mercoledì 18 settembre 2013

Pigliaru, Alessandra, Il sangue privato. Vendetta e onore in Scipione Maffei, Pietro Verri e Cesare Beccaria

Saonara, Il Prato, 2012, pp. 141, euro 15, ISBN 978-88-6336-175-9.

Recensione di Giovanni Damele - 07/02/2013

I. Il saggio, breve ma ricco di spunti teorici, ha per oggetto il tema dell’onore, e della vendetta, nel pensiero di tre protagonisti dell’illuminismo italiano: Maffei, Verri e Beccaria. La trattazione è, in gran parte, centrata sul Maffei e sulla sua critica alla “scienza” cavalleresca. Su 110 pagine di testo (escluse prefazione, postfazione e bibliografia), 46 sono dedicate al Maffei e ai temi dell’onore (aristocratico) e della vendetta (o del duello). Le restanti 64 sono equamente divise tra l’analisi dell’onore e della vendetta nel pensiero del Verri e del Beccaria, 

con un excursus sul dibattito europeo e alcune considerazioni sulla tortura e la pena di morte.
II. Il tema dell’onore (e, in subordine, della vendetta) è affrontato anzitutto dal punto di vista dell’onore cavalleresco ossia, come anticipa il prefatore, come un “modo in cui l’aristocrazia percepiva [...] il proprio particolare ed esclusivo essere nel mondo” (p. 8). Scipione Maffei si concentrava infatti, è ancora il prefatore a ricordarlo, “sull’onore inteso come valore esclusivo della classe nobiliare” (p. 8), criticando il peso attribuito all’opinione, a una fama che è fuori dal controllo dell’individuo e che distrae dall’integrità dei costumi, ossia dal fondamento del vero “onore”. La contrapposizione è insomma tra un “onore” dipendente dall’opinione altrui, e un “onore” in foro interno, un onore in quanto “onesto” (pp. 33-34). Ne consegue una coerente svalutazione, da parte del Maffei (in polemica con gli autori cavallereschi rinascimentali e barocchi, a partire dal Possevino), del duello come specie della vendetta, come tentativo di riconquistare un onore tutto esteriore, mentre il vero onore (interiore) non può essere né perso con l’ingiuria né riconquistato con il duello (pp. 42-43). L’intera successione di ingiuria, risentimento e duello (vendetta) sarebbe quindi basata su un malinteso senso dell’onore, fondato sulla reputazione e non sulla virtù e sull’onestà (pp. 45-46).
Fin qui, e nelle pagine successive del Verri e del Beccaria, che riprendono e precisano i temi del Maffei, l’analisi dell’autrice appare correttamente incentrata su una teoria delle passioni, giustamente ricondotta, anche, alle sue radici aristoteliche, riportando ampi passi non solo dall’Etica Nicomachea ma anche, e molto a proposito, dalla Retorica.
Più problematico, perché il testo vi si sofferma meno e l’argomentazione, anche in ragione del punto di vista scelto, appare più ellittica, è il rapporto tra l’onore come passione e come “valore esclusivo della classe nobiliare” e il tema della vendetta in quanto tale che affiora dall’analisi della relazione tra vendetta privata e vendetta pubblica, cui l’autrice dedica le dense pagine finali.
III. Secondo l’autrice, “la storia della vendetta in Italia si intreccia rovinosamente con quella della tortura” (p. 77). I punti di riferimento sono, ovviamente, il Beccaria e il Verri delle Osservazioni sulla tortura. “In nome e per conto della verità – continua l’autrice – le pratiche della tortura divennero ciò che il modello culturale degli Antichi legittimava nella vendetta” (p. 78). La tortura, definita, con la pena di morte, “l’onta della vendetta pubblica” (p. 107), si configurerebbe come una “metamorfosi passionale della vendetta e dell’onore che da una dimensione privata assurge a una pubblica e lecita dimensione legislativa” (p. 108). È una vendetta che “non fa più digerire la collera”, ma diventa “saldo strumento punitivo in un progetto confortato dallo Stato” (p. 109). Le idee di onore e di vendetta subirebbero così una “torsione” sia “sul piano inerente la storia delle passioni”, sia, soprattutto, “su quello più controverso delle leggi” (p. 111). Divenuta un “dispositivo purgante in mano al potere statale”, la vendetta continuerebbe ad esistere come “un impeto passionale”, ma “avocato alla soppressione e al controllo dell’altro” e “mascherato da senso di giustizia ed equità”. Il tema della tortura si inserisce quindi in questo saggio, e non poteva essere altrimenti, attraverso la diade vendetta privata / vendetta pubblica, che coinvolge, anche, la pena di morte.
V. Su questo piano, il discorso, per essere completo, deve necessariamente superare la scelta preliminare di trattare il tema dell’onore come “passione cavalleresca” e affrontare il tema dell’onore e della vendetta in sé. Solo così si può comprendere la contraddizione, rimarcata dal Beccaria, fra le leggi civili, “gelose custodi più d’ogni altra cosa del corpo e dei beni di ciascun cittadino”, e le leggi “di ciò che chiamasi onore, che vi preferisce l’opinione” (p. 96). Contraddizione che si inserisce in quel processo di “genesi dello Stato”, giustamente ricondotto dall’autore della postfazione alla “titolarità esclusiva della giustizia penale” (pp. 122-123). Il punto è, cioè, l’opposizione tra quella “titolarità esclusiva” e la vendetta (sono ancora parole della postfazione) “come elemento riparatore” che “caratterizza la vita di comunità nelle quali l’elemento dell’onore è [...] essenziale ai fini dell’appartenenza” (p. 123). La vita di una comunità, quindi: non necessariamente, e limitatamente, di un ceto.
