giovedì 12 febbraio 2015

Labinaz, Paolo, La razionalità

Roma, Carocci, 2013, pp. 182, euro 10,20, ISBN 978-88-430-6956-9

Recensione di Alessandro Bruzzone - 19/04/2013

La razionalità è una delle questioni più intimamente legate alla natura dell’essere umano. Con questa riflessione, ripresa da Robert Nozick [La natura della razionalità, 1995], Paolo Labinaz introduce il suo notevole saggio La razionalità. In esso l’autore analizza soprattutto alcune teorie recenti che, sorte in un vivace e costruttivo dibattito interdisciplinare che prosegue tuttora, si sono rivelate così efficaci da mettere in discussione i paradigmi più consolidati.
Tali paradigmi “classici” sono l’oggetto del primo capitolo, Una panoramica tradizionale. 

L’autore osserva subito come “razionalità” sia un termine estremamente polisemico. Pertanto, in primo luogo, ne chiarisce la nozione oggetto del saggio: essa è “razionalità” intesa “in riferimento all’attività cognitiva e pratica degli esseri umani”, ovvero la “razionalità delle credenze, delle decisioni, dei processi cognitivi, delle azioni o, più in generale, dei comportamenti”; un quadro che restringe grossomodo il campo d’indagine a quello proprio “delle scienze sociali ed economiche secondo i loro principali sviluppi nel secolo scorso” (p. 11). Inoltre, se è vero che la razionalità concerne l’uso della ragione, facoltà che tradizionalmente si intende come caratterizzante l’essere umano, è altrettanto vero che non s’identifica con essa: il mero possesso della ragione non basta a rendere razionale il comportamento umano; secondo la visione più diffusa nel pensiero occidentale, la razionalità costituisce il “buon uso” della ragione (p. 11).
Tale “buon uso” è definito secondo criteri diversi a seconda della teoria considerata. Le teorie classiche della razionalità, raggruppate sotto quello che si suole definire “il quadro standard della razionalità” (the standard picture of rationality), secondo la fortunata espressione di Edward Stein [Without Good Reason: The Rationality Debate in Philosophy and Cognitive Science, 1996], sono fondamentalmente tre: la prima considera come modello della razionalità la logica deduttiva classica, di matrice aristotelica (p. 19); la seconda si costituisce come interpretazione peculiare della matematica probabilistica, ed è nota come teoria soggettiva della probabilità (p. 20); la terza, infine, ben nota in campo economico, è la cosiddetta teoria dell’utilità attesa (p. 22). Al di là delle loro differenze , tali teorie implicano sempre una netta distinzione tra razionalità e irrazionalità, identificando la prima come ragionamento secondo i corretti criteri enunciati dalla teoria medesima. Una dimensione quindi normativa, che può essere considerata secondo funzioni differenti, a seconda che si dia per assunta o meno la razionalità: nel primo caso la razionalità può essere intesa quale via per comprendere o predire il comportamento umano (funzione esplicativo/predittiva, p. 26); nel secondo, può essere concepita nei termini di qualcosa che deve essere raggiunto (funzione prescrittiva, p. 29) o piuttosto valutato (funzione valutativa, p. 32).
La funzione esplicativo-predittiva ha costituito l’impiego quasi esclusivo dei paradigmi classici di razionalità, un quadro – come abbiamo visto – che intende sempre questa come corretto utilizzo di una facoltà, la ragione, naturalmente presente nell’essere umano. La svolta empirica negli studi sulla razionalità (titolo del secondo capitolo) ha messo seriamente in discussione tale concezione aprioristica: “alla luce sia dei dati empirici sia della nostra esperienza nella vita di tutti i giorni, possiamo notare quanto la gente tende a ragionare male, compiendo errori sistematici nelle effettive pratiche di ragionamento” (p. 34). La ricerca empirica sulla razionalità è molto recente: i primi risultati risalgono agli anni Sessanta del secolo scorso. I principali filoni di ricerca sono due: le ricerche sul ragionamento deduttivo di Peter Wason, e quelli sul ragionamento probabilistico e la presa di decisione di Daniel Kanheman e Amos Tversky (p. 35).
I risultati di Wason dimostrano che il “paradigma deduttivo”, i cui modelli (i sillogismi) risalgono all’Antichità, non trova riscontro nella realtà: se Jean Piaget sosteneva che il ragionamento deduttivo, riflettente gli schemi inferenziali della logica classica, si sviluppa naturalmente negli esseri umani a partire dall’adolescenza, Wason [Il ragionamento (1968), e con Philip Johnson-Laird Psicologia del ragionamento, 1978] nega recisamente questo assunto portando a prova gli errori sistematici compiuti dai soggetti dei suoi esperimenti (p. 37).
