domenica 14 marzo 2010

Rothacker, Erich, L’uomo tra dogma e storia. Non tutto è relativo.

Trad. it. di Tonino Griffero, Roma, Armando, 2009, pp. 128, € 10, ISBN 9788860815996
[Ed. or.: Die dogmatische Denkform in den Geisteswissenschaften und das Problem des Historismus, Akademie der Wissenschaften und der Literatur in Mainz, Abhandlungen der Geistes und Sozialwissenschaftlichen Klasse, Wiesbaden 1954].

Recensione di Emanuele Antonelli — 14/3/2010

Storia della filosofia (contemporanea), Epistemologia, Ermeneutica

Il volume in esame presenta due buone ragioni per essere oggetto di una recensione. In primo luogo, ovviamente, il valore intrinseco del saggio contenuto, di cui si dirà in seguito, e, in seconda istanza, il progetto editoriale in cui rientra. Il direttore della collana in cui appare, nonché traduttore e curatore del saggio in questione, si è preso l’onore e l’onere di offrire al pubblico italiano, in edizioni agili e ipertascabili, testi di indubbio interesse che hanno il merito di riproporre all’attenzione del lettore autori poco o punto tradotti. È il caso di Erich Rothacker, filosofo e storico della filosofia tedesco, negletto e trascurato dagli editori italiani nonostante la mole di pubblicazioni di rilievo e il valore storico e filosofico del personaggio. En passant, è forse corretto notare che verosimilmente, almeno in Italia, Rothacker potrebbe essere rimasto vittima di una sorta di damnatio memoriae delle sue evidenti, e condivise con l’amico e sodale Martin Heidegger, compromissioni con il regime nazista.
Il titolo del saggio, forse più perspicuo nella versione originale, introduce solo parzialmente il lettore nel vivo della questione che è, in ultima analisi, un accorato contributo all’ormai classico ma ancora e sempre contemporaneo dibattito sullo statuto epistemologico delle scienze dello spirito e sui meriti e demeriti dello storicismo. Risulta senz’altro più rivelativo e trasparente nel chiarire sin da subito la categoria centrale attorno a cui ruota la proposta teorica dell’autore, ovvero una rivalutazione teoretica della forma di pensiero dogmatico, la tesi più interessante del saggio essendo “nihil est in intellectus, quod non fuerit in opere et in dogmatica, […] nisi intellectus ipse” (p. 81).
L’abbrivio del saggio è dedicato ad una legittimazione epistemologica delle scienze dello spirito secondo il classico procedimento della definizione dell’oggetto specifico di indagine. Le opere dell’uomo non sono datità di natura e la loro forma dipende dagli uomini. “Per comprenderle, è necessario domandarsi il senso di questa loro forma: una domanda sul senso che pone dunque un compito scientifico specifico” (p. 33).
Il compito delle scienze dello spirito consisterà allora non nel conoscere delle effettualità ma nel riconoscere degli orientamenti di senso già dati. Rothacker nota subito che il problema del senso, così posto, si sdoppia immediatamente: ad un senso da riconoscere deve infatti inesorabilmente corrispondere, con un diritto di precedenze logica, un senso da creare. In questo modo Rothacker può distinguere tra scienze dello spirito storico-filologiche e scienze dello spirito filosofiche, le quali “scoprono [e non ri] e creano il senso come tale in se stesso” (p. 35). In questo modo Rothacker opera una distinzione interna alle scienze dello spirito introducendo uno spazio per attività come l’arte (e non solo la storia dell’arte) e la religione (e non solo la teologia).
Definito il campo d’indagine, l’autore può introdurre il suo contributo originale. Rothacker nota che per parlare compiutamente delle scienze dello spirito sarebbe buona cosa conoscere dall’interno le scienze in questione; ci si accorgerebbe che nelle facoltà si insegnano corsi dall’eloquente titolo Dogmatica nei quali si presentano i contenuti sistematicamente e concettualmente coerenti delle scienze in questione. Dogmatico è quindi un aggettivo che va emancipato, o almeno alleggerito dalla pesante eredità lasciatagli da uno dei più famosi slogan kantiani.
