martedì 12 maggio 2009

Borghini, Andrea, Che cos’è la possibilità.

Roma, Carocci, 2009, pp. 112, € 10,00, ISBN 9788843048045

Recensione di Michele Paolini Paoletti – 12/05/2009

Filosofia analitica, Metafisica, Ontologia

La categoria della possibilità è connaturata al pensiero umano. Il senso della possibilità, come ricorda Andrea Borghini citando Robert Musil, è “la capacità di pensare tutto ciò che potrebbe essere, e di non dar maggior importanza a quello che è, che a quello che non è” (p. 7). In quanto pensiero della diversità, il pensiero della possibilità riesce a far risaltare le ragioni d’essere della realtà. La possibilità, comunque, non è soltanto una categoria filosofica. Si può anzi affermare che la nozione del possibile giunge ad introdursi quotidianamente nei nostri ragionamenti, allorché pensiamo fatti e circostanze sub conditione, nonché quando tentiamo di individuare le cause di un evento o di argomentare dialetticamente contro una tesi. Qual è, tuttavia, il significato della possibilità? O, per esprimerci nei termini di Borghini, “che cosa significa dire che una certa situazione è possibile?” (p. 8). A questa domanda, che manifesterebbe il “problema della possibilità”, si connettono altre due questioni: “come veniamo a conoscenza di ciò che è possibile?” (problema epistemico della possibilità) e “che cos’è un ente possibile?” (problema metafisico della possibilità) (p. 9).

Nella prospettiva della filosofia analitica (entro la quale Borghini sceglie di collocarsi) sono state elaborate numerose teorie della possibilità. Certamente si potrebbe evitare di porre simili interrogativi, adducendo le motivazioni di un “common sense” di stampo empiristico che riterrebbe la possibilità nulla più di un parto del pensiero umano, di un’utile finzione, rigettando contemporaneamente i tre problemi appena esposti. Nessuno scetticismo e nessun atteggiamento empiristico, tuttavia, può essere considerato degno dell’attività filosofica, se non riesce a rendere ragione di se stesso. Anche lo scetticismo, pertanto, ha il dovere di porsi adeguatamente come teoria della possibilità.

In linea generale, si può sottoporre l’intero dibattito sulla possibilità ad una triplice classificazione. In primo luogo, bisognerà chiedersi se i possibili siano concetti oppure no. In caso di risposta negativa, sarà necessario considerarli o come espressioni incomprensibili (scetticismo), o come espressioni di sentimenti (espressivismo). Lo scetticismo, a sua volta, può affermare che la possibilità riguarda soltanto il modo in cui parliamo di una cosa (scetticismo quiniano) oppure che la “mera possibilità” non è affatto indagabile (scetticismo radicale). Lo scettico radicale, però, non riesce a render ragione del carattere aprioristico di alcune conoscenze umane. L’espressivismo, invece, che reputa la possibilità di x come l’espressione di un sentimento del parlante nei confronti di x, si trova in difficoltà quando deve indicare il sentimento in questione e quando deve fondare, sulla scorta di esso, le implicazioni argomentative tra possibili. Abbiamo citato le obiezioni dell’anti-scetticismo ed anti-espressivismo non tanto per rilevare le posizioni di Borghini in proposito (posizioni che peraltro non vengono mai tematizzate apertamente nel libro), quanto per esemplificare il procedimento scelto dall’autore ed i suoi intenti: esporre i problemi e le tesi, classificarle, rilevarne i punti di forza ed i punti deboli.

Ad ogni modo, l’autore si sofferma poi sulle teorie della possibilità che giudicano fattibile dal punto di vista concettuale la disputa sui possibili. Si deve stabilire, a questo punto, se i concetti dei possibili possano essere analizzati nei termini di altri concetti oppure no. Il modalismo, che non reputa realizzabile una simile analisi, riconosce l’irriducibilità dei concetti modali, cioè il fatto che essi siano parte del nostro mondo proprio in quanto concetti modali. I filosofi che si sono accinti a spiegare concettualmente la possibilità, invece, hanno fatto ricorso, nella maggior parte dei casi, ad una teoria tanto affascinante quanto densa di problematiche ontologiche e conoscitive: la teoria dei mondi possibili.

