lunedì 25 marzo 2013

Gentili, Dario, Italian Theory. Dall’operaismo alla biopolitica

Bologna, Il Mulino, 2012, pp. 246, euro 20, ISBN 9788815240262.

Recensione di Antonio Cimino – 26/11/2012

Il volume di Dario Gentili offre un’utile e approfondita panoramica sulla filosofia italiana degli ultimi decenni, con particolare riferimento a quelle prospettive di pensiero che, soprattutto in anni recenti, sono state raggruppate, nel contesto del dibattito filosofico internazionale, sotto il comune denominatore di «Italian Theory». Le quattro parti in cui si articola il libro prendono in considerazione rispettivamente: il variegato universo del marxismo italiano e la nascita del filone dell’operaismo ad opera di Mario Tronti; la filosofia italiana degli anni Settanta, 

nel cui panorama si stagliano in particolare il secondo operaismo di Antonio Negri nonché il pensiero negativo sviluppato da Massimo Cacciari; le costellazioni filosofiche degli anni Ottanta, che includono, oltre al pensiero debole e a varie tendenze postmoderne, il pensiero della differenza sessuale e anche il profilarsi di prospettive come quelle di Marramao ed Esposito; infine, nella quarta e ultima parte, il paradigma biopolitico, nel cui contesto si muovono, in vario modo, soprattutto pensatori come Giorgio Agamben, Antonio Negri nonché Roberto Esposito. 
     Nell’esporre e descrivere questo multiforme panorama, l’approccio di Gentili si contraddistingue in particolare per due pregi. In primo luogo, l’Autore non segue uno schema rigidamente cronologico. In effetti, per quanto sia rintracciabile, in generale, un filo conduttore scandito in base a tappe temporali, il volume si caratterizza per una fitta rete di rimandi interni, che restituiscono molto bene gli intrecci e le complesse intersezioni che segnano il pensiero italiano degli ultimi cinquanta anni. Ne risulta una forte compattezza narrativa, priva di scolasticismi e vivace nel mettere a fuoco non solo le linee portanti del recente universo filosofico italiano, ma anche gli specifici contesti, sociali e politici, in cui esse si sono sviluppate. In secondo luogo, il volume è ben costruito su una precisa logica interna, che è non solo e non tanto una logica narrativa, bensì una logica filosofica ben consapevole. Tale logica si riferisce in particolare alla nozione di sinisteritas, e ad essa l’Autore si richiama costantemente e con coerenza nel corso della sua esposizione. Si potranno anche non condividere gli assunti di questa logica o alcuni di essi, ma ciononostante va dato atto a Gentili di non proporre una mera descrizione storiografica della filosofia italiana contemporanea, bensì quella che definirei una vera e propria mappatura filosofica, nel complesso molto ben riuscita. Mi preme menzionare ed evidenziare in particolari due punti che emergono nella ricostruzione di Gentili e che ritengo molto proficui e sicuramente stimolanti, sia su un piano strettamente filosofico che su uno storiografico, per mettere a fuoco talune specificità del pensiero italiano, non solo contemporaneo.
     Il primo punto concerne la rilevanza che nella riflessione italiana assumono temi legati alla storicità e all’umanesimo. Con tutta evidenza si tratta di aspetti largamente riscontrabili già in alcuni classici fondamentali della nostra tradizione filosofica (basti pensare solo a una personalità come quella di Vico) e che comunque restano caratteristici anche in buona parte del pensiero italiano novecentesco, pur con differenti sfaccettature e toni. Anche là dove nel nostro Paese sono stati recepiti filoni di pensiero dall’estero, questa ricezione non è mai stata neutra e ripetitiva, bensì si è costantemente configurata come produttiva e originale assimilazione entro un contesto speculativo profondamente segnato da una forte sensibilità nei confronti dello storicismo e dell’umanesimo: storicismo e umanesimo non solo pensati come temi privilegiati della riflessione filosofica, bensì anche come tratti caratteristici dello stesso pensiero. In riferimento a questo punto, mi limito ad accennare, per quanto riguarda il merito dell’esposizione di Gentili, allo storicismo umanistico che ha fecondato, in vario modo, filoni fondamentali del marxismo italiano (si veda in particolare p. 26).
     Il secondo punto, ancora più interessante e carico di suggestioni, riguarda la nozione di sinisteritas, che nell’esposizione di Gentili va al di là di un mero significato partitico o politico, assumendo invece la funzione di cifra fondamentale della riflessione filosofica italiana contemporanea, o meglio, la funzione della sua logica interna: la nozione di sinisteritas «non corrisponde certo all’oggetto o al contenuto specifico del pensiero di questo o quell’autore, bensì al procedimento prettamente filosofico per introdurre e definire – per scarti, discontinuità, deviazioni – concezioni o costellazioni di pensiero» (pp. 14-15). Per Gentili, insomma, la nozione di sinisteritas permette di riscontrare, all’interno del pensiero politico italiano delle ultime decadi, un filo conduttore ben preciso, caratterizzabile come continuità nella discontinuità (p. 15). Più in generale, ritengo sia del tutto condivisibile quella che, a mio parere, rappresenta la prospettiva di fondo del volume di Gentili, vale a dire la prospettiva per cui il pensiero italiano, soprattutto quello politico, è intrinsecamente riferito all’idea di conflitto: idea che non rappresenta solo un tema fra tanti, bensì aspetto qualificante di questo stesso pensiero, la cui genesi appunto si muove entro una complessa dinamica di rotture, deviazioni e opposizioni. Ritengo da parte mia che sia del tutto fondato considerare il pensiero italiano un pensiero del conflitto, nel duplice senso del genitivo: non solo un pensiero che pensa il conflitto, ma anche un pensiero a partire dal conflitto o dai conflitti. In tal senso, mi pare molto persuasiva un’altra ipotesi di fondo che guida il pregevole volume di Gentili, secondo la quale il pensiero italiano riveste nel panorama internazionale attuale una sua specifica rilevanza appunto perché abituato a pensare conflitti e crisi, vale a dire i tratti caratteristici della nostra epoca, segnata da una globalizzazione alquanto problematica e intrinsecamente contraddittoria.


Indice

Introduzione. Sinisteritas
        •        Dal soggetto-popolo al soggetto antagonista
        •        Anni Settanta: crisi
        •        Costellazione anni Ottanta
        •        Biopolitica

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