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giovedì 20 febbraio 2014

Failla, Mariannina, Dell'esistenza. Glosse allo scritto kantiano del 1762

Macerata, Quodlibet, 2012, pp. 144, euro 16, ISBN 978-88-7462-484-3.

Recensione di Michele Cardani - 14/01/2013

Ai grandi testi classici della filosofia spetta da sempre il difficile compito senza tempo di guidare e condizionare il pensiero umano, divenendo punto di riferimento irrinunciabile per la produzione a venire e attirando su di sé, nella maggior parte dei casi, le considerazioni di critiche fruttuose dedicate alla discussione critica e costruttiva delle questioni ivi trattate. A questa destinazione (Bestimmung) naturale si aggiunge tuttavia la triste sorte che, proprio in quanto classici, quei testi divengano anche oggetti violentati,

martedì 21 luglio 2009

Failla, Mariannina, Microscopia. Gadamer: la musica nel commento al Filebo.

Macerata, Quodlibet, 2008, pp. 118, € 15,00, ISBN 9788874621644.

Recensione di Isabella Ferron – 21/07/2009

Storia della filosofia (antica, contemporanea)

Argomento del volume di Mariannina Failla è l’analisi della ricezione gadameriana del pensiero platonico, mediata dall’influsso della filosofia hegeliana e dalla presenza del misticismo nella scuola di Marburgo durante gli anni della formazione di Hans-Georg Gadamer. L’autrice vuole scavare nel terreno degli studi platonici del filosofo tedesco, in particolare nel primo Commento al Filebo (1931), per far emergere le vie sotterranee che collegano il Platone di Gadamer ai temi centrali dell’umanesimo platonico.

L’autrice inizia la sua originale e interessante analisi con la spiegazione, nell’introduzione, del termine ‘microscopia’ del titolo. È questo un termine che fa riferimento alla filosofia del frammento, del dettaglio: a riguardo, risulta di primaria importanza il tentativo di ridurre il rischio di innalzare il frammento a principio. Questo permetterebbe sì una maggiore vicinanza all’oggetto, ma si tratterebbe di una vicinanza tale, da perdere di vista l’oggetto nella sua interezza. Ed è proprio un atteggiamento attento, ma, allo stesso tempo, permeato da un certo distacco, che, secondo Failla, si deve avere nell’analisi del pensiero di Hans-Georg Gadamer. Il particolare è da comprendersi in relazione all’universale, inteso quale “conformazione organica del ‘microscopio’” (p. 15). Il termine ‘microscopia’ non sta ad indicare una privazione/mancanza del macroscopico, dell’universale, ma ne rappresenta un’anticipazione. Per amore del dettaglio, Failla sceglie una via del tutto originale della storiografia critica del pensiero di Gadamer, ossia quella dell’analisi della musica.

Se si tiene presente la relazione microscopico/macroscopico, è fuori discussione che il ruolo della musica all’interno della filosofia gadameriana sia solo marginale, che la musica sia un dettaglio, un elemento microscopico. Tuttavia, questa marginalità risulta essere di notevole interesse per la comprensione del pensiero del filosofo tedesco, prima di tutto come testimonianza dell’eredità romantica accolta dalla nozione diltheyana di significato dei vissuti, di cui Gadamer sottolinea l’analogia con la musica: “il significato corrisponde alla forma della melodia, alla sua Gestalt” (p. 15). La musica consente inoltre di individuare uno snodo di relazioni portanti nell'esegesi gadameriana della filosofia platonica: il rappporto musica-matematica, quello musica-etica ed infine la problematica del linguaggio secondo il modello umanista di Cusano.

La musica fa la sua comparsa come esempio concreto, “didascalico” (p. 15), nelle pagine dedicate all’arte in Verità e metodo: l’analisi gadameriana della musica si inserisce nel contesto della Begriffsgeschichte, in cui diviene metafora della filosofia stessa e del suo continuo movimento tra concetto e parola. In modo particolare, Gadamer analizza la melodia: essa non si costruisce tono per tono, bensì si diparte da un centro, da un motivo musicale. L’analisi della melodia, così come l’analisi e la comprensione del vissuto rimandano ad una totalità sincronica, in cui c’è una rete di connessioni del singolo vissuto, che partono e si sviluppano da un centro.

