lunedì 13 ottobre 2014

Sala, Roberta, Filosofia per i professionisti della cura

Roma, Carocci, 2014, pp. 154, euro 16, ISBN 978-88-7466-704-8.

Recensione di Rosangela Barcaro - 20/06/2014

Il volume esplora il ruolo e il significato della riflessione filosofica nell’ambito delle professioni della cura, ed è indirizzato ad un pubblico di studenti e professionisti di area sanitaria. Roberta Sala, a partire dall’Apologia di Socrate scritta da Platone, segue un percorso argomentativo che prende le mosse dalla narrazione della vicenda di cui Socrate è protagonista, per sottolineare “alcune riflessioni fondamentali relativamente al significato della filosofia, 


al senso di praticarla, alla sua funzione, nonché alla sua eventuale utilità” (p. 20). Secondo Sala si possono individuare i seguenti elementi salienti della vita e dell’insegnamento socratico: 
1. Discutendo di filosofia nell’agorà, lo spazio pubblico per eccellenza nella polis greca, Socrate mostra la vocazione pubblica della filosofia, il voler migliorare le persone e aiutarle a cercare la verità, “traguardo mai completamente raggiunto di un inesausto e inesauribile ricercare” (p. 21). 
2. Il filosofo insegna il senso critico, incita a spogliarsi dei pregiudizi, ad abbandonare convenzioni e abitudini accolte senza convinzione, in modo “automatico”. 
3. Socrate mostra di avere il coraggio di testimoniare la verità e di non cedere alla paura neppure quando viene condannato a morte: la ricerca della verità non si può zittire, né si può rinunciare alla libertà indispensabile al filosofare. 
4. La ragione deve poter operare senza limiti, nulla deve esserle precluso; il mettere in dubbio le verità religiose o laiche, le consuetudini e le tradizioni, farne oggetto di discussione e disputa, non significa “sbarazzarsene pregiudizialmente, ma […] farne l’oggetto di un’adesione convinta, o anche di una consapevole ammissione di fede” (p. 22). 
5. “La filosofia rende disobbedienti” (p. 22), nella misura in cui essere liberi impone il diritto ed il dovere morale di disobbedire qualora l’obbedienza ad un comando o ad una legge produca un’ingiustizia. 
6. La filosofia non è un mestiere, ma una vocazione, uno stile di vita, un modo di stare al mondo. Non si decide di essere filosofi per professione; ogni individuo che si pone domande sul significato morale dell’agire fa filosofia.
Sala ricorre quindi all’insegnamento socratico per affrontare e discutere temi come la disobbedienza civile e l’obiezione di coscienza, i significati di libertà, autorità, giustizia, il pluralismo e il conflitto di valori tipico della società nella quale viviamo; si interroga inoltre sulle modalità con cui questi concetti vengono espressi nelle professioni della cura. La ricchezza delle sollecitazioni e degli spunti di riflessione rende difficile dare conto per intero dell’indagine di Sala e per tale ragione si è scelto di approfondire in questa sede un peculiare aspetto, quello della pluralità dei valori. 
I professionisti della cura, medici e infermieri in special modo, appartengono ad “una comunità volontaria che si regge su propri valori, idealmente sottoscritti al momento dell’adesione a essa” (p. 48). Ma i professionisti della cura sono anche individui che, oltre ad accogliere una deontologia professionale legata all’attività che esercitano, sono portatori di un proprio bagaglio di valori e concezioni del bene. Può non essere raro che si crei un conflitto tra i valori morali della professione e quelli personali dell’individuo. Questo dilemma viene esplorato da Sala seguendo un’ottica liberale che si fonda sulla distinzione tra ragione pubblica e ragioni pubbliche. Per ragione pubblica si intende il “modo di ragionare in pubblico in base al quale a nessuno è permesso di imporre il proprio punto di vista sugli altri come l’unico vero” (p. 46); per ragioni pubbliche si intendono le ragioni condivisibili da tutti i cittadini, offerte a difesa delle scelte politiche. L’autonomia delle persone, il poter esprimere in piena libertà le proprie idee, con l’unico limite del non causare un danno agli altri, è basilare anche per quanti hanno scelto di aderire a una particolare comunità, quale è quella dei professionisti della cura, dotata di una propria deontologia professionale, assimilabile – secondo Sala – ad una moralità pubblica. A questo proposito l’autrice pone alcuni quesiti fondamentali: quale rapporto esiste tra la deontologia professionale e la morale personale dei professionisti? Che fare se ciò che impone la coscienza è in contrasto con le prescrizioni della deontologia professionale? Come si può affrontare il conflitto tra dovere morale e dovere professionale? Per fornire una risposta a questi interrogativi occorre chiarire preliminarmente che cosa è la deontologia professionale. Essa viene definita come l’insieme dei “doveri della professione ai quali sono sottesi i valori che essa incarna” (p. 55).  Essa ispira una sfera di esistenza che viene indicata come professionale, e si distingue dall’insieme di “principi e valori che l’individuo attinge dalla propria comunità morale” (p. 55). L’autrice considera la deontologia professionale “come una morale parziale […] condivisa solo da un gruppo di persone e comprende soltanto i valori che dovrebbero ispirare l’agire del professionista” (p. 55). È una morale pubblica per professionisti che condividono alcuni valori e scopi comuni, avente lo scopo politico del bene pubblico, e grazie alla quale “l’accordo è raggiunto sull’insieme di valori professionali che sono sì valori morali, ma anche, nello stesso tempo, valori neutrali nei confronti delle singole morali” (p. 55). 
Non si può tuttavia dimenticare che i professionisti della cura sono chiamati ad agire in un contesto sociale, operano con soggetti differenti e differenti visioni morali, e grava su di essi il compito di proporre ed attuare soluzioni concrete. L’autrice sottolinea come decidere di agire seguendo un codice di condotta stabilito dalla deontologia professionale non esenta il professionista dalla responsabilità e dal dovere di rendere conto del proprio operato, che deve essere sempre frutto di una scelta libera ed autonoma in senso kantiano. Non si deve rinunciare alla propria morale personale, ma non si deve neppure piegare l’agire morale alle regole deontologiche di comportamento. Lo impongono il costante confronto con i singoli e la realtà dei casi concreti, nella consapevolezza che talvolta le soluzioni elaborate possano non essere pienamente soddisfacenti e risultino frutto soltanto di un compromesso pragmatico, ottenuto seguendo ragioni prudenziali. Riconoscere le difficoltà che comporta la necessità di decidere è per Sala “il primo passo per prendersi cura di sé” (p. 128), una condizione imprescindibile se si vuole prendersi cura degli altri.
L’autrice dichiara espressamente che il volume non intende presentarsi come una serie di “ricette” pronte all’uso, da applicare in modo meccanico e pedissequo alle situazioni che si possono verificare in ambito sanitario. E d’altro canto non potrebbe essere altrimenti, per la natura del modello filosofico al quale Sala si ispira. 
Il testo è scorrevole e l’autrice è cristallina nell’esporre argomentazioni complesse e articolate.  Ogni capitolo si conclude con un riepilogo degli argomenti trattati; a fondo testo trovano spazio note, apparato critico ed una ricca bibliografia per l’approfondimento della riflessione. Il volume è consigliato a chi intende esplorare le possibilità di un confronto morale senza preconcetti né preclusioni, in nome di un’autentica e inesauribile ricerca della verità. Una ricerca che, per le professioni della cura, forse più che per le altre, implica una continua riflessione morale.


