mercoledì 18 novembre 2009

Denton, Derek, Le emozioni primordiali. Gli albori della coscienza.

Torino, Bollati Boringhieri, 2009, pp. 350, € 35,00, ISBN 9788833919782.
[Ed. or.: The primodial emotions. The dawning of consciousness, Oxford University Press, Oxford-New York 2007]

Recensione di Valentina Questa - 18/11/2009

Psicologia

Il testo di Denton, relativamente al tema, ai metodi della ricerca e al contesto epistemologico di fondo, trova la sua naturale collocazione all’interno del programma di ricerca interdisciplinare offerto dalla moderna scienza cognitiva. L’autore, fisiologo di formazione e studioso di istinti animali, affronta il complesso tema della natura della coscienza da un punto di vista strutturale e funzionale (con riferimento ai correlati neurofisiologici del fenomeno), ma soprattutto genetico, ricostruendone le condizioni di possibilità sia all’interno di possibili scenari evoluzionistici del passato, sia, nell’ottica continuista della teoria dell’evoluzione, attraverso lo studio del comportamento di specie animali differenti in specifiche nicchie ecologiche.

Il libro si compone di tre parti che, dal punto di vista sia concettuale che argomentativo, non mostrano confini marcati, poiché le affermazioni, i concetti, gli esempi sperimentali e gli autori di riferimento ricorrono in tutto il testo, contestualmente rivisitati. Una parte del testo è dedicata all’enunciazione dell’ipotesi teorica dell’autore e ad una ricostruzione dell’attuale dibattito sulla coscienza. Una seconda traccia dell'esposizione è costituita da una consistente mole di dati e prove sperimentali, sia di tipo etologico che neuroscientifico. Inoltre, prevalentemente nella terza parte, l’autore prende in considerazione i più tradizionali concetti di emozione espressi dalla recente letteratura, con riferimento soprattutto a Damasio, alla luce della propria teoria.
L’ipotesi formulata da Denton rintraccia i primi segni dell’esperienza cosciente, la cosiddetta coscienza primaria, nella manifestazione di una gamma di istinti primordiali cablati geneticamente e con un alto valore di sopravvivenza, quali la fame, la sete, l’appetito per i sali minerali, il bisogno d’aria, le sensazioni di variazioni della temperatura corporea, la necessità impellente di sonno dopo un periodo di deprivazione, il desiderio sessuale e il dolore. Egli estende l’etichetta di “emozioni” a tali stati della mente, definiti come forme impellenti di eccitamento accompagnate da un’intenzione compulsiva, riprendendo un concetto già espresso da William James nei Principi di psicologia. Secondo questa idea esisterebbe un legame inscindibile, determinato geneticamente, tra istinto ed emozione, di modo che un qualsiasi oggetto che risvegli un istinto attiva una qualche forma di emozione, a tal punto che i due concetti sfumano l’uno nell’altro. E’ l’elemento qualitativo-eccitatorio a distinguere gli istinti dall’attività riflessa, che, al contrario dei primi, può essere descritta come un fenomeno puramente meccanico.
Le emozioni primordiali sono elicitate da un sistema di enterocettori (o recettori chimici interni) implicati nella regolazione delle funzioni vegetative attraverso l’attivazione di aree e sistemi funzionali cerebrali filogeneticamente antichi che comprendono le regioni del cervello basale, con particolare riferimento al sistema attivatore reticolare (che, situato nel mesencefalo, regola il livello di eccitabilità dei neuroni della corteccia) e il cosiddetto sistema limbico. Quest’ultimo presiederebbe ad una serie di funzioni emozionali e vegetative attraverso l’attivazione di strutture subcorticali (amigdala, setto, diencefalo e parti dello striato) e corticali (giro del cingolo, insula, ippocampo e giro paraippocampale). Alcuni autori fanno risalire la sua evoluzione ad un periodo antecedente alla comparsa dei vertebrati amnioti, cioè mammiferi, uccelli e rettili diapsidi (dotati di un cranio con due finestre temporali e due archi ossei, come le lucertole, i serpenti e i coccodrilli), i cui embrioni sono avvolti da una membrana, l’amnio, che contiene liquido amniotico.
Il circuito limbico, il cui nome fu coniato da Broca, fu individuato nelle sue funzioni- secondo la ricostruzione di Joseph LeDoux- da James Papez che, nel 1937, ipotizzò due vie principali di elaborazione degli stimoli sensoriali, una via dei pensieri, che giunge alla neocorteccia attraverso il talamo, e una via dei sentimenti che, attraverso il talamo, invia gli impulsi all’ipotalamo (responsabile delle risposte fisiche), al talamo anteriore, al cingolo (che riceve feedback dalla corteccia sensoriale), all’ippocampo e, nuovamente, all’ipotalamo. MacLean (1952), vi includerà amigdala, setto e corteccia prefrontale.
Sebbene Denton, in linea con la tradizione anatomo-funzionale delle neuroscienze, accetti in linea di principio e utilizzi il concetto di “sistema limbico”, troviamo nel libro un riferimento alle critiche che LeDoux muove all’utilizzo convenzionale di tale concetto, che qui vale la pena di riportare, facendo direttamente riferimento al suo testo, Il cervello emotivo, che tratta dell’argomento. LeDoux muove da un’affermazione di carattere generale molto interessante secondo cui la tradizionale distinzione tra parti anatomicamente antiche e recenti della corteccia risulterebbe impossibile da stabilire e sarebbe contraddetta da una serie di ricerche empiriche dei primi anni 70 del XX secolo che dimostrerebbero la presenza, in animali privi di neocorteccia, di aree cerebrali corrispondenti ad essa da un punto di vista sia strutturale che funzionale, anche se localizzate diversamente. (Il tema non viene ulteriormente approfondito da LeDoux ma è di fondamentale importanza nell’ambito degli studi che si occupano della genesi delle funzioni mentali e dell’attribuzione di capacità mentali alle varie specie animali).
LeDoux prosegue negando l’esistenza del sistema limbico, in base a due ordini di considerazioni: se definito con riferimento alla centralità e al grado di connettività con l’ipotalamo, studi ulteriori rilevano la complessità delle connessioni di questa struttura con tutti i livelli del sistema nervoso, compresa la neocorteccia; relativamente all’argomento della specificità funzionale legata alle funzioni emotivo-viscerali, LeDoux rileva come alcune aree del sistema limbico, come l’ippocampo, i corpi mammillari e il talamo anteriore risultino principalmente implicate nei processi cognitivi (lesioni in queste aree possono comportare deficit di memoria cosciente o dichiarativa), mentre, come abbiamo sostenuto in precedenza, altre aree situate nel midollo allungato, quindi non appartenenti al sistema limbico, svolgono importanti funzioni nella regolazione autonoma. Gli studi di neuroimaging effettivamente mostrano l’attivazione di specifici circuiti neurali dell’area limbica contingentemente ad alcune specifiche esperienze emozionali elicitate nei soggetti sperimentali ma ciò, afferma LeDoux, lungi dal dimostrare l’esistenza di un sistema limbico, rivela, tutt’al più, quella di specifici sistemi funzionali, il che può legittimamente far sorgere il dubbio se sia corretto parlare di un sistema emotivo generale o se non sia più lecito riferirsi a specifici sistemi emotivi, ciascuno legato ad una funzione di sopravvivenza.
