lunedì 12 gennaio 2015

Chalmers, David J., Constructing the World

Oxford, Oxford University Press, 2012, pp. 480, £44,95, ISBN 9780199608577.

Recensione di Francesco Armezzani - 26/08/2014

Chalmers, filosofo australiano molto noto per il suo The Conscious Mind del 1996 (tr. it. La mente cosciente, 1999), con questo suo ultimo libro propone una teoria per la quale tutte le verità possono essere derivate da un classe limitata di verità di base.
Il testo di quasi 500 pagine riprende esplicitamente il tentativo fatto dall'epocale testo di Carnap del 1928 Der logische Aufbau der Welt (tr. it. La costruzione logica del mondo), difendendone e riprendendone lo spirito nel modificato contesto della filosofia contemporanea.


Il testo di Carnap viene di solito considerato un nobile e fallito (per i critici più severi “fallimentare”) tentativo di costruire l'intelaiatura del mondo partendo da un limitato insieme di elementi logico-linguistici e di alcuni dati empirici. Utilizzando il termine di scrutabilità (termine fondamentale ai fini del suo lavoro), Chalmers ritiene che quella proposta da Carnap sia una scrutabilità basata su definizioni. Una volta stabilità una serie ristretta di verità di base, tutte le altre possono essere scrutabili attraverso definizioni. Queste definizioni si basano su due tipi di vocabolari: uno proprio dell'esperienza sensibile (vocabolario di fenomeni) e un altro di natura logica.  
Il termine scrutabilità viene ripreso da Chalmers da un noto passo del Saggio filosofico sulla probabilità (Essai philosophique des probabilités) di Laplace del 1814: “Un intelletto che in un determinato istante conoscesse tutte le forze che mettono in movimento la natura e tutte le posizioni di tutti gli elementi di cui la natura è composta, così vasto da poter analizzare l'intero insieme di questi dati, sarebbe in grado di rinchiudere in un'unica formula i movimenti dei più grandi corpi dell'universo come del più piccolo degli atomi; per un tale intelletto nulla sarebbe incerto e il presente così come il futuro sarebbero presenti ai suoi occhi” (p. xiii)
In altre parole dire che un enunciato è scrutabile da una serie di verità di base, significa anche dire che può essere ricavato da quelle verità fondamentali. Carnap nel 1928 ha proposto una scrutabilità che si basa essenzialmente su definizioni: le verità di base erano essenzialmente riconducibili a un ristretto gruppo di esperienze fenomeniche messe in relazione tra loro dalla somiglianza fenomenica con l'aggiunta di alcuni concetti logici. Nella parte conclusiva della Costruzione logica, Carnap opera una riduzione di tutti i concetti fenomenici a concetti puramente logici. Queste riduzioni successive avvengono attraverso il ricorso a definizioni.
In questo senso si dice che Carnap nella Costruzione logica ha fatto uso di due tipi di vocabolari: uno logico e uno fenomenico (anch'esso infine ridotto a quello logico).
Le più note critiche all'Aufbau di Carnap riguardano ora l'uno, ora l'altro, ora entrambi i vocabolari. 
Goodman in La struttura dell'apparenza del 1951 ritiene incombente la circolarità delle definizioni dei termini fenomenici attraverso il massiccio ricorso operato da Carnap alla relazione di somiglianza. Quine nell'arcinoto articolo “Due dogmi dell'empirismo” (sempre nel 1951) critica la nozione dei punti spaziotemporali operata da Carnap in termini puramente fenomenici. Chisholm  nel 1948 in The Problem of empiricism critica la possibilità che il fenomenismo possa fornire definizioni per formulare enunciati sul mondo esterno. Già nel 1928 Max Newman nel suo articolo “Mr. Russell's Causal Theory of Perception” aveva criticato la possibilità di poter realmente ridurre il vocabolario fenomenico al vocabolario logico (come Carnap stesso si era impegnato a dimostrare nell'ultima parte del suo testo).
In gran parte queste obiezioni possono essere risolte allargando la base delle verità fondamentali. Chalmers propone un allargamento a PQTI (acronimo che in inglese sta per: physics, qualia, that's-all, indexicals): questo acronimo indica che le verità di base sono quelle riguardanti le fondamenta della fisica, i qualia, gli indessicali e una verità conclusiva per cui queste verità si danno tutte in un mondo minimale e lo completano.
Due parole sui qualia: per Chalmers il mondo psichico non può essere ridotto a quello fisico, secondo la nota tesi del dualismo delle proprietà, esposto nel testo del 1996 ricordato in apertura.
Altre obiezioni al progetto carnapiano riguardano invece gli strumenti adottati per passare dalle verità di base alle restanti attraverso definizioni.
Nel 1963 Edmund Gettier nel suo “Is Knowledge Justified True Belief?” propone un argomento destinato a diventare famoso: supponiamo che io sappia che Jones possiede una Ford e deduca da ciò che o Jones possiede una Ford o Brown è a Barcellona. Supponiamo poi che a mia insaputa Jones abbia venduto la Ford e che Brown si sia effettivamente recato a Barcellona. Io ho una credenza vera giustificata del fato che Jones possiede una Ford o che Brown è a Barcellona, ma questa non può essere considerata una conoscenza. La conclusione è che la conoscenza non può essere una credenza vera giustificata. Analogamente si possono formare controesempi per praticamente ogni genere di definizioni
In ogni circostanza in cui qualcuno definisce E in termini di F, noi, attraverso l'argomento di Gettier, possiamo mostrare come questa definizione possa subire controesempi.
Per superare questi problemi Chalmers propone di passare dalla scrutabilità basata su definizioni a una scrutabilità a priori, che eviti il ricorso a definizioni e ponga la questione in termini puramente epistemici. Dato un insieme di enunciati di base F, la scrutabilità a priori afferma che se un enunciato E è scrutabile a partire da F, noi possiamo conoscere a priori “se F allora E”. 
