A cura di Thomas Casadei, trad. it. di Ingrid Heindorf, con una nota bibliografica di Serena Vantin, Roma, Castelvecchi, 2016, pp. 126, euro 14,50, ISBN 9788869444.
Uno degli aspetti più interessanti che emergono con maggiore evidenza dalla lettura di questo testo così intenso e anche così fortemente militante dell’autrice statunitense Sarah Moore Grimké (1792-1873) è la radice solidamente “religiosa” di una organica rivendicazione dei diritti delle donne.
Grimké, infatti, risale a quel nucleo fondamentale di rispetto verso l’esistenza e la libertà (e il diritto alla felicità) di ogni individuo che ha basi (anche) evangeliche. La rivendicazione “religiosa” da lei qui articolata, peraltro, ben si accorda con una qualsiasi posizione di laica etica della responsabilità, che ha già per sua stessa costituzione filosofica – verrebbe da dire ontologica –