Ricordava Osvaldo Raggio, indagando quella “genesi dello Stato” nel caso della Repubblica genovese, come “il codice culturale delle comunità, i cui riferimenti positivo e negativo erano [...] la reputazione e l’infamia” fosse condiviso, come scriveva l’emissario genovese Gio Francesco Spinola a metà Seicento, sia dai “contadini idioti” sia dalle “persone di miglior conditione” (Raggio 1990: p. 4). Il che dava vita a “reti di potere locale definite da [...] relazioni e solidarietà” contrapposte all’autorità statuale (Raggio 1990: p. 7). È in queste reti che si inseriscono le pratiche del duello e della vendetta: veri e propri “ordinamenti opzionali” (giusta la lezione di Santi Romano e di Antonio Pigliaru), ossia sistemi di “regolarità sociale della vendetta” che viene disciplinata “come un fatto che non riguarda solo le parti ma tutta la comunità in quanto ente o unità o organizzazione sociale” (Pigliaru 2007: p. 73, pp. 116-117). Si comprende allora la concorrenza tra le molte possibili vendette private, in quanto anzitutto “vendette comunitarie”, e l’unica “vendetta pubblica”. Il fatto che, come chiaramente riconosce l’autrice, nel caso della “vendetta pubblica” non si dia “una duplicazione di due distinti ordinamenti” non è qualcosa che caratterizza lo “scandalo” della tortura e della pena di morte, ma è la chiave dell’esclusività dell’ordinamento statale. La discontinuità del pensiero penale illuminista si poneva piuttosto in una riforma della legislazione penale come “sistematica riduzione” tanto della “violenza non necessaria” dello Stato e dei criminali, il cui fine era ricondurre il diritto penale “nei limiti della ragione” (Costa 2007: pp. 9-10). 
VI. Particolarmente interessante appare l’analisi che l’autrice fa delle Osservazioni del Verri, e della critica di quello che definisce “istinto vendicativo” dello Stato, ovvero la “costruzione di un nemico che, a differenza delle contese cavalleresche, doveva avere un carattere di pubblico riconoscimento”. E tuttavia, la stessa critica del Maffei alle contese cavalleresche colpiva proprio l’onore in quanto opinione pubblica. Il fatto è, però, che per l’autrice (e in questo senso, forse, va letta la locuzione “pubblico riconoscimento”), “nelle vendette private [...] si assisteva ad uno scontro connotato da un codice d’onore ma pur sempre fuori della giustizia”, laddove per “giustizia” l’autrice intende, si direbbe, “ordinamento giuridico”. Ora, il fatto che tali vendette avvenissero al di fuori del sistema giuridico “ufficiale”, non significa che non fossero “pubbliche”. Il carattere di “pubblicità” sarebbe allora da ricondurre, per l’autrice, alla platea “assai più vasta” della “messa in scena del processo inquisitorio moderno” (il quale, in gran parte segreto, spostava in realtà il momento scenografico dal processo al supplizio), platea che determinava “ragioni più grandi e alte da condividere”. La semplice “opinione” che reggeva il codice d’onore assumeva “nella legge della tortura” aspetti “ben più inquietanti” giacché “la punizione [...] doveva essere esemplare e sostenuta dalla legalità” (pp. 119-120). In ciò starebbe allora quella “torsione” di cui parla l’autrice, legata al modo in cui la modernità si è “affidata – contemporaneamente – alle leggi e a ciò che nella pratica ne smentisce il senso di giustizia” (p. 121), poiché non era “sufficiente la sola vendetta, quella che si lava con il sangue e che una volta per tutte mette a tacere la collera che l’ha prodotta”.
Qui torna forse il problema di un certo strabismo verso un'ideologia “cavalleresca” del duello, che spiega quel carattere “definitivo” attribuito alla vendetta, mentre nella postfazione si cita giustamente un passo della Arendt (da The Human Condition) che rimarca il carattere di “reazione a catena” della vendetta, capace di “imboccare un corso sfrenato” (p. 125). Lo dimostra l’ultimo articolo del “codice barbaricino” di  Pigliaru, per il quale “la stessa azione posta in essere a titolo di vendetta, costituisce a sua volta nuovo motivo di vendetta da parte di chi ne è stato colpito; specie se condotta in misura non proporzionata e non adeguata ovvero sleale” (Pigliaru 2007: p. 110). Spetta alla ragione, come ricorda giustamente la postfazione, fermare la naturale predisposizione alla vendetta, resistendo alla tentazione di ricercare una personale vendetta e rivolgendosi al potere sovrano.
VII. E qui veniamo all’ultimo punto che rimane in sospeso nel testo, e merita un approfondimento. Perché quella rinuncia alla tentazione di ricercare una personale vendetta, cui si sostituisce l’appello al potere sovrano è proprio basato (anche) su un’interpretazione della pena (in generale) come vendetta pubblica, da sostituirsi alla vendetta privata. René Girard ha notato che per indicare l’atto di chi “si fa giustizia da sé” si usa spesso la locuzione “vendetta privata”, lasciando implicita l’esistenza di un’altra “vendetta”, quella gestita dallo Stato, che è appunto vendetta pubblica (Girard 1997: p. 32). È quell’“originario e tuttavia permanente nucleo di vendetta” dal quale, secondo Salvatore Satta, “si è svolta la giustizia” (Satta 1994: p. 26). Insomma, quella “metamorfosi passionale della vendetta e dell’onore che da una dimensione privata assurge a una pubblica e lecita dimensione legislativa”, di cui parla l’autrice (p. 108), ancora legandola al tema della tortura e dalla pena di morte, potrebbe essere la radice stessa del diritto penale. La radice di una concezione (retributiva) della pena chiaramente opposta all’utilitarismo di Beccaria, ma come quest’ultimo basata su un riferimento al soggetto “moderno”: proprietario, razionale e autonomo (Costa 2007: p. 23). Autonomo, anche, rispetto alle appartenenze comunitarie.
In altre parole, che si interpreti la pena (in sé) come “vendetta pubblica”, legata alla “vendetta privata” sul piano simbolico e passionale ma anche contrapposta ad essa per la sua capacità di disinnescare la reazione a catena delle vendette successive, o da un punto di vista “utilitaristico”, il confronto, al di là della stessa lettera degli autori presi in esame, non è con il duello “idealizzato” della “falsa scienza cavalleresca”, ma con la vendetta intesa come “naturale predisposizione” (così la postfazione) di ogni (vera o presunta) vittima. È in quest’ultima e ancor più tragica dimensione che la vendetta entra nella storia del diritto penale.


