domenica 7 gennaio 2007

Onfray, Michel, Le saggezze antiche. Controstoria della filosofia I.

Roma, Fazi editore, 2006, pp. 285, € 15,00, ISBN 8881127946.
[Ed. or.: Les Sagesses antiques. Contre-histoire de la philosophie I, Éditions Grasset & Fasquelle, Paris, 2006]

Recensione di Jamila Mascat – 7/01/2007

Filosofia antica

Le saggezze antiche costituisce il primo tomo dedicato alla filosofia greco-romana di questa Controstoria della filosofia – così recita il sottotitolo dell’opera - che Michel Onfray presenta come un antidoto e una risposta alle mistificazioni di lunga data della storiografia filosofica ufficiale. E poiché “la scrittura della storia della filosofia greca è platonica” (p. 6) la controstoria di Onfray “si propone di andare a vedere dall’altro lato dello specchio platonico per scoprire pagine alternative” (p. 9). Le critiche dell’autore alla storiografia dominante muovono dalla constatata cristallizzazione del corpus tradizionale della storia della filosofia entro una ricostruzione consolidata e indiscussa che ha eletto la filosofia platonica a filosofia ufficiale a scapito di altre scuole di pensiero, condannando queste ultime al carro dei vinti.

Se per un verso indulge all’ironia di una scrittura sarcasticamente antiplatonica, l’autore non si limita ad accusare Platone. Egli rinviene le ragioni del non casuale processo di oblio/annientamento della cosiddetta filosofia dei vinti nella secolare egemonia del pensiero esercitata in occidente dalla filosofia cristiana e dalla speculazione idealista: da un lato la propaganda cristiana, per lungo tempo impegnata a demolire teoricamente e demonizzare quelle filosofie ritenute incompatibili con la dottrina evangelica, dall’altro la chiesa ufficiale, che ha contribuito praticamente a quest’opera di demolizione attraverso la distruzione dei manoscritti, il saccheggio e l’incendio delle biblioteche, e non in ultimo le mistificazioni compiute sui testi dai monaci copisti; infine l’idealismo moderno e contemporaneo che ha monopolizzato la scena filosofica perpetrando la messa al bando dei pensatori anti-idealisti.

Ecco allora che la controstoria della filosofia prende forma come “storiografia dei pensieri dominati” (p. 9), ovvero come storia di quelle filosofie e di quei filosofi che sono stati volutamente dimenticati, ignorati, confinati al ruolo di autori minori oppure denigrati e ritratti come immorali, folli, licenziosi, corrotti, viziosi.

Ma chi sono dunque questi filosofi ‘sconfitti’ protagonisti della controstoria di Onfray? I filosofi appartenenti al cosiddetto arcipelago edonista (p. 265), antenati del materialismo moderno e contemporaneo, filosofi della terra avversari della celeste filosofia platonica, filosofi del corpo e dei sensi, filosofi del piacere, pensatori atei e irreligiosi, relativisti, utilitaristi: fautori di un pensiero dell’immanenza che rigettando la tradizione metafisico-religiosa ambiva a restituire il mondo alla giurisdizione degli uomini. Tra questi Leucippo di Mileto e Democrito di Abdera, Antifonte il sofista e Anassarco il beato, Aristippo di Cirene e Diogene il cinico, Epicuro e Filodemo di Gadara, infine Lucrezio e Diogene di Enoanda, solo per citare alcuni dei personaggi che popolano le pagine di questo volume.

La filosofia idealista-platonica, cristiana e tedesca, originariamente dualistica, ha tradizionalmente privilegiato l’anima a scapito del corpo, santificato lo spirito contro la materia, accreditato le Idee screditando le percezioni, nobilitato il dolore e la sofferenza demonizzando il piacere. Agli occhi dei filosofi idealisti l’edonismo di matrice sensistico-materialista professato dai filosofi di parte avversa rappresentava un pensiero scomodo, un pensiero nemico da combattere con tutti gli artifici della speculazione, e perfino con le assai meno legittime armi della menzogna. Non è un caso, nota Onfray, che la vasta aneddotica fiorita intorno ai padri dell’edonismo antico pulluli di episodi grotteschi e caricaturali che avevano come unico scopo quello di ridicolizzare questi filosofi e meritare loro il disprezzo collettivo. Né è un caso che a promuovere la circolazione delle ridicole storielle infamanti sul conto degli edonisti fossero proprio i filosofi militanti nelle fila degli schieramenti rivali. Emblematico è il caso di Epicuro, che l’iconografia tradizionale associa al ritratto di un maiale, l’animale confinato alla bassezza dal bestiario filosofico; quindi l’esempio di Lucrezio calunniato da San Girolamo che fa di lui un individuo disturbato, folle e suicida; poi ancora il personaggio di Diogene puzzolente, straccione e perfino cannibale, infine Democrito che – stando a quanto riporta Tertulliano - finì in tarda età per accecarsi da sé, allo scopo di placare il desiderio indomabile da sempre scatenato in lui dalla vista delle donne.