Il luogo di indagine di Rothacker è l’agorà dei dibattiti interni alle più varie discipline, dal diritto alla teologia, dall’economia alla letteratura, luogo da cui trae l’impressione che ogni sistema coerente proposto nella storia delle singole scienze condivida una pretesa di verità e di fondazione scientifica. Secondo Rothacker “la dogmatica non è […] altro che l’esplicitazione sistematica di un orientamento particolare, di uno stile determinato, di un modo specifico di vedere le cose” (p. 46), a cui viene surrettiziamente attribuita una valenza universale. La natura dogmatica di ciascuno di questi sistemi, che si tratti del diritto romano o di quello germanico, del classicismo piuttosto che del barocco, emerge solo con il senno di poi, nel momento in cui la determinazione specifica storicizza il sistema e lo riduce alla sua provenienza particolare. Rothacker tiene molto a sottolineare che il passaggio dall’orientamento filosofico a quello dogmatico e di qui a quello storico (percorso lungo il quale la pretesa di universalità e di verità del sistema in analisi si affievolisce progressivamente) non annulla in alcun modo né inficia “la perfetta coerenza sistematica del sistema” (p. 51).
Il punto delicato in questo dibattito è ovviamente la natura del cambiamento che per Rothacker consiste in un mutamento della fede, della convinzione nella validità universale, senza che però questo passaggio riduca di alcunché la validità scientifica del sistema in analisi. Una dogmatica resta un immenso lavoro sistematico e teoretico che non svela affatto una natura non scientifica, rimanendo anzi un indirizzo di ricerca di prim’ordine e dall’esito scientifico duraturo. Il tratto caratteristico della proposta rothackeriana consiste nel salvaguardare la valenza scientifica della coerenza sistematica riconducendo il contenuto scientifico specifico ad una sorta di strumento sui generis secondo finalità ad esso esterne.
Rothacker può allora trarre una conclusione importante secondo la quale, “la dogmatica è l’unica fonte di quanto è contenuto nel nostro sapere spirituale” (p. 64). Il punto in questione è che uno stile di pensiero concreto e dogmaticamente formulabile può essere oltrepassato, e svelato in quanto dogmatico, solo da uno stile nuovo e diverso, a sua volta concreto, cioè dogmatico. Questo perché in astratto potremmo anche sapere di molti mondi e crearne altrettanti, muovendoci nell’ambito delle possibilità, le quali sono di numero illimitato, ma sotto il profilo pratico, della creazione di senso, siamo vincolati ad uno solo di essi: “quello in cui ci troviamo e da cui, avendo per noi un “significato” ed essendo quindi “vero”, ricaviamo stili di vita eccedenti la coscienza individuale” (p. 8), soprattutto, quello in cui si sono concretamente realizzate le dogmatiche che ci precedono e ci informano.
“Per una legge essenziale, tanto misteriosa quanto inaggirabile, solo ciò che è concreto ò essere effettuale, ciò che è effettuale però è sempre particolare e le particolarità possono però essere spiegate solo dogmatica” (p. 65).
Essendo dogmatici tutti i sistemi delle scienze dello spirito, ecco allora porsi insuperabile il problema del relativismo e, nella prospettiva di Rothacker, quello dello storicismo. Il problema sorge dal confronto impietoso tra la coerenza e cumulatività delle scienze della natura e l’insormontabile contraddizione delle varie metafisiche. Per quanto riguarda le differenze tra i vari sistemi accomunati da una medesima pretesa di verità, Rothacker ritiene che la responsabilità possa “risiedere solo in quella che è la fonte di tali pretese di verità, ossia nella vita creativa stessa, poiché è proprio ad essa che dobbiamo la produzione di questi patrimoni culturali” (p. 67), una produzione rispetto alla quale il nostro autore si chiede, con la massima serietà, “se “creativo” e “relativo” non significhino in definitiva la medesima cosa” (p. 67). Secondo Rothacker dunque, è la vita stessa a far progredire i fenomeni culturali, secondo un gradazione gerarchica di relatività che va, da un estremo all’altro, dall’arte alle scienze esatte della natura, passando per l’etica, l’educazione, il diritto, l’economia.
