mercoledì 25 novembre 2015

Pistone, Massimo, Einstein & Parmenide

Roma, Armando, 2015, pp. 79, euro 8, ISBN 978-88-6677-866-0.

Recensione di Giuseppe Malafronte – 12/05/2015

Un’opera che conta oltre 40 capitoletti in meno di cento pagine rappresenta una sfida all’ideale classico del libro: più che spiegare pianamente, l’Autore vuole aprire connessioni che andranno, di volta in volta, approfondite e meditate. Come suggerisce lo stesso Pistone: questo è «un testo che fa dei salti» (p. 7). Il punto pregevole del volume, agile e fruibile, è appunto quello di non cedere al pericolo del frammentarismo: ogni paragrafo, per quanto breve si possa configurare (a volte anche solo poche righe), ha in sé il

pregio di essere sia esaustivo che aperto all’ulteriore ricerca. Il pubblico cui si rivolge, giovani e non addetti ai lavori, può trovare delle coordinate chiare in merito al dibattito tra scienza e filosofia, mentre i più esperti possono cimentarsi in questo “gioco” letterario magari cogliendo particolari di alcuni pensatori di cui non si era a conoscenza. Pistone dà prova di possedere a fondo il tema e di poterlo, quindi, sciogliere nelle forme della divulgazione che non cade mai nella banalità.
Einstein e Parmenide, oggetto del titolo, non sono i soli filosofi o scienziati citati nel testo, ma rappresentano la chiave per leggere il testo: la scienza e la filosofia utilizzano uno stesso registro di discorso. «Il paradigma, con cui noi osserviamo le proposizioni di questi due grandi pensatori, è lo sguardo che interroga il mondo attraverso il linguaggio e la logica, insomma usando la ragione, non altro, né esperienza, né verità rivelate. […] Parmenide e Einstein dicono la stessa cosa» (p. 11). La ragione, logica e deduttiva, è ciò che riesce ad accomunare i saperi scientifici e filosofici al di là delle apparenti differenze o delle semplici modalità specifiche.
In questo grande elogio della ragione si susseguono, in una linea volutamente diacronica e slegata, pensatori come Galileo e Cantor, Wittgenstein e Poicaré, Euclide e Heidegger, per citarne solo alcuni che, tra il mondo classico e la modernità, hanno contribuito, in vario modo, allo sviluppo del pensiero.
Tra i tanti temi affrontati nel volume, interessante è quello che riconosce alla filosofia occidentale la separazione, fin dalle sue origini, tra parola e cosa (pp. 20-22). La questione non è di facile soluzione perché non è possibile ricondurre la parola alla cosa come fossero sinonimi di una stessa realtà. È interessante notare come tale problema si sia affacciato nella storia del pensiero occidentale fin dai suoi albori, trovando diverse soluzioni che confluiscono nella posizione di Socrate: «non cerco le cose, ma le parole. Cerco le parole, le frasi, nel linguaggio e addirittura posso combinare le parole in modo diverso sempre secondo le regole del Logos» (p. 28). Dal V secolo in poi è proprio questo Logos, la ragione, a dominare la scena della riflessione filosofica e scientifica che supera la fattualità di ogni esperienza.
Il cammino della ragione deve dar conto del pericolo di incorrere in alcuni falsi miti come quello della storia o, meglio, dell’idea di storia come progresso senza fine secondo cui chi è venuto prima è inferiore a colui che lo segue. L’autore sfata questo mito ricorrendo ad alcuni  accostamenti, tra cui il più interessante è sicuramente quello tra Popper e Crisippo.
Il testo poi si conclude con un’apertura, tanto inaspettata quanto piacevole, al mondo dell’estremo oriente che viene considerato da Pistone molto più vicino alle categorie della ragione occidentale di quanto si possa immaginare e, soprattutto, vicino alle moderne teorie della fisica quantistica (pp. 71-75).
Il libro esercita, a primo impatto, un enorme fascino per la quantità di stimoli che spesso accende nel lettore anche se una seconda e più pacata lettura può mettere in evidenza alcuni limiti di quei “salti” di cui parla l’autore, a tratti, davvero troppo grandi per essere coperti. È come se, in alcuni punti, le domande, che dovrebbero aprire la lettura del testo, restassero non ben tematizzate e definite lasciando così un senso di disorientamento. In altri e ben più numerosi luoghi, invece, il meccanismo funziona e la lettura apre lo scenario di una ricerca che non si vede l’ora di intraprendere.