Tale questione rappresenta un nodo centrale nel dibattito interdisciplinare sulle emozioni ed è sottolineata anche da Denton che passa in rassegna una serie di definizioni ufficiali del termine “emozione” che mostrano l’incredibile difformità dei punti di vista sull’argomento, che verte generalmente sulla natura delle cosiddette emozioni primarie o, tutt’al più, sociali. Denton non cerca altre definizioni, ma propone un’estensione del termine a nuovi oggetti, le motivazioni biologiche di base, qualitativamente connotate, che guidano la condotta di individui in possesso di un sistema nervoso non necessariamente attrezzato a svolgere operazioni cognitive complesse, costituendone le condizioni di sviluppo.
Nel discutere la sua ipotesi Denton prende in esame principalmente le teorie sulla coscienza di alcuni autori come Edelman, Panksepp, Damasio, oltre al riferimento costante a James, che critica, pur nell’ambito di una comune epistemologia di riferimento. Poiché Denton condivide sia con James sia con Damasio la centralità del concetto di emozione come ipotesi genetico-esplicativa del fenomeno della coscienza, qui verranno presi in considerazione soprattutto i primi due approcci teorici (Edelman e Panksepp), la cui discussione può consentire una maggiore comprensione del punto di vista dell’autore.
Nella teoria di Edelman il focus dell’esperienza mentale cosciente risiede nella capacità di categorizzazione percettiva del sistema nervoso dei vertebrati che consente all’individuo, anche in assenza del linguaggio o di un senso del sé che non sia molto limitato, di costruire una scena integrata del presente. Ciò avviene attraverso la codifica percettiva degli input provenienti dal mondo esterno e la capacità di rievocazione del sistema di valori attribuito agli stimoli stessi attraverso l’esperienza, da cui la definizione di “presente ricordato” per descrivere un processo giustificato, da un punto di vista neurofisiologico, da sottosistemi neuronali fortemente integrati all’interno del sistema talamocorticale. Tale processo implica sia l’attivazione di eterocettori o recettori a distanza e, di conseguenza, l’attivazione di aree della neocorteccia che inviano le informazioni al talamo attraverso una via discendente, sia la preesistenza di una serie di abilità cognitive che consentono la valutazione, non necessariamente consapevole, della situazione contestuale in cui il soggetto viene a trovarsi. Tali abilità implicano, perciò, l’attivazione di parti relativamente recenti della corteccia e uno sviluppo cognitivo complesso (che necessiterebbe, a sua volta, di essere spiegato) che presuppone uno stadio dello sviluppo de sistema nervoso piuttosto avanzato.
Le emozioni primordiali, dal punto di vista evolutivo, compaiono prima, sono geneticamente determinate, comportano l’attivazione delle parti filogeneticamente più antiche del sistema nervoso e implicano un impulso all’azione che potrebbe giustificare lo sviluppo di forme più complesse di intenzionalità. Ciò, secondo alcuni studiosi, trova una giustificazione storico-evolutiva nel momento in cui il passaggio dalla vita nell’acqua ad una sulla terraferma incrementa lo sviluppo di sequenze comportamentali motivate e piani d’azione più complessi legati alla ricerca del nutrimento. Ad uno stadio successivo, emozioni primordiali e categorizzazione percettiva sono coevolute in funzione della sopravvivenza attraverso il meccanismo della selezione, favorendo l’evoluzione graduale della struttura cerebrale in direzione rostrale e, parallelamente, lo sviluppo di una vita mentale ricca emotivamente e cognitivamente complessa, di cui le forme più sofisticate di autoconsapevolezza, empiricamente evidenti nelle grandi scimmie, oltre che negli esseri umani, ci offrono una testimonianza.
La genesi evolutiva della coscienza si fonda, secondo Panksepp, in contrasto con Edelman, nell’area del tronco encefalico, sede dei primi sistemi motori organizzati che genererebbero gli stati di coscienza affettivi. L’ipotesi trae conforto sia dai casi dei pazienti split-brain che da studi su pazienti colpiti da ictus che hanno subito la lesione di parti rilevanti della superficie corticale. Tranne rare eccezioni, in questi casi i soggetti conservano sia la coordinazione motoria che un buon livello di coerenza individuale. Perciò Panksepp situa il centro del SELF (simple ego life form) a livello subcorticale e le condizioni del suo sviluppo ad uno stadio evolutivo precoce, a partire da processi motori organizzati in modo riflesso e via via sempre più orientati in senso affettivo e cognitivo. Ma, obietta Denton, le risposte motorie riflesse, pur evolvendo verso forme più complesse, sono inizialmente prive di intenzionalità e non riescono a giustificarne la comparsa in quanto non comportano alcuna sensazione cosciente. Al contrario, secondo l’autore, è la sensazione impellente a causare l’intenzione compulsiva verso l’oggetto. Prima è comparso uno stato affettivo di bisogno a segnalare una prima forma di coscienza (ad esempio, nel caso del dolore, il valore di sopravvivenza di tale stato mentale è inevitabilmente legato ad una sua percezione cosciente) e poi, solo ad un certo stadio del percorso evolutivo, l’attività motoria è divenuta intenzionale. Un riscontro empirico alla tesi di Denton è offerto dalla sindrome “locked in” in cui, in seguito alla lesione dell’area pontina anteriore, il soggetto, anche se paralizzato (conserva solo la capacità di muovere verticalmente gli occhi) rimane cosciente. Al contrario, la lesione della parte posteriore della regione del ponte, con la distruzione delle vie sensoriali ascendenti e del sistema attivatore reticolare, causa uno stato di coma, quindi una totale perdita di coscienza.
In conclusione, l’intenzione di Denton di applicare la definizione di “emozioni” ad una categoria naturale, costituita da una serie di motivazioni biologiche con una componente soggettiva comuni ad esseri umani e animali non umani, per rendere conto della comparsa delle prime forme di esperienza cosciente, anche se sostenuta talvolta da argomentazioni non proprio inattaccabili sul piano concettuale, sembra feconda dal punto di vista della proiettabilità induttiva e passibile di indagine empirica, economica, coerente e conforme ai principi della teoria evoluzionistica e particolarmente convincente rispetto alle teorie alternative precedentemente discusse.