Lo storicismo ha dalla sua, nella prospettiva di Rothacker, la possibilità di poggiare sull’osservazione di un puro e semplice fatto, “che l’umanità èscissa in culture, epoche e individui” (p. 74). A questo si aggiunga la considerazione che la vita produttiva è prassi e che la prassi è inesorabilmente prospettica, per la semplice ragione che non si può essere nel medesimo tempo Rembrandt e Fidia, ma soprattutto non si può essere al tempo liberista e protezionista, liberale e totalitario, cristiano o buddista. A questo bisogna aggiungere che non si danno intuizioni se non forma prospettica.
A ben vedere, dal momento che ognuna delle dogmatiche è internamente coerente e frutto di un’intuizione prospettica, non è corretto considerarle in contraddizione. Per poterlo fare, infatti, bisognerebbe poter occupare una posizione superiore alle varie prospettive, godere di un’intuizione pura non prospettica e di un accesso diretto alle cose; esattamente ciò che per Rothacker non si dà. Ogni opera dotata di una pretesa di verità deve concretamente esistere, e deve essere concreta perché intuitiva e intrecciata alla vita. In ultima istanza, la relatività delle opere si fonda sul fatto che “l’uomo è un essere che agisce”, secondo un interesse particolare (p. 80). La dogmatica di Rothacker a questo punto non sarebbe altro che la spiegazione della pretesa di verità implicita in una certa opera, un’operazione teoretica inesorabilmente a posteriori.
Rimane all’autore solo da risolvere un problema dello storicismo, “il carattere insoluto delle tensioni che sussistono tra l’impulso immanente della ratio alla validità universale e l’insuperabile concretezza della vita creativa: una concretezza che appunto genera relatività” (p. 88). Con un lessico che si avvicina spesso a quello heideggeriano, mantenendo nondimeno una certa autonomia e originalità, Rothacker sostiene una teoria esplicitamente convergente con quella di stampo heideggeriano, stabilendo la necessità di tenere ben distinti due diversi livelli, quello della constatazione, delle verità-conformi potremmo dire oggi, non relativizzabile, e quello delle visioni-del-mondo, relativizzabili all’interesse che mena l’indagine, inesorabilmente diverso, individualmente e contestualmente, da quello di altro autore. Muovendosi con agilità tra temi resi celebri da Heidegger e Husserl, l’autore nota che il tratto relativizzabile dell’interesse, della prospettiva fu proprio delle scienze esatte della natura, delle oggi dette scienze dure, così come delle scienze dello spirito, con l’unica differenza che le prime hanno definito una prospettiva univoca sugli oggetti degni di essere interrogati. La scientificità di una proposta sistematica “non pertiene anzitutto agli interrogativi schiudono inediti ambiti di ricerca, ma poggia in quanto tale sulla precisione della risposta interrogativi” (p. 98).
In breve, ogni dogmatica può vantare una validità universale fintanto che non verrà oltrepassata o semplicemente affiancata da una dogmatica alternativa, sorta da principi di interrogazione diversi, senza per questo perdere, ovviamente qualora fosse coerente e sistematica, la sua pretesa di validità epistemologica.
Uno dei tratti più deboli di questa proposta teorica è il tentativo, per altro necessario alla tenuta logica del contributo, di ravvisare in una sorta di armonia prestabilita la ragione della convergenza sempre e comunque meravigliosa tra la produttività cognitiva, che conduce a scoperte e all’individuazione di relazioni, e la produttività tecnica (p. 107).
I problemi lasciati aperti da questo saggio, ben stigmatizzati dal curatore — che ad essi dedica l’ultimo paragrafo dell’introduzione nella quale contestualizza lo scritto in questione nella più ampia e sistematica riflessione dell’autore — non ne oscurano comunque i meriti; per un verso questo testo, pubblicato nel ’54, anticipa molti dei temi resi celebri se non addirittura classici da Verità e metodo, del ’60, per altro verso eccede l’ambito ermeneutico con riflessioni come quelle sulla dialettica tragica tra vita e forme e sulla riabilitazione della dogmatica come tratto scientifico delle Geisteswissenschaften, , quest’ultimo, tutt’altro che scontato.