Indice

Premessa
E = mc2
Ludwig Wittgenstein: si deve tacere
Poincaré, Socrate, Euclide: discreto e continuo
Galileo apre all’infinitesimo
Cantor: quanto è grande un infinito?
Un passo indietro
Logos e nòos
La vita dell’intelletto intuitivo
Parola e cosa
Il nostro pensiero
Una nascita: Elea
Talete o la servetta?
Una proibizione ambigua
Socrate intravede una via
Se dubitiamo, nascono scienza e filosofia
Una distinzione coriacea
Husserl
Un esempio fulgido
I miti
Popper è figlio di Crisippo
Zenone
Parliamo di parole
Uno sguardo sull’ovvio
Da dove inizio a pensare
Ipotetico e dogmatico
Facciamo pure
Hegel
Martin
Alfred Jarry
È la dialettica, bellezza
Una svolta che conduce indietro
Olismo, un esempio di confusione
Altro esempio: nuovi realismo e pensatori deboli
Realisti ed ermeneuti: il mito della storia
Filosofia, uno sguardo ironico sulla morte
Kierkegaard
Eraclito e la morte
Epicuro
Wittgenstein e la morte morta
Téchne e scienza
Un esempio recente
Capra del Tao
Oriente, le scuole di pensiero in Cina
Bibliografia

3 commenti:

massimo pistone ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
massimo pistone ha detto...

Un grazie a Giuseppe Malafronte per l'attenzione al mio lavoro - Egli rileva come io abbia indagato l'origine della distinzione tra parole e cose, tra linguaggi e mondo - E qui credo sia uno dei due concetti fondanti il nostro pensiero occidentale, assieme alla consapevolezza, solo nostra, che il nostro pensiero è del tutto infondato - Ne sono orgoglioso, perché penso siano concetti, da questo punto di vista e con queste ipotesi finali,non trattati precedentemente da alcuno - Una sola notazione: se il linguaggio che uso è certamente e volutamente quotidiano, il fine divulgativo è fallito, almeno a giudicare dalle richieste numerose di spiegazione e chiarimenti, che ho ricevuto. Buon lavoro Massimo

Gerardo Lo Russo ha detto...

Debbo complimentarmi con Malafronte par la chiarezza con cui ha recensito il lavoro di Pistone.
Tuttavia, altrettanto mi è doveroso dire la mia sui salti che Pistone avrebbe fatto nella disamina di concetti filosofici così complessi. Penso che ciascuno per affermare il proprio punto di vista, necessariamente seleziona alcuni argomenti invece che altri e così via. Applica di fatto ed in automatico la ricerca attraverso il LOGOS della propria ragione, che di necessità fa virtù. E' come dire che quantunque noi ci giriamo intorno a confrontarci democraticamente, che è pure una gran cosa, anzi la più grande che ci stimola ad allargare l'orizzonte della conoscenza, alla fin fine in ognuno prevalgono le convinzioni precostituite ed i comportamenti scaturiti dalle emozioni che hanno a che fare con il cosiddetto mondo dell'inconscio o di non so che.
Vale per la teoria di Pistone, a proposito dell'impossibilità di riferire la parola all'oggetto perché sono due cose diverse, ma anche per la mia che spesso mi trovo a magnificare il concetto del paradosso della vita, quale Caos ordinatissimo di cui possiamo intuirne solo il movimento.