Gadamer continua ad usare, in Verità e metodo, in particolare nella nota 5 della sezione “Problematicità dell’ermeneutica romantica”, l’analogia con la musica: tenta di ricostruire la “storia del termine sistema”(p. 19), individuandone l’origine nei concetti di ármonìa, arithmōs (numero) e proporzione. Il voler rintracciare, da parte di Gadamer, le fonti storiche del termine ‘sistema’ nella musica e nell’ordinamento numerico delle ármonìai, ossia nei sistemi sincronici di suoni, ci permette di collocare la musica all’interno della problematica centrale dell’intera riflessione gadameriana, ossia nella concezione della dialettica intesa come mediazione dell’uno e dei molti.

Nel Commento giovanile di Gadamer al Filebo (1931), la musica rappresenta quell’elemento microscopico, che, tuttavia, permette non solo di “porre problemi macroscopici” (p. 20), come ad esempio quelli relativi alla relazione uno-molti, ma anche di indagare il rapporto fra bello e bene, ma anche il ruolo della matematica nell’esegesi della teoria platonica delle Idee. Nel Commento la musica è quindi l’elemento che permette di relazionare Gadamer all’esegesi di Platone in voga durante la sua formazione a Marburgo. L’Autrice fa inoltre notare come la musica, in questo contesto, permetta di farci entrare nel cuore della filosofia gadameriana: in modo particolare, nella relazione uno-molti: la musica ci permette inoltre di guardare anche all’essere, al linguaggio come essere, considerato dal punto di vista del finito.

La relazione uno-molto in Gadamer è indagata dall’Autrice sulla base dell’eredità hegeliana: nel Commento la dialettica “si occupa del senso dell’essere, ossia del bene, inteso come visione identica dell’identico, pertanto medesimezza, identità dei molti” (pp. 34 ss.). Gadamer nota che l’uomo, nella prospettiva platonica, non è nulla considerato nella sua finitezza: esiste ed è comprensibile solo come essere vero, concreto, come identità dell’apahtés nous. Il problema fondamentale che guida quindi Gadamer nel Commento al Filebo è quello di cercare il rapporto fra il nous apathes e l’uomo nella sua concretezza, nella sua condizione umana, sulla via verso “il bene, l’identico, il medesimo, l’uno” (p. 35). Proprio in questo contesto si inserisce la riflessione sulla musica. La musica rappresenta la “prima modalità di misura dell’illimitato” (p. 45): in Gadamer diventa una modalità del logos e quindi del discorso del rapporto fra limite e illimitato. Essendo divisione, la musica opera per il filosofo tedesco un processo di specificazione del genere mediante i rapporti numerici che definiscono determinate relazioni fra i toni. La musica diviene perciò elemento preponderante all’interno del Commento per spiegare la relazione uno-molti, rappresentando, come il numero, un processo di determinazione. Gli spunti, le riflessioni sulla musica prenderanno una forma più concreta e più esplicitamente connessa alla teoria della matematica, in modo particolare ne Idea e realtà nel Timeo platonico. Nel Timeo viene ripresa la teoria etica del giusto bene per l’uomo, già affrontata nel Filebo, dove era stata analizzata in relazione alla teoria musicale: Gadamer stesso afferma che “la limitazione della sfrenatezza illimitata del piacere deve essere ‘armoniosa’” (p. 60). In questo modo, la musica fornisce a Gadamer la possibilità di analizzare la bellezza, analisi dai chiari influssi della tradizione neo-platonica. Gadamer si confronta principalmente con Plotino, con cui non condivide la concezione della moltitudine come corruzione dell’originario. Failla scorge, tuttavia, proprio nelle riflessioni plotiniane osservazioni sulla dialettica e sulla musica, che, oltre a aprire la strada a tematiche rinascimentali e neoplatoniche, trovano posto anche nella teoria gadameriana della musica.

