mercoledì 20 luglio 2005

Achenbach, Gerd. B., Il libro della quiete interiore. Trovare l’equilibrio in un mondo frenetico.

Milano, Apogeo (Pratiche filosofiche), 2005, pp. 182, € 13,00, ISBN 88-503-22755.

Recensione di: Moreno Montanari - 20/07/2005

Consulenza filosofica - pratica filosofica.

Dopo La consulenza filosofica, saggio introduttivo all’omonima disciplina di cui Achenbach è stato il fondatore, Apogeo pubblica ora il primo libro filosofico-divulgativo dello stesso autore. Si tratta di un testo di agile lettura che invita i lettori ad un dialogo, il meno possibile affrettato, con una serie di filosofi (Epitetto, Plutarco, Marco Aurelio, Seneca, Montaigne, Pascal, Schopenhauer, Nietzsche) che si sono interrogati sulle ragioni dell’inquietudine esistenziale. Il libro raccoglie e commenta pertanto ampi stralci antologici dei succitati filosofi scelti tra quelli che s’interrogano sui quattro temi di fondo intorno ai quali l’autore articola il suo pensiero: 1) il rapporto ricorsivo che si dà tra il modo in cui concepiamo il tempo ed il modo in cui viviamo; 2) i differenti paradigmi culturali che la  nostra storia e la nostra filosofia hanno offerto del concetto di “essere umano” e la loro conseguente ricaduta sul nostro modo di pensare, agire e vivere; 3) le concezioni filosofiche di quiete interiore o serenità dell’anima negli stoici, in Montaigne e in Schopenhauer; 4) l’importanza di non rimuovere la sofferenza e la possibile portata pedagogica della sua esperienza.

Al nostro modo di concepire e vivere il tempo, in continuo confronto con quello degli antichi e degli “inattuali” (come Nietzsche), è dedicata una buona metà del libro - la migliore, a ben vedere. Qui Achenbach propone un’accurata e articolata analisi critica della modalità isterico-fagocitatrice del tempo, a suo dire, propria della modernità (evidentemente Achenbach non considera la nostra epoca come il tempo della post-modernità) che, a differenza di quanto accadrà negli altri capitoli, privilegia le argomentazioni critiche alla proliferazione di citazioni, utilizzate quasi con intento didascalico. Gli argomenti non sono certo inediti ma hanno il pregio, a differenza di molti libri del genere, di essere sviluppati in maniera tale da risultare comprensibili anche al lettore meno ferrato in materia, senza per questo rischiare mai di scadere in fastidiose banalizzazioni. Le tesi dell’autore, suffragate da spunti critici di Marx, Nietzsche e dall’immancabile Angelus Novus di Benjamin, sono che 1) la volontà di dominare il tempo propria della modernità ha paradossalmente reso l’uomo schiavo di un tempo senza eternità e tutto concentrato su un futuro che si vuole a tutti i costi precorrere, privando dunque del suo tempo il presente e svalorizzando del tutto i passato (superato, vecchio, non a passo coi tempi); 2) la frenesia con la quale si cerca di guadagnare tempo è del tutto insensata perché «più tempo risparmiamo, meno ne abbiamo» (p. 63). Il tempo vissuto in fretta è infatti, per così dire, un tempo speso ma mai acquistato. La sua riduzione a mero “fattore di produzione” (Marx) riduce le possibilità di un suo pieno godimento in senso esistenziale (p. 66); 3) l’uomo contemporaneo, convinto di essere al passo col tempo, «si solleva in realtà contro il tempo (…). Il tempo dunque ci si sottrae perché noi lo combattiamo, non lo tolleriamo, né riusciamo a sopportarlo» e il tempo «se la prende con noi perché ci ribelliamo (comunque inutilmente) contro di lui» (p. 69). Di qui il non originalissimo, ma non per questo meno valido, elogio della lentezza e della vita non indaffarata che sa ancora porre la qualità al di sopra della quantità e che, per quanto possibile – non del tutto cioè, ma neanche affatto – permette a chi la conduce di non essere mosso dai ritmi che decidono per lui cosa c’è da fare ma di condurre egli stesso le danze, dando alle cose e agli impegni il loro giusto tempo: «il tempo, infatti, non è assolutamente un qualcosa che abbiamo, ma esiste per noi nel momento in cui ce lo prendiamo e nel momento in cui ce lo lasciamo. Chi ha bisogno di tempo non lo consuma ma, al contrario, l’ottiene solo in questo modo [concedendogli cioè tempo]» (p. 64).

