venerdì 18 aprile 2014

Conti, Fiorenzo, Claude Bernard e la nascita della biomedicina

Milano, Raffaello Cortina, 2013, pp. 154, euro 19, ISBN 978-88-6030-595-4.

Recensione di Silvia Baglini -  15/12/2013

In occasione del bicentenario della nascita di Claude Bernard (1813-1878) Fiorenzo Conti, ordinario di Fisiologia presso l’Università Politecnica delle Marche, ha dedicato al fisiologo francese questo agile volume pubblicato nella collana “Scienza e Idee” diretta da Giulio Giorello e introdotto dalla Prefazione di Gilberto Corbellini, noto studioso della storia e filosofia delle scienze mediche. 
La figura di Claude Bernard si staglia come un gigante nella storia del pensiero scientifico per i suoi contributi 

alla fisiologia, alla medicina – a lui si fa risalire la nascita dell’odierna medicina fondata sulla biologia e sulle scienze fisico-chimiche –, all’epistemologia. Nel suo testo più famoso, l’Introduction à l’étude de la médecine expérimentale (1865), Bernard ripercorre alcuni tra i momenti più importanti della sua carriera, le scoperte più significative, fissando i canoni dell’applicazione del «metodo sperimentale» nelle scienze della vita e ponendo le basi per un rinnovamento della medicina che la trasformi da sapere empirico o “arte” affidata al talento del medico in scienza coerente e controllabile, capace di «conservare la salute e sconfiggere le malattie» secondo le acquisizioni e le metodologie delle scienze positive più progredite. Ciò ha implicazioni filosofiche più vaste dell’ambito stesso dell’epistemologia – sul quale si concentra l’attenzione di Conti come sulla parte più attuale e feconda dell’insegnamento di Bernard – poiché investe il dibattito sul ruolo e lo statuto delle scienze della «vita», nonché sul compito della medicina e sul peso politico e ideologico di tale sapere all’interno del contesto della seconda metà dell’Ottocento. L’applicazione del sapere biologico e fisico-chimico alla medicina, con cui nasce quella che oggi chiamiamo biomedicina, modifica le potenzialità tecniche e gli effetti delle pratiche mediche, getta le basi per una sistematizzazione e trasmissione del sapere nonché per una istituzionalizzazione di esso – come Conti ricorda, la riforma dell’educazione medica in Francia non precede di molti anni l’opera di Bernard (pp. 22-25) – e trasforma il ruolo del medico all’interno del suo milieu sociale. È persino sorprendente che un personaggio schivo, dedito al suo laboratorio più che alla vita mondana o politica, che sembra trovare più soddisfazione nel resoconto puntuale delle proprie sperimentazioni e nell’insegnamento che in dichiarazioni altisonanti o in affermazioni decisive (la stessa Introduction porta avanti posizioni che anni di lavoro e di autocritica hanno consolidato) abbia giocato una parte tanto rilevante in un processo di così vasta portata. Nel quadro del positivismo, la scienza medica acquisisce un’incisività sociale inedita: i suoi specialisti, depositari di una tecnica il cui obiettivo è la presa in carico e in cura di ogni individualità come tale, divengono personaggi centrali nelle pratiche di organizzazione e controllo del corpo collettivo della società industriale. Bernard si colloca in questo cammino e ne sollecita l’avanzamento non in nome di una semplice fede nel “progresso”, o di un credo filosofico, bensì alla luce delle riflessioni cui le sue ricerche l’hanno condotto: la possibilità di applicazione del metodo sperimentale alle scienze mediche riposa sul superamento delle abitudini classificatorie invalse nelle scienze naturali (in zoologia, botanica, nosografia) in nome di una considerazione che prenda a proprio oggetto le funzioni, ovvero l’organizzazione e le relazioni interne all’individuo, e al tempo stesso riconduca queste ultime a catene di fenomeni misurabili, determinabili, spiegabili ed eventualmente riproducibili. Di questa impostazione è testimone il Rapport sur les progrès et la marche de la physiologie générale en France, del 1867, che dell’Introduction è ripresa e completamento, anche in quanto relazione ufficiale commissionata a Bernard dalle autorità del Secondo Impero. La rivoluzione di cui Bernard è parte con la nascita della biomedicina è una trasformazione il cui interesse oltrepassa i confini della ricerca storica specialistica. 
Il libro di Conti si propone dichiaratamente di presentare un quadro generale dell’opera e del pensiero di Bernard, senza mirare ad esaurire tutti gli aspetti che potrebbero essere degni di attenzione più approfondita. Esso non offre d’altronde un’esposizione semplicemente sintetica, ma si concentra invece su alcuni punti focali: il contesto storico dell’opera di Bernard, con riferimenti alla cultura europea contemporanea, scientifica e non solo; i cardini dell’epistemologia bernardiana; gli studi sul sistema nervoso e il cervello, i cui risultati si sono dimostrati fruttuosi soprattutto per il secolo XX. 