Indice

Introduzione: Ragione concreta e coinvolgimento dogmatico di Tonino Griffero 
L’uomo tra dogma e storia 
Scienze dello spirito e scienze della natura 
Il concetto della forma di pensiero dogmatica 
L’imprescindibilità del pensiero dogmatico 
Le ragioni dello storicismo 
Il problema dello storicismo 
Nota bio-bibliografica


L'autore

Erich Rothacker (1888-1965) è stato un importante storico della filosofia, un originale prosecutore della riflessione diltheyana sulle scienze dello spirito, uno studioso dell’ontologia stratificata della personalità nonché il fondatore di un’antropologia della cultura orientata alla filosofia e alle scienze umane. Tra le opere principali, nessuna delle quali disponibile in italiano — salvo il breve scritto L’idea di una scienza nuova dell’uomo, tradotta ad opera della Biblioteca Hertziana di Roma nel 1938 — ricordiamo Einleitung in die Geisteswissenschaften, , Tübingen 1920; Logik und Systematik der Geisteswissenschaften, , München-Berlin 1927; Geschichtsphilosophie, , München-Berlin 1934; Die Schichten der Persönlichkeit, , Leipzig 1938; Probleme der Kulturanthropologie, , Bonn 1982 (ma prima ed. Kohlhammer, Tübingen 1942); Mensch und Geschichte, u. Dünnhaupt, Berlin 1944 (ried. abbreviata Athenäum, Bonn 1950); Schelers Durchbruch in die Wirklichkeit, Bouvier, Bonn 1949; Intuition und Begriff. Ein Gespräch (con Johannes Thyssen), Bouvier, Bonn 1963; Heitere Erinnerungen, äum, Frankfurt a. M.-Bonn 1963; Philosophische Anthropologie, Bouvier, Bonn 1964, 1962; Zur Genealogie des menschlichen Bewußtseins, a cura di W. Perpeet, Bouvier, Bonn 1966 (postumo); Gedanken über Martin Heidegger, , Bonn 1973 (postumo); Das Buch der Natur: Materialien und Grundsätzliches zur Metapherngeschichte, cura di W. Perpeet, Bouvier, Bonn 1979 (postumo).


Il curatore

Tonino Griffero è professore ordinario di Estetica nell'Università di Roma Tor Vergata, direttore delle collane "Oltre lo sguardo. Itinerari di filosofia" (Armando Editore Roma), "Percezioni. Estetica & Fenomenologia" (Christian Marinotti Editore Milano), di "Sensibilia. Colloquium on Perception and Experience" (www.sensibilia.it, Mimesis Edizioni Milano) e di "Leitmotiv. Motivi di estetica e filosofia dell'arte" (Led Edizioni Milano) (http://www.ledonline.it/leitmotiv/). Tra le sue pubblicazioni: Interpretare. La teoria di Emilio Betti e il suo contesto (1988), Spirito e forme di vita. La filosofia della cultura di Eduard Spranger (1990), Senso e immagine. Simbolo e mito nel primo Schelling (1994), Cosmo Arte Natura. Itinerari schellinghiani(1995), L'estetica di Schelling (1996), Oetinger e Schelling. Teosofia e realismo biblico alle origini dell'idealismo tedesco (2000). Immagini attive. Breve storia dell'immaginazione transitiva(2003), Il corpo spirituale. Ontologie "sottili" da Paolo di Tarso a Fredrich Christoph Oetinger (2006).

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