Indice

Prefazione, a cura di Sebastiano Ghisu
Brevi note preliminari
I. Conversazioni erudite. Scipione Maffei tra onore e vendetta
        1. L’onore degli onesti
        2. Del duello
        3. Vendetta iungiuria e risentimento
                3.1. Dell’ira funesta. Maffei lettore di Seneca
II. Esiti illuministici. Vendetta e onore tra Pietro Verri e Cesare Beccaria
        1. Tra vendetta e beneficio
        2. Onore e ambizione: i discorsi morali di Pietro Verri
        3. Leggi dell’onore. La lettura di Cesare Beccaria e il dibattito europeo
        4. Se la legge tutela il proprio onore. Ovvero della vendetta pubblica
        5. La tortura nel secolo dei lumi. Note italiane
Postfazione, a cura di Paolo Carta
Bibliografia delle opere consultate

16 commenti:

giovanni damele ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
giovanni damele ha detto...

Qui http://pt.scribd.com/doc/170293401/Vendetta-privata-e-vendetta-pubblica una versione più lunga della recensione - con bibliografia

MAURO PASTORE ha detto...

Il lettore che voglia capirmi sappia pazientare anche...

La barbarie è una condizione che include orrori e violenze esclusi dallo stato civile, tuttavia allo stato di barbarie l'orrore fa da contropotere limitando le stesse violenze. Se la civiltà è spropositata essa si ritrova in condizioni violente ma senza l'orrore che ne limita i disastri. Questo orrore nella barbarie deve trovare rinomanza proprio per essere un rimedio.
Negli stati civili barbarici si trova tale orrore misto alla indignazione civile che con il senso dello scandalo diffida dalla violenza. Nell'ex Impero Romano tale coesistenza era accaduta con le invasioni di popoli, genti, stirpi, umanità germaniche, con scopo di salvare il salvabile delle civiltà in esso trascurate od in crisi. Inversamente l'espansionione romana precedente verso Nord aveva provveduto molti barbari ingenui ed isolati della possibilità civile che assicurava dallo scadere della barbarie in insensata selvatichezza. Nel Medio Evo runque esistevano scandalo civile o dei civilizzati e barbaro orrore o barbarico, fino a che la barbarie con la modernità restò esistenza appartata, vita politica di margine e assai diversa. Le giurisdizioni quindi si evolsero in codificazioni astratte da codici particolari, alla legge salica seguivano le regole moderne, per cui l'orrore della barbarie e lo scandalo della civiltà non hanno odiernamente medesimi contesti se non secondariamente e cioè non sono abbastanza utili e sono falsificabili senza difese sufficienti, d'altronde persa preminenza le falsificazioni sono parimenti inutili.

Ma tale passaggio non accadde in tempi unici ma soltanto unitari. In Russia si consumò solo con la fine dello zarismo, in Italia solo con la fine della monarchia (l'abbandono dei Savoia), in Gran Bretagna invece iniziò anticipatamente, in Germania durante la Riforma protestante, in Francia con la Rivoluzione, in Spagna con la perdita delle Colonie... Il travaglio del passaggio non va confuso con le precisazioni legislative, che non erano però novità assoluta: leggi contro la violenza dei duelli, contro i casi di torture, contro il ricorso alla pena di morte. Dai codici cavallereschi alcuni desunsero illusorie certezze fisiologiche...

Dalle relazioni marittime taluni dedussero ingannatorie convinzioni psicologiche, ma questa essendo altra storia va rapportata ad altre vicende...

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

MAURO PASTORE :
...

A dare realtà ai regni barbarici, ovvero le condizioni semicivili e civili medioevali, era la semibarbarie eurasiatica, che non era mezza civiltà ma solo mezza barbarie, il resto essendone vita selvaggia. In tale situazione la civiltà era una sovrastruttura assai limitata ma esente da problemi gravi di sorta, perché la struttura ne era una cultura del tutto vicina alla natura e perché le forti necessità civili asiatiche ne assicuravano stabilità ed i pochi bisogni civili europei ne garantivano conservazione. Per la semibarbarie, quella di Totila, Attila, Gengis Khan, Tamerlano, degli Ottomani, non era accettabile il disagio della civiltà perché era una altrui contraddizione storica da far terminare con ovvietà.