Il primo capitolo ricostruisce una storia della “fisiologia prima di Bernard”, con un chiaro intento divulgativo e servendosi di una ricca bibliografia, giungendo fino a delineare il panorama degli studi alle soglie dell’Ottocento: sensibili alla crescente importanza della precisione fisica e chimica, ma ancora dipendenti da una prospettiva anatomica e al contempo ostaggio di un’esitazione metafisica di fronte al concetto di «vita». Conti applica il termine «fisiologia» ad un arco cronologico (a partire dall’antichità) che non lo conosceva, o non lo usava con il senso specifico che esso è venuto assumendo proprio nel XIX secolo: operazione condotta con cognizione e utile, che prelude a una esposizione (nel secondo e terzo capitolo) della “svolta” ottocentesca dalla quale è però quasi assente, curiosamente, Xavier Bichat (mentre righe interessanti sono dedicate ai grandi nomi della fisiologia in ambito tedesco e anglosassone). Intessendone la trama in questo contesto culturale internazionale, Conti ricostruisce la biografia di Claude Bernard, la storia dei suoi studi – con riferimento particolare al rapporto col maestro François Magendie – e delle opere e le relazioni umane e intellettuali più importanti (tra le quali spicca quella con Maria Raffalovich, esponente dell’intellighenzia russa con cui Bernard intrattenne una fitta corrispondenza e della quale l’autore offre un ampio ritratto che apre uno spiraglio su altre personalità notevoli del XIX e XX secolo). I capitoli terzo e quarto, i più densi dal punto di vista teorico, si occupano rispettivamente della «fisiologia di Claude Bernard», ovvero delle questioni del metodo e della concezione della scienza nelle sue opere, e di una parte della produzione bernardiana forse meno conosciuta, quella che riguarda gli studi sul sistema nervoso e in particolare sul cervello nel suo rapporto con i fenomeni del pensiero. L’ultimo capitolo torna ad occuparsi dell’importanza di Bernard nel suo contesto storico analizzando la ripresa della sua figura in due scrittori contemporanei e molto diversi, Fëdor M. Dostoevskij, che evoca «Claude Bernard» nei Fratelli Karamazov come simbolo della scienza atea e nichilista, e Émile Zola, che nel suo Roman expérimentale (1880) cita alla lettera l’Introduction e per il quale, in senso più ampio, Bernard rappresenta uno degli esponenti di punta dell’ambiente culturale nel cui alveo si stanno definendo i campi di studio e i metodi (anche) delle nascenti scienze umane.  
Al metodo sperimentale e alla sua applicazione alle scienze del vivente Conti dedica un’ampia sezione, nella quale esamina alcuni dei concetti centrali di Bernard a cominciare dal «determinismo». Con questo termine Bernard non fa riferimento ad una concezione filosofica dell’essere bensì ad un principio euristico tolto il quale risulta impossibile fare scienza (p. 43): sia nei viventi che nei corpi inanimati le condizioni che permettono il manifestarsi dei fenomeni sono determinate in maniera necessaria ed univoca; pertanto compito del ricercatore sarà quello di individuare tali condizioni, in modo tale da poter provocare il ripetersi del fenomeno stesso in circostanze sperimentali. Ciò significa che non vi sono fenomeni senza cause, ma non per questo Bernard abbraccia una posizione di determinismo metafisico (o, come lo chiama lui, «fatalismo» – pp. 46-47): semplicemente occorre delimitare l’ambito di ciò che la scienza può dire – e questo non può spingersi fino alla metafisica; d’altronde entro questi limiti non è legittimo richiedere meno che l’individuazione delle condizioni determinanti, tutte e sole, dei fenomeni oggetto di studio, quali essi siano. Le medesime leggi valgono per la materia inorganica e per quella organica, le leggi della fisica e della chimica (fondamentali a questo proposito erano state prima di Bernard le dimostrazioni di Lavoisier e Lavater sulla coincidenza dei processi chimici nella combustione e nella respirazione), dunque le condizioni che si ricercano saranno di questo ordine, purché non ci si dimentichi che il vivente, se non differisce dagli altri corpi per “natura”, tuttavia si caratterizza per una complessità peculiare: di qui la necessità di considerare anzitutto l’organismo in vita nello svolgimento delle sue funzioni, ovvero di porsi dal punto di vista fisiologico; la fisica, la chimica e anche l’anatomia sono scienze ausiliare, subordinate al primato della fisiologia. A differenza dei sostenitori del vitalismo, Bernard rifiuta il ricorso a forze o «proprietà» essenziali esclusive degli esseri viventi per spiegare le funzioni loro proprie: è negli ordini di complessità degli organismi che occorre ricercare la ragione per cui il determinismo dei fenomeni nei viventi può apparire tanto difficile da riconoscere. Non di meno è agli strumenti delle scienze «dure» che ci si deve rivolgere: il tipo degli esperimenti da svolgere sarà tanto più complesso e dovrà tener conto di un numero molto più grande di fattori, che altrove; ma il risultato della ricerca non sarà meno certo. Il concetto che in Bernard esprime questo dato di “complessità” è quello di milieu intérieur:  l’«ambiente interno» dell’organismo, costituito dal plasma e dai liquidi extra-cellulari, che consente il ricambio di sostanze con le cellule e dunque il loro metabolismo, e che rappresenta perciò la sede nella quale ricercare le condizioni determinanti di cui si è detto. La composizione dell’ambiente interno è effetto di processi di regolazione, più o meno efficaci, intrinseci all’organismo: questo significa che ciò che è determinato localmente è contemporaneamente in comunicazione con l’integralità dell’individuo, e con la molteplicità delle connessioni, anatomiche e soprattutto funzionali, tra le sue parti. La nozione di milieu intérieur richiede allora che il concetto di “causalità” e la relazione causa-effetto vengano ripensati: mantenendo il presupposto di base del determinismo, occorre pensare i processi causali secondo modelli diversi da quello lineare, modelli che la cibernetica – che, come Conti sottolinea, a Bernard deve molto (p. 63) – ha successivamente proposto. L’idea di auto-regolazione dell’ambiente interno interviene anche nella concezione bernardiana della patologia e della medicina: le malattie, dal suo punto di vista, non hanno alcuna “essenza” particolare, ma sono alterazioni funzionali dell’organismo dovute all’allontanamento di alcuni parametri dal loro stato “normale”. Salute e malattia sono strettamente imparentate, anzi consistono degli stessi fenomeni in gradazioni quantitative diverse, tanto che l’uno stato può essere usato per studiare l’altro; la norma risulta definita in termini di “funzionalità” dell’organismo alle richieste dell’ambiente di vita (con l’evidente rischio che il finalismo, escluso dai parametri della ricerca scientifica, si riproponga qui sotto nuove spoglie; in proposito resta fondamentale il famoso lavoro di Canguilhem su normale e patologico, che alla teoria di Bernard riserva non poco spazio). 
La prospettiva della complessità dei fenomeni è centrale in quello tra i temi di ricerca di Bernard cui Conti dedica la più ampia trattazione, lo studio del sistema nervoso e del ruolo del cervello in particolare (cap. 4, pp. 113-124). Bernard sostiene fermamente l’idea che il cervello sia «organo» del pensiero, ovvero che la sua struttura anatomica sia lo «strumento» dei processi dell’immaginare, ricordare, ragionare, ecc.: in questo modo si contrappone nettamente a quanti tra i suoi contemporanei considerano il cervello una parte “speciale” del corpo, e le funzioni del pensiero qualitativamente distinte da tutte le altre, di ordine metafisico, per cui, se pure l’esistenza di un collegamento tra la mente e le sue strutture biologiche si deve ammettere, esso avrà una natura diversa da quello tra ogni altro organo e la funzione corrispondente. Tali ragionamenti vengono bollati da Bernard come non scientifici, poiché moltiplicano i termini da spiegare (introducendo ad esempio la confusa nozione di «sostrato»): i meccanismi del pensiero possono esserci ignoti, ma l’individuazione e il chiarimento dei corrispondenti processi fisiologici costituiscono l’unica strada che la scienza ci indichi legittimamente di percorrere. Con un’intuizione coerente con la prospettiva che altri studi sul sistema vivente gli hanno suggerito Bernard ipotizza che per individuare le condizioni di tali processi occorra non tanto determinarne la localizzazione in parti definite dell’encefalo, bensì studiare «numero, reti e connessioni» (p. 120) degli elementi che risultano coinvolti. Ponendo l’accento sul concetto di organizzazione, Bernard precede di quasi un secolo idee che si sarebbero rivelate cruciali per gli studi della mente nel Novecento, fino alle attuali neuroscienze. E Conti ci rammenta, quasi di sfuggita, come sia un peccato che di un’opera tanto vasta in italiano non disponiamo che della traduzione della sola Introduction.


Indice

Ringraziamenti
Prefazione  di Gilberto Corbellini
Introduzione
1. La fisiologia prima di Claude Bernard
2. Claude Bernard e il suo milieu
Da Saint-Julien a Parigi
L’ambiente medico parigino post-rivoluzionario
I difficili inizi e lo sviluppo di una carriera scintillante
La vecchia passione 
L’uomo
3. La fisiologia di Claude Bernard
Il determinismo
L’abbandono delle finalità teleologiche e metafisiche
Il superamento della concezione anatomo-centrica della fisiologia
L’ambiente interno e la sua regolazione
La sperimentazione animale
Il metodo sperimentale
La medicina sperimentale
Appendice. Claude Bernard e la statistica
4. Claude Bernard e il cervello
Il curaro e la nascita del concetto di sinapsi
“Des fonctions du cerveau” e le radici delle moderne neuroscienze
5. La fisiologia di Claude Bernard oltre la fisiologia
Bibliografia
Indice dei nomi