lunedì 26 luglio 2010

Archibugi, Daniele, Cittadini del mondo. Verso una democrazia cosmopolitica.

Il Saggiatore, Milano, 2009, pp. 320, € 20,00, ISBN 9788842814986.

Recensione di Tiziana Torresi – 26/07/2010

Filosofia politica

In Cittadini del mondo. Verso una democrazia cosmopolitica Daniele Archibugi discute la necessità di estendere la pratica democratica alla comunità internazionale, offrendoci un’analisi critica della reale possibilità di successo di una riforma democratica cosmopolita. Questo libro rappresenta un contributo molto atteso da parte di uno dei maggiori ed originali sostenitori della teoria cosmopolita, ed è la culminazione di due decenni di riflessione su questi temi. Questo fatto è evidente nella ricchezza e profondità di pensiero delle argomentazioni che l’autore propone in questo suo testo che è un contributo sia ad un dibattito politico fondamentale che alla trattazione accademica della teoria democratica in senso più stretto.

Il libro si sviluppa in due parti. La prima è dedicata alla teoria democratica cosmopolita. La seconda affronta le questioni più pragmatiche e istituzionali poste da un progetto di riforma così ambizioso. È un pregio del libro questo affrontare il problema di quali passi siano necessari per arrivare alla realizzazione del progetto di democrazia cosmopolita. Archibugi non descrive semplicemente l’assetto finale che dovrebbero idealmente avere le istituzioni cosmopolite democratiche, che sarebbe già in se stesso un grosso risultato, ma insiste nello spiegare quale possibile strada potrebbero prendere le riforme necessarie a raggiungere il fine preposto. L’autore traccia quindi una possibile e plausibile traiettoria di riforma e riorganizzazione delle organizzazioni internazionali nella direzione di una maggiore democraticità e sottolinea anche quali cambiamenti sarebbero necessari alla politica estera delle attuali democrazie, parte integrante quest’ultima del progetto di democrazia cosmopolita proposto da Archibugi. Questo libro rappresenta quindi una risposta convincente ai tanti scettici e critici della democrazia cosmopolita, delineando un modello ideale ma non limitandosi alla definizione di una mera utopia.
Archibugi afferma che la democrazia è, all’alba di questo nuovo millennio, non solo il sistema politico vittorioso, ma l’unico che abbiamo a disposizione. La gente, in tutto il mondo, ha scelto la democrazia e combattuto per essa, dando vita ad un potente movimento transnazionale che ha raggiunto sorprendenti risultati di cambiamento, spesso con mezzi relativamente poco cruenti. Questa è forse la maggiore indicazione che la democrazia sia realmente un sistema di valori universali. Questa interpretazione è forse un po’ ottimista, ma questo libro non è certo un’ingenua celebrazione delle effettive virtù delle democrazie esistenti, anche se l’autore riconosce i vantaggi materiali che il vivere in una democrazia comporta.
Al contrario, è proprio la dualità di comportamento politico delle democrazie a diventare il bersaglio della critica dell’autore: le democrazie applicano due standard diversi nel loro comportamento, rispettando principi democratici all’interno dei loro confini ma rifiutandosi di fare altrettanto, e quindi di condividere il potere decisionale, nell’arena internazionale. La politica mondiale quindi è dominata da un’oligarchia di stati. È questa schizofrenia che la democrazia cosmopolita si propone di curare estendendo i principi e le pratiche democratiche di là dai confini degli stati.
L’istituzione di un sistema democratico cosmopolita è, d’altra parte, anche necessario all’effettivo controllo democratico da parte delle comunità politiche. La crescente globalizzazione di economie, culture, e processi politici e sociali ha eroso le capacità decisionali democratiche delle comunità politiche le cui azioni sempre più sono influenzate, ed influenzano, quello che succede al di fuori dei loro confini. I processi decisionali democratici devono quindi essere aperti ed allargati a tutti coloro che subiscono gli effetti delle decisioni prese.
Archibugi suggerisce un progetto di partecipazione diretta delle persone alla democrazia a livello internazionale attraverso la creazione di istituzioni cosmopolite che vadano ad affiancare le tradizionali istituzioni statali e internazionali, nel senso di inter-statali. Lo scopo non è quindi, la creazione di istituzioni federali fortemente centralizzate a livello globale, una specie di stato e governo mondiale, ma piuttosto la creazione di livelli multipli di governo democratico. Le istituzioni cosmopolite supplementerebbero quindi, ma avendo anche una funzione contenitiva, le istituzioni statali nel governare su questioni che abbiano rilevanza globale.
Questo scopo si può raggiungere riformando e rafforzando il ruolo delle istituzioni internazionali già esistenti ma anche con la creazione di nuove istituzioni. Il candidato principale per le riforme è l’ONU per la quale Archibugi propone che, prima di tutto, svolga effettivamente le mansioni che già ora gli spettano e poi che si muova nella direzione di procedure, e di un ethos, più democratici.