Invece per la talassocrazia europea, per i successivi poteri della Età delle Grandi Navigazioni, il disagio della civiltà era il timore agitato e reso constatazione dai soli pirati... infatti i corsari lo realizzavano senza timore perché tale disagio in navigazione è necessario per il viaggio stesso... Insomma bisogna abbrutirsi e sapersi abbrutire per esser marittimi e facoltosi! Eppure tale termine non confligge con le certezze civili dei poteri orientaleggianti, essendone gli ambienti anche naturalmente diversi; e se ne trova armonia perché la mancanza di civiltà e mancanza di selvatichezza tra le marinerie contribuiscono ad evitare faticosi interventi continui della semibarbarie.

Solo per il pensiero greco tutto ciò accade spontaneamente. Fuori da questo, i poteri marittimi possono incontrare panico tra civili e reazioni insavie. Dunque la falsa psicologia della "vendetta spontanea", solamente per il pensiero greco ed ovunque esso sia nel mondo evidenza cui poterci scherzare, per gli altri invece, pur non essendo problema intellettuale, dilemma culturale, scaturiva, scaturisce, non deriva (!), dallo scontro inadempiente dei profani con la semplicità delle talassocrazie nonché con la imponderabilità dei facoltosi navigatori. Profani e tali per scelta, ovvero ex ignari troppo curiosi, creavano e creano inganni criminali e psicologici ostili alle regole generali del Villaggio Globale, le quali consistono anche in convenzioni legislative o giudiziare o regolative.

...

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

MAURO PASTORE :
...

In Europa ed Occidente, dove la faida è realtà violenta più diffusa della vendetta, inversamente che in Oriente, non ha senso attribuire alle azioni-reazioni ruolo primario, essendo più grave il problema della invenzione-distrazione.

Una volta definito tutto quanto possibile dalla comprensione del molteplice quadro che go fornito con questi miei messaggi, allora sarà semplice capire:
sia il dubbio antilegislativo di chi non riesce ad accettare le leggi occidentali e le suppone vane costruzioni poste su una ingiustizia di fondo, rifiuto questo operato dal marxismo perlopiù speciosamente e sempre arbitrariamente e che aveva ingiustamente subissato i movimenti di contestazione a favore della libertà culturale ed emancipazione sessuale;
sia la certezza antipolitica di chi non vuol definirsi i limiti applicativi dei codici legislativi e frena continuamente sia libertà individuali che collettive confondendo i diritti coi doveri, scambiando i fuorilegge per i controlegge, quello fuori dai codici con quello contro i codici; e dico non o non solo dei codici passati, callereschi od altro, ma, soprattutto (o specialmente), degli attuali codici delle leggi ed anche italiani: codici navali, stradali, civili, penali...
Per esempio una recentissima avversione internazionale (non ancora del tutto passata) contro la legislazione penale italiana e non solo italiana era basata sul terrore per alcune reazioni estreme di difesa, che evitano la morte del colpevole non senza però relegarlo per poco o molto in travagli e tormenti fisici. Tali avversi accusavano l'Italia di vuoti normativi, in ogni caso diversi da veri e stavano destabilizzando lo Stato profittando di reali cause umanitarie, le quali invece e nonostante tali avversioni hanno avuto successo consentendo aggiunte al nostro Codice Penale ed impedendo una anarchia letale per Stato, cittadini, politica, anarchia che sarebbe seguita a deformazioni normative non trascurabili e distruttive di matrice estranea all'Italia.

Diverso è il caso dell'onore offeso: questo rientra in tipica vicenda medioevale e cavalleresca, nel senso duplice di:
perseguitati da rinomanze sbagliate costretti alla spietatezza per difendersene;
falsificatori che con diffamazioni si procurano non falsi alibi ma false giustificazioni (e attualmente questa diffamazione contrariamente a quanto dai più ritenuto è strumento preferito di un femminismo inaccettabile).

Certamente però gli eventi della globalità rendono l'Occidente intero esposto anche alla vendicatività tanto diffusa in Oriente.

...

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

MAURO PASTORE :

Nel messaggio precedente: 'go fornito' sta per: ho fornito. Riporto intero messaggio corretto:

MAURO PASTORE :
...

In Europa ed Occidente, dove la faida è realtà violenta più diffusa della vendetta, inversamente che in Oriente, non ha senso attribuire alle azioni-reazioni ruolo primario, essendo più grave il problema della invenzione-distrazione.

Una volta definito tutto quanto possibile dalla comprensione del molteplice quadro che ho fornito con questi miei messaggi, allora sarà semplice capire:
sia il dubbio antilegislativo di chi non riesce ad accettare le leggi occidentali e le suppone vane costruzioni poste su una ingiustizia di fondo, rifiuto questo operato dal marxismo perlopiù speciosamente e sempre arbitrariamente e che aveva ingiustamente subissato i movimenti di contestazione a favore della libertà culturale ed emancipazione sessuale;
sia la certezza antipolitica di chi non vuol definirsi i limiti applicativi dei codici legislativi e frena continuamente sia libertà individuali che collettive confondendo i diritti coi doveri, scambiando i fuorilegge per i controlegge, quello fuori dai codici con quello contro i codici; e dico non o non solo dei codici passati, callereschi od altro, ma, soprattutto (o specialmente), degli attuali codici delle leggi ed anche italiani: codici navali, stradali, civili, penali...
Per esempio una recentissima avversione internazionale (non ancora del tutto passata) contro la legislazione penale italiana e non solo italiana era basata sul terrore per alcune reazioni estreme di difesa, che evitano la morte del colpevole non senza però relegarlo per poco o molto in travagli e tormenti fisici. Tali avversi accusavano l'Italia di vuoti normativi, in ogni caso diversi da veri e stavano destabilizzando lo Stato profittando di reali cause umanitarie, le quali invece e nonostante tali avversioni hanno avuto successo consentendo aggiunte al nostro Codice Penale ed impedendo una anarchia letale per Stato, cittadini, politica, anarchia che sarebbe seguita a deformazioni normative non trascurabili e distruttive di matrice estranea all'Italia.