Indice

Introduzione

1. Ricordando Socrate. Perché la filosofia serve alla pratica
La scelta di Socrate
L’accusa di non essere pio
Quel che la filosofia fa
In sintesi

2. Che autorità hanno le autorità? Tra legge e coscienza
La disobbedienza di Socrate
L’obbligo di obbedire all’autorità
Dissenso: disobbedire e obiettare
Rispetto, non tolleranza
In sintesi

3. La professione e il suo pubblico. Dalle verità ai valori della cura
Ragioni personali, ragioni pubbliche, ragionevolezza
La professione: tra morali e deontologia
Conflitto tra doveri
In sintesi

4. Quando il bene non basta. L’urgenza delle decisioni
L’ideale e la realtà
Circostanze tragiche
Le “mani sporche”
In sintesi

5. Giudizio e dialogo. Il difficile equilibrio tra identità e riconoscimento
Precisazioni terminologiche
Dal giudizio al dialogo tramite la tolleranza
Le morali degli altri e la politica del riconoscimento
Multiculturalismo senza le culture
In sintesi

6. L’ideale del compromesso e i conflitti della bioetica
Appello alla terra
Ragionevolezza e modus vivendi
Conflitti bioetici e compromessi
La soluzione biogiuridica
In sintesi

7. La cura degli altri e la cura di sé. Da decisori a soggetti morali
Ragione e sentimento
L’esperienza e la cura
La morale della cura
In sintesi

Conclusioni

Note

Bibliografia

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