Nell’Enneade I 3-6 Plotino parla di una dialettica discorsiva che porta alla scienza, “alla scienza definitoria e alla saggezza” (p. 89), e il musico rappresenta il primo gradino di questo percorso.

A questo riguardo l’Autrice introduce, nelle riflessioni finali, una specie di analogia tra Plotino e la varie versioni del Commento al Filebo di Marsilio Ficino: il terzo Commento, redatto in una fase più matura e pubblicato a Basilea è quello che, principalmente, permette di individuare due linee interessanti per l’indagine della musica: 1. il rapporto fra musica e matematica; 2. l’inclusione della musica, assieme alle altre produzioni artistiche, nel dominio della scienza. Queste due linee di interpretazione sono presenti fin dalle prime pagine del Commento gadameriano, tanto da ritenere la sua analisi giovanile di Platone come la testimonianza di un nuovo umanesimo. Paragonando il commento ficiniano ai passi del Filebo con quello di Gadamer, Failla fa emergere il ruolo della dialettica e quindi la tematica uno-molti. Quella che è cercata è una mediazione tra l’Uno e l’infinito attraverso processi di unione e divisione, attraverso la mediazione determinata, che altro non è se non una forma di musica. Vero musico non è colui che comprende una nota e presupponga che questa vari all’infinito, bensì è colui che sa quanti sono gli intervalli fra i toni e le combinazioni che si possono fare con essi. In questo si può scorgere una somiglianza al Commento di Gadamer: in Gadamer non è però più presente la concezione ficiniana della matematica, ma quello che accomuna i due pensatori, nella loro esegesi di Platone, è il considerare la musica come un sapere, una forma di sapienza, o per usare le parole del filosofo tedesco “una forma di dominio scientifico sul reale” (p. 94). Il tentativo di Gadamer di avvicinare l’interpretazione della musica al rapporto limite/illimitato, alla determinazione qualitativa e determinativa dell’indeterminato, ossia alla dialettica e alla scienza, sembra trovare le proprie fondamenta nel neoplatonismo. Nel considerare la musica come una forma di sapere Gadamer la definisce da un lato come una forma di linguaggio (logos) “cogente e coerente” (p. 95). Inoltre getta nuova luce sul concetto di scienza permeato da una visione umanista e premoderna. L’analisi della musica nel Commento al Filebo del 1931 ci porta dinnanzi ad alcuni nodi teorici di fondamentale importanza: la concezione del numero come processualità del pensiero e quindi della processualità dialettica infinita permette a Gadamer di metterlo in relazione al tema delle Idee, ma non solo. Attraverso l’analisi della musica collegata alla tematica uno-molti, Gadamer ci pone davanti a concetti estetici di armonia, misura e proporzione che danno la possibilità di delineare un’altra questione importante e fondamentale del presente lavoro: il rapporto della musica con il bene, l’etica, soprattutto a partire dall’analisi dell’Uno, come processo assoluto e ineffabile, visto nella sua contrapposizione al plurale.

La musica ha permesso quindi a Gadamer di concettualizzare il singolare in quanto rappresentazione simbolica del divino nel sensibile.

Indice

Introduzione
Gli studi platonici e l’eredità hegeliana
Musica tra matematica ed etica
Musica, dialettica, gli esiti neo-platonici ed umanisti: distanza e vicinanza di Gadamer
Bibliografia
Indice dei nomi


L'autore

Mariannina Failla è ricercatrice di Storia della filosofia presso l’Università degli Studi Roma Tre. Ha pubblicato i seguenti volumi: Dilthey e la psicologia del suo tempo (Franco-Angeli, 1992) e Verità e Saggezza in Kant (Franco-Angeli, 2000). È autrice di vari saggi sulla filosofia contemporanea, con particolare attenzione al problema dell’Illuminismo e alla sue prospettive attuali.
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http://www.uniroma3.it/persona.php?persona=86se2WqvikK4eWvN5Cig+HWKiDBpBAfy6kxUm9zC7Y0=&cf={cf} (pagina dedicata alla d.ssa Failla presso il sito dell’Università Roma Tre)

martedì 11 novembre 2008

Mariannina Failla (a cura di), La dialettica negativa di Adorno. Categorie e contesti,

Manifesto Libri, Roma, 2008, pp. 208, € 28,00, ISBN 978-88-7285-495-2.

Recensione di Jamila Mascat, 11-11-2008

Scuola di Francoforte – Dialettica

L’insieme dei contributi raccolti all’interno di questo volume delineano un articolato itinerario di riflessione attraverso i temi fondamentali della filosofia di Adorno. Tale itinerario, che assume Dialettica negativa come punto di partenza per rileggere la meditazione adorniana, non si limita tuttavia ad un approfondimento analitico dell’opera del 1966, ma, mantenendo il prisma di Negative Dialektik, percorre trasversalmente l’intero corpus dell’autore.
Alcuni saggi si concentrano sull’analisi di quattro categorie fondamentali del pensiero di Adorno (Darstellung, Metafisica, Dialettica, Libertà), altri invece –gli interventi rubricati nelle sezioni “contesti”- ricostruiscono (o istituiscono ex novo) frammenti di dialogo del filosofo francofortese con altri pensatori del Novecento.
Al tema della Darstellung in quanto “momento retorico-espressivo” (p.27) sono dedicati i primi contributi della raccolta: L’espressione dell’inesprimibile di P. Lauro - che si sofferma sulla figura dell’antinomia e approfondisce la funzione mimetica del linguaggio - e Darstellung: retorica e stringenza in Th. W. Adorno di S. Marini che, attraverso un’analisi degli “stili” adorniani, illustra la cooriginarietà del problema linguistico e della questione dialettica.
Nel saggio di E. Matassi (G. Mahler e Adorno) incontriamo invece Adorno filosofo della musica, confrontato all’opera di Gustav Mahler, nell’ambito di una riflessione sulla concezione adorniana dei modelli temporali. In questo contesto la “caducità” della musica di Mahler, valorizzata in antitesi al tempo seriale e progressivo del “destino”, mostra profonde affinità con il disegno della dialettica negativa.
Nella sezione consacrata alla Dialettica viene tematizzato il rapporto che Adorno intrattiene con la filosofia hegeliana, rapporto che i due interventi raccolti in questa sede affrontano da prospettive sensibilmente diverse: nell’uno (La dialettica come modello di N. Di Placido) per ricostruire il percorso della critica adorniana si parte dall’assunzione di un elemento di profonda affinità tra i due autori, rappresentato dal pensiero della contraddizione, che per Hegel come per Adorno inerisce non al metodo, bensì al movimento del reale; mentre nell’altro (L’excursus su Hegel:ontologia fondamentale e dialettica di M. Jacobsson) viene privilegiata una lettura in chiave oppositiva, ovvero viene enfatizzato il tentativo messo in opera dal filosofo di Francoforte di pensare risolutamente contro l’impianto dialettico hegeliano, che, in nome della comune matrice totalizzante e identitaria, Adorno ravvicina all’ontologia fondamentale di Heidegger.
I saggi che seguono riflettono rispettivamente sull’eredità derridiana della teoria critica di Adorno (Th. W. Adorno: lo spettro di J. Derrida? di P. Mulè) e sulle analogie e le discordanze tra Adorno e Foucault nella meditazione sul tema della soggettività (Soggetto e oggetto: un confronto tra Adorno e Foucault di M. Iacomini). In entrambi i casi, Foucault e Derrida, si tratta, di autori che hanno esplicitamente riconosciuto se non una continuità di intenti quantomeno una continuità di indagine con i percorsi del filosofo tedesco: indagine sulla genesi del soggetto e sugli eccessi della ragione per quanto riguarda il primo; indagine sui confini del logos e sui limiti della scrittura filosofica per ciò che concerne il secondo.
Al confronto con Kant e al tentativo operato da Adorno di superare i limiti della speculazione kantiana sul tema della libertà sono dedicati i due interventi successivi rubricati, appunto, nella sezione Libertà. Nel primo saggio (Adorno: l’intreccio di natura e libertà) L. Cortella illustra il procedimento della critica adorniana a Kant a partire da “l’iniziale consonanza” (p.109) della rilfessione di Adorno con le premesse del ragionamento kantiano sul carattere intellegibile della libertà, in quanto espressione di un’alterità non riducibile all’orizzonte del pensiero dell’identità. La distanza del filosofo di Francoforte rispetto alla teoria kantiana si misura tuttavia sul carattere autocoincidente - e come tale ancora una volta identitario - della ragion pratica, che, incapace di mediare il proprio rapporto con l’elemento naturale, finisce, nella prospettiva di Adorno, per produrre una mera ripetizione della casualità eteronoma della natura.
Sull’interpretazione adorniana della libertà come ‘negazione del non vero’ (p. 124) e resistenza (Widerstand) alla morsa della ragione totalitaria si sofferma invece il saggio di V. Rosito, “Essere altro da come si è”: Libertà riflessiva e pratiche di libertà nel pensiero di Theodor W. Adorno. In queste pagine sullo sfondo dei compiti della Moralphilosophie e attraverso, di nuovo, il confronto con il paradigma kantiano della libertà positiva, viene illustrato il pensiero adorniano della libertà negativa, inteso come pratica di mimesi: in quanto modalità ambivalente di riproduzione e ‘messa in scena’ della debolezza e dei condizionamenti dell’umano, l’agire mimetico rappresenta l’unica possibile configurazione di una prassi della libertà.
Nella teoria della mimesi si esprime al tempo stesso la critica del filosofo di Francoforte al mito dell’autenticità del Sé, tema che ritroviamo nel contributo di M. Latini su Dialettica negativa e antropologia negativa Adorno-Anders, il quale ripercorre le tappe del rapporto tra i due autori attraverso il confronto con l’opera di Heidegger, significativo nella riflessione di entrambi. Contrapponendo alla pseudoconcretezza dell’analitica esistenziale di Essere e Tempo il disegno di un uomo senza mondo, privato dell’essere e del tempo, Anders perviene a delineare un’antropologia negativa che mostra non pochi punti di convergenza con la critica di Adorno alla cifra identitaria dell’ontologia heideggeriana; così come convergente è l’attenzione che i due filosofi rivolgono all’universo della drammaurgia beckettiana inteso come antidoto non filosofico al gergo dell’autenticità.
Gli ultimi quattro saggi raggruppati nella sezione Metafisica affrontano, ragionando su aspetti diversi, la questione adorniana del senso dell’esperienza, della storia e del pensiero metafisico nella prospettiva del dopo Auschwitz, a partire dalle Meditationen zur Metaphysik che costituiscono l’ultimo capitolo di Dialettica Negativa.
Il contributo di P. Vinci, L’eternità dell’annientamento. Note di lettura a Dopo Auschwitz, analizza la questione del primato identitario attraverso la lente della critica che Adorno rivolge alla filosofia hegeliana, in quanto soluzione speculativa “disperata” di rimediare al rapporto di indifferenza tra pensiero e mondo. L’operazione di annientamento del finito e del non-identico a vantaggio dell’identico che Adorno imputa alla figura dello Spirito hegeliano viene ricontestualizzata nel quadro di una interpretazione della filosofia di Hegel che ne restituisce la costante e intrinseca tensione tra empirico e speculativo, nel tentativo di avvicinare l’istanza hegeliana di un pensiero dell’identità capace di salvaguardare la differenza con la critica adorniana di una totalità totalitaria rea di sopprimere l’universo della particolarità.
Il saggio di S. Petrucciani (La meditazione sulla “metafisica” nella Dialettica negativa e nelle lezioni), ripercorrendo le Meditationen e le lezioni sulla metafisica tenute da Adorno nel 1965, illustra la riflessione adorniana sui limiti del pensiero metafisico nel processo di assimilazione e razionalizzazione del carattere irriducibile della morte. Se dopo Auschwitz la tradizione metafisica occidentale ha esaurito la propria possibilità di restituire un senso affermativo al mondo, il nichilismo in quanto assolutizzazione del non-senso, si è rivelato espressione di un’operazione speculare altrettanto fallimentare. Soltanto l’orizzonte del pensiero dialettico negativo che si dischiude attraverso l’idea della morte in quanto limite impensabile, viene a costituire la possibilità di un’apertura oltre lo sbarramento della metafisica.
Sempre sullo sfondo del Nach Auschwitz, si colloca l’intervento di D. Gentili (“Possibilità dell’impossibile”. Figure de “Le meditazioni sulla metafisica”) che tematizza alcune figure fondamentali del pensiero adorniano – la banalità del male, la speranza e il tema della resurrezione della carne - scaturite dalla riflessione sul senso di un’epoca che ha sancito, con l’esperienza dello sterminio, la presentificazione immanente della negatività assoluta, ovvero, con le parole di Adorno, “la norma filosofica della pura identità come morte”.
In conclusione il saggio di G. Di Giacomo (Adorno: arte ed estetica dopo Auschwitz) attraversa la meditazione adorniana sul senso e la possibilità dell’arte nel mondo sopravvissuto alla tragedia dei lager e nell’epoca del trionfo dell’industria culturale. Nel venire meno dell’arte serena, arte tradizionalmente concepita come epifania dell’eterno nel transeunte, si profila per l’arte la funzione di rappresentare ciò che rifiuta di concedersi alla rappresentazione –la rappresentazione dell’ indicibile e dell’inenarrabile-, si prefigura in altri termini il compito di testimoniare. Il punto d’approdo dell’elaborazione estetica di Adorno delinea i contorni di un’arte paradossale che può continuare a esistere solo raccontando ciò che è impossibile raccontare, e solo rinunciando a quei canoni –eternità, assolutezza e autonomia- che nei secoli hanno rappresentato le forme tradizionali dell’espressione artistica, per abbracciare caducità e contingenza.
Il paradosso apparente che contraddistingue la concezione adorniana dell’arte moderna esprime quella medesima tensione che ritroviamo nel disegno della sua dialettica negativa: il tentativo ancora una volta paradossale del pensiero di pensare contro se stesso, destituendo le istanze della conciliazione totalitaria per spingersi oltre i propri limiti, oltre la prigione metafisica dell’identico e della verità coattiva. Questa stessa tensione, messa a tema nell’insieme dei contributi raccolti nel presente volume, restituisce complessità e densità di senso ai contenuti della filosofia critica di Adorno invitando a ragionare sulla validità contemporanea della sua riflessione.