Diverso è il caso dell'onore offeso: questo rientra in tipica vicenda medioevale e cavalleresca, nel senso duplice di:
perseguitati da rinomanze sbagliate costretti alla spietatezza per difendersene;
falsificatori che con diffamazioni si procurano non falsi alibi ma false giustificazioni (e attualmente questa diffamazione contrariamente a quanto dai più ritenuto è strumento preferito di un femminismo inaccettabile).

Certamente però gli eventi della globalità rendono l'Occidente intero esposto anche alla vendicatività tanto diffusa in Oriente.

...

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

MAURO PASTORE :
...

La vendetta è una realtà con la quale la politica si confrontò in antichità, in Medio Oriente, allorché il facoltoso e potente Hammurabi venuto a sapere il dilagare delle faide, azioni che per la tipica tranquillità orientale risultavano anche più gravi che altrove, decise di mitigarne proponendo che, perlomeno e quantomeno, fossero limitate in vendette cui far corrispondere appunto sentenze di condanne meno gravi. Tal scopo di diminuizione, per il fine della pace, e di quantificazione, per il lavoro dei giudici, era un ordine cui si obbedì redagendo un rapporto giudiziario, cui Hammurabi fece seguire editto di convincimento a meno gravi intenzioni da parte dei violenti e cui giudici stessi redattori aggiunsero precisazione che qualora si fosse limitata la faida in vendetta forse lo stesso Imperatore (Hammurabi) avrebbe potuto evitare di far perire o far ferire o far imprigionare i colpevoli, che erano stati già preventivamente giudicati in origine quali trasgressori di regola del quieto vivere.
In Occidente tutto ciò o era troppo poco o era tanto di più, ma dopo molto tempo non lo fu in riferimento alle violenze di superstizioni religiose straniere, tanto che gli stessi Goti in Europa si interessarono all'analogo ma teologico racconto intorno alla figura di: Mosè, i fuggiaschi dall'Egitto e la Terra Promessa.

Mosè alter ego religioso del politico Hammurabi, Mosè cioè era capo carismatico che mutava gli spaventi idolatrici degli ebrei con le paure della miscredenza, per cui l'esempio biblico rappresenta: Iddio che per confondere i piani degli empi e violenti limitandone i delitti, espone non divino ma mondano anzi immondo dettato, ovvero i precetti di vendetta, dopo aver mostrato divino decreto, il Decalogo, che non era stato da tutti accolto.

L'interessamento dei Goti accadde prima dell'Evo di Mezzo ma il cristianesimo goto si fondava sulla esigenza di preservare il pensiero della salvezza dal pensiero, vano per il goto che neppure sapeva essere delittuoso ma riconosciuto giusto, della redenzione. Col potere bizantino la morale teologica delle redenzione fu prima negata poi riformulata perché i bizantini non potevano tollerarne la bassezza e dunque ne distrussero necessità e poi ne avvalorarono diversamente; per tale ragione con la modernità la redenzione cristiana era, se esigenza primaria, legata a scopi politici non primari della umanità, oppure era soltanto strumento di rifiuti politici non di mezzi politici, in intero mondo (e su tale base non altra è potuto esistere un cattolicesimo contemporaneo).

...

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

MAURO PASTORE :
...

Nel Medio Evo gli studiosi e storici arabi orientali individuarono negli esempi biblici fondamentali di vendette la violenza tipica detta assassinio quale paradigma non astratto né trascurabile, che scoprirono connesso con usi inetti di droghe in particolare di sostanze derivate da canapa indiana. La cronaca fatta dei sicari detti "hashishins" era omologa ad esempi biblici. In tale cronaca extrabiblica non era mostrato complicatezze di circostanze dei moventi eppure era mostrato complicatezze di realizzazioni dei delitti.
La delittuosità dei simili aggressori più gravi della età contemporanea però dipende da altre e molteplici situazioni in massima parte, anche da altre inettitudini con altre sostanze assai più temibili in usi non utilizzi e più esposte agli abusi.

Tuttavia resta in Occidente che la vendetta oltre ad esser secondaria è quanto ad intrusione legata a superstizioni e contrasti religiosi più che in Oriente. Infatti la violenza immotivata è ripetitiva. Tutto ciò spiega l'etica cavalleresca occidentale nella sua caratteristica di unità di operazione di pace ed azione di guerra, avendo il cavallo il potere anche simbolico del condurre fino ad oblio delle intenzioni innaturali oppure di esser condotto anche in mezzo alle condizioni di oblii innaturali.

Resta però anche altra realtà particolare, più grave: quella della invenzione-distrazione che se estremizzata alle condizioni destinali apre al rischio del delitto estremo della catastroficità. Per evitarne, l'umanità ha usato ed usa il potere del radicale mutamento condizionale cioè di condizioni, di cui manifestazione politica la talassocrazia, gli imperi marittimi ed oceanici. Queste realtà politiche sono difese dai poteri, interni ad esse od esterni, della nuova Era delle Comunicazioni.

