lunedì 19 giugno 2006

Massaro, Domenico, Questioni di verità. Logica di base per capire e farsi capire.

Napoli, Liguori, 2005, pp. 213, € 11,00, ISBN 88-207-3892-9.

Recensione di Francesco Crapanzano – 19/06/2006

Logica, Filosofia, Scienza

In più di un’occasione ufficiale si presenta un volume appena pubblicato come “ciò che mancava” nel panorama editoriale, legittimandone, così, l’apparizione come necessaria per colmare presunte lacune nell’ambito di ricerca in cui l’autore si è mosso.

Non è questo che qui si vuol fare, e ciò non perché non si possano trovare concreti riscontri in tal senso nel lavoro di Domenico Massaro (ad esempio la validità didattica, aspetto solitamente trascurato nei manuali di logica e sempre presente nelle ricerche dell’autore), quanto per il motivo che così facendo verrebbero a trovarsi in secondo piano gli altri pregi che la pubblicazione presenta.

Ferdinando Abbri, nella Prefazione, sottolinea come dal volume emerga l’importanza della logica “in quanto scienza dell’argomentazione razionale” volta alla ricerca della verità (cfr. p. 4). Non si tratta di un’introduzione alla logica intesa come computazione, di cui comunque si fa menzione, quanto alla “logica filosofica”, la cui trattazione non può che essere in forma “di ricognizione sistematica della storia della logica” (p. 6). E qui si tocca uno dei punti di merito del volume, cioè il fatto, poco ‘alla moda’, di presentare argomenti di logica senza farne una sottodisciplina dell’algebra. La logica è nata ben prima e su altro terreno rispetto alla matematica e quest’ultima non esaurisce le potenzialità del pensiero critico (critical thinking) e dell’argomentazione razionale, e, ancora, non sfiora l’aspetto etico-politico-pratico della comunicazione: “Ragionare bene – scrive Massaro – non è soltanto un esercizio astratto […], ma la condizione per capire e farsi capire” (p. 9).

Pensare con la propria testa nell’epoca di Internet, cioè nel tempo in cui si realizza un bombardamento mediatico (“effervescenza dialogica”; cfr. p. 14), è importante, ma non basta: bisogna pensare e comunicare bene, ed in questo senso la logica si configura aristotelicamente come organon del pensiero, non come sua fonte (cfr. pp. 15-20). Passando dalla logica inferenziale a quella del lógos, dalla dialettica a quella dell’argomentazione fino alla fregeana, emerge dalle pagine di Massaro un quadro variegato e complesso in cui, parafrasando Aristotele, la logica si può declinare in tanti modi, tutti con una propria dignità, utilità e valore. Certamente si tratta di un insieme di regole che trovano impiego nella ricerca della verità (rispondono, in un certo senso, alle “questioni di verità”), anche se si devono tenere ben distinti i piani verità\realtà: “La validità di un ragionamento può prescindere dalla validità degli enunciati di cui è costituito” (p. 26) e “non tutta la nostra attività linguistica si identifica con il ragionamento” (p. 29). A questo riguardo – e non solo - il Wittgenstein delle Ricerche filosofiche è giustamente chiamato in causa (cfr. pp. 29 e ss.).

Unendo efficacia espressiva e dovizia di riferimenti, Massaro osserva come il linguaggio non si esaurisca nel discorso apofantico (“nelle parole c’è la nostra storia”; p. 36, cfr. pp 29-40) e come alla logica (intesa come il linguaggio logicamente coerente) sia stato attribuito, da Boole, Frege e il “primo” Wittgenstein in poi, un ruolo ontologico tutt’altro che secondario (cfr. pp. 156-179). In realtà, la logica ha ‘un’altra storia’ che affonda le sue radici nel pensiero greco; nel volume si ricordano l’importanza del verbo essere presso gli eleatici (cfr. pp. 55-57), i paradossi di Zenone (cfr. pp 18-20), l’Organon di Aristotele, i modelli di ragionamento stoici (cfr. pp. 87-98) ecc. 

In epoca medievale si prendono come riferimento Aristotele, Porfirio e Boezio (cfr. pp. 106-108), ma non mancano elementi di notevole originalità: la logica che Massaro definisce “artistica” (come “arte” del trivio), la quale vede nei principi logici qualcosa di diverso rispetto a semplici regole, un codice al di sopra degli dei, o, più moderatamente, una creazione divina a cui il dio non è necessariamente assoggettato (cfr. pp. 102-106). “Dobbiamo ai medievali la prima chiara identificazione della logica formale” attraverso la distinzione dei termini sintecategorematici (le contemporanee “costanti logiche”, che non hanno significato isolatamente, ma collegano altri termini. Ad esempio: “Ogni”, “tutti”, “alcuni”, “non”, “nessuno” ecc.; p. 108, cfr. pp. 108-110) e categorematici (che possiedono un proprio significato). Sempre nel medioevo inizia l’analisi delle proposizioni modali (le proposizioni vengono catalogate in necessarie, possibili, impossibili e contingenti) che giungerà agli importanti sviluppi settecenteschi di Leibniz sui mondi possibili e ad alcune considerazioni contemporanee di Carnap (cfr. pp. 111-116).