Tra le nuove istituzioni suggerite da Archibugi la più interessante è quella di un parlamento mondiale. Questo organo avrebbe, almeno inizialmente, un ruolo di consiglio e di suggerimento di politiche, ma con la prospettiva di un ampliamento dei suoi poteri. Il parlamento mondiale sarebbe il foro ideale per l’espressione della voce dei cittadini del mondo. Un foro dove fosse possibile rappresentare anche soggetti politici diversi dagli stati, per esempio, movimenti sociali, migranti, minoranze i cui interessi e richieste spesso non coincidono con quelli espressi dagli stati.
Archibugi propone anche profondi cambiamenti nella politica estera delle democrazie per allinearla con i principi democratici che esse applicano all’interno dei loro confini, e suggerisce come le istituzioni cosmopolite potrebbero contribuire efficacemente alla soluzione di problemi internazionali spinosi come interventi umanitari e rivendicazioni di auto-determinazione nazionale fornendo una fonte indipendente di giudizio. Discute inoltre lo scottante problema della promozione della democrazia nei paesi che ancora non la hanno adottata sostenendo con forza l’idea che la democrazia non possa essere “esportata” con la forza delle armi.
Non si può sottovalutare la portata dei cambiamenti che Archibugi suggerisce per le istituzioni internazionali esistenti e per la politica estera degli stati, se implementate, la politica globale ne sarebbe cambiata radicalmente.
Però voglio concentrarmi qui sull’idea che ho trovato più suggestiva nella trattazione di Archibugi, la rappresentazione diretta degli individui a livello globale, ed in maniera forse un po’ ingiusta mi concentrerò in particolare su quello che Archibugi non dice nel suo libro ed in particolare su quelli che si potrebbero definire problemi di accesso.
La politica democratica presume l’esistenza di una sfera pubblica di dibattito. Mi sembra che questo punto richieda risposte particolarmente convincenti a livello globale, visto che molti teorici politici hanno ipotizzato l’impossibilità dell’esistenza di una sfera di dibattito pubblico efficace e, soprattutto, inclusiva a livello globale.
Archibugi affronta il problema del multilinguismo nella comunità politica globale, e suggerisce delle soluzioni plausibili a quel livello. Però mi sembra che ci siano altri problemi collegati a questo, tra i quali, il pluralismo di valori, che si estende fino a negare la validità stessa del sistema democratico; ed un problema che potremmo definire epistemico, che include problemi di pubblicità, trasparenza e di informazione efficace. E questo soprattutto per tutti quei cittadini del mondo che si trovano in una posizione svantaggiata, molti dei quali potrebbero non essere neanche consapevoli della natura globale delle decisioni politiche che li riguardano. E ciò conduce direttamente al prossimo punto.
È un peccato che il dibattito sulla democrazia cosmopolita e quello sulla giustizia socio-economica globale spesso procedano su binari paralleli, come in questo caso. Tale aspetto mi sembra problematico per tre motivi. Il primo, è teorico, e si riferisce alla compatibilità teorica di alcune teorie di giustizia globale con quella di teoria cosmopolita, per cui un maggiore dialogo tra questi due campi di ricerca potrebbe risultare proficuo per entrambi.
La seconda, e più importante, ragione è che ignorare la preoccupazione principale dei teorici che si occupano di giustizia socio-economica globale, cioè la povertà globale, è un serio limite della proposta di democrazia cosmopolita qui discussa.
Se infatti la proposta di democrazia globale di Archibugi ha come scopo il dare voce a tutti i “cittadini del mondo”, non affrontare direttamente l’enorme ostacolo alla partecipazione democratica rappresentato dalla situazione di povertà e privazioni di un così grande numero di essi è un grosso punto cieco della teoria proposta.
Una condizione di povertà estrema impedirebbe effettivamente a coloro che ne soffrono di partecipare nella politica globale, anche se esistessero istituzioni democratiche cosmopolite formalmente inclusive. Mi sembra quindi che una proposta di democrazia cosmopolita debba affrontare in parte anche la questione delle basi socio-economiche dei diritti politici affrontando il problema della giustizia socio-economica globale.
La relazione funziona anche al contrario, nel senso che – e questa è la mia terza ragione - la creazione di istituzioni cosmopolite democratiche potrebbe rappresentare uno strumento importante nel raggiungimento di riforme che possano alleviare la povertà globale.
Se queste questioni non sono affrontate seriamente la rappresentazione individuale in un possibile parlamento mondiale non sarà genuinamente di tutti i cittadini del mondo, ma solo di quelli fortunati abbastanza da trovarsi in condizioni tali da poter partecipare, e questo sembrerebbe privare questa proposta di riforma democratica di una parte rilevante del suo potere progressista.