Per tal ultima ragione è inaccettabile per la reale filosofia che si agisca politicamente-filosoficamente-parzialmente, cioè la filosofia apre una possibilità di chiarificazione-identificazione, per cui sono ormai del tutto antifilosofici i tentativi di dimostrare la inesistenza di vera realtà legislativa originaria, perché le vaste comunicazioni hanno trovato una costante regolarità e certezza, oramai dai tempi della "società liquida" e della politica per il Web, non solo dai tempi di Internet.

Quindi tutte le indagini filosofiche convergono verso conclusioni positive non critiche né distruttive anche riguardo il difficile tema illuministico della legge sopra le parti colluse; purché si sappia individuare dei filosofemi i reali risultati.

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Nel penultimo messaggio la espressione 'delle redenzione' sta per:

della redenzione.

(Certamente non a una sola redenzione ci si riferisce.)
Riporto intero messaggio corretto per agio del lettore:


MAURO PASTORE :
...

La vendetta è una realtà con la quale la politica si confrontò in antichità, in Medio Oriente, allorché il facoltoso e potente Hammurabi venuto a sapere il dilagare delle faide, azioni che per la tipica tranquillità orientale risultavano anche più gravi che altrove, decise di mitigarne proponendo che, perlomeno e quantomeno, fossero limitate in vendette cui far corrispondere appunto sentenze di condanne meno gravi. Tal scopo di diminuizione, per il fine della pace, e di quantificazione, per il lavoro dei giudici, era un ordine cui si obbedì redagendo un rapporto giudiziario, cui Hammurabi fece seguire editto di convincimento a meno gravi intenzioni da parte dei violenti e cui giudici stessi redattori aggiunsero precisazione che qualora si fosse limitata la faida in vendetta forse lo stesso Imperatore (Hammurabi) avrebbe potuto evitare di far perire o far ferire o far imprigionare i colpevoli, che erano stati già preventivamente giudicati in origine quali trasgressori di regola del quieto vivere.
In Occidente tutto ciò o era troppo poco o era tanto di più, ma dopo molto tempo non lo fu in riferimento alle violenze di superstizioni religiose straniere, tanto che gli stessi Goti in Europa si interessarono all'analogo ma teologico racconto intorno alla figura di: Mosè, i fuggiaschi dall'Egitto e la Terra Promessa.

Mosè alter ego religioso del politico Hammurabi, Mosè cioè era capo carismatico che mutava gli spaventi idolatrici degli ebrei con le paure della miscredenza, per cui l'esempio biblico rappresenta: Iddio che per confondere i piani degli empi e violenti limitandone i delitti, espone non divino ma mondano anzi immondo dettato, ovvero i precetti di vendetta, dopo aver mostrato divino decreto, il Decalogo, che non era stato da tutti accolto.

L'interessamento dei Goti accadde prima dell'Evo di Mezzo ma il cristianesimo goto si fondava sulla esigenza di preservare il pensiero della salvezza dal pensiero, vano per il goto che neppure sapeva essere delittuoso ma riconosciuto giusto, della redenzione. Col potere bizantino la morale teologica della redenzione fu prima negata poi riformulata perché i bizantini non potevano tollerarne la bassezza e dunque ne distrussero necessità e poi ne avvalorarono diversamente; per tale ragione con la modernità la redenzione cristiana era, se esigenza primaria, legata a scopi politici non primari della umanità, oppure era soltanto strumento di rifiuti politici non di mezzi politici, in intero mondo (e su tale base non altra è potuto esistere un cattolicesimo contemporaneo).

...

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Per agio del lettore riporto nuovamente anche messaggio successivo:


MAURO PASTORE :
...

Nel Medio Evo gli studiosi e storici arabi orientali individuarono negli esempi biblici fondamentali di vendette la violenza tipica detta assassinio quale paradigma non astratto né trascurabile, che scoprirono connesso con usi inetti di droghe in particolare di sostanze derivate da canapa indiana. La cronaca fatta dei sicari detti "hashishins" era omologa ad esempi biblici. In tale cronaca extrabiblica non era mostrato complicatezze di circostanze dei moventi eppure era mostrato complicatezze di realizzazioni dei delitti.
La delittuosità dei simili aggressori più gravi della età contemporanea però dipende da altre e molteplici situazioni in massima parte, anche da altre inettitudini con altre sostanze assai più temibili in usi non utilizzi e più esposte agli abusi.

Tuttavia resta in Occidente che la vendetta oltre ad esser secondaria è quanto ad intrusione legata a superstizioni e contrasti religiosi più che in Oriente. Infatti la violenza immotivata è ripetitiva. Tutto ciò spiega l'etica cavalleresca occidentale nella sua caratteristica di unità di operazione di pace ed azione di guerra, avendo il cavallo il potere anche simbolico del condurre fino ad oblio delle intenzioni innaturali oppure di esser condotto anche in mezzo alle condizioni di oblii innaturali.

Resta però anche altra realtà particolare, più grave: quella della invenzione-distrazione che se estremizzata alle condizioni destinali apre al rischio del delitto estremo della catastroficità. Per evitarne, l'umanità ha usato ed usa il potere del radicale mutamento condizionale cioè di condizioni, di cui manifestazione politica la talassocrazia, gli imperi marittimi ed oceanici. Queste realtà politiche sono difese dai poteri, interni ad esse od esterni, della nuova Era delle Comunicazioni.