Sulla base della scrutabilità a priori Chalmers si accinge nell'impresa che può sembrare temeraria di recuperare se non la lettera lo spirito della Costruzione di Carnap, analizzando e risolvendo di volta in volta le numerose critiche, sostituendo le definizioni con  le intensioni à la Frege, recuperando una definizione internalista del significato contro l'esternalismo imperante negli ultimi decenni. Dalla ricostruzione di un basilare modello di fondazione, il progetto di Chalmers è, rispetto a quello del 1928 di Carnap, volontariamente e consapevolmente limitato e introduttivo.
Un capitolo centrale in questa strategia è quello relativo al confronto con Quine, in particolare con la critica ai due dogmi del empirismo: la distinzione tra analitico e sintetico e il tema della verifica empirica. 
Quine nel famoso articolo del 1951 sui due dogmi dell'empirismo aveva di mira proprio Carnap, il quale secondo Chalmers, fornisce una replica nel suo articolo del 1955 “Meaning and synonimy in natural languages”. Le tesi di Quine sono essenzialmente due: 
Q1: “Ogni enunciato può essere considerato vero nel corso del tempo, qualsiasi cosa succeda, se operiamo drastiche modifiche nel resto del sistema”;
Q2: “Nessun enunciato è immune da revisioni”.
Sulla base di questi principi non è possibile secondo Quine definire che cosa indica l'espressione “a priori” (né “analitico”), né di conseguenza si può delineare un qualsiasi modello verificazionista che operi un controllo della realtà sul linguaggio, controllo che implicherebbe la definizione proprio della distinzione tra analitico e sintetico, tra a priori e a posteriori. 
La strategia seguita da Chalmers consiste nel produrre una descrizione di “cambiamento concettuale” che non faccia alcun riferimento ai termini criticati da Quine. 
Occorre aggiustare un po' il modello di Carnap operando un chiarimento su che cosa s'intende con intensione (altro termine come quello di “significato” messo sotto accusa da Quine nel 1951): la definizione di intensione fornita da Carnap nel 1955 è molto semplice: l'intensione di un'espressione è una funzione tra scenari (mondi possibili) e estensioni; l'intensione di un enunciato è una funzione tra scenari (mondi possibili) e valori di verità.
L'aggiustamento di Chalmers in breve si basa sulla introduzione delle intensioni dei termini operate nel senso delle intensioni primarie descritte da Kripke nella sua teoria del bidimensionalismo semantico. L'intensione primaria di “acqua” si riferisce al liquido incolore, insapore, potabile presente nei laghi e nei fiumi (e non potabile presente nei mari). Questo non vale solo sul nostro pianeta ma su ogni altro pianeta in cui un visitatore terrestre capitasse con caratteristiche simili al nostro. Il fatto che la composizione chimica dell'acqua dovesse modificarsi nello scenario extraterrestre non avrebbe alcuna conseguenza sulle intensioni primarie, che sono per loro natura epistemiche e psicologiche (basate su precedenti conoscenze empiriche), bensì definiscono le intensioni secondarie con cui fissiamo il riferimento (acqua = H2O).
Un parlante che continui a usare le stesse espressioni assegnando loro l'identico valore di verità in contesti modificati ha vissuto un “cambiamento concettuale”, cioè sono modificati i concetti, ossia le intensioni primarie. Con ciò le tesi di Quine, Q1 e Q2 continuano ad essere vere ma non dimostrano più che determinati enunciati non siano a priori, in quanto se lo si volesse continuare a fare si violerebbero le condizioni descritte dal cambiamento concettuale. 
Attraverso l'utilizzo di uno strumento ideale, il cosmoscopio, con cui fosse possibile osservare il mondo in dettaglio in ogni sua parte, un ipotetico osservatore ideale (il demone di Laplace), fornito degli enunciati di base contenuti in PQTI sarebbe in grado di formulare un modello di scrutabilità condizionale utile allo scopo: a proposito dell'intensione dell'enunciato S, nello scenario dato w, il cosmposcopio sarebbe in grado di valutare la veridicità di S. Se il soggetto è in grado di scrutare S da PQTI in w, allora l'intensione di S è vera in w, altrimenti è falsa. 
Il cosmoscopio va visto come un computer dotato di una memoria prodigiosa, capace di immagazzinare quantità enormi di dati, e di una altrettanto prodigiosa capacità di calcolo. Il cosmoscopio di per sé non pensa, fornisce strumenti per comprendere come è fatto il mondo in cui ci troviamo (non occorre che esso sia possibile, è sufficiente che sia concepibile).
Come già detto si tratta di un testo ambizioso ma consapevolmente più debole di quello di Carnap: la forte idealizzazione dimostrata dal ricorso ad osservatori ideali, strumenti di osservazione in grado di operare analisi su verità di base a noi esseri umani largamente ignote e probabilmente inaccessibili, pur sollevando diverse possibili obiezioni, non compromette l'impianto generale della tesi, e va visto come una sua estensione.
Chalmers peraltro affronta in perfetto stile analitico, una grande quantità di obiezioni possibili ad ogni elemento della sua proposta. Ogni capitolo presenta excursus che hanno la funzione di integrare, ampliare o approfondire determinati questioni. Ci troviamo di fronte ad un testo ampio, complesso, con una tesi chiara, presentata in maniera articolata e dettagliata. La lettura è impegnativa ma stimolante, si consiglia a chiunque pratichi la filosofia come ricerca attiva nei campi che vanno dalla teoria della conoscenza, all'ontologia, dalla filosofia del linguaggio alla filosofia della mente. Chiunque si interessi a questi temi troverà in questo testo cospicuo materiale di riflessione.