Indice

Prefazione di Jean- Pierre Changeux 
Ringraziamenti 
PARTE PRIMA. L'IPOTESI 
1. Introduzione. L'idea e il contesto 
2. La definizione di coscienza e di autoconsapevolezza 
3. La natura della coscienza secondo Searle, Smith, Mountcastle e Sperry 
4. La coscienza negli animali 
5. L'appetito per il sale e la mente: l'intenzione negli elefanti cavatori di sale 
PARTE SECONDA .ANALISI SPERIMENTALE 
6. La filogenesi e la comparsa della coscienza primaria. La teoria di Edelman 
7. Una teoria basata sugli enterocettori per l'origine della coscienza primaria 
8. La fisiologia di un'emozione primordiale: la sete 
9. Neuroimaging funzionale della sete 
10. Neuroimaging di altre emozioni primordiali e di emozioni di secondo livello indotte dai recettori a distanza 
PARTE TERZA. FUNZIONI COGNITIVE SUPERIORI ED EMOZIONI 
11. La coscienza di ordine superiore: struttura anatomica e funzioni fisiologiche correlate 
12. La biologia dell'emozione 
Glossario 
Bibliografia 
Indice dei nomi 
Indice degli argomenti 
Fonti delle immagine


L'autrice

Derek Denton, professore all'università di Melbourne, si occupa di istinti animali e di fisiologia integrativa. E' stato il fondatore dello Howard Florey Institute, il più importante centro di ricerca australiano sul cervello. Tra le sue pubblicazioni, The Hunger for Salt. An Anthropological, Physiological and Medical Analysis (1983) e The Pinnacle of Life. Consciousness and Self-Awareness in Humans and Animals (1993).

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