Per tal ultima ragione è inaccettabile per la reale filosofia che si agisca politicamente-filosoficamente-parzialmente, cioè la filosofia apre una possibilità di chiarificazione-identificazione, per cui sono ormai del tutto antifilosofici i tentativi di dimostrare la inesistenza di vera realtà legislativa originaria, perché le vaste comunicazioni hanno trovato una costante regolarità e certezza, oramai dai tempi della "società liquida" e della politica per il Web, non solo dai tempi di Internet.

Quindi tutte le indagini filosofiche convergono verso conclusioni positive non critiche né distruttive anche riguardo il difficile tema illuministico della legge sopra le parti colluse; purché si sappia individuare dei filosofemi i reali risultati.

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Nel primo messaggio "espansionione' sta per: espansione.

Sono doppiamente spiacente degli errori di fatto accaduti ma non definitivi dato il sistema usato perché essi non dipendono da trascuratezza ma da gravi persecuzioni ai miei danni che non mi hanno consentito tutta l'attenzione. Tali persecuzioni sono state mosse anche da chi di ruolo in Stato e sono consistite anche in tentativi contro la prosecuzione della mia vita, contro l'uso delle mie cose, contro le mie comunicazioni ed anche profittando di ingenuità di animali in difficoltà, inoltre i persecutori mostrano di essere inquisitorii, superstiziosi, un poco o molto suicidi, ossessionati volontariamente da una sola circostanza di morte violenta.

Riporto, per agio del lettore, intero testo corretto:

Il lettore che voglia capirmi sappia pazientare anche...

La barbarie è una condizione che include orrori e violenze esclusi dallo stato civile, tuttavia allo stato di barbarie l'orrore fa da contropotere limitando le stesse violenze. Se la civiltà è spropositata essa si ritrova in condizioni violente ma senza l'orrore che ne limita i disastri. Questo orrore nella barbarie deve trovare rinomanza proprio per essere un rimedio.
Negli stati civili barbarici si trova tale orrore misto alla indignazione civile che con il senso dello scandalo diffida dalla violenza. Nell'ex Impero Romano tale coesistenza era accaduta con le invasioni di popoli, genti, stirpi, umanità germaniche, con scopo di salvare il salvabile delle civiltà in esso trascurate od in crisi. Inversamente l'espansione romana precedente verso Nord aveva provveduto molti barbari ingenui ed isolati della possibilità civile che assicurava dallo scadere della barbarie in insensata selvatichezza. Nel Medio Evo runque esistevano scandalo civile o dei civilizzati e barbaro orrore o barbarico, fino a che la barbarie con la modernità restò esistenza appartata, vita politica di margine e assai diversa. Le giurisdizioni quindi si evolsero in codificazioni astratte da codici particolari, alla legge salica seguivano le regole moderne, per cui l'orrore della barbarie e lo scandalo della civiltà non hanno odiernamente medesimi contesti se non secondariamente e cioè non sono abbastanza utili e sono falsificabili senza difese sufficienti, d'altronde persa preminenza le falsificazioni sono parimenti inutili.

Ma tale passaggio non accadde in tempi unici ma soltanto unitari. In Russia si consumò solo con la fine dello zarismo, in Italia solo con la fine della monarchia (l'abbandono dei Savoia), in Gran Bretagna invece iniziò anticipatamente, in Germania durante la Riforma protestante, in Francia con la Rivoluzione, in Spagna con la perdita delle Colonie... Il travaglio del passaggio non va confuso con le precisazioni legislative, che non erano però novità assoluta: leggi contro la violenza dei duelli, contro i casi di torture, contro il ricorso alla pena di morte. Dai codici cavallereschi alcuni desunsero illusorie certezze fisiologiche...

Dalle relazioni marittime taluni dedussero ingannatorie convinzioni psicologiche, ma questa essendo altra storia va rapportata ad altre vicende...

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Ho trovato altro errore nel primo messaggio: 'runque' sta per: dunque.

Riporterò per agio del lettore nota esplicativa e nuovamente il testo con la correzione inclusa.

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

In riferimento alle correzioni che ho apportato è necessario ed anche altrui utile o necessario per altrui sicurezza recare alcune osservazioni di circostanze:

Ho notato che purtroppo lo schermo del mio tablet era stato interessato da scherzi di animaletti che lasciando cadere polveri ed altre sostanze creavano a volte e reiteratamente tramite riflessi parvenze di uguaglianze tra zone diverse dello schermo e impedivano di avvedersene tramite scherzi anche rivolti estemporaneamente agli sguardi.
(Di solito questi eventi non sono invenzioni di stessi insetti né sono di insetti evoluti quali zanzare, vespe, api né di veri e propri ragni ma di altri animali, intelligenti e non minimi, di solito rettili od anfibi, che predispongono ed indispongono insetti passivi per intromettersi in umane percezioni ed impedire sensazioni ordinarie. Tutto ciò accade ed è accaduto mentre attorno e dintorno al posto dove scrivo si continua e proprio da umani a dare segnali di disturbo e a far accadere cose che tendono ad essere di impedimento anche poi. Come ho già spiegato si recano disturbi profittando anche di animali, di solito moscerini o mosche o mosconi e ciò senza alcun raffinato scherzo ma fingendo sporcizie e profittando di provenienze estranee degli animaletti (venuti su cose in movimento, veicoli, navi...) o di solito cani od uccelletti che vengono costantemente spaventati od inquietati ai miei danni, anche fingendo reazioni non umane da parte umana a mie azioni, il che è un pessimo scherzo proprio ai danni di giocondità di rettili ed anfibi (ne ho detto prima)).
...

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

MAURO PASTORE :

(Sèguito della nota precedente)

...