All’interno del volume, con opportuni riferimenti alle fondamenta storiche di cui si diceva, vengono presentate alcune logiche contemporanee “polivalenti” (quella di Lukasiewicz e la Fuzzy logic) in cui, ai tradizionali valori di verità\falsità, se ne affiancano altri quali l’indeterminato, il possibile e lo ‘sfumato’. Si affronta, poi, uno dei principali modi di conoscenza logica, la deduzione (cfr. pp. 76-86). Il sillogismo aristotelico con le sue figure, antenato di ogni forma logica, e i principi di identità, non contraddizione e terzo escluso, offrono uno strumento di conoscenza impareggiabile, esso – come il pensiero - non “crea le cose, ma le apprende” (p. 80). L’ontologia, così, fonda la logica e non viceversa. 

L’induzione è trattata in uno specifico capitolo (pp. 117-129) all’interno del quale se ne evidenzia la fecondità. Il ragionamento induttivo prende le mosse dalla filosofia greca (addirittura da Socrate, riferisce Platone; cfr. p. 119) e trova una prima forma compiuta con Bacone, il quale spiega che né il sillogismo (Massaro chiarisce che secondo Bacone “Aristotele è stato un grande filosofo, ma i suoi concetti non servono a farci progredire nelle scienze. Il suo metodo è paragonabile al comportamento del ragno: costruisce la sua tela […] e poi pretende che si identifichi con il mondo”; p. 123) né l’empirismo (“neppure la formica ci soddisfa, che […] accumula dati su dati, osservazioni su osservazioni, senza essere in grado di elaborarli”; ibidem) aprono nuove vie alla conoscenza come l’induzione (“l’ape è la nuova metafora della ricerca: essa, infatti, succhia il nettare dei fiori su cui si posa, ossia osserva e raccoglie, ma poi elabora e produce il proprio”; p. 124).

John Stuart Mill, poi, ha offerto il suo contributo sull’induzione definendone una sorta di decalogo; essa dovrebbe procedere secondo cinque “canoni” o criteri: “Differenza”, “concordanza”, “concordanza e differenza” congiunte, “metodo dei residui” e “metodo delle variazioni concomitanti” (cfr. pp. 128-129).

Con la scuola di Port-Royal la logica non è più “tecnica formale di costruzione dei ragionamenti, ma […] un’arte della scoperta e dell’invenzione” (p. 135) che, tuttavia, necessita di un adeguato studio ed esercizio per essere appresa. La logica, insomma, richiede una sicura applicazione in quanto un suo cattivo utilizzo origina quegli errori che in precedenza, sbagliando, si attribuivano ai sensi (cfr. pp. 138-140). L’influenza cartesiana di questa teoria della conoscenza è fin troppo evidente; la novità sta nel modo nuovo di concepire la logica come rigorosa e feconda  insieme, ‘utile’ nelle situazioni in cui serve decidere in condizioni d’incertezza (Massaro presenta l’emblematica scommessa pascaliana; cfr. pp. 141-143).

Nel volume, successivamente, si focalizza un diverso significato di logica, quello di “logica della scoperta scientifica” o, diversamente detto, lo studio delle norme che reggono la dinamica del progresso scientifico (cfr. pp. 144-155). Tappe obbligate a questo proposito sono rappresentate dalle riflessioni di Peirce (abduzione) e Popper (falsificazionismo), che Massaro utilizza come tessere di un mosaico raffigurante la scienza nel suo concreto sviluppo. Questa non procede “in modo schematico, né lineare, [adopera congiuntamente] il pensiero e l’esperienza, la deduzione, l’induzione e l’abduzione […]. E, in definitiva, è proprio in questa virtuosa circolarità, fatta di ipotesi – osservazione - teoria – verifica, che può racchiudersi la meravigliosa avventura della scienza e della conoscenza umana” (pp. 154-155).