Similmente, i risultati degli esperimenti di Kahneman e Tversky [Availability: a Heuristic for Judging Frequency and Probability, 1973; Extensional Versus Intuitive Reasoning: The Conjunction Fallacy in Probability Judgement, 1983]  hanno rovesciato la generale accettazione della teoria soggettiva della probabilità: il modo in cui le persone ordinarie integrano le loro valutazioni alla luce di nuovi dati non segue affatto i processi ottimali del calcolo probabilistico; anzi, spesso i nuovi dati oscurano le precedenti conclusioni, come avviene nel cosiddetto “effetto Volvo”, espressione con la quale ci si riferisce al fenomeno per cui, dovendo acquistare un determinato prodotto, la decisione finale è maggiormente condizionata da un unico parere negativo proveniente da persona nella quale riponiamo fiducia (amico, parente, vicino di casa, ecc…), che da un mole di dati statitistici positivi precedentemente acquisiti (per esempio, leggendo riviste specializzate). Analoga sorte è toccata alla teoria dell’utilità attesa, a seguito degli studi di Kaheman e Tversky sulla presa di decisione (pp. 39-41). 
Labinaz descrive con efficace sintesi i principali esperimenti adottati dagli autori citati, nonché il dibattito seguitone. Successivamente, nel terzo capitolo (Una razionalità a misura d’uomo), l’autore tratta i nuovi paradigmi emersi proprio a partire da quel dibattito: la razionalità limitata dell’economista Herbert Simon [Il comportamento amministrativo, 1958], una teoria che considera i processi razionali degli individui alla luce delle effettive, limitate informazioni di cui dispongono, dei limiti cognitivi delle loro menti, e dell'ammontare finito di tempo per effettuare la decisione (pp. 60-66); la prospettiva della psicologia evoluzionistica, orientamento molto recente [cfr. Barkow, Cosmides, Tooby, The Adapted Mind. Evolutionary Psychology and the Generation of Culture, 1992] che considera la cognizione umana per il suo carattere adattativo, associato alle sue origini evolutive (pp. 66-75); le teorie rientranti nella cosiddetta prospettiva ecologica, con il loro accento sull’influenza che il mondo sociale e naturale determina sulla razionalità (pp. 75-85).
Il lavoro di Labinaz si conclude con un quarto capitolo (Presente e futuro negli studi sulla razionalità) che presenta lo stato attuale dell’arte, con alcune teorie recentissime, in buona parte derivate da certi limiti riscontrati negli approcci legati all’evoluzionismo, e le prospettive di ricerca nell’immediato futuro: le teorie dei sistemi duali, nate in ambito cognitivo e neuropsicologico, che studiano la cognizione umano ipotizzando che essa sia costituita da due distinti sistemi, dedicati rispettivamente alle operazione consce e a quelle inconsce (pp. 87-97); alcune teorie proprie del settore della pragmatica linguistica (pp. 97-105); ed, infine, l’enorme dibattito interdisciplinare intorno al rapporto e alle differenze tra natura e cultura (pp. 105-115).
Il saggio di Labinaz è una sintetica ma completa introduzione a un settore di studi molto complesso. All’autore va l’innegabile merito di aver saputo gestire al meglio, dato lo spazio esiguo a disposizione (Le Bussole Carocci, pur pregevolissima, è una collana di brevi saggi introduttivi), un argomento ostico, sviluppando un lavoro importante che – da quel che mi risulta – colma una lacuna importante nel panorama editoriale nostrano.


Indice

Introduzione  

1. Una panoramica tradizionale  
1.1 Ragione e razionalità  
1.2 Il quadro (normativo) standard  
1.3 Le funzioni  

2. La svolta empirica negli studi sulla razionalità  
2.1 Le ricerche sperimentali sul ragionamento umano  
2.2 Tre classici compiti sperimentali  
2.3 Il dibattito sulla razionalità  

3. Una razionalità a misura d’uomo  
3.1 Razionalità limitata 
3.2 Le basi evoluzionistiche 
3.3 La prospettiva ecologica  

4. Presente e futuro degli studi sulla razionalità  
4.1 Razionalità e modelli duali della cognizione umana  
4.2 Razionalità, ragionamento e argomentazione  
4.3 Natura e cultura negli studi sulla razionalità  

Conclusioni  

Bibliografia  

Indice analitico  

Indice dei nomi rilevanti 

Nessun commento: