giovedì 20 febbraio 2014

Failla, Mariannina, Dell'esistenza. Glosse allo scritto kantiano del 1762

Macerata, Quodlibet, 2012, pp. 144, euro 16, ISBN 978-88-7462-484-3.

Recensione di Michele Cardani - 14/01/2013

Ai grandi testi classici della filosofia spetta da sempre il difficile compito senza tempo di guidare e condizionare il pensiero umano, divenendo punto di riferimento irrinunciabile per la produzione a venire e attirando su di sé, nella maggior parte dei casi, le considerazioni di critiche fruttuose dedicate alla discussione critica e costruttiva delle questioni ivi trattate. A questa destinazione (Bestimmung) naturale si aggiunge tuttavia la triste sorte che, proprio in quanto classici, quei testi divengano anche oggetti violentati,

 secondo la malinconica e irresponsabile massima che il patrimonio di tutti, visto che non appartiene a nessuno, può essere liberamente scialacquato. 
Se per favorire il primo atteggiamento servono onestà intellettuale e ampie conoscenze, per cercare di arginare il secondo è quanto mai necessario sviluppare studi analitici, seri e liberi da pregiudizi – meglio se tecnici – che forse non rispondono alle logiche di un mercato di massa   ma certamente contribuiscono a ristabilire un certo ordine e favoriscono un'interpretazione più scientifica dei medesimi testi. Lo scritto di Mariannina Failla va senza dubbio annoverato fra le produzioni di questo tipo, giacché l'analisi della filosofia di Kant viene condotta con senso critico e coscienza, senza timore di schierarsi contro interpreti che, per quanto grandi, hanno tradito lo spirito kantiano. Con l'obiettivo di mostrare l'attualità degli scritti precritici tanto in relazione all'evoluzione del pensiero kantiano così come alla sua emancipazione dai contemporanei e conferendo un'importanza quasi inedita a L'unico argomento possibile per la dimostrazione dell'esistenza di Dio, l'Autrice sviluppa una lunga serie di considerazioni che abbracciano i punti più rilevanti della dottrina di Kant. Così, inevitabilmente, la discussione dell'unico argomento possibile (che ispira il titolo del volume, essendo datato 1762) conduce all'analisi dei concetti di possibilità logica ed essenza, di realtà effettiva ed oggetto, di libertà e necessità: guarda caso, proprio quegli elementi intorno ai quali saranno costruite le tre Critiche. 
La continuità dei temi, delle nozioni e talvolta delle soluzioni filosofiche prima e dopo il 1781 consentono a Failla non soltanto di mettere in evidenza come già dalla Nova dilucidatio la produzione kantiana si distinguesse dalla scuola razionalista, ma anche di scardinare taluni pregiudizi recenti: a tutt'oggi, L'unico argomento è ritenuto da molti interpreti uno scritto ancora «sotto l'egida della tradizione esistenzialista (Baumgarten) – dalla quale Kant invece dichiarava di volersi emancipare – oppure connesso a quel complicato rapporto di contrapposizioni fra le filosofie di Christian Wolff e August Crusius con le quali Kant è entrato sicuramente in contatto anche negli anni precedenti il 1762» (p. 20). 
Questo passo permette di mettere in luce e riconoscere all'Autrice un ulteriore merito: quello di aver condotto un abile dialogo con numerosi pensatori: infatti, oltre ai già citati Baumgarten, Wolff e Crusius, il dibattito coinvolge Anselmo e Gaunilone, Berkeley e Descartes, Cohen e Meinong, Brentano e Adorno, fino ad arrivare a Heidegger e Bloch. 
Gli intrecci ed i reciproci rimandi fra essi divengono per Failla un utile strumento per discutere e contestualizzare le riflessioni precritiche kantiane sul concetto di esistenza: infatti, se per il Kant della prima Critica era già evidente che nel giudizio esistenziale il rapporto non viene istituito fra due concetti (soggetto e predicato), bensì fra un concetto e l'oggetto, nel caso de L'unico argomento possibile, sebbene già si intuisca l’indipendenza dell'esistenza rispetto alla possibilità, è certamente più complesso render conto della maturità raggiunta dal filosofo. Per questo motivo le figure di Leibniz e Hegel, vale a dire il passato prossimo ed il futuro anteriore più ingombranti per Kant, occupano un luogo decisamente peculiare. 
Tanto il primo come il secondo possono a ragione essere  messi in relazione con il filosofo di Königsberg per il tentativo di rispondere alla domanda leibniziana (che è poi “la” domanda della filosofia) pourquoi existe-t-il quelque chose plutôt que rien? 
Tale domanda – come pare evidente – è infatti strettamente connessa all'interrogazione intorno alle prove teologiche, visto che Dio è l'essere necessario. Muovendosi talora su di un piano strettamente logico, talaltra su quello eminentemente metafisico ma senza mai dimenticare le loro reciproche connessioni, Failla dimostra con chiarezza che «lo sviluppo della domanda sulla legittimità della predicazione essenziale serve a rendere più intellegibile un concetto che altrimenti solo a stento si potrebbe rendere chiaro, quello di Dio» (p. 54). I percorsi interpretativi individuati dall'Autrice consentono un'analisi davvero interessante di questioni assolutamente importanti per lo sviluppo della riflessione filosofica in Germania (e non solo) successiva alle tre Critiche. Così, volgendo lo sguardo al passato, viene ricostruita la posizione di Leibniz, che «incamminandosi in un percorso alternativo alla convinzione scolastica dell'identità fra esistenza e perfezione, fra essere e bene [..], sceglie l'equiparazione dell'esistenza alla ponderazione fra perfezioni confliggenti» (p. 86). Ma è soprattutto contro le conseguenze di quest'assunzione che si sviluppano le considerazioni kantiane: la propensione positiva verso la concezione intensionale della verità e l'istituzione di un pericoloso circolo vizioso fra l'infallibilità dell'Essere assolutamente perfetto attuata secondo i suoi decreti divini e la “virtualità” di una libertà possibile solo in quanto futuro contingente sono infatti gli esiti di una dottrina per cui l'esistenza non può mai varcare la soglia del respectus logico. Cosicché, come mostra Failla, L'unico argomento va inteso anzitutto come una critica serrata alla concezione di Dio come causa sui (la quale sarebbe poi l'applicazione indebita di una categoria) e il distacco da Leibniz deve essere concepito come un “ritorno all'umano”, secondo la convinzione kantiana che «l'uomo adulto, capace di usare la ragione, è e rimane responsabile delle sue azioni perché può scegliere – grazie alla sua libertà d'arbitrio – fra la legge dell'autonomia (la legge della dignità) e la felicità, l'eteronomia, il male» (p. 106 n.). D'altro canto, la discussione dell'argomento contro il nulla consente all'Autrice di rivolgere l'attenzione al futuro, instaurando uno stretto legame fra il filosofo di Königsberg e Hegel. Seguendo l'opera del 1762, vale a dire partendo dalla nozione di contraddizione, tale argomento risulta  della massima importanza per la comprensione della domanda kantiana “cosa legittima la predicazione essenziale di un concetto?”. Infatti, all'aspetto formale della contraddizione medesima «Kant unisce [..] una riflessione sull'identità/contraddizione materiale che implicherà l'esistenza, in quanto posizione, rendendo la contraddizione stessa totale e assoluta» (p. 74). Per l'Autrice, «il formale della contraddizione non implica una contraddizione assoluta poiché [..] ogni possibilità (alle Möglichkeit) viene negata solo attraverso ciò che toglie il materiale e i data all'intero possibile (zu allem Möglichen)» (p. 75). In gioco, quindi, non vi è soltanto il concetto di contraddizione logica, ma anche i binomi “Essere/Nulla” e “Essere determinato/Non-essere”, dalla cui trattazione Kant cerca di concludere che la posizione ontologica del nulla è assolutamente insostenibile: «nella lotta al nichilismo assoluto emerge in controluce l'unico argomento possibile per dimostrare l'esistenza di Dio» (p. 81). Cosicché, se possibile, l'importanza di queste considerazioni si estende ulteriormente qualora si consideri che quei medesimi concetti divengono il cominciamento della Scienza della logica. E tuttavia, al di là dell'ingombrante problema interpretativo della triade Essere-Nulla-Divenire (rispetto al quale anche Failla si pone seri dubbi), è un altro aspetto a sollevare l'interesse per Hegel: l'idea, cioè, che il filosofo di Stoccarda abbia letto correttamente le argomentazioni kantiane cogliendo in esse l'esclusione del nichilismo sebbene poi, come noto, dal suo punto di vista esse rimangano legate «alla negazione irriflessa ed astratta del “non”» (pp. 76-77). Un chiaro esempio di questo approccio è costituito dalla critica hegeliana al famoso argomento dei cento talleri della Critica della ragion pura, che nel libro non ci si risparmia di citare e discutere.
I concetti di Essere, Nulla, Dio, libertà, volontà, esistenza e possibilità si delineano così nelle analisi dell'Autrice secondo un'alternanza dialettica che mostra la fase precritica di Kant come un momento decisamente maturo, in cui sono presenti in nuce tutti i grandi motivi della produzione successiva. 
Oltre alle Considerazioni ed alle Glosse – che costituiscono il nucleo del volume – vanno ricordate le due appendici, dove Failla approfondisce temi già accennati nel corso della trattazione ma bisognosi di ulteriori chiarificazioni. Nella prima, Noumeno, viene ribadito come «in Kant, fin dal periodo precritico, sia avvertita la preoccupazione di difendersi e superare l'impasse del meccanicismo soprattutto per salvaguardarsi dal problema del fatalismo dell'azione etica» (p. 120). A tal fine, l'Autrice si confronta in particolare con Adorno, Cohen e Bloch e mette in evidenza la fallacia delle argomentazioni del primo, la profondità del secondo – riconosciuto come il migliore dei neo-kantiani – e l'originalità del terzo nel commentare le critiche kantiane al meccanicismo naturalistico. In Teoria dell'oggetto, invece, l'attenzione si concentra sul rapporto fra il principio di non contraddizione e un certo realismo epistemologico-metafisico. In quest'occasione il principale interlocutore è Meinong, al quale viene criticata l'incapacità di leggere nell'ultima parte dell'Anfibolia una teoria dell'oggetto decisamente pluralista, nella quale si tiene conto «dell'effettività, dell'idealità, dell'immaginario, dell'assurdo e della finzione razionale» (p. 122).
Ad arricchire i pregi teoretico-filosofici del volume concorrono la brillantezza espositiva, la quale consente una lettura precisa degli argomenti trattati, così come i numerosi riferimenti in nota: a colpire l'attenzione è infatti la grande varietà di scritti citati dall'Autrice, che riesce nell’intento di conciliare studi antichi e contemporanei senza per questo intralciare le osservazioni esposte o ridurre gli interventi a scialbe elencazioni bibliografiche.
In conclusione, lo studio di Failla merita certamente una lettura attenta, giacché il rigore dell'analisi e la pregnanza dell'argomento sono utili ad una comprensione più profonda e ragionata della filosofia kantiana.


Indice

Sigle

Introduzione

Considerazione prima. Dell'esistenza in generale
Glossa 1. Possibile ed esistenza
Glossa 2. La domanda sull'essenza e l'esistenza

Considerazione seconda. Della possibilità intrinseca in quanto presuppone un'esistenza
Glossa 3. Esistenza e Wirklichkeit nel 1762
Glossa 4. L'esistenza nelle Analogie dell'esperienza

Considerazione terza. Esiste un ente assolutamente necessario
Glossa 5. L'argomento contro il nulla
Glossa 6. Esiste un essere assolutamente necessario
Glossa 7. Ragione determinante versus fatalismo etico

Appendici
Appendice alla Glossa 2. Noumeno
Appendice alla Glossa 5. Teoria dell'oggetto

Bibliografia

Indice dei nomi

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