lunedì 15 settembre 2014

De Monticelli, Roberta, Sull’idea di rinnovamento

Milano, Raffaello Cortina, 2013, pp. 101, euro 9, ISBN 978-88-6030-605-0.

Recensione di Tiziana Gabrielli - 03/05/2014

L’esigenza di un rinnovamento radicale attraversa il nostro Paese da oltre un ventennio e nasce dalla profonda, e spesso impotente, indignazione per la mancanza di un’etica pubblica e di rispetto per le istituzioni, principi ineludibili su cui dovrebbe basarsi una sana convivenza civile. Dopo il successo de La questione morale (2010) e La questione civile (2011), Roberta De Monticelli pubblica nel 2013 Sull’idea di rinnovamento, testo in cui ha condensato i suoi studi

sull’“enigma dell’ontologia sociale”, che mette in questione l’opacità dei meccanismi della vita associativa, a discapito della destituzione delle persone come soggetti morali e razionali.
Il saggio della De Monticelli s’interroga sui nessi fra «rinnovamento civile di una società e rinnovamento morale di ciascuno» (Premessa, p. 12), riconoscendo come soltanto «da una rinnovata scoperta dei fatti di valore: dalla sofferenza, dalla gioia, dal dubbio e, in ultima analisi, dal rinnovamento della mente che questa scoperta porta con sé» (p. 19), possa scaturire un impegno civile che sia davvero alternativo alle derive del fanatismo e dell’indifferenza. 
L’aspirazione al rinnovamento contiene in sé istanze e significati ben più articolati di quelli intercettati dai movimenti di protesta, amplificati dalla Rete, che sempre più può configurarsi, oltre alle sue straordinarie potenzialità, anche come un “macchinario dell’istantaneo” (p. 34), per dirla con Picard, che «“sposta la vita al di là del bene e del male” – impedendole appunto di essere sensata esperienza dei fatti di valore e costante riserva di risorse normative» (p. 33). Secondo De Monticelli «se la domanda di rinnovamento non si fa domanda di verità prima che ricerca di consenso, allora l’eventuale realizzazione dei programmi minimo o massimo – recentemente proposti – di introduzione di elementi di democrazia diretta non sarà vera, risolutiva alternativa al ripristino della normalità ingiusta e illegale cui eravamo abituati» (p. 47). E una domanda di verità è tale quando trasforma la vita stessa degli individui, rovesciando la proporzione fra emotività e sensibilità, profondità e superficie, banalità e crescita personale.
Uno dei nodi centrali del libro va identificato nella riflessione critica e cognitiva sulla natura dei rapporti fra potere e consenso, sui quali si fondano le istituzioni sociali. Il dilemma etico dell’“enigma dell’ontologia sociale”, di ascendenza socratico-platonica, è stato formulato con grande chiarezza, come ricorda la filosofa, da Guido Calogero: «Come è possibile essere “impegnati”, senza essere dogmatici e fanatici? E come è possibile essere tolleranti, senza essere indifferenti?» (p. 54). Per mettere a fuoco tale enigma, De Monticelli propone un breve excursus di quei pensatori del Novecento la cui vita è stata segnata dalla dissociazione della politica dall’etica e dalla logica: da Nelly Sachs a Max Picard; da Czeslaw Milosz a Jeanne Hersch; da Albert Camus a David Macdonald; da Hannah Arendt a Mary Mc Carthy; da Nicola Chiaromonte a Ignazio Silone  ed altri ancora, accomunati dall’esperienza del male e dell’esilio e dalla familiarità con la figura e il pensiero di Simone Weil, di cui furono tutti traduttori, editori ed estimatori.
Di contro al «fenomeno della virtuale sparizione del volto dei singoli nel collettivo» (p. 51), una delle ambizioni dell’ontologia sociale, sulla scorta delle idee di John Searle, è quella di «mostrare la possibilità o almeno la concepibilità di una nozione demitizzata del potere – anche del potere politico - , che è in fondo uno dei portati della ragione adulta, come la chiamava Kant. Come dire: potrebbe non essere un’utopia, e neppure il sogno spettrale di una “religione della ragione”, quella di un pensiero pratico, in particolare politico, che riconduce alla nostra libertà e alla nostra ragionevolezza l’ultimo fondamento delle norme e delle istituzioni che ci diamo per renderci possibile la convivenza civile» (pp. 61-62). 
Per un vero rinnovamento è necessario quindi riunire le due dimensioni del nostro essere sociale: quella civile e quella politica. Scrive, in proposito, De Monticelli: «Nessun riscatto sarà possibile senza catarsi vera, perché catarsi è un altro nome per il rinnovamento interiore delle persone, per la renovatio mentis, senza cui non ci sarà rinnovamento civile e politico» (p. 84). Solo allora ci guarderemo faccia a faccia con fiducia e stima reciproca. Il vero male, per citare la Weil, non è il male, bensì «la mescolanza del bene e del male» (p. 85). Catarsi è anche «distinzione, senza cui non è possibile né compassione né perdono» (ibidem). 
La domanda di rinnovamento, dunque, non può non coinvolgere la stessa idea di humanitas, ovvero il senso delle nostre vite e del nostro rapportarci ai fatti di valore e disvalore e al loro esercizio. Il bisogno di verità è a fondamento non solo di tutta la conoscenza, ma anche della buona politica. Ma soprattutto esso è «“il più sacro di tutti i bisogni” che costituiscono l’idea di giustizia» (p. 91). Questa è la tesi fondamentale de La prima radice di Weil. «Pensare finalmente con purezza, senza ingombro di retorica e di oscurantismo, di antimodernismo (cattolico o no) e di romanticismo etnico, potenzialmente sanguinario, l’idea di radice: questo restava da fare» (p. 93). 
Da troppi anni, denuncia De Monticelli, il nostro Paese sta dissipando il proprio patrimonio di bellezza e di cultura, e quindi la propria identità e memoria e con esse anche il valore dell’appartenenza. La perdita della patria è perdita del nostro passato e del nostro futuro. Per svegliarci dall’indifferenza, dovremmo «sentire i mali di cui soffriamo non come crimini compiuti contro di noi, ma come mali “sofferti dalla patria in noi”» (p. 97). 
Nella postilla conclusiva la filosofa scrive: «Non c’è rinnovamento personale senza scoperta di verità assiologica, ed è proprio perché anche in campo morale si dà ricerca e scoperta che anche l’esperienza morale gode del privilegio di Faust – la giovinezza nuova. Rinnovamento è in definitiva l’aspetto assiologico della vita umana» (pp. 99-100).


Indice

Premessa. La questione del rinnovamento

1. Fondamenti
2. Una teoria della banalità
3. La sensibilità e le esigenze dell’ora
4. Il macchinario dell’istantaneo
5. La sfida dell’“intelligenza collettiva”: la Rete
6. L’enigma dell’ontologia sociale
7. L’enigma illustrato
8. Il faccia a faccia e l’appartenenza
9. Un mondo nuovo?
10. Un’idea di catarsi
11. Un’idea di radice: il vero “noi”
12. Postilla conclusiva con annessa preghiera

Nessun commento: