lunedì 12 dicembre 2011

Magni, Luca, Una introduzione alla riflessione sul Tempo. Assoluto o A-Χρóνος

München, GRIN Verlag, 2011, pp. 71, euro 27,90, ISBN 978-3-640-95816-0

Recensione di Pietro Camarda – 09/10/2011

Il testo di Luca Magni, tentando di prendere posto nell’esclusivo catalogo delle trattazioni sul tempo, pur presentandosi sotto una veste ridotta e maneggevole, si rivela di una densità che rispecchia l’imponente tematica e le molteplici teorie a proposito, inoltre si propone di fornire un contributo critico alle diverse prospettive interpretative sulla riflessione del tempo: confrontarsi con il problema del tempo significa mettere in discussione l’intera impostazione della metafisica occidentale e quindi sottoporla a critica.

Il testo di Magni, pur essendo esplicitamente un’introduzione ad un lavoro successivo più lungo e possente sul tema, ha il merito di iniziare ad una nuova ed originale riflessione critica sul tempo. Infatti, la riflessione prende necessariamente le mosse da una linea di continuità con l’intera riflessione filosofica, nel suo sviluppo storico, e si concentra sull’idea/concetto di tempo dando vita a una storia critica del tempo che si svolge in tre momenti: riflessione sul tempo sotto un profilo storico-critico; ricognizione degli intercessori che hanno permesso l’originale lettura dell’autore; introduzione al problema del tempo.
Si tratta di “enucleare quella che è la Ur-Frage della mia riflessione, quel Fondo-Fondante, o der Grund des Abgrunds, quella Domanda-Fondamentale  che l’ha generata” (p. 2), questo è l’intento dell’Autore, come dice nella nota introduttiva.
Nel testo si nota sin da subito la difficoltà di afferrare e affermare un tale concetto che già nel momento della sua presentazione sfugge alla parola stessa, imponendo un linguaggio oltre il senso comune e richiedendo una riflessione supplementare. Ecco perché la storia della filosofia che ha visto molti interventi sul problema del tempo e che, seppur declinato in vario modo, secondo differenti forme e denominazioni, sembra essere il problema della filosofia: promotore dell’autentico atto del domandare, dimensione autentica del Pensare (da intendersi come inclusione nella dimensione-temporale). E se la dimensione del Pensare coincidesse con quella del Tempo, sino a svelarne la struttura autentica: a-temporale? Ma per analizzare questo bisogna passare per le posizioni espresse nella storia della filosofia, anche se si è sempre presa in considerazione la Natura del tempo, sempre in relazione ad altro da sé e mai per sé.
Ci sarebbero, a detta di Magni, due filoni di riflessione sul tempo nella storia della filosofia: un’interpretazione fisica o naturale e una psicologica. Entrambi queste linee di riflessione sul problema del tempo sembrano venirsi a legare a quella sull’Essere: l’Autore ci ricorda come Heidegger si chiedeva “in cosa una certa determinazione del tempo ha implicitamente governato la determinazione del senso dell’essere nella storia della filosofia?”.
La storia della filosofia del problema del tempo sembra iniziare da Anassimandro che introduce il concetto di άπειρον ovvero di infinito come principio primo, fondatore di tutto, gettando così le basi per la distinzione dicotomica tra kronos e aidios (tempo divoratore e tempo eterno). Dopo c’è Eraclito che introduce un’altra struttura ideale del tempo, quella del “tempo ciclico”. A partire da queste due posizioni già l’autore inizia a modellare la sua proposta che sarà di un Tempo Ultra-Temporale (A-Χρóνος), slegato da connotazioni e definizioni  troppo strette per tale fenomeno.
Poi è la volta di Parmenide che, a partire dalla dicotomica distinzione tra Essere (immobile ed eterno) e Non-Essere (soggetto al divenire), sviluppa una teoria del tempo (uno, eterno, lineare, ingenerato, immortale, indivisibile) subordinata a quella dell’essere (che farà prendere le mosse alle critiche di Heidegger e Derrida), fino ad arrivare a Melisso di Samo che dimostra come l’infinità spaziale e quella temporale si implicano a vicenda. “Il legame tra Essere e Tempo è una insolubile unione che si è protratta lungo tutto lo sviluppo della Filosofia” (p. 12) e che con Platone si concentra, da un lato, nella comunanza tra le Idee e le cose che vi partecipano, instaurando una differenza ontologica tra le Idee e il sensibile; dall’altro nella definizione di tempo che si ritrova nel Timeo come “immagine mobile dell’eterno”. È così he questo problema sembra presentarsi all’origine stessa dello sviluppo della riflessione filosofica, e con Aristotele viene affrontato in entrambi i modi suddetti: nella Fisica in modo naturale (nella celebre definizione di tempo come “numero del movimento secondo il prima e il poi”), nella Metafisica in modo psicologico (come “primo motore immobile”). 
Con Agostino si ha un tempo che è “in animo proprio”, interiore, tutto psicologico, mentre in pieno Medioevo, con Tommaso, si ha una suddivisione in tre livelli: eternità (come non-tempo del divino); divenire storico (a partire dalla creazione); tempo (come transitorietà). 
Nell’età moderna, con Cartesio si ha un “Io penso” che risulterebbe essere il nome dell’attività del “temporeggiare”, inteso come tempo preso al pensiero nell’atto del dubitare. Newton e Galilei pensano ad un tempo Assoluto, al contrario di Hume per il quale il tempo è causalità. Per Kant il tempo è una forma a priori della conoscenza sensibile e cioè condizione della possibilità della nostra conoscenza sensibile, mentre per Hegel “la coscienza viene a posizionarsi nel Tempo, è un qualche cosa di temporale, ma non si identifica con il Tempo, che pertanto, non risulta essere una soggettivzzazione di questo, ma anzi, esso viene a costituire quella che è la concezione della Storia, che è una struttura sovra-soggettiva” (p. 23).
Nietzsche, poi, pensa ad un tempo che diviene nel suo in-esaurirsi Eterno-Ritorno, in una ciclicità illimitata. Con Bergson il tempo viene diviso in due livelli: uno soggettivo e l’altro oggettivo, rispettivamente: coscienziale e fenomenico. Con Husserl e la fenomenologia in generale, il tempo diviene il campo di lotte della relazione tra soggetto e mondo che quindi fa del tempo una modalità intrinseca del modo di presentarsi delle cose, fino a rendere necessaria una retrocessione verso la ricerca di un Tempo-Originario (Ur-Zeit) che legherebbe di nuovo il problema del tempo a quello dell’essere (problema che affronterà Heidegger) e farebbe della forma del presente lo sfondo genetico di tale tempo originario (questione affrontata da Derrida).
S’impone a questo punto un atteggiamento critico nei confronti della passata, nonché “volgare” (come dice Derrida), concezione del tempo, tentando di esporre ciò che di esso è stato dimenticato e i fraintendimenti cui ha dato luogo nello sviluppo dell’intera storia della filosofia. 
L’Autore a questo punto, nel secondo capitolo, prendendo in considerazione le riflessioni di Heidegger e Derrida, compie una svolta significativa per presentare quella che è la sua teoria sul tempo: per quanto riguarda la riflessione di Heidegger, le questioni sarebbero legate alla concezione della temporalità nella storia della filosofia ed alla confusione tra essere ed ente derivante da questa. L’orizzonte critico diviene la “cronicità dell’essere”, inteso come orizzonte ontologico dell’interpretazione dell’essere determinato a partire dal senso del tempo. Il problema esposto diventa relativo alla dimensione del tempo, al fine di recuperare l’autenticità dell’essere, in un progetto critico dell’intera storia della metafisica. 
Magni comincia a prendere posizione a partire dalla possibilità aperta dalle questioni sollevate dal testo heideggeriano (erronea formulazione della dimensione temporale, interpretazione sbagliata del tempo e conseguente  progetto di decostruzione). Per l’Autore la concezione lineare del tempo non esiste, ma piuttosto, nella differenza tra una temporalità dell’ente (Zeitlichkeit) e una temporalità dell’essere (Temporalität), si evince una considerazione del tempo non più nella sua relazione ad altro, imponendosi così una elaborazione del concetto stesso di tempo nella sua singolarità, come Tempo-Assoluto.
La questione a questo punto si sposta e diventa: cosa farebbe di un tempo il suo tempo? Ovvero, c’è un tempo del tempo? O ancora, c’è un al di sopra della dimensione temporale che la governa anche se di questa sembra essercene solo una (nostra) rappresentazione? Siamo alle prese con due dimensioni: quella dello Im-Perituro e quella del Mutevole. Il pensiero si costituisce come tramite tra queste due e come il dubitare (di Cartesio) prende tempo in esse. Del resto il pensiero, nella sua declinazione dubitante, è il limite oltre il quale Cartesio non riusciva a pensare differenza; così l’Autore, vede il pensiero come la forma autenticamente-abissale tra le leggi del mutamento e la dimensione imperitura.
Come Heidegger, Magni, distingue tra due differenti dimensioni metafisiche che presentano differenti legislature temporali e in più pensa sia possibile superare l’errore storico della confusione tra essere ed ente proprio relegandoli alla temporalità loro appropriata. L’essere, dal momento che le Idee appartengono alla dimensione dell’Eterno, è quell’Idea che fa da tramite, da relazione-assoluta, tra le manifestazioni del mondo e le loro Idee generanti. Quindi Mondo e Idee appartengono ad un struttura temporale che prevede un continuo fluire: ma, allora, che cos’è questo Tempo? Quale è il fondo di tale dinamica dell’origine? Siamo in una metafisica che ha saputo trattare la temporalità solo come presente, privilegiandone questa forma: privilegio che viene a cadere quando si mostra la sua continua iterazione attraverso la traccia (Derrida), fino a dover pensare ad un continuum antecedente tra eterno e tempo deciduo che sopprime la dicotomia tra eterno e tempo.
All’origine del Tempo ci starebbe una sorta di durata comprensiva sia della dimensione eterna sia  di quella temporale, mantenendo i due piani già abbozzati da Platone. Il flusso temporale si presenterebbe sotto forma di un struttura “spettrale” che fonderebbe la costituzione, secondo principi e categorie mutevoli, del Tempo-Assoluto. Quest’ultimo non sarebbe un tempo senza tempo, ma un tempo che comprende in sé (almeno) due forme: quella del mutare e quella del restare, come sue categorie.
S’innestano così processi di metamorfosi temporale all’interno di un flusso continuo tra le due dimensioni, scatenando così lo spettro del tempo, cioè la sua dimensione operativa. Ma, che ne è del tempo? Lo si ritrova al di là di se stesso, come uno strano caso d’identità che prende corpo solo fuori da sé, in un oltre se stesso che lo governa. “Il Tempo sembra essere l’unico A-Χρóνος, ovvero l’unica struttura metafisica che sia al di fuori del Tempo stesso e, proprio per differenza e precisazione da quello che è sempre stato considerato l’Eterno, esso non Per-Mane in un Di-Venire Temporale perché In-Mutevole, ma proprio perché esso genera quel Divenire e non è possibile applicare alcuna di queste caratteristiche proprio perché vengono ad essere relegate al Fluire-Temporale e a quelle che sono le sue sotto-stanti Dimensioni Metafisiche” (p. 40).
Ma come può essere al di là di sé stesso ed essere presente nelle sue manifestazioni dimensionali sia nel Mondo che nelle Idee? Si presenta come un struttura non orientabile oltre se stessa ma presente come manifestazione spettrale dello A-Χρóνος di cui il Tempo-Assoluto è un’idea e/o concetto. La struttura del Tempo-Assoluto è costituita da tre Strati gerarchizzati: lo A-Χρóνος, il Tempo-Eterno  il Tempo-Deciduo, che nelle loro relazioni logico-temporali ne esplicano la Struttura Fondamentale. Infine, per iniziare una nuova riflessione sul tempo, è necessario individuare i cortocircuiti della tradizione che hanno dato vita alle aporie e alle incomprensioni sul tema, quindi, in virtù di “una de-costruzione di tutte le passate concezioni” (p. 58), giungere alla sua definizione come Struttura (non come Concetto e/o Idea, che si vengono a costituire in seguito al Tempo), ovvero come fondamento costituente di una dis-posizione. Il Tempo, segno di una divisione, di una distanza tale per cui non ci sarebbe altrimenti, richiede la soluzione dell’elusione di una domanda sul problema che esso stesso genera, pretendendo l’iterabilità come possibilità, producendo memoria senza alcuna successione spazio-temporale, in un continuo rilancio differenziale che eccede la presenza nella ripetizione seriale dell’evento pluridimensionale (senza sistema).
Il testo si articola tra gli snodi concettuali che modulano la riflessione sul tempo e ha lo scopo specifico di formulare una teoria (introduttiva) su di esso. Magni punta, attraverso un’introduzione alla riflessione sul Tempo-Assoluto, ad enucleare le domande strutturali della riflessione sulla Natura del Tempo, per una esplicazione delle fonti di tali questioni.    


INDICE

Nota introduttiva
Il problema del Tempo nella Storia della Filosofia
Il problema dell’Autentico Tempo
Questioni per una nuova riflessione sul Tempo
Bibliografia di riferimento

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