Indice

PRIMA PARTE: La teoria della democrazia cosmopolitica
    1. La concezione della democrazia
    2. Democrazia e sistema globale
    3. L'architettura della democrazia cosmopolitica
    4. Il dibattito critico sulla democrazia cosmopolitica
SECONDA PARTE: La prassi della democrazia cosmopolitica
    5. La centralità delle Nazioni Unite
    6. Cosmopolitismo e intervento umanitario
    7. Si può esportare la democrazia?
    8. Una prospettiva cosmopolitica sull'autodeterminazione dei popoli
    9. E' possibile una democrazia multilinguistica?
   
CONCLUSIONI: La prospettiva di una democrazia cosmopolitica


L'autore

Daniele Archibugi è Dirigente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), Roma, affiliato all'Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali (IRPPS) ed è Professore di Innovation, Governance and Public Policy all' Università di Londra, Birkbeck College, Department of Management. Si occupa di economia e politica del cambiamento tecnologico e di teoria politica delle relazioni internazionali. Si è laureato in Economia presso l’Università di Roma "La Sapienza" e ha conseguito il Dottorato di Ricerca presso lo SPRU, Università del Sussex. Ha lavorato e insegnato presso le Università del Sussex, Cambridge, Napoli e Roma. Nell'anno accademico 2003-2004 è stato Leverhulme Visiting Professor alla London School of Economics and Political Science, affiliato al Department of Government e al Centre for the Study of Global Governance, e nell'anno accademico 2004-2005 Lauro de Bosis Visiting Professor alla Harvard University, affiliato al Department of Government e al Minda de Gunzeberg Center for European Studies. Nel giugno 2006 è stato nominato Professore Onorario dell'Università del Sussex. È consulente dell’Unione Europa, dell’OCSE, di varie agenzie delle Nazioni Unite e di governi nazionali. Ha diretto numerosi progetti di ricerca per la Commissione Europea e per altre organizzazioni internazionali. E' attualmente il PResidente del Gruppo di Esperti della Commissione Europea sul tema "A Wide Opening of the European Research Area to the World". Ha scritto diversi libri e più di 150 articoli in riviste accademiche. Tra i suoi libri più recenti, è co-curatore di The Globalising Learning Economy (Oxford University Press, 2001), e curatore di Debating Cosmopolitics (Verso, 2003). Il suo ultimo libro, The Global Commonwealth of Citizens. Toward Cosmopolitan Democracy, è stato pubblicato dalla Princeton University Press nell'ottobre 2008 e con il titolo Cittadini del mondo. Verso una democrazia cosmopolitca da Il Saggiatore nel gennaio 2009.

Link

Il sito dell’autore
http://www.danielearchibugi.org/indexi.htm

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