concetto di legittimità
20. La politica e la morale
21. La morale non ci aiuta
22. O forse sì? Uno spazio per l’etica pubblica
23. La democrazia e lo “Stato del benessere”
24. La “complessità” e i limiti della politica
25. Cosa sono i valori
26. La legittimità delle decisioni politiche
27. I valori e la legittimità
28. L’impotenza del potere: la “cecità” del sistema politico
29. La differenziazione funzionale e l’impotenza del potere: i limiti della politicizzazione
30. Movimenti sociali e partecipazione politica

Capitolo III
Dall’autopoiesi alla costruzione sociale della cognizione
Per la critica della teoria dei sistemi
3.1 La circolarità della teoria
3.2 La comunicazione non comunica
3.3 Il concetto di sistema ci è utile per indagare le categorie sociali della “cognizione”
3.4 Sistemi sociali, lotte politiche e egemonia culturale
3.5 I sistemi sociali descrivono una “forma”, ma la lotta culturale si gioca sui “contenuti”

Capitolo IV
Un’illusione perduta. Cosa possiamo imparare da Luhmann
4.1 Il “progetto illuminista” è finito
4.2 Un controllo politico sulla società non è possibile
4.3 Le categorie cognitive del Politico

Capitolo V
Legittimità. Una semantica della democrazia
5.1 La tesi
5.2 La democrazia si fonda su una semantica della legittimità
5.3 Nelle istituzioni democratiche è insita una tensione tra l’aspetto normativo e l’aspetto procedurale
5.4 Il ciclo del potere
5.5 Uguaglianza politica
5.6 La “rappresentanza democratica”
5.7 L’oggetto della rappresentanza
5.8 La generalizzazione degli interessi
5.9 La “sovranità popolare”
5.10 L’”anonimità” della funzione pubblica
5.11 L’interpretazione funzionale della democrazia e i suoi limiti
5.12 L’interpretazione prudenziale della democrazia
5.13 La democrazia non dipende dalle “credenze” dei suoi cittadini
5.14 La semantica e le istituzioni
5.15 L’insufficienza delle procedure
5.16 Realismo politico come “pessimismo della ragione” 
5.17 L’importanza della lotta culturale

Bibliografia

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