Agli aneddoti sottoposti ad una “ermeneutica erudita […] alla ricerca dei significati smarriti” (p. 93) l’autore attinge in abbondanza, talvolta per ovviare alla scarsità degli scritti tramandati dei filosofi presi in considerazione, ma più spesso per smascherare per mezzo degli stessi aneddoti la falsificazione sistematicamente messa in atto dalle scuole dei vincitori, mostrando come il ricorso da parte di questi ultimi all’espediente del discredito personale costituisca un’ulteriore testimonianza del consenso e del plauso di cui godettero le filosofie edonistiche, filosofie denominate ‘minori’, e tuttavia tali da costringere gli avversari a combatterle perfino con le armi della diffamazione.

A livello metodologico la pars destruens di questa controstoria consiste in primo luogo nella radicale messa in discussione dell’attendibilità dei dialoghi platonici che rappresentano con tutta evidenza una fonte copiosa, imprescindibile, eppure, data l’arbitrarietà delle citazioni, dei rimandi e delle omissioni contenuti in essi, tutt’altro che imparziale nella ricostruzione della storia della filosofia antica.

Platone e i suoi discepoli furono i primi ad intraprendere quella opera di sabotaggio della filosofia edonista che poi sarebbe stata proseguita dagli esponenti della patristica cristiana. Del filosofo dell’Accademia è proverbiale il disprezzo manifestato nei confronti dei sofisti che accusava di essere mercenari della parola. Non meno disprezzo Platone nutrì nei confronti della filosofia di Democrito, che mai compare citato nei suoi scritti, e il cui materialismo egli sembrava detestare a tal punto - stando al racconto di Diogene Laerzio - da voler bruciare tutte le sue opere. Contro i filosofi del piacere infine scrisse il “Filebo”, dialogo dedicato interamente alla confutazione delle tesi edonistiche cirenaiche, in cui il nome di Aristippo, maggiore esponente della scuola cirenaica - menzionato una sola volta nelle pagine del Fedone per segnalare con malevolenza la sua assenza al funerale di Socrate - non viene mai citato. La rappresentazione che Platone offre dell’edonismo antico in questo dialogo è fortemente condizionata dalla faziosità polemica dell’autore: nelle pagine del “Filebo” Protarco, difensore dell’edonismo, appare come un personaggio ridicolo ed evanescente, mentre le poche argomentazioni addotte a sostegno delle sue posizioni risultano deliberatamente indebolite per meglio poter essere confutate per bocca di Socrate. Per questa ragione oltre “la cortina di fumo” (p. 120) della storiografia platonica, Onfray si impegna a restituire all’edonismo tutto il suo spessore etico e speculativo.