In riferimento alle correzioni che ho apportato è necessario ed anche altrui utile o necessario per altrui sicurezza recare alcune osservazioni di circostanze:

Chi perseguita mostra anche di non capire questo posto (dove ho scritto), luogo naturalmente già interessato a fenomeni ottici di miraggi simili a quelli dei deserti perché dagli eventi climatici non solo marittimi ma marini, anche se tali miraggi si presentano proprio per tali invece gli accadimenti creati con inganno necessitano di tattiche apposite aggiuntive che i persecutori avversano con continui richiami indebiti alla attenzione, esercitati non con sola minacciosità fine a se stessa e per volontà di coinvolgere gli altri nella loro smania ed ossessione suicida, il che ovviamente significa che essi sono anche omicidi perché ovviamente non è possibile istigare al suicidio col solo suicidio. Di loro smania ed ossessione è parte essenziale la condizione di intrusi e mendaci, ai danni di stesso vero Stato. Particolarmente aggressivi sono con l'uso di campi elettrici, sfruttando per esempio batterie rotte, o con impiego di armi elettriche in realtà tutte improprie perché sarebbero atte a creare barriere difensive in condizioni non ordinarie e sotto controllo ma non ad essere usate contro (mi spiego meglio mediante un caso specifico: uscendo di casa sono stato sovente costretto a subire tensioni elettriche non ordinarie, provenienti da furgono od automobili con a bordo molestatori sessuali, le quali si andavano a sommare con gli elettromagnetismi del porto non distante, annunciato in futuro distacco dal litorale ma non ancora distaccato e con minaccia di nuove invadenze e chiusure). Il persecutori fingono paure di circostanze negative ma in realtà ci si affidano, risultando essere in definitiva moltitudini che agiscono manifestamente in quanto tali a danno del destino di intera umanità ed io scrivo proprio di argomenti che essi aborrono a causa di loro stesso disamore ai danni di umano destino, essi cercando di invadere altrui destino particolare con il loro particolare, ai danni anche di altri che non hanno accorgimenti per difesa neppure postuma. I persecutori affidandosi a circostanze negative e sempre negando natura nordica del continente europeo fingono di essere piamente devoti ad ordini divini ed invece non intendono il monoteismo perché non intendono il senso dei simboli negativi propri dei monoteismi e comunque riferiti ad accadimenti di realtà di per sé non religiose. I resoconti delle persecuzioni sono avversati da falsi professionisti e da mendaci di vario genere, soprattutto da esponenti di malasanità e falsi intenditori di tecnica, assai dediti a fingere e a voler convincere, con annessi rimedi inesistenti o impropri, di volontà suicide e disamori che in realtà sono altrui stimabilissime ostinazioni a vivere ed agire nonostante tutto e altrui capacità non comuni o di eccezione.

Riporterò per agio del lettore nuovamente il testo con la correzione inclusa.

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Nel messaggio precedente 'furgono' sta per: furgoni; e 'Il persecutori' sta per : I persecutori.

(Riguardo alle circostanze degli errori ne ho già validamente esposto.)

MAURO PASTORE

MAURO PASTORE ha detto...

Riporto il mio primo messaggio della serie con nuova correzione acclusa:


Il lettore che voglia capirmi sappia pazientare anche...

La barbarie è una condizione che include orrori e violenze esclusi dallo stato civile, tuttavia allo stato di barbarie l'orrore fa da contropotere limitando le stesse violenze. Se la civiltà è spropositata essa si ritrova in condizioni violente ma senza l'orrore che ne limita i disastri. Questo orrore nella barbarie deve trovare rinomanza proprio per essere un rimedio.
Negli stati civili barbarici si trova tale orrore misto alla indignazione civile che con il senso dello scandalo diffida dalla violenza. Nell'ex Impero Romano tale coesistenza era accaduta con le invasioni di popoli, genti, stirpi, umanità germaniche, con scopo di salvare il salvabile delle civiltà in esso trascurate od in crisi. Inversamente l'espansione romana precedente verso Nord aveva provveduto molti barbari ingenui ed isolati della possibilità civile che assicurava dallo scadere della barbarie in insensata selvatichezza. Nel Medio Evo dunque esistevano scandalo civile o dei civilizzati e barbaro orrore o barbarico, fino a che la barbarie con la modernità restò esistenza appartata, vita politica di margine e assai diversa. Le giurisdizioni quindi si evolsero in codificazioni astratte da codici particolari, alla legge salica seguivano le regole moderne, per cui l'orrore della barbarie e lo scandalo della civiltà non hanno odiernamente medesimi contesti se non secondariamente e cioè non sono abbastanza utili e sono falsificabili senza difese sufficienti, d'altronde persa preminenza le falsificazioni sono parimenti inutili.

Ma tale passaggio non accadde in tempi unici ma soltanto unitari. In Russia si consumò solo con la fine dello zarismo, in Italia solo con la fine della monarchia (l'abbandono dei Savoia), in Gran Bretagna invece iniziò anticipatamente, in Germania durante la Riforma protestante, in Francia con la Rivoluzione, in Spagna con la perdita delle Colonie... Il travaglio del passaggio non va confuso con le precisazioni legislative, che non erano però novità assoluta: leggi contro la violenza dei duelli, contro i casi di torture, contro il ricorso alla pena di morte. Dai codici cavallereschi alcuni desunsero illusorie certezze fisiologiche...

Dalle relazioni marittime taluni dedussero ingannatorie convinzioni psicologiche, ma questa essendo altra storia va rapportata ad altre vicende...

MAURO PASTORE