Un’altra ‘declinazione’ della logica, tipicamente novecentesca, è quella linguistico-matematica. Massaro ne tratteggia i contorni a partire dallo studio di Frege sul “senso” e sul “significato” (“denotazione”) dei termini, inserito in un progetto generale finalizzato all’eliminazione delle ambiguità dal linguaggio, soprattutto da quello scientifico (cfr. pp. 156-160). I contributi di Russell e Wittgenstein mostrano la stessa intenzione seppur con diverse sfumature (Russell “traduce gli enunciati descrittivi in enunciati assertivi”, il Wittgenstein del Tractatus crede nella “perfetta corrispondenza (isomorfismo) tra linguaggio e mondo” e nella possibilità “che l’applicazione dell’analisi al linguaggio filosofico possa eliminare ogni fraintendimento e disguido interpretativo”; pp. 162, 166-167, 170). Il “secondo” Wittgenstein sconfesserà tale posizione esprimendo nelle Ricerche l’impossibilità di ridurre il linguaggio ordinario a forma logica (cfr. pp. 163-170). Il logico polacco Alfred Tarsky ha proposto di venir fuori dai paradossi della logica attraverso l’utilizzo di piani metalinguistici, poiché “quando il linguaggio è chiuso in se stesso genera un’antinomia” (p. 177). Si verrebbe così a formare una serie gerarchicamente ordinata di metalinguaggi; solo che questo ‘metodo’ fa della verità qualcosa di precisamente definito unicamente all’interno di metalinguaggi o linguaggi specialistici che parlano di oggetti (non di proposizioni, cioè non di se stessi). Il linguaggio ordinario resta ai margini della verità perché troppo ampio e poco ‘formalizzabile’ (cfr. pp. 175-179). 

L’ultimo capitolo del volume tratta delle classiche ‘trappole’ tese dal linguaggio alla logica. L’ambiguità da uso scorretto di quantificatori, le citazioni fuori contesto, l’argomento dell’autorità (dimostra qualcosa facendo leva sull’autorità di chi argomenta e non giudicando la bontà di ciò che viene detto; cfr. p. 183) sono solo alcuni dei trabocchetti linguistici che impediscono la comunicazione corretta. Massaro segnala come al tempo d’oggi, in cui Internet e i mezzi di comunicazione di massa hanno reso fruibile l’informazione, monta un’ignoranza diffusa su come funzionino proprio i mezzi di comunicazione. Dove impera lo specialismo, la frammentazione dei saperi, gli uomini possono restare intrappolati in ciò che hanno costruito: fallacie, argomenti ad misericordiam (ci si appella alla compassione della persona cui ci si rivolge; cfr. p. 183), ad populum (si fa leva sulla carica emotiva della massa; cfr. ibidem), ad hominem (ragionamento che prende a bersaglio la persona che parla e non ciò che dice; cfr. p. 184), ad ignorantiam (un argomento è vero perché non se ne sa dimostrare la falsità; cfr. p. 186). 

Il discorso di Massaro si chiude volgendo lo sguardo su qualcosa di apparentemente estraneo all’ambito logico: è lo spazio che vede interagire la logica, quindi la verità, con la democrazia, col vivere civile. Conoscere la logica, sia essa matematica oppure dell’argomentazione, significa, infatti, porre rimedio ai “tanti guasti che facciamo, con le parole o le inferenze sbagliate, quando nel tentativo di risolvere un problema ne creiamo altri e di più complicati. […] ci può dare una mano per non farci inciampare negli stessi errori” (p. 190).

Da sottolineare, infine, la presenza a fine testo di un utile glossario delle definizioni e dei termini usati in logica

Indice

Prefazione di Ferdinando Abbri       
Introduzione 
Pensare con la propria testa 
Linguaggio, pensiero e comunicazione
Onesti con le parole
La verità, innanzitutto
Vero, falso, indeterminato e altro ancora
Deduzione
Dilemmi, paradossi e rompicapo. Il lato divertente della logica
Analisi del linguaggio, dottrina della supposizione, ragionamenti modali. La logica nel Medioevo e oltre 
Induzione
L’arte di pensare, ovvero come decidere in condizioni di incertezza
Scienza e verità
Senso, significato e verità
Fallacie, errori e stratagemmi retorici
Epilogo. Logica, verità, democrazia
Glossario 
Bibliografia essenziale

L'autore

Domenico Massaro insegna Logica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena e Arezzo. Ha già pubblicato numerosi articoli e saggi su rivista e diverse monografie fra cui: L’arte di ragionare (Paravia-Scriptorium, Torino 1999) Il filo di Sofia. Etica, comunicazione e strategie conoscitive nell’epoca di Internet (Bollati Boringhieri, Torino 2000). È autore del manuale per i licei La comunicazione filosofica (Paravia, Torino 2000-2002).

Link

Breve saggio sull’argomentazione filosofica

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