Una fisica materialistica, un’etica del piacere, un ateismo moderato costituiscono le caratteristiche comuni alle filosofie di questa corrente del pensiero anti-idealista di cui fanno parte l’atomismo abderita, la sofistica, la scuola cirenaica, l’ascetismo cinico, l’epicureismo greco e romano. L’edonismo che li accomuna va ben oltre la semplificazione faziosa che ne fornì nei secoli la vulgata platonico-cristiana insistendo sul portato istintuale e animalesco di queste filosofie del piacere. La ricerca del piacere e della felicità presso gli antichi edonisti, assai lontana dagli stereotipi del libertinismo moderno, non professa quasi mai il culto degli eccessi, non incita ad assumere un atteggiamento smodato, né predica il vizio e l’abbandono agli istinti sfrenati. L’edonismo autentico considera auspicabile, per il saggio come per l’uomo comune, il perseguimento del piacere e della felicità attraverso la pratica di una condotta sobria e misurata, capace di preservare l’uomo dai turbamenti dannosi per la serenità dell’animo. Nelle sue molteplici varianti – dall’edonismo individualista e libertario di Antifonte all’edonismo austero di Epicuro passando per le stravaganze di Aristippo - l’etica edonista si configura come un’etica della misura e della ponderazione volta al conseguimento dell’equilibrio e del benessere individuale. La fisica prevalentemente atomistica e di stampo materialista e la critica rivolta alla religione tradizionale rappresentano i corollari necessari di una filosofia eminentemente pratica che individua il proprio fine nel dispensare esempi e consigli per una buona condotta e una vita felice. Vivere in pace con sé e con gli altri, vivere bene: questo il monito di ogni autentico filosofo edonista. Ma per vivere bene occorre liberare la mente da tutto ciò che puntualmente può rappresentare un ostacolo alla serenità dell’animo ed essere fonte di turbamento: la religione in primis e la paura della morte che condannano l’uomo all’infelicità, ma anche il denaro, la guerra, la politica e i suoi conflitti, i piaceri smodati, l’invidia, la gelosia, il risentimento e, nel caso di Democrito che tesse l’elogio del celibato, persino la famiglia e i figli. A ben guardare la ricerca del piacere è un’euthymia che aspira alla tranquillità dell’anima e all’armonia con sé; essa consiste nel tentativo di preservare l’individuo dall’esperienza del dolore e di salvaguardarlo dalla sofferenza estirpandone le cause; l’edonismo, connotandosi in senso fortemente antipitagorico e antiplatonico, vuole essere una tecnica di rimozione di tutto ciò che di negativo vi è nell’esistenza umana. In questo senso la filosofia edonistica sottintende una concezione terapeutica della filosofia, incarna l’ideale di una medicina filosofica capace di guarire il corpo e l’anima – basti pensare al famoso quadrifarmaco epicureo - e porta a sintesi filosofia e vita nell’esperienza di una saggezza filosofica che rappresenta anche una condotta di vita.

Inconsistente si rivela pertanto l’antico topos che vuole contrapporre la pratica della filosofia all’esercizio del piacere, ritenendo incompatibili saggezza e voluttà: l’esempio di Epicuro e degli altri antichi edonisti dimostra nei fatti la possibilità del contrario: la realtà di una filosofia “esistenzialmente utile” (p. 14).

Rispetto ad una visione del mondo rigidamente dualistica quale quella propugnata nei secoli dal platonismo e dalle filosofie filoplatoniche, la pratica dell’edonismo testimonia di una concezione più conciliante e naturale del rapporto tra corpo e spirito, vita e morte, saggezza e piacere. La negletta filosofia edonistica ha avuto il merito di riscattare dall’anatema platonico il corpo, la materia e l’universo terreno per confidarli all’uomo, e attraverso questa operazione ha indicato il cammino del pensiero verso il piacere e la felicità. Questa, infine, la grande lezione dell’edonismo che il filosofo francese sceglie deliberatamente di privilegiare nella sua controstoria come la più feconda delle saggezze antiche.

Indice

Preambolo. La storiografia, un’arte della guerra
Introduzione. Polveri di astri

Volume primo. Le saggezze antiche

Primo tempo. Tracce di atomi in un raggio di luce: il materialismo abderita

1. Leucippo e “la gioia autentica”
2. Democrito e “il piacere del rapporto con se stessi”
3. Ipparco e “la vita più piacevole”
4. Anassarco e la sua “natura appassionata di godimento”

Secondo tempo. Usi terapeutici del verbo: la sofistica antifontea

5. Antifonte e “l’arte di sfuggire all’afflizione”

Terzo tempo. L’invenzione del piacere: il giubilo di Aristippo di Cirene

6. Aristippo e “la voluttà che solletica”

Quarto tempo. Piacere del desiderio risoluto: la costellazione cinica

7. Diogene e “il godere del piacere dei filosofi”

Quinto tempo. Salvati dalla polemica: tre moschettieri edonisti

8. Filebo e “la vita felice”
9. Eudosso e “l’oggetto di desiderio per tutti”
10. Prodico e “la felicità”

Sesto tempo. Sotto il segno del porcello: l’epicureismo greco-romano

11. Epicuro e “il piacere supremo”
12. Filodemo di Gadara e la comunità edonista
13. Lucrezio e “la voluttà divina”
14. Diogene di Enoanda e “la gioia della nostra natura”

Note
Bibliografia
Cronologia
Indice analitico


L'autore

Michel Onfray (Argentan, 1959), insegnante di filosofia nei licei per quasi vent’anni, nel 2002 ha fondato l’Università popolare di Caen (Normandia) presso cui insegna Filosofia edonista. Tra le molte opere pubblicate, alcune delle quali tradotte in 14 lingue, ricordiamo, in italiano, il Trattato di ateologia (Fazi, 2005) e la Teoria del corpo amoroso (Fazi, 2006).

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