Indice

Introduzione
Non-identico, Darstellung
L’espressione dell’inesprimibile (P. Lauro)
Darstellung, retorica e stringenza in Th.W. Adorno (S. Marino)
Contesti
G. Mahler e Adorno (E. Matassi)
Dialettica
La dialettica come modello (N. Di Placido)
L’excursus su Hegel: ontologia fondamentale e dialettica (M. Jacobsson)
Contesti
Th.W. Adorno: lo spettro di Derrida? (P. Mulè)
Soggetto e oggetto: un confronto tra Adorno e Foucault (M. Iacomini)
Libertà
Adorno: l’intreccio di libertà e natura (L. Cortella)
“Essere altro da come si è” (V. Rosito)
Contesti
Dialettica negativa e antrpologia negativa. Adorno-Anders (M. Latini)
Metafisica
L’eternità dell’annientamento. Note di lettura a ‘Dopo Auschwitz’ (P. Vinci)
La meditazione sulla “metafisica” nella Dialettica negativa e nelle lezioni (S. Petrucciani)
“Possibilità dell’impossibile”. Figure de ‘Le meditazioni sulla metafisica’ (D. Gentili)
Adorno: arte ed estetica dopo Auschwitz (G. Di Giacomo)


La curatrice

Mariannina Failla è ricercatrice di Storia della Filosofia presso l’università di Roma Tre. Ha pubblicato Verità e saggezza in Kant (Franco Angeli, 2002) e più recentemente Microscopia. La musica nel commento al Filebo di Gadamer (Quodlibet, 2007).