I mondi possibili, per esprimerci in termini semplificati, sono mondi nei quali ciò che è possibile nel nostro mondo diviene reale o viene pensato come tale. Sullo statuto dei mondi possibili, tuttavia, non si può affatto riscontrare consenso nel panorama della filosofia analitica. David Lewis, ad esempio, ritiene che i mondi possibili siano nient’altro che mondi reali distinti dal nostro: la possibilità, allora, indica semplicemente l’esistenza di un oggetto o di un evento in un altro mondo, concreto al pari del nostro. Il realismo modale di Lewis pare contrapporsi direttamente al finzionalismo, per il quale i mondi possibili non sono altro che utili finzioni per spiegare gli enunciati modali. L’agnosticismo, invece, farà precedere la spiegazione di questi enunciati dalla verifica delle loro condizioni di ammissibilità: esso, perciò, distinguendosi dallo scetticismo, “accetta la plausibilità di una teoria della possibilità, in particolare di una teoria dei mondi possibili, ma nega l’assenso circa la verità di quelle asserzioni modali del linguaggio ordinario” la cui traduzione implicherebbe di affidarsi all’esistenza di situazioni “totalmente difformi dalle situazioni che si verificano nel nostro mondo” (p. 80). L’ersatzismo, infine, ritiene che vi sia un solo mondo attuale, il nostro, del quale gli stati possibili non sarebbero altro che surrogati. La nozione di surrogato, però, si presenta in modo alquanto vario, a seconda che si stia trattando di descrizioni complete e consistenti di stati di cose (ersatzismo linguistico), di loro ricombinazioni (combinatorialismo) o rappresentazioni quadridimensionali (ersatzismo pittorico), o che si consideri il mondo possibile surrogato come un ente unico ed indivisibile (ersatzismo atomico). In linea generale, comunque, tutte le teorie dei mondi possibili devono render ragione della reidentificabilità degli stessi oggetti in mondi distinti. Il disposizionalismo, d’altronde, che rifiuta tali teorie e pensa i possibili come disposizioni degli enti del mondo attuale, dovrà chiarire il numero e la natura di tali disposizioni.

In conclusione, ci pare opportuno richiamare il rigore e la concisione dell’autore, nonché il suo tentativo di rendere accessibile anche ai non-filosofi un dibattito filosofico importante e promettente. Lo stile analitico della trattazione ad un tempo agevola la comprensibilità dei ragionamenti e nulla toglie al loro spessore, quasi a voler negare il mito (ancora alla moda) di una filosofia tanto più profonda quanto più indecifrabile.

Indice

Introduzione

1. Lo scetticismo e l’espressivismo

1.1 Lo scetticismo quiniano

1.2 Lo scetticismo radicale

1.3 La teoria espressivista

1.4 Due problemi dell’espressivismo

2. Il modalismo

2.1 Alle radici del modalismo

2.2 Il modalismo e il linguaggio naturale

2.3 I mondi possibili

3. Il realismo modale

3.1 Il programma realista

3.2 Il realismo modale: la metafisica

3.3 La teoria delle controparti

3.4 I vantaggi teorici del realismo modale

3.5 Realismo modale e definizione dei concetti modali

4. Ersatzismo

4.1 Introduzione

4.2 L’ersatzismo linguistico

4.3 Il combinatorialismo

4.4 L’ersatzismo pittorico

4.5 L’ersatzismo atomico

5. Il finzionalismo e l’agnosticismo

5.1 I mondi fittizi

5.2 Quattro problemi per il finzionalismo

5.3 La teoria agnostica

5.4 L’agnosticismo e i mondi possibili

6. Il disposizionalismo

6.1 Le disposizioni

6.2 La teoria disposizionale della possibilità

6.3 Due problemi per il disposizionalismo

Conclusioni

Bibliografia


L'autore

Andrea Borghini è Assistant Professor nel dipartimento di Filosofia presso il College of the Holy Cross (Mass., USA). Ha pubblicato vari saggi filosofici, principalmente di metafisica, su riviste internazionali e italiane.

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