Indice

Acknowledgments; Introduction; How to read this book.
1. Scrutability and the Aufabau
First Excursus: Scrutability and Knowability
Second Excursus: The Inscrutability of Reference and the Scrutability of Truth
1. Varieties of Scrutability
Third Excursus: Sentential and Propositional Scrutability
Fourth Excursus: Warrants and Support Structrues
Fifth Excursus: Insulated Idealization and the Problem of Self-Doubt
1. Adventures with a Cosmoscope
Sixth Excursus: Totality Truths and Indexical Truths
1. The Case for A Priori Scrutability
Seventh Excursus: Varieties of Apriority
Eight Excursus: Recent Challenges to the Apriori
1. Revisability and Conceptual Change
Ninth Excursus: Scrutability and Conceptual Dynamics
Tenth Excursus: Constructing Epitemic Space
Eleventh Excursus: Constructing Fregean Sense
1. Hard Cases
Twelth Excursus: Scrutability and the Unity of Science
1. Minimizing the Base
Thirteenth Excursus: From the Aufbau to the Canberra Plan
Fourteenth Excursus: Epitemic rigidity and Super-Rigidity
1. The Structure of the World
Summation: Whither the Aufbau?
        Fifteenth Excursus: The Structuralist Response to Skepticism
        Sixteenth Excursus: Scrutability, Supervenience, and Grounding
        Seventeenth Excursus: Explaining Scrutability

2 commenti:

Mark Silver ha detto...

ci sarà la possibilità di leggerlo italiano in futuro?

B_m ha detto...

sarebbe bello, the conscious mind lo è stato. anche questo testo è notevole, non proprio di facile lettura, riservato a lettori interessati