Ma che senso ha, si obietterà, parlare di calma e lentezza in un mondo che corre freneticamente? Non sarà l’ennesimo nostalgico lamento di chi non riesce a vivere i cambiamenti del proprio tempo? Non occorrerebbe piuttosto cercare di trovare soluzioni interne al modo attuale di intendere e vivere la durata e la velocità del tempo della contemporaneità? Da una parte Achenbach sembra rispondere che occorre deviare il tempo dai binari nei quali la frenesia della modernità l’ha incanalato altrimenti non si dà più la possibilità di raggiungere la quiete e la serenità; dall’altra, ci ricorda che, dato che il tempo non è alcunché di determinato ma dipende dal nostro modo di concepirlo e viverlo, anche la nostra attuale dimensione del tempo non è affatto irreversibile e fissata una volta per tutte.

Il resto delle analisi, che si misurano con i temi che abbiamo indicato in apertura, fanno tutte riferimento ad un soggetto attento, vigile, motivato capace di vincere le proprie debolezze ma anche, se non soprattutto, consapevole dei propri limiti: leggero, fiero ma modesto nelle pretese di felicità e dominio della natura, capace di accettare il corso delle cose e di essere stoicamente e nietzscheianamente fedele ad esse, in una parola, direi “ironico” (nel senso rorthyano del termine, cfr. Rorthy 1994). Ogni atteggiamento e riflessione vengono qui ricondotti a due principali abilità: saper comprendere le ragioni e il senso di quanto ci accade, anche osservandoli da prospettive diverse (che c’è di buono nel danno che abbiamo subito?, che cosa ha causato il comportamento del mio aggressore? per quali ragioni non sono felice? È colpa mia o della realtà esterna?, ecc.) e ricondurre tutto quanto avviene alla nostra responsabilità: «Platone – dice Plutarco – paragonò la vita ad un lancio di dadi (…) l’esito del lancio non dipende da noi, mentre il fatto di accettare con favore i risultati offerti dalla sorte e assegnare a ciascuno di essi una collocazione nella quale quello favorevole possa giovare al massimo e quello spiacevole nuoccia il meno possibile a chi l’ha ottenuto, ebbene questo è il compito nostro, se siamo assennati» (p. 96).

Addirittura ridondante, perché assolutamente centrale, il continuo appello a ricordare, con Epitetto, che «non sono le cose a turbare gli uomini ma i loro giudizi sulle stesse» (p. 125); che è importante aver “cura” della propria “anima”, ed essere capaci di liberarsi dalla dipendenza dai giudizi degli altri, siano essi entusiastici o distruttivi; che «non è importante la filosofia ma il vivere filosoficamente» (p. 116); che «un conto è ciò che succede, un altro la mia idea di quello che succede» (p. 126); che è bene concentrarci su noi stessi anziché darci “in affitto” agli altri (p. 149) e che l’essere umano «non è solo quell’essere che semplicemente vive, ma è quello che, vivendo, determina la sua esistenza» attraverso un «lungo lavoro su se stessi», (p. 30). Alla fine di questo lungo invito alla quiete interiore l’ineludibile invito ad ogni lettore a “scrivere” lui le conclusioni (p. 182) proseguendo da sé quel viaggio di scoperta e realizzazione nel quale «saremo davvero giunti alla meta solo quando incontreremo noi stessi come, in buona coscienza, ci vorremmo incontrare» (p.118).

Indice

Indice
Introduzione
Prima di cominciare
Irrequietezza
Sull’assenza di tranquillità
Differenti immagini dell’essere umano
Il dominio del tempo
Lentezza e silenzio
Silenzio
Non preoccupatevi!
La calma interiore
Freidrich Nietzsche: nello specchio della natura
La calma interiore
I principi della Stoa
Michel de Montaigne, uno stoico scettico
Leggerezza
Il senso del dolore
Per concludere: il pensiero di Beppe lo spazzino

L'autore

Gerd B. Achenbach, nato nel 1947 ad Hameln (Germania) è il padre fondatore della pratica filosofica movimento al quale ha dato inizio nel 1982 fondandola Gesellschaft für Philosophische Praxis (Società internazionale per la consulenza filosofica), di cui è stato presidente fino all’autunno del 2003. Autore di diverse opere e articoli sulla consulenza filosofica in tedesco e in inglese, Achenbach è stato pubblicato in Italia dalla casa editrice Apogeo che ne ha comprato i diritti ed ha già pubblicato La consulenza filosofica (2004).

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